Oltre a essere frutti particolari, le giuggiole sono anche "proverbiali": "andare in brodo di giuggiole", "giuggiolino", "altro che giuggiole" sono solo alcune delle tante espressioni che vedono protagonisti questi piccoli frutti di Zizyphus zizyphus. Ma concentriamoci sulla prima espressione verbale: "andare in brodo di giuggiole" trova anche un riscontro pratico.
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Cos'è il Brodo di Giuggiole?
Il termine "brodo" non è particolarmente indicato per esprimere ciò che realmente rappresenta il brodo di giuggiole. Abbiamo visto che il brodo di giuggiole è una sorta di sciroppo, un digestivo che affonda le proprie radici nell'antichità. Attualmente, il liquore a base di giuggiole viene preparato solamente a scopo digestivo, oltre che per "addolcire il palato" di chi lo degusta.
La Ricetta Tradizionale
Le giuggiole, mature ed appassite, vengono poste in una pentola e coperte d'acqua. Dopodiché si aggiungono i chicchi d'uva e lo zucchero. Si porta il tutto a bollore e, avendo cura di mescolare di tanto in tanto, si cucina per circa un'ora. Trascorso il tempo necessario, si aggiungono gli altri ingredienti (pezzetti di mela e vino), ad esclusione della buccia grattugiata del limone (al fine di non cuocere i principi attivi in essa contenuti), addizionata al brodo di giuggiole solo dopo aver evaporato tutto il vino. Il brodo di giuggiole va filtrato ed invasato in appositi contenitori precedentemente sterilizzati.
Sterilizzazione dei Vasetti
Per essere sicura che non andasse a male ho fatto la sterilizzazione a bagnomaria, ho messo i vasetti in una pentola con il tappo all’ingiù, avvolti in uno strofinaccio da cucina e li ho fatti bollire per 15 minuti. Non volevo rischiare che andasse a male.
Sciroppo di Giuggiole e Miele: Un Alleato Prezioso
Sciroppo di giuggiole e miele sono un alleato prezioso contro tossi stizzose, mal di gola e malattie da raffreddamento. Ricordo mia madre quando ero bambina ed assieme ai miei fratelli avevamo il raffreddore la prima cosa che faceva, metteva a bollire un po' di giuggiole essiccate, qualche fico secco, dell’orzo e faceva bollire il tutto e ci preparava un bel decotto che poi addolciva con il miele. In breve tempo il raffreddore spariva senza bisogno di altre medicine.
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Le Origini del Brodo di Giuggiole
Il Brodo di Giuggiole è un infuso idroalcolico naturale a base di frutta autunnale: oltre alle giuggiole mature, si utilizzano le mele cotogne, i melograni e l’uva, mettendo il tutto in infusione con l’aggiunta di zucchero e scorze di limone. I liquori ottenuti grazie all’infusione delle giuggiole erano conosciuti e apprezzati già presso le civiltà del bacino del Mediterraneo, sin dai tempi degli antichi Egizi e dei Fenici, i quali crearono i primi preparati di cui siamo a conoscenza.
Tra le fonti storiche più remote che citano i frutti del giuggiolo troviamo le “Storie” di Erodoto, il quale paragonò il gusto dolce della giuggiola a quella del dattero, raccontando che da essa si poteva ottenere una bevanda inebriante utilizzando la sua polpa fermentata. Alcuni studiosi ipotizzano inoltre che nel Libro IX dell’Odissea il “frutto del loto” citato da Omero che portò all’oblio gli uomini di Ulisse sbarcati sull’isola dei Lotofagi, possa in realtà corrispondere ad una specie di giuggiolo selvatico, e dunque l’incantesimo narrato sarebbe stato provocato dalla bevanda alcolica preparata con i frutti inebrianti di questa pianta e non da sostanze narcotiche.
Ciò che è certo, è che presso gli antichi romani l’albero del giuggiolo divenne il simbolo del silenzio e fu usato per adornare i templi dedicati alla dea Prudenza; l’uso in ambito religioso non escluse però un utilizzo anche profano da parte delle popolazioni latine, le quali per secoli coltivarono i giuggioli per utilizzare i loro succulenti frutti nella preparazione di infusi liquorosi. Nelle zone di campagna era ritenuta una pianta portafortuna, pertanto presso molte case coloniche si trovava facilmente coltivato un giuggiolo vicino al lato esposto a sud.
Il Brodo di Giuggiole nel Tempo
Durante il Medioevo le conoscenze e le antiche tradizioni culinarie riuscirono a sopravvivere grazie alla trasmissione dei saperi artigianali di generazione in generazione nel mondo contadino e all’opera di conservazione delle ricette e dei rimedi erboristici nei monasteri. Nel periodo Rinascimentale la fama delle giuggiole riprese vigore e questo frutto venne anzi ancor più nobilitato per le sue particolari caratteristiche e la sua utilità. In particolare, fu la potente famiglia dei Gonzaga ad esaltarne l’uso in cucina, la quale possedeva una ricca residenza estiva in prossimità del lago di Garda, denominata “il Serraglio”: qui veniva prodotto e offerto agli ospiti illustri un delizioso liquore a base di giuggiole - il cosiddetto “brodo di giuggiole”- considerato un perfetto accompagnamento di torte e biscotti secchi che potevano essere inzuppati nella bevanda, oppure venire utilizzato come digestivo da sorseggiare a fine pasto.
