L'immagine del lievito è ricca di significato nelle Scritture, usata sia in senso positivo che negativo. Esaminiamo il "Fattore L", il lievito come chiave interpretativa della Pasqua di Gesù e della Chiesa.

Lievito e Farina

Risaliamo a 2000 anni prima di Cristo, quando agli ebrei, in occasione della loro Pasqua, veniva intimato, pena l’eliminazione dalla comunità, di buttare via il lievito vecchio per una settimana affinché nella farina del nuovo raccolto non andasse a finire del lievito vecchio, ma venisse fermentata da lievito nuovo. Mettere il lievito vecchio nella pasta del pane ricavata dal nuovo raccolto del grano significa profanarne la santità. Ciò che viene dalla terra è considerato santo perché è dono di Dio.

Ecco allora le prescrizioni di Esodo 12 per i preparativi della notte del passaggio dalla schiavitù alla libertà e delle successive celebrazioni: «Il 14 del primo mese di Nisan sarà per voi un memoriale e lo festeggerete come festa del Signore di generazione in generazione come rito perenne. Nel primo giorno, e per 7 giorni, farete sparire il lievito dalle vostre case.

Gesù e il Lievito: Un Linguaggio Doppio

Gesù ha usato questo linguaggio del lievito sia per parlare della sua funzione di corruzione sia per parlare della sua funzione positiva. Nel giorno della Pasqua di Gesù viene confermato un sospetto: che fin dal giorno della Incarnazione Dio avesse nascosto nella piccola e povera carne e storia di Gesù, il lievito dell’uomo nuovo. Ci sono voluti 33 anni di lievitazione, ora finalmente Dio approva la vita di Gesù e ne fa l’icona di ogni uomo che viva o voglia vivere rigonfiato dal soffio dello Spirito.

Nel giorno dell’epifania abbiamo proclamato che la festa di Pasqua è il lievito di tutte le feste. Occorre togliere il vecchio lievito di generiche religiosità per far passare le domeniche, le feste dei santi, di Maria, dei defunti, del Natale, alla loro vera funzione pasquale. Voi siete azzimi, cioè privati della malizia e del camminare fuori pista. Il fattore L permette di reinterpretare le vicende della vita in chiave pasquale. Mi basti citare un breve passo dell’Enciclica Evangelii nuntiandi di Paolo VI :«Il campo proprio dei laici è il vasto e complicato mondo della politica, della realtà sociale, dell’economia; così pure della cultura, delle scienze, delle arti, della vita internazionale, degli strumenti di comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all’evangelizzazione quali l’amore, la famiglia, l’educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza» (E.N. 70).

Leggi anche: Alternative al Lievito Paneangeli

Per tornare al segno del lievito: occorre far atterrare le beatitudini che sono la resurrezione anticipata. La santità cristiana non è assenza di difetti o perfezione morale, ma la trasparenza della presenza e della azione di Dio. Occorre dare spazio all’emergere della sua azione nella storia. Ci fu un tempo in cui occorrevano santi re, papi e regine; ci fu un tempo in cui occorrevano santi preti e monaci; oggi è tempo di santi laici negli ambiti della famiglia, del lavoro, della politica e dell’economia.

Come il lievito diffonde la sua forza in tutta la pasta, così anche voi - vuol dire Gesù - dovete trasformare il mondo intero. Come è impossibile che i fatti naturali non si realizzino, così quanto io ho preannunciato avverrà infallibilmente. Non venite a dirmi che non potrete far nulla essendo solo dodici tra un’immensa moltitudine di uomini. Proprio in questo la vostra forza risplenderà, quando cioè, essendo in mezzo al mondo, non fuggirete. Come il lievito fermenta la massa quando lo si mescola, lo si nasconde dentro alla farina, e non semplicemente lo si accosta, così anche voi, quando sarete spinti dentro e vi troverete in mezzo alle folle che da ogni parte vi faranno guerra, allora le vincerete. E come il lievito si diffonde in tutta la pasta senza perdersi, ma anzi pian piano trasforma tutta la pasta nella sua sostanza, così lo stesso fatto accadrà della predicazione del Vangelo. Non abbiate quindi timore delle sciagure di cui vi ho parlato. Questi ostacoli saranno la vostra gloria, e li supererete tutti.

