"Marmellata #25", brano iconico di Cesare Cremonini, si erge come una pietra miliare nella discografia del cantautore bolognese e nella musica pop italiana del nuovo millennio. Pubblicata nel 2005 come singolo trainante dell'album Maggese, la canzone ha immediatamente catturato l'attenzione del pubblico e della critica, diventando rapidamente un successo radiofonico e un pezzo imprescindibile nei concerti di Cremonini. Ma al di là della sua immediata orecchiabilità e del ritmo coinvolgente, "Marmellata #25" cela al suo interno una profondità tematica e una ricchezza interpretativa che meritano un'analisi accurata e sfaccettata.

Questo articolo si propone di esplorare in dettaglio il testo, il significato e le curiosità che circondano questa canzone, cercando di svelarne le molteplici sfumature e di comprenderne appieno il fascino intramontabile.

Cesare Cremonini in concerto

Il Contesto e la Genesi di "Marmellata #25"

Per comprendere appieno "Marmellata #25", è fondamentale inquadrarla nel contesto artistico e personale di Cesare Cremonini all'epoca della sua composizione. Il 2005 rappresenta un momento di transizione per l'artista. Reduce dal successo con i Lùnapop e dal suo primo album solista Bagus, Cremonini si apprestava a pubblicare Maggese, un lavoro che segnava una maturazione artistica e una maggiore introspezione.

"Marmellata #25", in questo scenario, si presenta come un ponte tra il passato più spensierato e un futuro più riflessivo, mantenendo un'energia contagiosa ma arricchendola di sfumature emotive più complesse.

Il titolo stesso, "Marmellata #25", suscita immediatamente curiosità. Il numero 25 fa riferimento all'età di Cremonini al momento della scrittura del brano. Questa auto-referenzialità non è casuale e suggerisce un legame profondo tra l'esperienza personale dell'artista e il contenuto della canzone. La marmellata, invece, assume un valore metaforico centrale, che andremo ad approfondire nel dettaglio.

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Cesare Cremonini racconta ai fans come è nata “Marmellata #25”, una delle sue canzoni più amate. Il brano, primo estratto dal suo secondo album da solista Maggese, fu pubblicato nel 2005, ma ancora oggi, è uno dei quei brani che i fans cantano con trasporto e aspettano con ansia ai concerti. In tanti, attraverso i social, gli hanno chiesto l’origine della canzone e, così, il cantautore bolognese, con un breve video, ha raccontato come è nato il brano.

Era il 2000, Cesare Cremonini aveva appena vent’anni e viveva in una piccola casa che è la stessa che si vede nel videoclip della canzone. «C’era questo giro di chitarra arpeggiata che mi faceva tornare in mente la dolcezza di What a Wonderful World di Louis Armstrong». La casa in cui vivevo nei primi anni del 2000 era piccola e magica. È la stessa che si vede nel video di Marmellata…”, fa sapere Cremonini.

La musa ispiratrice di Marmellata #25, come racconta Cesare Cremonini, è stata una ragazza che si chiamava Erica. All’epoca, era partita per New York e il cantautore bolognese stava vivendo un periodo strano durante il quale trascorreva le notti a studiare musica. In una di quelle notti, cominciò a cantare “questa canzone per Erica che era partita per New York e la mia casa era così piena di ricordi che potevo vederla ancora muoversi di fianco a me. Letteralmente…“, scrive Cesare.

Poi, svela il significato che ha sempre dato al testo. “Secondo me Marmellata è una canzone sulla fine dell’innocenza. Ma è solo una mia idea. Ognuno deve viverla a suo modo.

Analisi del Testo: Un Racconto di Amore Finito e Rinascita

Il testo di "Marmellata #25" si articola come un racconto in prima persona, in cui il protagonista ripercorre la fine di una storia d'amore. La narrazione non si sofferma sul dolore della perdita in modo melodrammatico, ma piuttosto adotta un tono lucido e a tratti autoironico, tipico dello stile di Cremonini.

