L’apicoltura è un’attività affascinante e sempre più apprezzata, ma richiede una cura costante delle api, soprattutto nei periodi di scarsità di fioriture. Per diversi motivi, un apicoltore può aver bisogno di nutrire le api in modo artificiale. La maggior parte delle domande che ci vengono poste dagli apicoltori novizi sono relative al come e quando nutrire le api. Imparare a conoscere i bisogni reali delle nostre api e capire quando necessitano di un’integrazione alimentare artificiale è una delle abilità che ogni apicoltore deve acquisire.

Questo articolo vuole essere una guida di base per tutti coloro che intendono portare avanti la propria attività apistica o il proprio hobby in modo più consapevole. Vedremo come preparare lo sciroppo zuccherino, quando è necessario integrarlo e come somministrarlo.

Apicoltore che ispeziona un'arnia

Quando e Perché Nutrire le Api

Durante la bella stagione, le api immagazzinano grandi quantitativi di miele sia come nutriente per le larve all'interno della covata, sia come scorta alimentare per superare il periodo invernale ed essere pronte ad affrontare le dispendiose attività primaverili. In inverno il consumo di miele da parte delle famiglie è relativamente ridotto, l’Ape Regina smette di deporre uova fino a raggiungere il blocco naturale di covata e le api si compattano in nuclei formando il glomere per mantenersi al caldo e superare la stagione fredda.

Il consumo delle provviste aumenta però notevolmente con l’inizio della primavera, quando le api si attivano nuovamente per fornire nutrimento alla covata, con un conseguente dispendio energetico elevato. Un bravo apicoltore è in grado di valutare bene il quantitativo di miele da raccogliere dal suo apiario e quello da lasciare come scorta invernale alle proprie api. Tuttavia è bene sottolineare che anche un eccesso di scorte all’interno degli alveari può causare diversi problemi. Spiegata l’importanza nella valutazione delle scorte naturali per il periodo invernale e primaverile, non esiste una regola fissa riguardo al quantitativo di miele da lasciare nel nido come fonte di sostentamento per le api.

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Ogni anno è una storia a parte ed è sempre più difficile fare previsioni sulle temperature stagionali che ci si troverà ad affrontare. Inoltre questo quantitativo varia anche in base alla zona climatica in cui opera l’apicoltore (pianura, collina, montagna, mare). A fare davvero la differenza in questo caso è la sensibilità e l’esperienza dell’apicoltore nella valutazione.

Le api potrebbero aver bisogno di integrazione alimentare in tre principali situazioni:

  1. Se verso la fine della stagione produttiva ti accorgi che hanno poche scorte per superare l'inverno.
  2. Se la stagione produttiva è nel suo pieno e, a causa di eventi climatici particolarmente avversi, le scorte sono finite e l'eventualità che gli alveari muoiano di fame è molto alta. In questo caso, devi intervenire urgentemente con l'alimentazione di emergenza o di soccorso.
  3. Se manca circa una quarantina di giorni dalla fioritura principale e, fatti i calcoli, se la stagione non ti aiuterà con copiose fioriture che stimolano la regina a produrre sufficiente covata, i tuoi alveari non arriveranno con la dovuta forza al raccolto.

Non sempre stimolare una famiglia si rivela sinonimo di ricco raccolto primaverile. Ciò non solo, evidentemente, perché la fioritura non la controlla l’apicoltore, ma soprattutto perché una colonia non è necessario che sia “forte” ma è sufficiente che sia semplicemente “giusta”. In termini di gestione, cioè, molte volte è più semplice e redditizio badare a qualche alveare in più piuttosto che a numeri inferiori ma che richiedono un impegno notevole (stimolazione primaverile = maggior forza delle famiglie = potenziale febbre sciamatoria = maggior lavoro di controllo).

Sciroppi zuccherini fatti in casa.

Come e Quando Alimentare le Api

Soprattutto per apicoltori alla prima esperienza è assolutamente lecito chiedersi come e quando bisogna alimentare le api. Per la nutrizione delle api durante il periodo invernale noi di mondo Ape consigliamo un’alimentazione glucidica, nello specifico a base di candito. Il Total Candy può essere utilizzato durante tutta la stagione nutrizione di sostegno in caso di bisogno.