In questa parabola si parla di tre misure di farina per indicarne molta: sappiamo infatti che tale numero si usa per una notevole quantità. «Se dodici uomini hanno fermentato tutta la terra, pensate quale deve essere la nostra cattiveria e la nostra inerzia, se oggi, pur essendo noi cristiani moltissimi, non siamo capaci di convertire il resto dell’umanità, mentre dovremmo bastare e diventare lievito per mille mondi!» (S. Giovanni Crisostomo, In Matth. CCCXLIII.

Guardatevi, voi che dite di stare attenti a tutto, dal prendere il lievito dei farisei e dei sadducei. Mi sembra che lo stiate facendo, senza riflettere a ciò che fate di male. State attenti! Guardatevi!», dice Gesù. Gli apostoli si guardano l’un l’altro e bisbigliano: «Ma che dice? Il pane ce lo ha dato quella donna del sordomuto e l’oste di Cedes. E questo è ancora qui. L’unico che abbiamo. Né sappiamo se potremo trovarne da prendere per la nostra fame. Come dunque dice che comperiamo da sadducei e farisei pane col loro lievito? Forse non vuole che si comperi in questi paesi…».

Gesù, che era di nuovo avanti tutto solo, torna a voltarsi. «Perché avete paura di rimanere senza pane per la vostra fame? Anche se tutti qui fossero sadducei e farisei, non rimarreste senza cibo per il mio consiglio. Non è di quel lievito che è nel pane che Io parlo. Perciò potrete comperare dove vi pare il pane per i vostri ventri. E se nessuno ve lo volesse vendere, non rimarreste senza pane lo stesso. Non vi ricordate dei cinque pani con cui si sfamarono cinquemila persone? Non vi ricordate che ne raccoglieste dodici panieri colmi di avanzi? Potrei fare per voi, che siete dodici e avete un pane, ciò che feci per cinquemila con cinque pani. Non capite a quale lievito alludo? A quello che gonfia nel cuore dei farisei, sadducei e dottori, contro di Me. È odio, quello. Ed è eresia. Ora voi state andando verso l’odio come fosse entrato in voi parte del lievito farisaico. Non si deve odiare neppure chi ci è nemico. Non aprite neppure uno spiraglio a ciò che non è Dio. Dietro al primo entrerebbero altri elementi contrari a Dio. Talora, per troppo volere combattere con armi uguali i nemici, si finisce a perire o a essere vinti. E, vinti che siate, potreste per contatto assorbire le loro dottrine. No. Abbiate carità e riservatezza. Voi non avete in voi ancora tanto da poterle combattere, queste dottrine, senza esserne infettati. Perché alcuni elementi di esse li avete pure voi. E l’astio per loro ne è uno. Ancora vi dico che essi potrebbero cambiare metodo per sedurvi e levarvi a Me, usandovi mille gentilezze, mostrandosi pentiti, desiderosi di fare pace. Non dovete sfuggirli. Ma quando essi cercheranno darvi le loro dottrine, sappiate non accoglierle. Ecco quale è il lievito di cui parlo. Il malanimo, che è contro l’amore, e le false dottrine.

Leggi anche: Guida all'Uso del Lievito Sohn

«Quel segno che i farisei chiedevano ieri era “lievito”, Maestro?», chiede Tommaso. «Era lievito e veleno». «Hai fatto bene a non darglielo». «Ma glielo darò un giorno». «Quando? Quando?», chiedono curiosi. «Un giorno…».

Chi è il Figlio dell'Uomo?

🔵 Chi è il FIGLIO DELL'UOMO?

«Ma la gente, voi che l’avvicinate, così alla buona, più di Me, e senza la soggezione che Io posso incutere, che dice che Io sia? E come definisce il Figlio dell’uomo?». «Chi dice che Tu sei Gesù, ossia il Cristo, e sono i migliori. Gli altri ti dicono Profeta, altri solo Rabbi, e altri, Tu lo sai, ti dicono pazzo e indemoniato».

«E voi chi dite che Io sia? Ditelo proprio per vostro giudizio, senza tenere conto delle mie parole o di quelle altrui. Se foste obbligati a giudicarmi, che direste che Io sia?». «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», grida Pietro inginocchiandosi a braccia tese verso l’alto, verso Gesù, che lo guarda con un volto tutto luce e che si curva a rialzarlo per abbracciarlo dicendo: «Te beato, o Simone, figlio di Giona! Perché non la carne né il sangue te lo ha rivelato, ma il Padre mio che è nei Cieli.