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Fin dalle prime strofe, emerge un senso di distacco e di consapevolezza rispetto alla relazione conclusa:

"E ti ricordi quella volta che mi hai detto "Non ti voglio più" e io ci ho messo un po' a capire che era finita davvero, tu eri già lontana, via con un altro, chi lo sa e io qui a guardare il cielo blu e a chiedermi perché, perché"

Questi versi iniziali dipingono un quadro vivido della fine improvvisa e inaspettata di un amore. L'uso di un linguaggio semplice e diretto, quasi colloquiale, contribuisce a creare un senso di immediatezza e di autenticità. Il protagonista non si nasconde dietro giri di parole, ma esprime con chiarezza il suo disorientamento e la sua difficoltà nel comprendere la rottura.

Tuttavia, la canzone non si ferma alla constatazione della fine di un amore. Il vero nucleo tematico risiede nella capacità di superare il dolore e di ritrovare la felicità. È qui che entra in gioco la metafora della marmellata:

"Ma poi ho trovato la marmellata quella che mi nascondevi tu e ho capito che la vita è strana e che si può ricominciare, sai anche senza di te, lo sai anche senza di te, lo sai"

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La marmellata, in questi versi cruciali, rappresenta la felicità ritrovata, la dolcezza della vita che persiste anche dopo la fine di una relazione dolorosa. L'immagine di "trovare la marmellata" suggerisce un processo di scoperta interiore, di ricerca della gioia dentro di sé, indipendentemente dalle circostanze esterne. Il fatto che la marmellata fosse "nascosta" dalla persona amata aggiunge un ulteriore livello di significato: forse la felicità che si cercava nell'amore era in realtà già presente dentro di sé, ma oscurata dalla dipendenza affettiva e dalle dinamiche della relazione.

Il ritornello, con il suo ritmo incalzante e la sua melodia orecchiabile, rafforza il messaggio di positività e di rinascita:

"E allora ballo, ballo, ballo perché la vita è un circo e io sono un pagliaccio che ride e piange insieme e allora canto, canto, canto perché la vita è un gioco e io sono un bambino che gioca e impara sempre"

L'immagine del "circo" e del "pagliaccio" evoca la natura a volte paradossale e imprevedibile della vita, con le sue gioie e i suoi dolori. Il "pagliaccio che ride e piange insieme" incarna la capacità di accettare le contraddizioni dell'esistenza e di trovare la forza di andare avanti nonostante le difficoltà. Allo stesso modo, il "bambino che gioca e impara sempre" simboleggia la resilienza, la curiosità e la capacità di reinventarsi che sono proprie dell'essere umano.

La canzone si conclude con un'affermazione di ritrovata indipendenza e di fiducia nel futuro:

"E adesso sono libero, lo sai di fare quello che mi va di andare dove voglio, sai di vivere la mia vita, yeah e non ti penso più, lo sai e non ti cerco più, lo sai e non ti voglio più, lo sai e sono felice, sì, lo sai"

Questi versi finali esprimono un senso di liberazione e di autonomia ritrovata. Il protagonista ha superato la dipendenza affettiva e si è riappropriato della propria vita. L'insistenza sul "lo sai" rivolto all'ex partner sembra quasi una dichiarazione di indipendenza definitiva, un modo per chiudere i conti con il passato e guardare avanti con ottimismo.

La Metafora della Marmellata: Dolcezza, Autenticità e Ricerca Interiore

Come anticipato, la marmellata assume un ruolo centrale nella canzone, elevandosi a vera e propria metafora della felicità ritrovata e della dolcezza della vita. Ma perché proprio la marmellata? E quali sono le sfumature di significato che questa immagine evoca?

Innanzitutto, la marmellata è un prodotto semplice e genuino, legato alla tradizione artigianale e ai sapori autentici. In contrasto con la complessità e a volte l'artificiosità delle relazioni amorose, la marmellata rappresenta una forma di felicità più immediata, concreta e accessibile. È qualcosa che si può "trovare" dentro di sé, proprio come il protagonista della canzone scopre la marmellata nascosta.

