La vicenda del Mostro di Firenze, con i suoi otto duplici omicidi tra il 1968 e il 1985, ha segnato profondamente la Toscana. Tutti conoscono la vicenda, ma c’è chi ne sa decisamente più di altri.
Tra le figure chiave che hanno cercato di far luce su questo caso intricato spicca Mario Spezi, giornalista che ha dedicato la vita a questa vicenda, formulando alcune delle ipotesi più significative. Nel romanzo-inchiesta "Dolci colline di sangue", uscito per Sonzogno nel 2006, in seguito per Rizzoli, Spezi è sia il protagonista, sia il co-autore insieme a Douglas Preston, celebre scrittore americano di bestseller.
Il connubio è vincente: se Preston fornisce tempi e tagli da thriller, rendendo vivi dialoghi, incontri e ricostruzioni, Spezi porta l’incommensurabile bagaglio di esperienza, dati, testimonianze e ipotesi, coinvolgendoci fin da subito negli eventi reali legati agli orrori.
In questo articolo, esploreremo le diverse prospettive e i libri che hanno cercato di svelare i misteri dietro questi delitti, analizzando le indagini, i sospettati e le teorie che ancora oggi alimentano il dibattito.
Cronologia dei delitti del Mostro di Firenze.
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U. Identikit di un mostro: Il libro di Riccardo Catola
Uno dei primi a occuparsi della vicenda fu Riccardo Catola, giornalista de "La Nazione". Il suo libro "U. Identikit di un mostro" (Anthropos edizioni, 1985) uscì poco dopo l’ultimo duplice omicidio. Catola si sofferma sui dettagli dell’ultimo crimine e riporta commenti di personaggi come il poeta Mario Luzi, che definisce il mostro come “un’ombra contro la logica”.
Nel lavoro di Catola appaiono i vari personaggi della vicenda, quelli che ritroveremo anche negli altri documenti: il sostituto Silvia Della Monica, i procuratori Francesco Fleury e Paolo Canessa, il criminologo Francesco De Fazio, il prof. Mauro Maurri, l’anatomopatologo che compirà quasi tutte le autopsie delle vittime del maniaco e per questo una voce importantissima.
Catola riferisce della recente taglia offerta dal Ministro dell’Interno Oscar Luigi Scalfaro dopo essersi consultato col Primo Ministro Bettino Craxi. 500 milioni di lire. Il lavoro giornalistico prosegue con una sintesi delle 150 pagine della perizia condotta dal prof. De Fazio che punta sul singolo colpevole (delitti sempre premeditati, calcolati nei minimi particolari, tutti di natura sessuale con componenti sadiche e feticistiche).
L’identikit parla di un uomo di 35 - 40 anni. De Fazio elenca le caratteristiche dei luoghi in cui avvengono le aggressioni e le modalità (la freddezza dell’esecuzione) delle stesse.
Il contributo dell'FBI
Il cap. 5 “Dimmi come uccidi, ti dirò chi sei” ci porta in America, al BSU (Behavioral Science Unit) di Quantico, Virginia, praticamente la base dove vengono addestrati gli agenti, quella di Jodie Foster insomma. Catola ci spiega come lavora una equipe dell’FBI incaricata di stilare profili psicologici dei killer seriali.
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La SAM e gli ambienti investigativi
Il penultimo cap. “La svolta concettuale” è uno dei più intriganti, in quanto riporta notizie riguardanti la nascita del freschissimo pool della SAM, di cui l’autore riporta una fulminante descrizione sugli ambienti in cui lavorano i detective anti mostro: “E’ uno stanzone al terzo piano della questura (prima lo si utilizzava per gli interrogatori) arredato con sei-sette vecchi tavoli scoloriti raccolti qua e là negli uffici. Ci sono un paio di macchine da scrivere e quattro telefoni, uno schedario e una montagna di carte e giornali. Il colpo d’occhio non è favorevole, la prima impressione rischia di trarre in inganno”.
L'errore ortografico
L’ultimo cap. “La lettera e il proiettile” ci riporta al presente, a Silvia della Monica, al lembo di seno di Nadine e all’errore ortografico contenuto nella parola “Repubblica”, scritta dal mostro sull’indirizzo della busta con una sola “b”. Nelle ultimissime pagine appare l’avvocato Nino Filastò, destinato a diventare uno dei personaggi della vicenda, qui però ancora in veste di semplice uomo di legge fiorentino incuriosito dalla matassa inestricabile.
