La Vita e l'Impegno Sociale
Triestino, come il suo amico Gastone Canziani, allievo di Alfred Adler, si era formato alla scuola di don Zeno Saltini, a Nomadelfia, alla fine degli anni ’40, quando l’Italia era impegnata sul fronte della ricostruzione. Sin dalle prime battute la filiazione del ‘Borgo’ dalla comunità di don Zeno è evidente. Dolci, infatti, era stato a Nomadelfia un suo collaboratore e aveva partecipato alla costruzione della nuova borgata sul Ceffarello, in provincia di Grosseto. Conosceva quindi la vita di comunità e sapeva bene come questa poteva rispondere “alle troppe inquietudini della società contemporanea”.Una prima domanda che ci si pone è, dunque, questa: “Per quale motivo Dolci decide di trasferirsi in Sicilia? Cosa rappresentava nel suo vissuto o nel suo immaginario l’isola? E’ molto probabile che egli, studente di architettura, abbia riflettuto a lungo prima di fare un passo così decisivo. Certamente non era per una vita contemplativa, o per un modello statico slegato dall’azione, né per una comunità che presumesse di raggiungere l’autosufficienza nello stesso momento in cui il solidarismo era relegato al solo scambio interno, in una sorta di primordiale giusnaturalismo, o di nostalgica visione di un paradiso perduto. Fu pertanto la spinta dell’“immediatezza”, e cioè l’urgenza di rispondere ai “bisogni immediati” a determinare una scelta irreversibile. Egli contrappose così al modello implosivo di don Zeno, quello esplosivo della sua personale azione non violenta, tutta proiettata all’esterno.Gli giovò un precedente familiare. Il padre era stato dieci anni prima impiegato alla stazione ferroviaria di Trappeto dove abitava con la sua famiglia (motivo per cui consideriamo la stazione ferroviaria di Trappeto -come meglio vedremo in seguito- un po’ l’inizio del percorso del Parco). E’ certo che anche Dolci si trovò assieme ai suoi genitori, per qualche tempo almeno. Il giovane, insoddisfatto dell’esperienza limitata di Nomadelfia, rivide come in un cortometraggio le scene del degrado e dell’infelicità di quella gente e non ebbe molti confronti da fare per scegliere il luogo del suo destino, il punto da cui cogliere il senso del mondo. Scelse quel borgo di pescatori perché da qui sentiva provenire il lamento della Sicilia che moriva e la Sicilia per lui era la metafora del mondo, al contrario di quanto molti anni più tardi, potesse pensare Leonardo Sciascia che gli rimproverò di avere confuso l’isola con l’India. Alla base di tutta la sua esperienza c’è stata una grande aspirazione religiosa, verso un Dio che coglieva negli uomini, nei volti scarni e sofferenti dei contadini di Partinico, nella miseria dei pescatori di Trappeto, negli ultimi. Ma il suo modo di sentire questo mondo marginale e di emarginati, non era la quieta rassegnazione. Pace -scriveva- non è sinonimo di quiete, ma di lotta. “E’ un modo di essere vivi che ha implicito visione serena, sforzo per educare e perfezionare, fatica per risolvere”.La sua azione fu sin dall’inizio compresa da diversi intellettuali italiani e del mondo: Elio Vittorini, Noberto Bobbio, Lucio Lombardo Radice, Ernesto Treccani, Antonino Uccello, Eric Fromm, Johan Galtung, Paolo Silos Labini, Emma Castelnuovo, Clotilde Pontecorvo, Paolo Freire e tanti altri. Enrico Falqui incluse nel 1956 alcune sue poesie nell’antologia ‘La giovane poesia’ pubblicata a Roma dall’editore Colombo; anche Fasolo e Volpini lo tennero presente nelle loro antologie prima ancora che “Il limone lunare” segnasse il definitivo salto di Dolci verso una poesia che non lo faceva più “arrossire”. Aldo Capitini e Galtung ne ricostruirono il pensiero e l’opera dedicandogli il primo un libro, edito da Lacaita nel 1958, il secondo un saggio pubblicato da ‘Il Ponte’, nel ’57.Per quanto possa sembrare paradossale per un uomo abituato a girare il mondo per imparare e diffondere il metodo della lotta nonviolenta, la sua casa di ‘Borgo di Dio’, come ebbero a battezzarlo subito i pescatori del luogo, umile e dimessa, tra gli eucalipti, fu la culla del suo mondo, la sua nicchia protettiva. Essa domina su Trappeto e il golfo di Castellammare. Il Centro di formazione fu costruito in seguito e divenne subito un luogo, unico in Sicilia, per incontri sul territorio, anche a carattere internazionale.Il Sicilianografo - Danilo Dolci - Il Gandhi di Sicilia
Lo Sciopero alla Rovescia
