L'Italia, terra di tradizioni secolari, offre un ricco panorama di espressioni culturali che spaziano dalla gastronomia al folklore. Tra queste, il "vestito da salame" emerge come un'immagine pittoresca, evocativa di sapori autentici e rituali festivi.
Per comprendere appieno il significato di questa espressione, è fondamentale esplorare le origini del salame, un prodotto che affonda le sue radici nella storia italiana. Si comincia allora col dire che sull’etimologia dell’italiano salame non ci piove. La parola discende certamente dal latino medievale salamen derivato in suffisso da sal ‘sale’. Il suffisso -amen già nel latino classico serviva a formare parole di significato collettivo, per esempio il latino calceamen ‘ogni tipo di calzatura’ (da calceus ‘calzatura’); il latino lateramen ‘tutto ciò che è fatto di mattoni’ (da later ‘mattone’). Anche il latino medievale salamen, derivato in -amen da sal ‘sale’, designò dunque originariamente ‘ogni tipo di cibo conservato col sale o sotto sale (carne o pesce che fosse)’. Lo stesso significato continuò ad avere anche il suo continuatore italiano salame, sino a quando lo restrinse per lo più a quello, pur sempre generico, di ‘qualsiasi prodotto di carne suina, lavorata e conservata col sale’.
E la parola - si badi bene - in buon italiano (quello letterario raccomandato dai Vocabolari) almeno sino alla prima metà dell’Ottocento continuò ad avere solo e soltanto questo significato generico. Per secoli dunque anche i prosciutti, le mortadelle, le salsicce ecc. erano considerati "salame".
Ci sono insomma buoni motivi per ritenere che il nome di quel salume oggi comunemente noto in Italia come salame rappresenti - per dirla con parole difficili - un parmigianismo semantico dell’italiano, cioè una parola che nell’italiano comune ha assunto il significato che fu proprio di salame nella sua accezione originariamente parmigiana.
Va da sé che questa parmense antica specializzazione della parola salame nel significato parmigiano non si sarà verificata per caso ma grazie all’eccellenza, al prestigio e alla rinomanza di un particolare salame parmigiano, nella fattispecie di quell’eccezionale prodotto della salumeria parmense che fu, ed è, al salàm äd Flén, il salame di Felino.
Leggi anche: Idea Costume Carnevale
In effetti quello di Felino è ancor oggi nell’italiano comune il salame per antonomasia, o, come appunto s’usa dire, “per eccellenza”. È il più rinomato tra i salami d’Italia, insignito recentemente anche dall’Unione Europea del marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta).
È vero infatti che la parola salame non ha più il significato generico di ‘salume’ che ebbe in passato, ma conserva pur sempre un significato piuttosto ampio e variegato, riconducibile in ultima analisi a quello di ‘salume destinato ad una più o meno lunga stagionatura costituito da un trito salato e pepato di carne e di grasso di maiale insaccato in un budello’.
Possiamo anzi permetterci di affermare che tutta la folta costellazione dei nostri moderni salumi detti “salami” ruota intorno alla loro accezione nucleare e prototipica che fu quella parmigiana (o parmense). Accezione in qualche modo “consacrata” da un fatto extralinguistico di straordinaria rilevanza: che hanno tutta l’aria di essere salami parmigiani, molto simili ai moderni salami gentili di Felino, quelli duecenteschi rappresentati nel celebre bassorilievo antelamico del Battistero di Parma.
Ma riferito in particolare a questi speciali prelibatissimi salami parmigiani l’aggettivo non sarà senza un pizzico di eufemistica ironia antifrastica. Voglio dire che l’aggettivo ‘gentile’ che, come tutti sanno, valse tra l’altro ‘nobile, alto’, sarà qui anche per non dire il contrario, cioè ‘ignobile, basso’. I salami gentili si ottengono infatti insaccando un trito di carne e di grasso suino nel tratto più basso (in senso proprio e figurato) dell’intestino retto del maiale, quello detto appunto ironicamente budello gentile.
A Parma i salàm gentìl son detti anche, con espressione non altrettanto elegante, salàm culär. Che non è soltanto parmigiana, anche se è molto probabile che proprio da Parma si sia diffusa. Si chiamano così perché si ottengono insaccando non un budello qualsiasi ma l’intestino retto del maiale, quello che in gran parte dell’Italia dialettale nordoccidentale (ma talvolta anche altrove, per es. in Abruzzo) è chiamato ancor oggi ‘budello culare’. Così detto perché costituisce l’ultimo tratto dell’intestino, quello che - absit iniuria verbis - sfocia direttamente nel culo.