Filastò segnala un episodio su cui tornerà molto nei suoi lavori, ossia la morte di due fidanzatini in un bosco vicino a Lucca. La scena del delitto è simile a quella del mostro: macchina, coppietta appartata, pistola calibro 22, la beretta, anche se non quella solita del mostro (i bossoli non hanno la “H” impressa sul fondello). L’episodio avviene nel 1984. Che il mostro si sia spinto fino a Lucca? Non è l’unico episodio strano.
Un uomo abbastanza normale: L'esperienza di Ruggero Perugini
Ruggero Perugini, capo della SAM, offre la sua prospettiva nel libro "Un uomo abbastanza normale" (Mondadori, 1994). Il libro si concentra sul suo ingresso nella squadra e sullo stato delle indagini verso la fine degli anni ’80.
Anche Perugini, sulla base della sua esperienza a Quantico, traccia un ritratto dell’assassino, identificando subito due particolari: l’attuazione dei delitti nelle notti di novilunio e la concentrazione degli stessi nei giorni del fine settimana, qualunque sia il significato di tale scelta. Anche lui conclude che le scene degli omicidi del mostro sono fredde nell’esecuzione, in contrasto con la calda ossessione per le coppiette e l’esigenza delle mutilazioni.
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Similmente a Giuttari, Perugini elenca gli indizi e i suoi spunti di indagine, portandoci quasi in un backstage dell’inchiesta poliziesca. Ricorrendo alla casistica passata, Perugini si chiede quale influenza possa avere la luna in questa vicenda, in questi massacri. Rimembra le gesta di antichi serial murder della provincia americana, tutta gente assicurata alla giustizia, mentre il Caino italiano è ancora a piede libero.
La Primavera di Botticelli
A pag. 105 l’investigatore affronta la questione che riguarda la nascita del mostro, ossia il 1981, anno in cui i delitti vengono collegati tra loro. Il detective ricorda che, all’epoca dei fatti, non ancora allocato sull’indagine, la morte di Carmela De Nuccio, avvenuta la sera del 6 giugno 1981, gli evocava un senso fortemente artefatto, teatrale. Prima di mutilarla, l’assassino le aveva messo la collanina tra le labbra. Perché?
“Mesi dopo, per caso, durante un servizio di ordine pubblico nel piazzale degli Uffizi, notai sulla bancarella di un venditore di souvenir l’ingrandimento di un particolare della Primavera di Botticelli. La ninfa che viene presa da Zefiro alle spalle: un volto di donna dalle cui labbra socchiuse fuoriescono fiori. Un’espressione di sorpresa negli occhi trasognanti, volti verso il cielo. La somiglianza mi colpì e comprai la cartolina che riproduceva quel particolare”.
Che l’assassino si fosse ricordato di quel particolare la sera del 6 giugno? Durante una perquisizione, nel 1990, Perugini troverà la stessa riproduzione ingrandita di quel particolare a casa del rozzo Pacciani. Coincidenza?
L'arresto di Pacciani
La seconda parte del libro racconta gli sviluppi dell’indagine e l’ingresso tra gli indagati di Pietro Pacciani, uno col physique du role per essere il mostro. Perugini, protagonista dei fatti, ci racconta nei dettagli la famosa perquisizione che portò al ritrovamento, nell’orto del contadino, della cartuccia (“vado a dare un’ultima occhiata agli scavi (…) perché ho colto, nella tarda luce del pomeriggio, un brillio quasi impercettibile nella terra”), un bossolo della calibro 22. Perugini si accomiata dall’indagine con la sicurezza di averci visto giusto. Il mostro è Pacciani, resta solo il processo ed è fatta.
Pietro Pacciani, uno dei principali sospettati del Mostro di Firenze.
Pacciani innocente: La difesa di Nino Filastò
Nino Filastò, fine giurista e scrittore, offre una prospettiva alternativa nel suo libro "Pacciani innocente" (Ponte delle Grazie, 1994). Filastò, che in seguito difenderà Mario Vanni, critica la cristallizzazione delle congetture che hanno portato alla sbarra una sola persona e disapprova la pratica penale influenzata dall’interesse mediatico.