Inoltre, la preparazione della marmellata richiede tempo, cura e attenzione. È un processo che implica la trasformazione di ingredienti semplici e naturali in qualcosa di più complesso e gustoso. Questa trasformazione può essere vista come un parallelo con il processo di crescita personale e di superamento delle difficoltà. Il dolore e la sofferenza possono essere "trasformati" in qualcosa di positivo, in una maggiore consapevolezza di sé e in una rinnovata capacità di apprezzare la vita.

Infine, la marmellata è un alimento dolce, che evoca sensazioni di piacere e di conforto. In questo senso, la metafora della marmellata suggerisce che la felicità non è qualcosa di astratto o irraggiungibile, ma piuttosto una dimensione concreta e sensoriale, che si può ritrovare nelle piccole cose della vita e nei piaceri semplici. La marmellata, quindi, diventa simbolo di una felicità autentica e radicata nella realtà quotidiana.

Marmellata fatta in casa

La marmellata: simbolo di felicità ritrovata e dolcezza della vita.

Curiosità e Interpretazioni Alternative

Al di là dell'analisi del testo e del significato principale, "Marmellata #25" si presta a diverse curiosità e interpretazioni alternative, che arricchiscono ulteriormente la comprensione della canzone.

  • Il riferimento a Samuele Bersani: Come suggerito da alcune fonti, il tono lucido e autoironico con cui Cremonini racconta la fine di un amore in "Marmellata #25" può essere paragonato allo stile di Samuele Bersani in brani come Giudizi Universali. Entrambi gli artisti condividono una capacità di affrontare temi complessi e dolorosi con leggerezza e ironia, senza cadere nel melodramma o nella retorica sentimentale. Questo accostamento sottolinea la modernità e l'originalità dello stile di Cremonini, che si inserisce in una tradizione cantautorale italiana ma la rinnova con un linguaggio fresco e contemporaneo.
  • L'interpretazione culinaria: La marmellata, come alimento, ha una forte connotazione culinaria. Alcuni hanno interpretato il titolo e la metafora della canzone in chiave gastronomica, vedendo la marmellata come simbolo dei piaceri semplici della vita, come il cibo e la convivialità. Questa interpretazione, pur non esaurendo la complessità del brano, può aggiungere un ulteriore livello di lettura, sottolineando l'importanza dei sensi e delle esperienze concrete nella ricerca della felicità.
  • Il numero 25 come età simbolica: Il numero 25, oltre a riferirsi all'età di Cremonini, può essere interpretato come un'età simbolica, che rappresenta un momento di passaggio e di cambiamento nella vita di una persona. I 25 anni segnano spesso la fine della giovinezza e l'inizio dell'età adulta, un periodo in cui si affrontano nuove sfide e si prendono decisioni importanti per il futuro. In questo senso, "Marmellata #25" può essere vista come una canzone che parla non solo della fine di un amore, ma anche di una fase della vita, e della capacità di reinventarsi e di trovare la felicità in un nuovo contesto.
  • La semplicità apparente del brano: "Marmellata #25", con la sua melodia orecchiabile e il suo testo apparentemente semplice, potrebbe essere superficialmente liquidata come una canzone pop leggera e senza pretese. Tuttavia, un'analisi più approfondita rivela una ricchezza tematica e una profondità emotiva che vanno ben oltre la superficie. La capacità di Cremonini di comunicare messaggi complessi e universali attraverso un linguaggio accessibile e immediato è una delle ragioni del successo duraturo di questa canzone e della sua rilevanza nel panorama musicale italiano.