La nutrizione delle api in primavera è molto diversa da quella invernale, concettualmente ancora prima che per le modalità ed i prodotti da scegliere. In primavera si effettua prevalentemente una nutrizione detta stimolante, che ha lo scopo di rafforzare le famiglie e favorire l’ovodeposizione per aumentarne la numerosità con l’obiettivo finale di raccogliere più miele. In questo caso a differenza dell’alimentazione invernale, andranno preferiti i classici sciroppi (composti da glucosio, fruttosio e saccarosio) da diluire in acqua. Di norma una diluizione ottimale prevede un composto finale con il 50% di acqua ed il 50% di sciroppo - tuttavia questo dipende anche molto dal periodo della stagione, dalle condizioni metereologiche e dalla zona climatica in cui si trova il nostro apiario.

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Di norma una buona pratica è quella di iniziare circa 40 giorni prima del raccolto. Noi di Mondo Ape consigliamo però di stimolare tramite sciroppo per massimo 15-20 giorni. Per l’alimentazione delle api, sia tramite candito che tramite sciroppo, viene utilizzato uno strumento chiamato nutritore. Si tratta in parole semplici di un contenitore all’interno del quale viene posizionato il nutrimento scelto. Esistono nutritori di diverse forme e capienze ma in generale essi si dividono in due categorie principali: i nutritori a tasca e i nutritori a coprifavo.

Nutritore a tasca per api

Nutritore a tasca per api

Preparazione dello Sciroppo Zuccherino

Uno dei metodi più comuni per integrare l’alimentazione delle api è la somministrazione di sciroppo zuccherino. La preparazione dello sciroppo in casa è un’operazione apparentemente semplice: basta far bollire acqua e zucchero.

La mia ricetta è indicativamente questa:

  • 25 chili di zucchero
  • 17 litri d’acqua calda che corrispondono, all’incirca, a un secchio da 25 chili di miele (non pieno all’orlo)
  • aglio in polvere (a piacimento).

Per velocizzare la sua preparazione ti conviene scaldare l'acqua intorno a 80°C ed in seguito versare lo zucchero, rimestando per una decina di minuti. Mentre per far sì che si mantenga a lungo puoi utilizzare, come conservante e anti fermentativo, il timolo in polvere nella quantità di 1 g che in precedenza avrai solubilizzato in 5 ml alcol; questa quantità è sufficiente per 15 litri di sciroppo. O anche dell’acido formico: 2 ml per ogni litro di sciroppo.

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Altro consiglio importante: gli intervalli di tempo durante il quale somministrerai lo sciroppo per arrivare al quantitativo voluto, devono essere brevi e il nutritore riempito fino alla sua massima capacità. Lo sciroppo, però, deve essere somministrato solo se le api hanno la possibilità di uscire per defecare. Le api trattengono i loro escrementi, quando non possono uscire dall’alveare, in un'apposita ampolla rettale. Lo sciroppo aumenta il loro metabolismo aumentando, quindi, anche gli escrementi. Se non possono uscire per purificarsi, rischiano di ammalarsi di nosemiasi. Il Nosema (apis o ceranae) è un fungo che si moltiplica nelle cellule epiteliali del loro intestino.

Considerazioni sulla Qualità dello Sciroppo

In ogni caso, è importante sottolineare che qualsiasi alimento zuccherino tu decida di somministrare alle api questo deve essere di ottima qualità. Sia nel caso che lo acquisti o che lo prepari personalmente, è fondamentale valutare se i singoli componenti siano adatti ad una alimentazione sana delle api; ci sono degli zuccheri quali galattosio, mannosio e lattosio che a certe concentrazioni possono essere tossici.

Molto tossici sono anche quegli alimenti troppo ricchi di minerali. Il miele ha una media di ceneri pari a 0,17% e se le api assumono uno sciroppo troppo ricco di minerali potrebbero avere la dissenteria. Lo zucchero bianco è l'alimento che apporta meno quantità di minerali; lo zucchero biologico ne ha di più ma ancora in quantità non tossiche per le api. Lo zucchero di canna bruno che al suo interno ha anche della melassa, invece, può arrivare a concentrazioni di minerali anche 10 volte superiori a quelle medie del miele.

