«È l'unica parte della mia vita che mi sembra giusta... ed è quella sbagliata»: questa battuta chiude Il Gioco del panino di Alan Bennett nella regia ed interpretazione di Arturo Cirillo.

Alan Bennett ha il grande pregio di parlare di problematiche molto precise, problematiche che hanno delle parole che le definiscono, a volte forse un po’ generiche, qualche volta fin troppo specifiche, e lui invece ne parla tenendosi sempre molto lontano da queste definizioni, dall’uso di queste parole.

Più che lo studio o la conoscenza medica, politica o sociale del problema, in Bennett vi è la immediata rappresentazione umana della questione, della patologia, della problematicità. Sono esseri umani quelli che lui racconta, anche se poniamo sta descrivendo la regina d’Inghilterra, e anche Wilfred Paterson, il protagonista de “Il gioco del panino”, lo è. Una creatura umana, umanissima direi, con disagi, paure, problematiche tutte sue, anche se in fondo tutte possibili in ogni creatura umana.

Bennett non giudica, non condanna, non assolve, non risolve ma semplicemente osserva questi suoi fragili e vibranti personaggi come si osserverebbero le cose della natura, con le sue leggi e le sue eccezioni, le sue regole e le sue devianze. Quindi io qui non starò a raccontarvi la storia di Wilfred Paterson, né tanto meno ad usare parole che lo potrebbero definire, come malato, come diverso, o come criminale, perché Bennet non le usa e io voglio fare come lui.

Incontrerete una persona, un signore, che ha lavorato anche in un parco pubblico, che è sposato, che non ha avuto figli, e che ha tutta una sua vita emotiva ed affettiva che cercherò di far vivere quanto più mi sarà possibile.

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Arturo Cirillo: Un Gigante nell'Interpretazione di Wilfred Paterson

Arturo Cirillo è un gigante, un attore capace di restituire allo spettatore con maestria ogni personaggio che va ad interpretare; sembra un’ovvietà perché dovrebbe essere quello che fanno tutti gli attori ma avere il privilegio di vederlo sulla scena ti permette di osservare un uomo capace di spogliarsi completamente per abbracciare il suo personaggio.

Lo studio e la dedizione al suo personaggio è totale ed è un vero dono per chi lo guarda. Al termine di questo lavoro, durante i saluti finali, mantiene ancora la profonda umanità del suo personaggio.

La Complessità del Personaggio di Wilfred Paterson

Una prova attoriale molto complessa quella a cui Wilfred Paterson costringe perché in una storia ordinaria dove nulla lascia presagire il peggio, all’improvviso la realtà si squarcia, facendo affiorare una realtà ingovernabile, sordida, agghiacciante.

Nell’ultimo spettacolo di stagione del Teatro Biblioteca Quarticciolo, Arturo Cirillo porta in scena uno dei personaggi più controversi, nato dalla penna di Alan Bennett.

In Il gioco del panino, di cui è protagonista e regista, con traduzione di Mariagrazia Gini, scena di Dario Gessati, costumi di Stefania Cempini e luci di Mauro Marasà, Arturo Cirillo è Wilfred Paterson, una creatura umana, con disagi, paure, problematiche tutte sue, anche se tutte possibili.

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Lucido, struggente, ironico e cattivo come è la scrittura di Bennett, Il gioco del panino è il racconto di tutta una vita emotiva e affettiva che non si può definire con delle semplici parole.

Alan Bennett: Un Osservatore Umano Senza Giudizio

Bennett è uno degli autori più amati d’Inghilterra e forse lo è perché invece di giudicare comportamenti agghiaccianti li racconta dal punto di vista ‘semplicemente’ umano. Bennett non giudica, non condanna, non assolve, non risolve ma semplicemente osserva questi suoi fragili e vibranti personaggi come si osserverebbero le cose della natura, con le sue leggi e le sue eccezioni, le sue regole e le sue devianze.

Alan Bennett è tra i più grandi osservatori della piccola borghesia inglese e delle debolezze della società, e lo fa spogliando tutti dalle vesti del “buon costume”, lasciandoli nella più impietosa nudità.

In effetti i personaggi de Il gioco del panino sono proprio i nostri vicini di casa, i nostri negozianti, il medico, l’addetto alle pulizie del parco, la casalinga ingenua e impeccabile, ignara delle atrocità di cui il marito è capace. Personaggi mutevoli e sbiechi, mai trasparenti, ma screziati da caratteristiche comiche - o tragicomiche - ma soprattutto insospettabili, dalle vite apparentemente immacolate.

Conciso e affilato, il linguaggio di Alan Bennett non smentisce mai il suo genio di drammaturgo e i dialoghi, che s’inseguono velocemente, sono tratti con un gusto tale dalla realtà che sembra di essere in coda alle Poste ad ascoltare i mormorii indignati della calca.

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La Vita Apparentemente Ordinaria di Wilfred

Wilfred ha una moglie, un lavoro come addetto alle pulizie in un parco pubblico, ma è un uomo solo, decadente, cerca un conforto nella ripetitività della sua vita. Non si capisce bene, all’inizio perché venga scacciato anche dai suoi familiari.

La Scenografia e i Costumi

In scena un tabellone colorato ed un altalena, ed il carrello degli attrezzi di Wilfred. Cirillo si cambia di abiti più volte durate lo spettacole lo fa in scena davanti gli spettatori. Anche in questi abiti tutto è decadente.