Tabella: Interpretazioni e Simbolismi di "Marmellata #25"

Elemento Interpretazione/Simbolismo
Marmellata Felicità ritrovata, dolcezza della vita, autenticità, ricerca interiore
Numero 25 Età di Cremonini, fine dell'innocenza, momento di transizione
Testo Racconto di amore finito, superamento del dolore, rinascita
Ritornello Accettazione delle contraddizioni, resilienza, capacità di reinventarsi

"Marmellata #25": Un Classico Intramontabile

A distanza di anni dalla sua pubblicazione, "Marmellata #25" continua a essere una delle canzoni più amate e rappresentative del repertorio di Cesare Cremonini. La sua capacità di affrontare temi universali come l'amore, la perdita e la rinascita con un linguaggio autentico e una melodia coinvolgente la rende un classico intramontabile della musica pop italiana. Non semplifica il dolore della fine di un amore, ma lo affronta con realismo e sensibilità, offrendo al contempo un messaggio di speranza e di positività.

Correva l’anno 2005 quando Marmellata #25 entrava nelle playlist caricate sui primi iPod di un’orda di adolescenti alla ricerca della musica giusta per le loro pene d’amore. Solo per quel verso (“Nel tuo cassetto un libro letto e una Winston blu” - pausa, sospiro - “L’ho fumata”) ho rinnegato per un po’ le Lucky Strike di Vasco (“e ti rendi conto di quanto le maledirai”) per far spazio nel cassetto alle Winston di Cesare.

Cesare Cremonini racconta la notte in cui è nata Marmellata #25 «C’era questo giro di chitarra arpeggiata che mi faceva tornare in mente la dolcezza di What a Wonderful World di Louis Armstrong» racconta oggi Cremonini nel video in cui strimpella la canzone. «La casa in cui vivevo nei primi anni del 2000 era piccola e magica. È la stessa che si vede nel video di Marmellata.. era un periodo strano in cui non avevo la televisione e organizzavo feste in cui si ballava solo twist e i lenti erano tutti dei Beach Boys. Mi piaceva la fotografia e passavo le notti a studiare musica».

Era l’epoca di Maggese, il suo secondo album da solista. Cesare aveva 25 anni (il famoso numero 25 del titolo - «Perché l’età conta, in amore, eccome», ha affermato una volta) ed era appena stato lasciato dalla fidanzata. Mentre il Duemila era iniziato con Bridget Jones che tracannava vino rosso sul divano cantando in pigiama All by myself, in Italia Cremonini affrontava la rottura affogando il dolore nella marmellata. Una scelta insolita - questione su cui all’epoca ragionavo senza sosta: misteri dell’adolescenza -, come se la marmellata fosse un cibo troppo ‘adulto’ e dignitoso per coccolare il dramma del primo grande amore infranto.

Perché non la cioccolata? Ho capito solo una decina d’anni dopo che la convivenza è fatta di riti personalissimi e che un cuore crepato si regge in piedi sugli oggetti dimenticati dall’altra persona. Come quelli che probabilmente circondavano Cesare alle 4 di mattina: «In una di quelle notti ho iniziato a cantare questa canzone per Erica che era partita per New York e la mia casa era così piena di ricordi che potevo vederla ancora muoversi di fianco a me, letteralmente».

Com’era? “Ci sono le tue calze rotte, la notte in cui ti sei ubriacata”. Ci vuole almeno un decennio per capirla tutta, per capirla davvero. Sempre la me sedicenne di allora, con Marmellata #25 avrebbe imparato che Senna non era un dio dell’atletica leggera ma della Formula 1; che quando una storia finisce, finché non lo dici ad alta voce ai vicini di casa, puoi ancora far finta che non sia finita davvero. Che recuperare un paio di scarpe può essere la scusa infinita per non dirsi addio. Ma soprattutto che quando “non è più domenica” te ne accorgi e non si torna indietro: diventi grande così, perché l’età dell’innocenza non può finire in altro giorno che in quello cantato in Marmellata. Non il venerdì del doposcuola, non il sabato degli amici, ma la domenica del silenzio e del vuoto a tavola. Ché l’amore si fa e si perde sempre di domenica, aveva ragione Cesare.