Un altro elemento tossico è il 5-idrossimetilfurfurale (HMF) che è il prodotto di degradazione degli zuccheri, soprattutto il fruttosio, universalmente riconosciuto come uno dei principali composti che indicano il deterioramento nella qualità di una vasta gamma di alimenti, tra cui il miele. Il deterioramento si ha per un eccessivo riscaldamento, perché l'alimento è acido o per inappropriate condizioni di conservazione. È stato osservato che sciroppo o candito somministrato alle api con dosi alte di HMF influenzano l’aspettativa di vita delle operaie.

Sciroppo Invertito

Il saccarosio, lo zucchero comune, deve essere scisso in glucosio e fruttosio per essere digerito dalle api. La scomposizione del saccarosio in glucosio e fruttosio può avvenire anche in presenza di un acido. L’inversione è tanto più veloce quanto più è basso il pH (quindi la soluzione deve essere molto acida) e tanto più è alta la temperatura. Con l’aggiunta dell’acido citrico si ottiene la scissione della molecola di saccarosio in fruttosio e glucosio, ottenendo uno sciroppo al 50 % di zucchero invertito, facilmente digeribile dalle api.

Per ovviare ai problemi legati alla preparazione casalinga dello sciroppo, molti apicoltori utilizzano prodotti specifici come Invertofix. E’ uno sciroppo limpido, incolore, di gusto medio dolce e di viscosità media - elevata.

Sciroppo Invertito

Sciroppo Invertito

Nutritori: Tipi e Utilizzo

Per l’alimentazione delle api, sia tramite candito che tramite sciroppo, viene utilizzato uno strumento chiamato nutritore. Esistono nutritori di diverse forme e capienze ma in generale essi si dividono in due categorie principali: i nutritori a tasca e i nutritori a coprifavo.

Nutritore Cilindrico: Il vantaggio maggiore del nutritore cilindrico sta nella rapidità con la quale è possibile somministrare lo sciroppo. Infatti basta alzare il tetto e il coperchio del nutritore per introdurre il liquido zuccherino. Per velocizzare e evitare perdite di sciroppo puoi farti aiutare da un innaffiatoio. Attento però perché le gocce di sciroppo che possono finire sul coprifavo possono richiamare alcuni insetti, soprattutto formiche. Lo stesso accade se il coperchio del nutritore non è a perfetta tenuta. Inoltre, lo sciroppo risente della temperatura esterna e se quella dell'aria è particolarmente fredda, le api non lo assumono volentieri o addirittura non lo assumono affatto.

Nutritore a Depressione: Il nutritore a depressione, che è la diretta alternativa a quello cilindrico, perché rimane pur sempre un nutritore esterno, è più facile da riporre e da pulire ma più lento quando devi usarlo per via del fatto che il tappo lo devi preventivamente svitare e subito dopo averlo riempito, riavvitare. Il consiglio, a chi piace questo tipo di nutritore, è quello di acquistarlo di plastica perché in quello di metallo, dopo qualche tempo, si forma della ruggine nella ghiera del tappo che non permette più la tenuta nei confronti dell'aria che è il presupposto di base perché funzioni correttamente. Il nutritore a depressione è il nutritore più utilizzato nell'apicoltura industrializzata dei paesi nordici per integrare le scorte invernali.

Nutritore a Tasca: Il nutritore a tasca ha alcuni vantaggi rispetto agli altri. Intanto lo puoi utilizzare anche come diaframma e poi permette alle api di ingerire lo sciroppo ad una temperatura più consona. Però quando lo vuoi utilizzare devi eliminare un favo dal nido di cui prenderà il posto e comunque per nutrire sarai costretto ad aprire l’alveare e non sempre le condizioni climatiche te lo permetteranno. Per non far affogare le api nello sciroppo, inserisci al suo interno dei piccoli bastoncini di legno dove le api possano posarsi. Ma non è necessario se il nutritore a tasca è di legno o se è inserito al suo interno una rete che funge da appoggio.