Nel 1956, a Partinico, Dolci promosse lo "sciopero alla rovescia". L'idea alla base di questa iniziativa era che, mentre un operaio in protesta si astiene dal lavoro, un disoccupato può scioperare lavorando. In questo modo, i disoccupati si organizzarono pacificamente per lavorare a una strada comunale. Tuttavia, la polizia intervenne, arrestando Danilo Dolci e altre persone con l'accusa di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, istigazione a disobbedienza alle leggi e invasione di strade.Questo evento suscitò un'ondata di indignazione in tutto il Paese e portò a numerose interrogazioni parlamentari. Il processo ebbe un'enorme risonanza mediatica, e tra gli avvocati difensori di Dolci figurava il celebre giurista Piero Calamandrei.Il Riconoscimento Internazionale
L'impegno di Danilo Dolci fu riconosciuto a livello internazionale con numerosi premi e onorificenze:* 1957: Premio Lenin per la pace (Unione Sovietica)* 1957: Premio Viareggio per il saggio "Inchiesta a Palermo"* 1968: Laurea honoris causa in Pedagogia (Università di Berna)* 1969: Medaglia d'oro dell'Accademia dei Lincei* 1970: Premio Socrate di Stoccolma "per l'attività svolta in favore della pace"* 1970: Premio Sonning dell'Università di Copenaghen "per il contributo offerto alla civilizzazione europea"* 1979: Premio Internazionale Viareggio per la raccolta "Creatura di creature"* 1989: Premio Internazionale Gandhi per l’approfondimento dei valori rivoluzionari nonviolenti (Bangalore, India)Il Parco Letterario Valle Jato
Alcuni mesi prima di morire Danilo Dolci fece pervenire a un gruppo di lavoro impegnato in una ricerca sullo sviluppo del territorio della Valle Jato un appunto che avrebbe potuto interessare l’esperienza di quel gruppo. Nulla sapeva a quella data (marzo 1997) delle disposizioni dell’Unione Europea sui Parchi letterari. Siamo convinti che negli anni a venire l’esperienza di Danilo Dolci verrà ulteriormente scoperta e sviluppata, soprattutto per lo straordinario lascito letterario: intenso, nuovo, semplice e nello stesso tempo pregnante di complessità.Dolci - è noto- ha inciso sul territorio anche sotto il profilo dei mutamenti che in esso, grazie alla sua opera, in risposta ai bisogni più urgenti della popolazione, si sono realizzati: la comunità di ‘Borgo di Dio’, la diga sullo Jato, il Consorzio irriguo che ne è derivato, il Centro di formazione di Trappeto, il Centro Educativo di Mirto a Partinico col suo splendido anfiteatro all’aperto. Il nucleo centrale del Parco è costituito dall’asse del turismo culturale, attraverso il quale il ‘Parco letterario Valle Jato’ coglie l’occasione per diffondere la cultura della nonviolenza, dell’accoglienza e dello sviluppo contro i rischi della cultura della morte.I nessi che saldano soprattutto i racconti e le poesie dell’autore al territorio in cui egli ha operato sono costanti e visibili nelle trasformazioni avvenute (il ‘Borgo di Dio’, Mirto col suo anfiteatro all’aperto scavato nel colle Cesarò, il lago artificiale del Poma, la sistemazione, ad opera del Comune di Piana degli Albanesi, del pianoro di Portella della Ginestra, luogo sacro della democrazia e della storia del movimento contadino al quale Danilo Dolci fu costantemente legato, ecc.). Essi fanno di un intellettuale come Dolci, una grande risorsa culturale ineludibile non solo per le analisi sul campo, ma anche per gli insegnamenti che ne derivano.Il progetto del Parco prevede un investimento in tre aree principali:1) quella marittima di Trappeto col suo porticciolo, la sua stazione ferroviaria (dove Dolci arrivò nel 1952) e il ‘Borgo di Dio’;2) la piana di Partinico con le sue torri, la sua Cantina borbonica, i suoi antichi mulini e il lago artificiale;3) la zona a monte che inizia col parco archeologico di monte Jato (centro greco-romano e roccaforte della resistenza araba al tempo del dominio normanno) e si chiude col territorio di Piana degli Albanesi, centro di minoranza linguistica fondato nel sec. XV, con i suoi costumi, le sue tradizioni e gli aspetti molteplici della sua cultura e delle sue conquiste democratiche.Il tessuto connettivo è determinato dalla complessità della morfologia dei luoghi, da antichi sentieri e trazzere che dànno del paesaggio naturale e storico un’impareggiabile veduta. I soggetti proponenti agiscono in sinergia tra di loro dandosi un proprio coordinamento in sedi dislocate sul territorio, in buona parte messe a disposizione dalle Amministrazioni comunali. Danilo Dolci (Sesana,Trieste,1924-Trappeto, Palermo,1997) è una delle figure più significative della cultura italiana e internazionale del nostro secolo. La bibliografia allegata documenta le costanti di un impegno assunto a contatto con i problemi del sottosviluppo del Mezzogiorno e della Sicilia in particolare, ma possiamo dire anche del Sud del mondo. Si tratta di un’attenzione non casuale, la cui spiegazione non è indifferente ai fini della presente proposta progettuale.La Produzione Poetica