Comincia così questa canzone scritta a Bologna verso le 4 di mattina, in pochi minuti, con la chitarra, davanti agli oggetti “dimenticati” da una Lei dopo il suo addio. Dedicata ad Erica, amore vero.

Una casa che rimane impregnata di odori, di ricordi, di suoni e di oggetti appartenuti ad una storia d’amore. La canzone però descrive cronologicamente ciò che succede dal momento in cui ci si accorge della solitudine determinata dall’abbandono, fino a quando tutto si risolve accettandola, esorcizzandola, facendo sì che i ricordi siano i compagni della propria solitudine, loro stessi la cura, la guida alla via d’uscita.

La “Marmellata”, (“…quella che mi nascondevi tu, l’ho trovata”, dice l’ultimo verso della canzone), è la metafora della propria felicità. È possibile ritrovarla, se si indaga su se stessi, autoironicamente, su quello che è accaduto. Non c’è tristezza del cuore che non si possa sanare tramite se stessi.

Il prezzo da pagare è la maturità, la fine della serenità inconsapevole dell’adolescenza, ma questa è la vita, non c’è via di scampo. Per questo ho aggiunto il numero 25 al titolo, la mia età. Perché l’età conta, in amore, eccome. 25 anni per me sono stati la fine di un periodo di confusione, di perdite, di abbandoni, ed è a 25 anni che ho trovato seriamente la mia “marmellata”. Ma l’ho trovata solo ed unicamente perché sono stato costretto, come tanti, alla solitudine.

Marmellata #25 è la canzone che Cesare Cremonini scrisse a Bologna alle 4 di mattina di getto in pochi minuti. L’artista era stato recentemente lasciato dalla propria fidanzata Erica, con cui aveva condiviso parte della sua vita in modo profondo. Inevitabilmente la solitudine che affligge il cantante è immensa, aggravata ulteriormente dalla vista e dal contatto volente e nolente con gli oggetti che rimandano alla loro storia d’amore.

La casa in cui due amanti hanno vissuto e che hanno arredato, riempito con oggetti e affetti è apparentemente una trappola per i sentimenti, in quanto riporta al tunnel di vecchie emozioni e di affetti che non appartengono più al presente. Come ricostruire la propria vita in assenza della persona che per noi era essenziale? Come spiegare ai vicini che la propria fidanzata non vive più lì? Con il tempo. Bisogna sapere aspettare.

La marmellata è il simbolo della felicità: dopo l’abbandono è possibile trovarla solo se si riflette su se stessi, se si cerca di digerire la solitudine, se si indaga su ciò che è accaduto.

Vi parlo di marmellata nel mese di maggio, poiché in questo mese, 18 anni fa, nasceva una delle canzoni più famose di Cesare Cremonini, contenuta nell’album Maggese. La canzone è marmellata#25, che tutti avrete, almeno una volta, cantato a squarcia gola in macchina o, se ne avete avuto fortuna a un suo concerto.

Marmellata #25 racconta di un assenza che si fa presenza, nella vita di un giovanissimo Cesare Cremonini, appena 25enne negli anni 2000. Il testo è totalmente autobiografico. Il videoclip è persino stato girato nella stessa casa in cui Cesare si era da poco trasferito, per iniziare una nuova vita fatta di indipendenza, successo, consapevolezza e solitudine. A mancargli è Erica, suo amore, appena partito per New York.

Se c’è una cosa difficile nell’amore è scinderlo dal possesso, nonostante questo sia il suo esatto contrario, tendiamo a parlare di chi amiamo con aggettivi possessivi, pensateci “il mio ragazzo”/ “la mia ragazza”, “mia mamma”, “il mio amico”, dietro a questa abitudine della nostra lingua italiana si nasconde il terrore di tutti noi di perdere chi amiamo. Una delle cose più difficili è prendere consapevolezza col tempo, che amare è lasciare liberi, pensate ai genitori che ci vedono partire e allontanarci dalla casa nella quale siamo cresciuti, o in questo caso a Erica che, giovanissima, ha seguito i suoi sogni, infrangendo quelli di Cesare, il suo fidanzato, ora vuoto e solo.