Frequenza di Somministrazione

A meno di non avere pochi alveari, tutti dislocati in prossimità di casa, per la maggior parte degli apicoltori è impensabile recarsi giornalmente in apiario. Volendo comunque stimolare la famiglia, facendole assumere piccole dosi, si può innanzitutto lavorare sul nutritore, passando da un modello tradizionale a quelli a depressione, che permettono alle api l’assunzione di un limitato quantitativo giornaliero di sciroppo. Ne esistono di svariate tipologie, da quelli commerciali a quelli ”fatti in casa” (bottiglie o sacchetti) aventi tutti una caratteristica comune: permettere, una volta in depressione, alle api di suggere lo sciroppo attraverso uno o più fori.

Tappi con 2 fori da 1.5 mm. assicurano una buona velocità di assunzione, che con un solo faro del diametro di 1 mm. Risulta troppo lenta. Fori più grandi, per esempio quelli che possono essere praticati on un punteruolo da legno, lasciano fuoriuscire in modo diseguale lo sciroppo e si svuotano troppo velocemente.

Come per tutte le pratiche apistiche, anche in questo caso bisogna però tener conto che, al variare delle condizioni atmosferiche e della popolosità della colonia, varia anche il risultato. La velocità di assunzione, ad esempio, risulta inferiore nei casi di temperature rigide e scarsa forza della colonia; al contrario, una famiglia forte, in primavera è capace di svuotare 2 kg di sciroppo nell’ arco di pochi giorni.

Tipologie di Sciroppo

In primavera lo sciroppo artigianale classico (saccarosio sciolto in acqua) va bene, anzi spesso meglio, di quelli acquistati. Questo perché il saccarosio è un disaccaride, cioè un composto di due zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), facilmente scomponibile ed utilizzabile dalle api. Analogo risultato, dal punto di vista nutrizionale, lo possiamo ottenere utilizzando prodotti commerciali di qualità, privi di zuccheri complessi.

Riguardo al giusto grado di diluizione dello sciroppo, in altre parole sulla percentuale di umidità che il prodotto da distribuire deve avere, c’è da considerare che la nutrizione primaverile non è sempre necessaria.

Valutazione delle Scorte e Necessità di Nutrizione

Prima di nutrire gli alveari per integrare le scorte, è estremamente importante visitarli per poter giudicare se questo intervento sia davvero necessario. Non si tratta solo di fare economia sulla nutrizione: gestire bene questa tecnica apistica significa eliminare alcuni inconvenienti che potrebbero verificarsi nella successiva primavera. Eccessive scorte ancora presenti nei favi in questa stagione ritardano infatti la ripresa della famiglia, perché la regina non ha sufficienti cellette a disposizione per deporre le uova.

Un'ultima informazione utile per valutare se le scorte sono sufficienti: malgrado appaia ovvio, una colonia forte consuma più di una colonia debole, ma il consumo non sarà mai proporzionale alla forza. Se lo valutiamo in proporzione alla dimensione, una colonia piccola consumerà di più di una forte: questo perché un glomere piccolo è meno efficiente nel mantenere il calore di uno grande.

È poi fondamentale sapere che le colonie difficilmente muoiono di freddo, devono essere davvero molto piccole per non riuscire a scaldare la regina. Possono, invece, facilmente morire di fame seppure contornate da abbondanti scorte. Ciò capita quando le temperature fredde si protraggono per molti giorni. Il glomere di colonie piccole fa fatica a spostarsi tra i favi per raggiungere le scorte che ha magari solo a qualche centimetro di distanza. Una volta che il glomere ha consumato tutte le scorte che ha nelle cellette che copre, le api che lo compongono muoiono di fame.

Tradurre in una regola di validità universale la quantità di miele che gli alveari devono avere nel nido come scorte invernali purtroppo non è possibile. Essa infatti varia a seconda della zona climatica nella quale ti trovi ad operare, inoltre ogni inverno è diverso e quindi le necessità variano di anno in anno. In realtà sarebbe più giusto dire che ogni primavera è diversa, visto che senza covata gli alveari consumano poco più di un chilo al mese. E, allora, la vera differenza la fa l'andamento climatico durante la ripresa delle colonie all'uscita dall'inverno.