La Monotonia e l'Incontro con Samantha

Il tempo scorre in una monotonia sconvolgente o meglio in una routine piatta alla quale sembra che Wilfred sia abituato, non sembra cercare altro. Poi l’incontro al parco con Samantha, una bimba povera con la madre Debbie che trascorrono molto tempo al parco.

La bimba si affeziona tanto all’uomo, si avvicina a lui senza paura con l’allegria e l’innocenza tipica dei bambini. Chissà come appare agli occhi di un pedofilo la semplicità e l’ingenuità di un bimbo, viene spesso scambiata per scaltrezza, per un invito a farsi avanti.

Arturo Cirillo in Il Gioco del Panino

L'Interpretazione di Cirillo: Un Ritratto Senza Giudizio

Cirillo è un grande interprete, comprende appieno Wilfred e lo restituisce senza criticarlo senza dare nemmeno un‘ombra di giudizio. Così come il suo autore, Cirillo mostra al pubblico come può essere un pedofilo.

Una situazione come quella raccontata accade fin troppo spesso ma quante persone si fermano a guardare i fatti senza giudicare? Credo nessuno. Volutamente il fatto si scopre alla fine proprio per permettere al lettore e allo spettatore di guardare senza giudicare.

La Regia Essenziale e l'Umanità di Wilfred

Essenziale ma elegante la regia dello stesso Cirillo che gli permette di muoversi bene al suo interno. Wilfred è un pover’uomo ma Cirillo nel renderlo è un gigante. La sua voce accompagna lo spettatore e rende appieno, con infinite e sottili sfumature, l’anima di quest’uomo. Le sue espressioni sono magnetiche e dimesse ad un tempo.

Un'Osservazione dell'Uomo e delle Sue Devianze

Una creatura umana, con disagi, paure, problematiche tutte sue, anche se tutte possibili. Nessun giudizio, nessuna condanna, ma neanche assoluzioni. Un’osservazione dell’uomo come se fosse una cosa della natura, con le sue leggi e le sue eccezioni, le sue regole e le sue devianze.

Un Piccolo Gioiello Letterario

Un piccolo gioiellino della produzione letteraria di Alan Bennet, forse il meno immediato per contenuto, ma diretto e quasi tagliente come rivela la sua matrice originaria, il monologo per la tv. Lo porta in scena Arturo Cirillo con l’intento di preservare la perfetta calibratura del testo.

L’autore inglese sa tenere le distanze dalle questioni politiche, etiche, religiose insite nelle tematiche che tratta, gliene sta a cuore una sola, l’umanità dei suoi personaggi.

Il Peccato e il Peccatore: Un Dilemma Universale

Wilfred si rivela per ciò che è, tanto naturale quanto inaccettabile. Ci spiazza con la sua banale normalità quanto mostruosa bonarietà. Non va in scena il tribunale dei comportamenti umani, anche lo spettatore più moralista non può che restare interdetto di fronte all’universale enigma dell’umanità: il peccato e il peccatore sono entità distinte?

Condannare il primo e assolvere il secondo, proprio per via della sua umanità, non equivale a condonare tout court il primo? La ragione sa forse ben mettere ordine e chiarezza sulla questione, ma Bennet parla al nostro animo grazie al canale di progressiva empatia che costruisce tra noi e Wilfred. Che ne è di questa vicinanza quando il male nella sua ineluttabile oggettività si palesa ai nostri occhi, senza che il suo autore abbia alcunché di visibilmente mostruoso?

Il Male Innato e la Consapevolezza Drammatica

In un’ora di pièce, si dipana uno dei dilemmi che la contemporaneità ha ben chiaro: perché il male si insidia così bene negli animi mostrandosi come ineluttabilmente connaturato con la natura umana stessa. Senza scampo, senza comprensione eziologica. E’ lì, dentro di noi. E poteva succedere a te. Niente sconto della pena, solo drammatica consapevolezza filosofica.

La Quotidianità Paradossalmente Normale

È l’indagine di una quotidianità paradossalmente normale quella in cui Alan Bennett va ad attingere per i suoi personaggi, i suoi luoghi… sono i negozi dell’infanzia a Leeds, la madre che detergeva la casa in una sacra cerimonia di purificazione, i grandi magazzini della cittadina, il negozio di scarpe della zia di Alan.

Ma non cadiamo nella tentazione di indagare i riferimenti della vita di Bennett nella sua opera, perché lo stesso autore ci tiene a sottolineare nell’Introduzione come «il rapporto fra la vita e l’arte non è mai così chiaro come in genere suppongono il lettore o il pubblico». Probabilmente quello che ci fa divertire, per poi lasciarci quel sapore di acre nel palato, è qualcosa che ha molto più a che fare con noi, il senso di pudore che ci fa prendere le distanze dalle sorti di chi troviamo ridicolo… forse perché ci specchiamo nel nostro riflesso?

Personaggi Mutevoli e Dialoghi Acuti

Personaggi mutevoli e sbiechi, mai trasparenti, ma screziati da caratteristiche comiche - o tragicomiche - ma soprattutto insospettabili, dalle vite apparentemente immacolate. Conciso e affilato, il linguaggio di Alan Bennett non smentisce mai il suo genio di drammaturgo e i dialoghi, che s’inseguono velocemente, sono tratti con un gusto tale dalla realtà che sembra di essere in coda alle Poste ad ascoltare i mormorii indignati della calca.

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