Nella riscrittura degli eventi, Filastò traccia un arco temporale corsaro che dal 1998 supera i confini riconosciuti del 1985 e arriva all’agosto del 1993 con la morte di Francesco Vinci, il sardo coinvolto e sospettato nel corso degli anni ’80.
Filastò si interroga su come sia nato l’accostamento tra il delitto del 1968 e quello del 1981 che sancisce la nascita definitiva del mostro. La versione ufficiale degli inquirenti ci dice che un funzionario capace notò le similitudini tra i due delitti e li collegò, andando poi a confrontare i bossoli ritrovati sulle scene del crimine per poi scoprire che erano stati sparati dalla medesima pistola (la famigerata “H” sul fondello), una beretta calibro 22. Su questo punto, Ruggero Perugini, nel suo Un uomo abbastanza normale, è evasivo. Filastò, probabilmente imbeccato da Spezi, sa che le cose non andarono così. L’informatore fu un anonimo e non un poliziotto.
Il silenzio dei guardoni
Il cap. 5 lascia le redini del processo penale e torna indietro. “Il silenzio dei guardoni” ci riporta a un segreto custodito per decenni. Un segreto importantissimo. 7 giugno 1981. Un altro delitto del mostro. Le vittime sono Carmela e Giovanni. La notte è buia. Senza luna. Un campo nei pressi di un torrente. Una Fiat Ritmo color rame. Parole. Marche. Sapori di un tempo che non c’è più. Su una collinetta sopraelevata lì vicino, vicinissimo c’è Spalletti Enzo, professione autista di ambulanza, seconda professione guardone impenitente. Spalletti Enzo. Figura importantissima per la nostra storia.
Quella sera Spalletti rientra a casa con una faccia. Sembra abbia visto il lupo mannaro. La domenica mattina Spalletti va al solito bar e ha ancora quella faccia. Lui incontra degli amici e si sbottona. Dice di aver visto due ragazzi ammazzati. Nessuno, a quell’ora, sa ancora nulla. Nessun giornale. I corpi non ancora ritrovati. Eppure Spalletti parla. Se ne stava sulla collinetta coi suoi gingilli ottici per spiare.
La cosa si viene a sapere e Spalletti finisce dentro, lui però non parla, una roccia sarebbe più loquace. Mentre Spalletti è dentro, accusato di essere lui il mostro, a casa gli arrivano strane telefonate, strani messaggi telefonici da parte di uno sconosciuto che sembra voler rassicurare la moglie. Spalletti non rimarrà in carcere ancora a lungo confida la voce al telefono.
Un amico di Spalletti, anche lui guardone, confida un incontro che il volontario della Croce Rossa aveva avuto 4 anni prima del delitto 1981. Un uomo con pistola aveva avvicinato Enzo durante una perlustrazione nel bosco e l’aveva intimato a salire sulla sua auto. Era seguito un lungo colloquio con lo sconosciuto che aveva voluto sapere le abitudini e gli spostamenti dei guardoni in quella zona. Chi era quello sconosciuto? Dai modi di fare sembrava un poliziotto.
Salta fuori un altro particolare curioso. Il 2 ottobre 1984 un anziano voyeur era stato ammazzato da 15 coltellate vicino alle Cave di Maiano. Aveva visto qualcosa che non doveva? Perché Spalletti tace?
Dolci colline di sangue: Il libro di Mario Spezi e Douglas Preston
Mario Spezi ha dedicato la vita al caso del Mostro: tra le persone più esperte e preparate sulla vicenda, ha formulato alcune delle ipotesi più significative. Nel romanzo-inchiesta "Dolci colline di sangue", uscito per Sonzogno nel 2006, in seguito per Rizzoli, Spezi è sia il protagonista, sia il co-autore insieme a Douglas Preston, celebre scrittore americano di bestseller.
I due presentano lo sviluppo del caso nella maniera più avvincente possibile, senza cedere al becero intrattenimento, usando come filo conduttore l’attività del cronista di La Nazione, legata alle indagini fin dal macabro ritrovamento del 7 giugno 1981. Il connubio è vincente: se Preston fornisce tempi e tagli da thriller, rendendo vivi dialoghi, incontri e ricostruzioni, Spezi porta l’incommensurabile bagaglio di esperienza, dati, testimonianze e ipotesi, coinvolgendoci fin da subito negli eventi reali legati agli orrori.