Cesare nel testo di questa canzone, a poco a poco, sta prendendo consapevolezza di questa libertà, ed è spaventato, il vuoto che lo circonda lo sconforta e tutto parla di lei. In questo primo paragrafo tutti gli oggetti dimenticati, oppure chissà lasciati apposta per potersi reincontrare, un progetto di vita insieme che va sfumando, una partenza che sembra improvvisa. Lei c’è e non c’è e per avvicinarla a sé Cesare fuma una sua sigaretta, cantando questo pezzo mi chiedo sempre se effettivamente ci si possa dimenticare la patente da qualche parte, prima di partire per un viaggio così lungo.

Qui ci addentriamo in una dimensione più immateriale, quella dei profumi, evocatori di ricordi per eccellenza, si può davvero dimenticare qualcuno se il suo profumo impregna ancora il suo cuscino? E allora Cesare la immagina, nei luoghi che hanno vissuto insieme, e che lui ripercorre, solo. Posti che avranno l’eterna maledizione di essere stati vissuti insieme.

La verità è che dai ricordi non si scappa, ci sono dei luoghi, che ho vissuto che hanno volti, nomi, indissolubilmente legati a loro. Baggio e Senna sono due sportivi ai quali Cremonini è molto legato, che hanno popolato gli schermi delle sue domeniche da tifoso, due personaggi diversi ma emblema ciascuno del proprio sport. Ogni volta che uno sportivo abbandona la sua carriera è uno shock per i tifosi, perché nasciamo consapevoli che tutto una fine, ma tendiamo a dimenticarcene. Cremonini si è sentito abbandonato, le sue domeniche hanno perso il proprio senso, all’abbandono dei due campioni, ma poi ha iniziato a tifare per qualcun altro, e quella ferita irreparabile, quel posto insostituibile, ha invece trovato una soluzione.

Quando una relazione dura a lungo, la raccontiamo con fierezza a chi ci circonda e le domande, prima scontate e ovvie, quando ci si allontana, si fanno pungenti, come quelle dei vicini di Cesare, davanti ai quali si fa vedere sorridente. E poi la felicità altrui diventa insostenibile, poiché è lo specchio di quella che abbiamo appena perduto. Questa volta Cesare lo ammette, la memoria esegue un processo di selezione, noi ricordiamo dimenticando, altrimenti rischieremmo di incappare nella fine del Funes di Borges, ragazzino incapace di dimenticare e quindi di dare vero valore ai ricordi.

La casa è vuota e lui è solo, ma sta imparando a prendersi del tempo per sé, quello che prima dedicava solamente a lei, anche nel ricordo, adesso è per lui, impara a convivere con l’immagine di lei e con la solitudine. Ma c’è un passo ulteriore, che prima o poi siamo obbligati a fare tutti, quando i nostri progetti non coincidono con quelli di qualcuno che amiamo, o al quale vogliamo bene, siamo obbligati a confrontarci con l’immenso vuoto che lascia la sua assenza. Scegliamo ogni giorno a chi dedicare del tempo, e anche se questo è bello e sempre nuovo, diventa una nostra routine, abbiamo la certezza che questa persona ci sarà e dimentichiamo la possibilità della sua assenza. Ma è proprio con la solitudine che ci si deve confrontare per ritrovare quei pezzi di noi che abbiamo perso nel dedicare il nostro tempo ad altri.

Cesare, ripercorrendo le tappe della sua storia e gli spazi della sua casa, tra patenti stropicciate, calze bucate, sigarette e libri letti, riesce a trovare anche la marmellata che lei gli nascondeva. Quella marmellata è l’essenza della solitudine, del noi come priorità, della nostra felicità, che si può provare solo quando non si ha qualcun altro a cui pensare. Anche se nessuno ha la mia patente rosa tutta stropicciata a casa sua, magari ha il mio profumo, i miei gesti e le mie parole, che allora non sono stati vani.

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