Il bon ton è un'espressione che veicola un concetto semplice eppure ricco di sfaccettature: potremmo dire che una traduzione approssimativa sia buone maniere, ma resterebbe una locuzione generica. Cortesia e rispetto sono alla base di una civile convivenza con gli altri. Il cerimoniale del bon ton nacque durante il Rinascimento negli ambienti cortigiani francesi - un distacco di fatto da un Medioevo ancora percepito come epoca oscura - e si rifaceva per molti versi alle pratiche cavalleresche.
A onor del vero, va sottolineato che questa cultura dell’educazione è comunque figlia del suo tempo e alcune regole da essa contemplate potrebbero oggi suonare antiquate, troppo rigide e in alcuni casi persino offensive.
Si dice che ci sia una sola occasione per fare una buona prima impressione, quindi meglio essere preparati!
In un articolo precedente ho illustrato come allestire la tavola e la sala in occasione di una cena importante.
Il Bon Ton a Tavola: Regole Generali
Il galateo ci vorrebbe con braccia strette, schiena dritta e non appoggiata allo schienale, tovagliolo sulle gambe e niente gomiti sul tavolo. Una rigidezza che, in fondo, ha lo scopo di evitare caotici movimenti di braccia che potrebbero portarci a invadere lo spazio altrui.
Leggi anche: Idee Torta Scenografica
Un principio simile si riflette nell’abitudine di non iniziare a mangiare finché il padrone di casa non comincia il suo pasto per primo. Armonia e condivisione restano il principio alla base del pasto in compagnia: si passa alla portata successiva solo quando tutti hanno consumato quella corrente - o fatto cenno di ritirare il piatto - e il pane si mangia durante le portate, non prima del pasto o tra una portata e l'altra.
Come molti ormai sanno, non è considerato elegante dire “Buon appetito” prima di un pranzo o una cena. Tuttavia potremmo essere abituati ad augurare un piacevole pasto agli altri commensali e sentirci a disagio nel non poterlo fare. Alternativa rapida: possiamo fare un cenno con la testa e magari abbozzare un sorriso.
Quando abbiamo concluso con una portata, disporremo le posate nel piatto, l’una accanto all’altra con i rebbi verso l’alto. È un modo sottile per far capire ai camerieri che è il momento di liberare il coperto. Ma se avessimo la necessità di allontanarci prima di aver concluso con una portata?
L'Arte di Mangiare gli Spaghetti: Un Affare Italiano
Partiamo da un’eventualità tutta italiana: gli spaghetti andrebbero arrotolati sulla forchetta e consumati in un boccone. Lo sanno tutti, no? Alcuni commensali potrebbero non avere la stessa abitudine.
Passiamo a minestre e brodi, la vera croce e delizia delle occasioni formali. Andrebbero consumati cercando di mantenere una postura dritta ed elegante: sarà quindi il cucchiaio ad andare verso la bocca, e non il busto ad avvicinarsi alla tavola.
Leggi anche: Torte di Compleanno Originali
Il Tea Party del Cappellaio Matto: Un'Esplosione di Irriverenza
Dodgson/Carroll aveva già preso in giro la rigidità dell’etichetta nel libro satirico “Hints for Etiquette: or Dining out made easy” del 1855, pubblicato quando aveva 23 anni. La cerimonia del tè è quasi una parodia della mole di regole e formalità che hanno contraddistinto l’epoca vittoriana.
Una delle scene più conosciute riguarda il tea party del Cappellaio Matto, rappresentato poi anche nel film d’animazione della Disney con la canzone di “buon non-compleanno”. Il ghiro che dorme tra le tazze e le teiere, il Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina che poggiano i gomiti sul tavolo: un atto gravissimo, a riprova del fatto che tutte le regole del bon ton vengono violate spudoratamente. Per non parlare, poi, del burro spalmato nell’orologio da taschino, il cantare e il chiacchierare a voce alta, i continui cambi di posto, i piatti sporchi impilati e lasciati sul tavolo: roba da far svenire i più attenti alle regole.