Estremamente suggestive le prime pagine, degne di un horror folk-gotico. La regista Cinzia TH Torrini è in macchina, avvolta dall’oscurità e dal silenzio della campagna toscana. La strada è deserta e sinistre visioni l’affliggono. Scenario che da qualche tempo spaventa molto di più di una pellicola dell’orrore. Punta verso la casa di Mario Spezi: la Torrini ha in mente un film sull’argomento e il modo migliore per prendere confidenza con la materia è parlarne con chi l’ha vissuta e ci convive tutti i giorni.
Il primo omicidio e la lettera anonima
Tutto - ma questo lo si scoprirà solo dopo e nella maniera più incredibile - inizia il 21 agosto 1968, quando Antonio Lo Bianco e Barbara Locci - rispettivamente di 29 e 32 anni - vengono uccisi a colpi di pistola nella macchina in cui si erano apparati nel cimitero di Signa. Stefano Mele - marito della donna uccisa - viene subito arrestato e giudicato colpevole. Eppure qualcosa non torna: nella macchina degli amanti c’è il figlio di Stefano e Barbara, Natalino, il quale verrà trovato ad alcuni chilometri dalla macchina, mentre suona a un campanello di una abitazione.
Passa qualche anno: il Mostro di Firenze ha gettato panico e sconcerto tra le colline del capoluogo toscano. Arriva in commissariato una lettera anonima (che poi sparirà dalle prove): c’è scritto di controllare i bossoli del caso di omicidio avvenuto nel 1968. Il controllo avviene e il colpo è forte: l’arma che ha ucciso la coppia Lo Bianco-Locci è una Beretta calibro 22 Long Rifle con bossoli Winchester marcati lettera H sul fondo.
Le notti senza luna e le confessioni
Calato ormai nel delirio di sangue, Spezi riesce a rimanere lucido. Il Mostro uccide nelle notti di sabato d’estate, quelle senza luna. Motivi occulti? No: sono le notti con meno luce, con meno possibilità di essere identificato. Ha ucciso anche di giovedì, ma il giorno dopo era sciopero dei mezzi: come se dopo i delitti avesse bisogno di un giorno libero, di una pausa, del silenzio. Le prime coppie uscivano da discoteche: l’assassino è di giovane età?
Spezi riesce addirittura a registrare una confessione delle Forze dell’ordine in cui si confessa che Pacciani è un capro espiatorio e tutto è stato montato ad arte. Convinto di aver fatto il colpo, il giornalista spedisce la registrazione alle emittenti nazionali… ma nessuna risponde!
E cosa pensare delle deposizioni del piccolo Natalino Mele? Pressato dalle autorità, solo in seguito confesserà: insieme al padre, attorno alla macchina c’erano altre persone.
I comprimari
Come in un grande romanzo non mancano i comprimari d’eccezione: il dottor Francesco Introna e la preziosa perizia entomologica, il super poliziotto Pier Luigi Vigna, Canessa, Giuttari, Silvia della Monica, Perugini. Abbiamo grandi scene, come l’incontro tra Spezi e Stefano Mele nella casa di riposo Ronco all’Adige e la cena con la scrittrice belga Ethel, in cui si parla per la prima volta - insieme a un anonimo pezzo grosso dei Carabinieri - dei fatti del Mostro come delitti di potere.
Nelle quasi quattrocento pagine del libro c’è questo e molto altro: Spezi e Preston ci portano nel gorgo oscuro dei fatti, immergendoci completamente in quegli anni, in quel clima fosco, nei drammi indicibili.
Come presagito con amara ironia da Spezi stesso, il giornalista è morto senza aver visto la parola fine sulla vicenda del Mostro.
Adattamento cinematografico
Era da tempo che si parlava di adattare per il cinema il bestseller "Dolci colline di sangue" ("The Monster of Florence: A True Story") scritto da Douglas Preston e Mario Spezi.