Leggi anche: Ricette Tradizionali con Salsiccia
In un tempo non molto lontano per "salame" si intendeva il pesce salato. Per questo una persona non troppo intelligente e quasi imbalsamata ancora oggi è definita un salame o un baccalà.
Di molte denominazioni dei prodotti salumieri l’origine è facilmente intuibile. Per altre denominazioni, invece, solo recentemente si è avuta una soddisfacente spiegazione etimologica, com’è il caso della bresaola, che deriva da bre (cervo nel linguaggio indoeuropeo) e sal (sale). Per altre denominazioni, infine, la ricerca è ancora in corso e tra queste vi è anche quella del salume denominato mariola.
Nelle terre basse, vicino al fiume Po, invece, dato il clima umido in tutte le stagioni, in prevalenza e salvo qualche eccezione, si è sviluppata la produzione di salami o salame che utilizzano le carni di maiale, cioè il muscolo, spesso dei tagli migliori e più pregiati. In quest’ultima prospettiva è individuabile un "modello" di salumi delle terre basse padane e rivierasche del Po, genericamente denominati salami o salame, con diverse caratteristiche e utilizzi.
Ma come si lega tutto questo al "vestito da salame"? L'immagine del salame, con la sua forma cilindrica e il suo involucro protettivo, si presta a metafore e simbolismi. In alcune culture, il salame può essere associato alla fertilità, all'abbondanza e alla prosperità. Indossare un "vestito da salame" potrebbe quindi rappresentare un auspicio di buona fortuna, una celebrazione della ricchezza gastronomica e un omaggio alle tradizioni locali.
Un esempio di come il cibo possa diventare un elemento centrale di festeggiamenti e tradizioni è il Carnevale. Gli italiani hanno molte feste religiose, per esempio, il Carnevale, durante le quali era concesso rovesciare l'ordine cittadino e concedersi allo stravolgimento dei ruoli, allo scherzo e alla dissolutezza. Quasi ogni città ha le sue tradizioni, dell'atmosfera della città, della cultura e dello spettacolo.
Leggi anche: Realizzare un vestito da hamburger per bambini
La “Lachera” è una festa popolare di Carnevale tra le più singolari e misteriose del vecchio Piemonte rurale. Le origini leggendarie della Lachera parlano di una rivolta popolare contro il feudatario che esercitava lo jus primae noctis sulle spose dei suoi sudditi: di qui la festosa rievocazione, mediante un corteo nuziale mascherato, della vittoriosa affermazione del popolo contro le inique pretese del castellano.
Un corteo nuziale in costume che attraversa tutto il paese e il concentrico campestre, toccando cascine e frazioni del circondario. Una mascherata festosa, piena di colori (fiori finti, nastri, scialli, ori) e di rumori e di suoni (schiocchi di frusta, campanelli e sonagli, musiche gaie e frizzanti) che attraversa la campagna addormentata sotto la neve, seguita da frotte di ragazzi vocianti e che in ogni cascina viene accolta con gioia e grande generosità.
Appare subito chiara la natura di rito propiziatorio della fertilità di questa festa popolare calendariale: questua di fine inverno e d’inizio di stagione, intesa a suscitare e ri-suscitare la forza germinativa della natura con l’esibizione di colori, rumori, musiche, salti, colpi, risa.
Nella mascherata anteriore alla trasformazione della Lachera in gruppo folkloristico si colgono alcuni tratti arcaici inconfondibili, caratterizzanti le “feste di primavera” comuni ad un’area di diffusione europea. Molti di questi tratti (dalle mitre ai copricapi fioriti ai sonagli e ai nastri multicolori) paiono rinviare espressamente alle Feste dei Folli e alle cerimonie delle Società giovanili esercitanti, in tutta l’Europa preindustriale, la funzione di custodi dell’ordine tradizionale e in particolar modo della pratica festiva.
Così è per la Baìo di Sampeyre (cacciata dei Saraceni dalla valle), così per il Carnevale di Ivrea e di Rocca Grimalda (liberazione dal tiranno prevaricatore), così per i Carnevali alessandrini (liberazione dall’assedio del Barbarossa) ecc.