Tuttavia, possiamo teorizzare che una media di 20 kg di miele di scorta in un alveare Dadant da 10 favi può, di norma, essere sufficiente alle colonie per arrivare alla primavera successiva.

Prima di decidere come comportarti con la nutrizione è importante sapere che le scorte di miele non sono solo una utile fonte di sostentamento della colonia durante il suo periodo di inattività forzata. Sono anche di fondamentale aiuto alla colonia per riuscire a mantenere costante la temperatura e, quindi, consumare poche scorte durante la stagione fredda. In inverno le api, come abbiamo detto, consumano pochissimo miele.

All’interno del nido, poi, l'essere circondati da scorte di miele migliora la coibentazione perché il miele è un cattivo conduttore di calore: una volta scaldata la porzione di favo dove staziona il glomere, il calore non viene disperso se non leggermente, attraverso il favo.

Candito vs Sciroppo

Come regola generale la migliore nutrizione degli alveari è sempre attraverso la somministrazione di candito. Nella nostra azienda, in caso di necessità, nutriamo sempre e solo con il candito. L’unica deroga a questa regola è quando abbiamo necessità di far costruire i favi alla colonia, ad esempio se utilizziamo come tecnica associata di lotta alla Varroa l’asportazione della covata o quando introduciamo un pacco d’api in un’arnia: solo allora utilizziamo dello sciroppo. Il candito non stimola le api, non stimola neppure le loro malattie e le api lo consumano solo in caso di necessità impellente. Quindi la somministrazione di sciroppo non è una pratica che utilizziamo di frequente. La sua utilità nel periodo pre invernamento delle colonie ha luogo quando nel nido dell’alveare ci sono davvero pochissime scorte.

Molti apicoltori, in prossimità delle festività natalizie, regalano alle loro api un bel pane di candito, posizionato sopra il coprifavo e reso accessibile dall’apertura del disco. Le famiglie, se in salute e sufficientemente popolose, consumano con voracità l’insperato nutrimento fuori stagione, tanto che spesso già a fine gennaio è necessario intervenire con una seconda nutrizione. I problemi sono di due ordini: le colonie piccole consumano a fatica il prodotto perché nelle fredde giornate invernali non hanno la forza (e il calore) per sciogliere il glomere e recarsi sopra il coprifavo. Facile ed efficace la soluzione: alle famiglie piccole il pane di candito si posiziona direttamente sopra i favi, capovolgendo il coprifavo.

Poichè non si tratta di una nutrizione di soccorso (perché in tal caso ogni soluzione atta a salvare la famiglia è ben accetta) ma di un intervento con molteplici finalità (limitare il nosema somministrando nutrimento ben digeribile, anticipare la ripresa tardo invernale, ecc.) perché non anticipare il tutto in autunno o meglio ancora in tarda estate, nel momento in cui sostanzialmente inizia il vero invernamento delle api? In altre parole, perché non anticipare decisamente la nutrizione e mettere le api in condizione di avere nel nido (anzi proprio dove andranno a sfarfallare le ultime covate) delle scorte quanti-qualitative idonee a passare l’inverno e a riprendere la covata in modo ottimale quando più lo desiderano?

In questo caso, meglio il candito o lo sciroppo? Non sembrerebbero esserci grandi differenze: lo sciroppo (chiaramente, andando incontro alla stagione fredda, di qualità elevata, molto ricco in zuccheri semplici e in particolar modo in fruttosio) è consumato forse più rapidamente e con maggiore facilità anche dalle colonie più deboli.

Conclusioni

Abbiamo visto che la nutrizione artificiale non è sempre necessaria e che è importante effettuare prima un’attenta valutazione delle scorte a disposizione degli alveari.Abbiamo visto quali sono i periodi chiave per metterla in pratica, ovvero quello autunnale (pre-invernamento), quello invernale e quello primaverile. Ora che sai cosa dare da mangiare alle api ma anche come e quando farlo, non ti resta che accumulare tanta esperienza diretta sul campo, stagione dopo stagione.Recandoti spesso in apiario acquisirai la giusta dose di sensibilità e sarai sempre più in grado di comprendere di cosa hanno bisogno le tue api.

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