La scena più emblematica di tutte, in ogni caso, rimane quella rappresentata nel capitolo 7: Un tè di matti, dove Alice si siede pur non essendo invitata al tea party e in cui si mastica rumorosamente. Il tè del Cappellaio Matto è talmente famoso che in giro per il mondo si possono trovare tantissime sale ed eventi a tema, per veri appassionati della storia di Carroll e per amanti della bevanda più british che ci sia.
“Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” è da molti considerato un libro “lisergico”, discusso tanto quanto il suo autore. Lewis Carroll, al secolo Charles Lutwige Dodgson, è tutt’ora un personaggio circondato dal mistero. La storia della nascita del libro è altrettanto nota e deriva dalla frequentazione tra Dodgson/Carroll e la famiglia Liddell. La trama iniziò a svilupparsi attraverso i racconti che l’uomo aveva inventato per intrattenere Alice e le sue sorelle, Lorina e Edith, durante una gita in barca sul Tamigi. L’autore tracciò le prime linee del paese delle meraviglie e di quello che poi diventò uno dei libri più famosi al mondo. Alice Liddell all’epoca aveva 10 anni e rimase affascinata dalle storie che aveva ascoltato, al punto di chiedere lei stessa a Charles di metterle tutte per iscritto.
Tra indovinelli e assurdo, Lewis Carroll ha creato una delle opere più amate di tutti i tempi, usandola anche come stratagemma per deridere la società dell’epoca.
Leggi anche: Pasta modellante: la guida definitiva
La scena del tea party è stata riprodotta nel film d’animazione “Alice nel paese delle meraviglie” del 1951, il primo libro e il secondo (Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò) vengono fusi in un’unica storia, pur con le modifiche del caso: dall’ordine cronologico degli eventi ai personaggi. Anche se oggi è considerato un cult, il film della Disney all’epoca non ricevette un’accoglienza calorosa e non fu osannato. Ciò di cui la major non si era accorta nell’immediato era quanto il film fosse in anticipo sui tempi.
L’era hippie era dietro l’angolo, “Alice in wonderland” era un film troppo lisergico (alla pari del libro) per un pubblico che lo avrebbe apprezzato solo oltre un decennio dopo, con l’avvento di “Yellow Submarine” di George Dunning (1968). La Disney non amava essere associata alla nascente cultura hippie-psichedelica ma aveva dato prova di essere avanti, da questo punto di vista, in almeno altre due occasioni. La prima era stata l’uscita di “Fantasia” nel 1940 e la seconda appena un anno dopo, con la scena degli elefanti rosa di “Dumbo”.
Lewis Carroll è stato un grande amante dei giochi di parole, tanto da inventarne uno tutto suo, il word ladder. Ciò ha reso estremamente difficile riuscire a tradurre “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” in altre lingue, cercando di mantenerne lo spirito giocoso.
Il cibo si presta facilmente a questo approccio, tanto che i riferimenti ad esso, nel libro, sono moltissimi. Tutto ha inizio dalla bottiglietta con l’etichetta “drink me”, dal gusto molto particolare. Curiosa come ogni bambino, Alice non sa resistere alla tentazione e scopre che la bevanda ha il potere di rimpicciolirla. Nel corso della sua lunga avventura onirica, scoprirà che molti cibi nel paese delle meraviglie possono modificare la sua statura. Come il dolcetto con su scritto “eat me”, che la fa diventare gigante abbastanza da poter prendere la chiave, ma troppo per poter passare dalla porta. Lo stesso vale per il fungo del Brucaliffo: può fare crescere o rimpicciolire a seconda del lato in cui si mangia.
Dalle ostrichette curiose della storiella del Tricheco e del Carpentiere, passando per la Quadriglia delle aragoste e i sassi che diventano pasticcini, come quelli rubati dal Fante processato dalla Regina, nel libro c’è davvero un po’ di tutto. Celebre è anche la zuppa piena di pepe che Alice scopre a casa della Duchessa. La spezia, presente in eccesso, fa starnutire il bambino che, una volta in braccio alla protagonista, si trasforma in porcellino e scappa via.