Mentre egli agiva, ispirandosi al metodo della non-violenza, scriveva non solamente saggi sociologici, ma anche poesie, perché poesia era per lui una sorta di rivoluzione pacifica che libera coscienze e fa imparare ad usare le ali. Già all’età di venticinque anni era rimasto contagiato dal fascino del verso. Il labor limae era opera di perfezionamento: rileggeva quanto aveva scritto, tagliava e riscriveva perché potesse rimanere qualcosa di essenzialmente utile. Grazie all’editore Mesogea di Messina che ne ha curato la ristampa (2016), il “Poema umano” può essere ora conosciuto e apprezzato, perché offre un’ampia riflessione in versi sulle problematiche dell’uomo e sul mistero della vita, visto in una interrelazione cosmica che evoca l’infinito leopardiano."La coscienza che nella vita ciascuno è - può, deve essere - ostia agli altri. Mangiare è un dramma: cosmico. Siamo in una poesia interamente affidata al cosmo attraverso un processo si potrebbe dire di comunione e di espansione. “Nel mio bisogno di poesia, gli uomini, / la terra, l’acqua, sono diventati / le mie parole. È una singolare narrazione la sua.Opere Principali
Le sue opere riflettono, con grande aderenza storica, i caratteri e le condizioni della società siciliana dell’ultimo cinquantennio. Ma vanno ben oltre tale ambito geografico. Negli anni ’50, tra le più significative, vanno ricordate quelle che uniscono la modalità del racconto crudo con l’ansia progettuale del cambiamento, come se Dolci, nulla sottraendo alla testimonianza orale, venisse incontro ai bisogni del territorio, mettendo a disposizione la sua cultura al servizio di chi non aveva voce per farsi sentire. A questo periodo si riferiscono "Banditi a Partinico", "Processo all’art. 4", "Inchiesta a Palermo" e "Spreco", opere nelle quali è l’elemento dell’indagine a prevalere. Non si commetta tuttavia l’errore di considerare questi lavori come semplici documenti di analisi territoriale. Al contrario essi risultano abbastanza finalizzati a un progetto di sviluppo e, nei racconti, rappresentano il bisogno di riflettere, anche linguisticamente, la carica u...Danilo Dolci: Educatore e Innovatore
Uomo di azione, oltre che lucidissimo educatore che sosteneva la liberazione dell’uomo dall’alienazione attraverso il valore della comunicazione e con metodi di apprendimento attivo basato sulla soluzione di problemi concreti. La maturazione dell’auto-coscienza, la responsabilizzazione, l’arte della maieutica che esige il dialogo, lo sviluppo di processi di analisi e di sintesi erano i possibili traguardi da raggiungere. Innescare processi di cambiamento nella personalità di alunni, di uomini e di donne era in sostanza l’intento sostanziale che prendeva le mosse dalle lacerazioni del reale. Questa la cornice in cui va collocata la sua produzione poetica.Frasi Celebri di Danilo Dolci
* "Nella Valle si è mosso un processo di superamento della soggezione, della passività, della paura. Si è mossa un’esperienza di essenziale lotta, di maturazione civile, che a poco a poco sta bonificando tutta la vita della Valle. Esperienza che però si dovrà, con ogni generazione, ricreare."* "Pace non è sinonimo di quiete, ma di lotta. È un modo di essere vivi che ha implicito visione serena, sforzo per educare e perfezionare, fatica per risolvere."* "Nel mio bisogno di poesia, gli uomini, / la terra, l’acqua, sono diventati / le mie parole."| Anno | Premio/Onorificenza |
|---|---|
| 1957 | Premio Lenin per la pace |
| 1957 | Premio Viareggio per il saggio "Inchiesta a Palermo" |
| 1968 | Laurea honoris causa in Pedagogia (Università di Berna) |
| 1969 | Medaglia d'oro dell'Accademia dei Lincei |
| 1970 | Premio Socrate di Stoccolma |
| 1970 | Premio Sonning dell'Università di Copenaghen |
| 1979 | Premio Internazionale Viareggio per la raccolta "Creatura di creature" |
| 1989 | Premio Internazionale Gandhi |
Leggi anche: PCTO all'IIS Danilo Dolci
Leggi anche: Yogurt Greco: Ricette Facili
Leggi anche: Esperienza di Pasticceria a Villa Verucchio
tags: #Dolci