Rispetto alla maggioranza delle “danze armate” alpine, nella Lachera non c’è “balletto armato”, non ci sono evoluzioni o volteggi di spade né giochi d’armi (come in Val di Susa), non ci sono duelli (come a Breil), non c’è scontro guerriero (come invece a S. Giorio). Le spade, in mano ai due Zuavi, si limitano a fare un arco protettivo sulla coppia di Sposi. Le spade incrociate sulla testa degli Sposi in alcuni precisi momenti del rito-spettacolo, sono spade di difesa, non di offesa. La Lachera dunque non ha (almeno nella versione giunta a noi) carattere guerriero, non si può dunque definire una moresca.
Se superiamo la visione municipalista e analizziamo il Carnevale di Rocca Grimalda nei suoi tratti morfologici essenziali, possiamo affacciare l’ ipotesi che la Lachera sia inglobabile (e interpretabile) solo in un sistema di segni appartenenti ad una cultura festiva di tipo alpino, di notevole arcaicità e di diffusione europea, comprendente rituali di popoli che vanno dalla Provenza alla Savoia alla Svizzera al Tirolo alla Slovenia.
Un utile indicatore di tale originaria divisione consiste nella presenza (o persistenza), nel costume delle maschere, dei guanti bianchi come segnale di distinzione, raffinatezza, signorilità. Nella Lachera tradizionale indossano guanti bianchi gli Sposi, i Lacchè, gli Zuavi, la Damigella e quello strano personaggio del Bebè, ambigua figura di Buffone maschio-femmina, uomo-capra. Sono otto personaggi, dunque (proprio la metà dell’organico tradizionale) che paiono così collocarsi simbolicamente nel settore dei “Belli”.
Tra gennaio e febbraio nelle nostre campagne si ammazzava. E si facevano salumi e salami. E già a marzo nelle giornate di sole, dalle finestre aperte delle case, qua e là si cominciava a vederli appesi ad asciugare ai travetti delle camere da letto, come monili. È forse questo il momento dell’anno più adatto - mi son detto - per parlarne un po’.
Gli italiani hanno molte feste religiose, per esempio, il Carnevale, durante le quali era concesso rovesciare l'ordine cittadino e concedersi allo stravolgimento dei ruoli, allo scherzo e alla dissolutezza.
Oggigiorno il Carnevale è festeggiato in maniera molto diversa, quasi ogni città ha le sue tradizioni, dell'atmosfera della città, della cultura e dello spettacolo, che commemora la rivolta dei cittadini nel Medioevo, contro il tiranno della città.
In Italia, il pranzo di Natale è il più importante pasto per la famiglia italiana, ci sono molti tipi di cibo e il pasto può durare molto tempo. I dolci tradizionali sono il Pandoro e il Panettone (che contiene uvetta e canditi).
Un giorno festivo che si festeggia in tutti e due paesi è il Capodanno. E' il primo giorno dell'anno e come la maggior parte delle feste italiane, il cibo è molto importante; c'è una ricca cena. La tradizione include cotechino o zampone (una specie di salame cotto) e lenticchie, siccome sono credute portino soldi.
La festività principale del cristianesimo è la Pasqua e celebra la risurrezione di Gesù. In origine però, si offrivano uova vere, con il guscio colorato, con il significato di rinascita. Tradizionalmente, si cucinano la carne di agnello e la carne di capra. Un dolce tipico è la "colomba pasquale", simbolo della pace, che ha la forma di una colomba. Il giorno successivo alla Pasqua è chiamato "Pasquetta" ed è un giorno di festa dedicato al cibo.
La festa di Halloween è poco festeggiata in Italia, ed è vista un po' come la versione orrorifica del Carnevale. I costumi colorati e fantasiosi del Carnevale sono sostituiti per quelli spaventosi di mostri, streghe, stregoni e personaggi degli incubi.
Qualcosa che spesso ha molti costumi individuali che varia secondo il paese e la regione è il matrimonio. Le usanze relative al matrimonio in Italia dipendono molto da regione a regione, coinvolgono sempre un grandissimo numero di persone, ci sono danze e moltissimo cibo.
In conclusione, il "vestito da salame" è molto più di una semplice immagine. È un simbolo che racchiude la storia, la cultura e le tradizioni di un popolo, un invito a celebrare la ricchezza gastronomica e a riscoprire le radici di un'identità unica.
3 idee con il salame per un aperitivo sfizioso e veloce!
tags: #Salam