Nel 2008 Tom Cruise aveva acquistato i diritti del romanzo-inchiesta su uno dei casi più celebri della cronaca nera italiana con l'intenzione di produrne un film, salvo poi innamorarsi di Operazione Valchiria e portare sui grandi schermi - come produttore esecutivo e attore protagonista - la sceneggiatura originale di Christopher McQuarrie e Nathan Alexander. Nonostante il progetto non sia più nelle mani di Cruise, saranno proprio McQuarrie e Alexander a scrivere la sceneggiatura di The Monster of Florence, mentre George Clooney si metterà sulle tracce del mostro.
L'attore, che aveva indossato con credibilità la maschera di un ex pubblico ministero senza scrupoli (Michael Clayton) interpreterà infatti l'americano Douglas Preston, l'autore di thriller che nei primi anni '80 si era trasferito con la famiglia a Firenze. Al suo arrivo in Italia Preston aveva fatto la conoscenza del giornalista Mario Spezi con il quale avrebbe in seguito scritto "Dolci colline di sangue", uscito nel 2006.
Considerato che il libro ripercorre la vicenda di cronaca nera dal punto di vista di Spezi - che ha seguito lo sviluppo dei fatti e le indagini sul mostro di Firenze sin dal 1981 - sulla carta The Monster of Florence dà l'idea di essere un film simile, per contenuto e ambientazione provinciale, a Zodiac, il mystery-thriller di David Fincher basato sul libro di Robert Graysmith.
A differenza di Graysmith che non ha mai potuto dare con certezza un volto al suo killer dello Zodiaco, Preston e Spezi espongono un'analisi finale che ipotizza una verità diversa sull'identità del feroce assassino di Firenze sollevando un lieve dubbio su quanto accertato dalle indagini della polizia e dalle sentenze della magistratura.
In pratica si insinua che l'autore o agli autori della serie di otto duplici omicidi che tra il 1968 e il 1985 crearono il terrore nella provincia di Firenze non fossero i cosiddetti compagni di merende Mario Vanni, Giancarlo Lotti e Pietro Pacciani.
George Clooney, infatti, reciterà nel film Il mostro di Firenze, adattamento per il grande schermo del libro Dolci colline di sangue di Douglas Preston e Mario Spezi, tutto incentrato sugli omicidi che sconvolsero la Toscana tra il 1968 e il 1985. Mister Nespresso non si limiterà, però, a calarsi nella parte di un giornalista impegnato nel caso, ma produrrà la pellicola assieme alla Fox 2000 e al regista di L’uomo che fissa le capre (2009), Grant Eslov.
Già nel 2008 il mercato cinematografico americano aveva messo gli occhi sul libro dedicato a questa vicenda tutta italiana: nel dettaglio, il primo a volerne acquistare i diritti era stato Tom Cruise, che aveva contattato lo sceneggiatore di Operazione Valchiria (2009), Nathan Alexander per scriverne la trasposizione per il grande schermo. Ma il progetto si è rivelato una vera e propria mission impossible. A spuntarla, alla fine, è stato George Clooney che nel 2011, quindi, vestirà di nuovo i panni di uno straniero in Italia proprio come era successo lo scorso anno con The American (2010), pellicola tutta ambientata nell’Abruzzo del post-terremoto.
IL MOSTRO DI FIRENZE: I DELITTI PT. 2 | True Crime Italia
Tabella dei delitti
Di seguito, una tabella riassuntiva dei delitti attribuiti al Mostro di Firenze:
| Data | Luogo | Vittime | Note |
|---|---|---|---|
| 21 agosto 1968 | Signa | Antonio Lo Bianco, Barbara Locci | Primo delitto attribuito al Mostro |
| 14 settembre 1974 | Borgo San Lorenzo | Pasquale Gentilcore, Stefania Pettini | |
| 6 giugno 1981 | Scandicci | Carmela De Nuccio, Giovanni Foggi | |
| 22 ottobre 1981 | Calenzano | Susanna Cambi, Stefano Baldi | |
| 19 giugno 1982 | Montespertoli | Antonella Migliorini, Paolo Mainardi | |
| 7 agosto 1983 | Giogoli | Wilhelmus Johannes Meyer, Maria Antonietta Sperduto | |
| 29 luglio 1984 | Vicchio | Pia Gilda Rontini, Claudio Stefanacci | |
| 8 settembre 1985 | Scopeti | Nadine Mauriot, Jean Michel Kraveichvili | Ultimo delitto attribuito al Mostro |
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