La fama e l’apprezzamento di questa bevanda si diffuse e perdurò nel tempo, tanto che il ‘brodo di giuggiole’ diede origine ad un’espressione metaforica giunta fino a noi. Il detto popolare “andare in brodo di giuggiole” venne pubblicato per la prima volta nel 1612, nel primo vocabolario di lingua italiana scritto dall’Accademia della Crusca, famosa istituzione culturale fondata a Firenze alla fine del Cinquecento. L’intento dell’opera era quello di affermare la lingua fiorentina come lingua superiore a tutti i dialetti presenti nella penisola italiana, codificandone i vocaboli e presentandola come modello per definire un linguaggio comune. Il dizionario fin dalla sua prima edizione, riportava l’espressione proverbiale “andare in brodo di giuggiole”, indicando come significato una situazione estremamente piacevole, in cui è possibile “godere di molto di chichessia”.
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L’epoca dei Gonzaga è ormai lontana, ma la coltivazione dei giuggioli nell’area del Garda e del Basso Veneto esiste ancora. Dalle sponde del lago, alle colline veronesi e vicentine, fino ai Colli Euganei, le piante di giuggiolo crescono rigogliose grazie al clima mite e ai terreni favorevoli. Nel corso dei secoli la produzione artigianale del “Brodo di Giuggiole” si è tramandata ed è arrivata fino a noi, diventando un prodotto ambito e diffuso localmente, trovando nel piccolo borgo padovano di Arquà Petrarca la culla della sua valorizzazione e della rinascita della sua tradizione. Si tratta sicuramente di un liquore che ha ancora una distribuzione di nicchia, ma negli ultimi anni ha cominciato a farsi conoscere ed apprezzare anche oltre i confini regionali e nazionali.
Come si Fa il Brodo di Giuggiole: La Preparazione Moderna
La ricetta moderna si basa sull’infusione idroalcolica di giuggiole a piena maturazione, a cui vengono aggiunte mele cotogne, scorze di limone, uva, melograni e altra frutta, intera o in succo, con l’aggiunta di zucchero. La preparazione classica prevede una macerazione piuttosto lunga: i frutti si devono lasciare in infusione per un paio di mesi, dopodichè il liquido ottenuto viene filtrato ed infine imbottigliato.
Il prodotto ottenuto è una bevanda liquorosa dalla gradazione alcolica media (24%vol), dal colore rosso ambrato e dal profumo tipico di giuggiole. Il sapore è dolce e fruttato, con un gusto ricco ed avvolgente, particolarmente gradito anche dal pubblico femminile. Il brodo di giuggiole si conserva abbastanza a lungo come tutti i liquori fruttati, ed è ideale come digestivo servito a temperatura ambiente alla fine dei pasti, ma può essere degustato anche ghiacciato o come ingrediente principale di drink e aperitivi sfiziosi.
Nella stagione invernale è possibile scaldare il brodo di giuggiole, preparando una bevanda calda tipo punch. E’ possibile realizzare una variante di brodo di giuggiole non alcolica adatta al consumo per i bambini e gli astemi, facendo bollire la frutta in acqua, zucchero e limone senza l’aggiunta di alcol. Il risultato sarà uno sciroppo molto dolce, da bere freddo diluito con acqua oppure da aggiungere a tisane e tè caldi per dolcificare. Ottimo anche per realizzare coppette di gelato affogate con sciroppo completamente analcolico e privo di controindicazioni.
La preparazione casalinga del brodo di giuggiole richiede una buona dose di perizia nel dosare gli ingredienti in maniera bilanciata, in relazione alla dolcezza della frutta e del rapporto proporzionale tra il peso delle giuggiole e quello degli altri frutti, in modo da ottenere un infuso dolce ma non troppo concentrato. L’originale “brodo di giuggiole” si trova in vendita confezionato nelle tipiche bottiglie da liquore e può essere acquistato direttamente presso i produttori artigianali oppure nei punti vendita ad essi associati.
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Il prezzo di una bottiglia di brodo di giuggiole varia in relazione alla quantità: i formati più comuni sono quelli da 0,50 e 0,75 cl., il cui costo è in linea con il prezzo di mercato di liquori di analoga gradazione.
Le Giuggiole in Calabria
Le giuggiole, “zinzuli”, ” zinzi” o “Jujule” cosi sono chiamate in alcuni paesi della Calabria, sono un frutto antico che sta scomparendo, infatti è raro trovarle nel reparto frutta è verdura dei supermercati, anche dai fruttivendoli è difficile trovarle. Chi ha un albero di giuggiolo lo deve tenere caro, è una pianta rustica che resiste al freddo, i frutti maturano a fine estate inizio autunno, da acerbi si presentano di colore verde man mano che maturano diventano di un bel colore marrone, quasi color cioccolato, molto buoni da mangiare quando sono in piena maturazione, si presentano dure e croccose con un sapore che si avvicina alle mele.
Proprietà Benefiche delle Giuggiole
Pare che le giuggiole hanno molte qualità per la salute, sono ricche di acido ascorbico, secondo studi 10/12 giuggiole hanno pari vitamina C a due arance. Hanno proprietà epatoprotettive e cardiovascolari, antinfiammatorie ed emollienti.
Come Preparare le Giuggiole
Metterle in una pentola profonda coprirle d’acqua e farle bollire per 50 /60 minuti a fuoco medio devono risultare morbide. Passarle a setaccio con i buchi medi, dopo passate filtrare la purea ottenuta in un setaccio cosi da eliminare le bucce( se dovesse restarne qualcuna piccola, usare il mixer.
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