Nel libro di Lewis Carroll si parla anche della mock turtle soup, il finto brodo di tartaruga. Quest’ultima è stata rappresentata nelle illustrazioni di John Tenniell, che si è attenuto alla sua composizione reale. Per quanto possa sembrare frutto della fantasia di Carroll, la zuppa era una vera preparazione vittoriana, composta principalmente da parti di vitello. Osservando bene le illustrazioni dell’animaletto malinconico durante il suo incontro con Alice, si può notare quanto Tenniel si sia attenuto alla ricetta.
Ancora una volta l’autore ha dato prova del suo amore per i giochi di parole e gli indovinelli, oltre che per i poemetti, che sono disseminati per tutto il libro (e anche nel suo seguito).
L’influenza del libro sulla cultura popolare è stata ed è tutt’ora vastissima, in ogni ambito. La tana del Bianconiglio viene spesso utilizzata come metafora. Succede, per esempio, nel film “Matrix”, che non è l’unico che fa riferimento all’opera di Carroll. Non mancano riferimenti anche in “Shining”, sia nel libro che nel film: avete presenti le due gemelline che Danny incontra nel corridoio dell’Overlook Hotel? Guardate attentamente come sono vestite, improvvisamente vi sembreranno abiti familiari. Nel libro Stephen King ha fatto impugnare una mazza da roque al Jack Torrance infuriato contro Wendy: il roque ricorda molto il croquet tanto amato dalla Regina di Cuori.
Cinema a parte, “Alice nel paese delle meraviglie” si presta anche alle interpretazioni più disparate e a innumerevoli approcci. Partendo da quello matematico, vicino alla formazione dello stesso Charles Dodgson, fino alla fisica quantistica, passando per la psicanalisi e la filosofia. I Beatles cantavano “I am the walrus” in omaggio alla storia del Tricheco e il Carpentiere, inserendosi nel filone del rock psichedelico. Questo genere musicale, apprezzato da gruppi come i Doors e i Pink Floyd, ha avuto come idea di fondo quella di usare le droghe per espandere la propria mente, “aprire le porte della percezione”. Erano gli anni dei trip a base di LSD, mancava pochissimo a Woodstock, erano quelli in cui Grace Slick scrisse “White Rabbit”, brano cult dei Jefferson Airplane.
Mentre in molti si sono sempre chiesti se Carroll fosse sotto effetto di droghe quando diede vita a “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”, ci sono pochi dubbi sull’influenza che queste ebbero sulla carriera del gruppo di San Francisco. Il fungo del Brucaliffo si trasformava magicamente in pillole: “one pill makes you larger, and one pill makes you small”. Tra conigli, brunchi, funghi e scacchiere, “White Rabbit” è uno dei brani-simbolo del rock psichedelico e dell’acid rock che hanno contraddistinto la fine degli anni Sessanta e tutto il decennio successivo.
L’importanza del cibo, reale o simbolico, si trascina dal romanzo di Carroll al brano dei Jefferson Airplane. Nutri la tua mente.
È il momento di conoscere qualcun altro durante un’occasione formale, come comportarsi? Il Galateo, seppur redatto diversi secoli or sono, suggerisce di presentarsi in primo luogo alla persona più importante presente.
In ufficio il nostro abbigliamento dovrà trasmettere un’idea di professionalità e serietà: tailleur in colori neutri per le donne, cravatte ben annodate e vestiti coordinati per gli uomini. Da evitare minigonne, scollature e scarpe aperte. Se queste ultime norme suonano un po’ antiquate, le si potrebbe ancora considerare utili se si pensa alla scomodità di svolgere i compiti lavorativi con abiti che impediscono i movimenti o in generale troppo mobili.
Un’occasione interessante per mettersi alla prova con il bon ton potrebbe essere quella di una corsa di cavalli. Il Royal Ascot, ad esempio, è un contesto dal dress code rigidissimo ma, una volta superata la fase in cui ci si sente limitati da così tante norme e imposizioni, una giornata lì potrebbe diventare una divertente incursione in un mondo che sembra saltato fuori da un romanzo dell’800!
CSABA e come apparecchiare una tavola PERFETTA | Cortesie per gli ospiti
tags: #Spaghetti