Si sciolgono infine, tornando ad andare verso Cesarea di Filippo, e Gesù dice a tutti: «Pietro ha detto la verità. Molti l’intuiscono, voi la sapete. Ma voi, per ora, non dite ad alcuno ciò che è il Cristo nella verità completa di ciò che sapete. Lasciate che Dio parli nei cuori come parla nel vostro.

Il Lievito nella Vita Quotidiana: Un Avvertimento di San Paolo

Scrive San Paolo: “Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità. Vi ho scritto nella lettera di non mescolarvi con chi vive nell’immoralità. Non mi riferivo però agli immorali di questo mondo o agli avari, ai ladri o agli idolatri: altrimenti dovreste uscire dal mondo! Vi ho scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello ed è immorale o avaro o idolatra o maldicente o ubriacone o ladro: con questi tali non dovete neanche mangiare insieme. Spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non sono quelli di dentro che voi giudicate? Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi!?” (1Corinzi 5,6-13).

Leggi anche: Delizie al Lievito Bertolini

Non solo dobbiamo guardarci dagli altri, ma anche dal peccato che si nasconde in noi stessi. Perché un solo sentimento cattivo, se anche tutto il resto del nostro cuore è buono, può riuscire a far marcire l’intera nostra anima. I discepoli che incontriamo in questo brano dell’evangelista Marco faticano a stare dietro a questo Gesù. Non riescono a sollevare lo sguardo, ad alzare la testa, a rivolgere gli occhi al cielo. Tentennano, restano ancorati alle loro prospettive soltanto umane. Il loro cuore è chiuso dalle preoccupazioni terrene e non riescono a rendersi conto della fortuna che hanno: poter condividere il loro tempo con il Messia.

Dobbiamo liberarci di questo lievito per sciogliere le catene del mondo che imprigionano la nostra anima. Dobbiamo imparare a gioire per un fiore che sboccia, accogliere nel nostro cuore l’amore di Dio che sta nel sole che fa capolino dietro le nubi dopo un temporale, sorridere ad una rondine che solca il cielo di primavera, rallegrarci scorgendo il disegno di Dio negli aspetti più belli della natura. Dobbiamo essere felici quando chi ci sta accanto è felice, perché il Vangelo è notizia lieta che deve contagiare il mondo intero.

Il Lievito come Metafora di Crescita Spirituale

I Vangeli ci dicono che Gesù, come ogni uomo, è cresciuto, in età, sapienza e grazia. Tutti sappiamo che questi tre aspetti compongono la totalità della persona: corpo, anima e spirito. Lo sviluppo del corpo si dispiega nell’arco di tempo della vita mentre le dinamiche dell’anima e dello spirito sono declinate non in base al tempo cronologico ma a quello che i greci chiamano kairos, tempo opportuno o evento. La persona cresce non solo nel corpo ma anche nell’anima e nello spirito man mano che vive i fatti come esperienze, delle quali cerca di coglierne il significato e gustarne il senso.

Quante volte Gesù avrà visto sua madre Maria impastare il pane. Quel fatto è diventato per lui esperienza allorquando quel gesto ripetuto molte volte si è rivelato a lui con un significato ulteriore. Avrà chiesto a Maria il significato dei gesti che lei faceva e il perché mescolava la farina con il lievito. Le parole della madre erano state luce alla mente per comprendere il meccanismo per il quale qualche pugno di farina misto ad acqua diventava pane una volta cotto al fuoco. Dall’esperienza, in cui sono unite parola e azione, Gesù ha intuito che anche in lui c’era un “lievito” che gli permetteva di crescere in sapienza e grazia.

Nel suo insegnamento attinge alla sapienza domestica per rivelare anche a noi che chiunque si lascia “impastare” dalla mano materna di Dio con il lievito dello Spirito Santo cresce in sapienza e in grazia. L’eucaristia è come il lievito madre che una donna conserva e mescola con la farina perché la massa possa crescere morbida e soffice. Con l’eucaristia cresciamo umanamente nella comunione fraterna perché diventiamo pane morbido e tenero che pure i più piccoli possono mangiare anche se non hanno i denti.

Tuttavia, Gesù mette anche in guardia dal lievito cattivo, quello che si è corrotto. Si tratta dell’orgoglio e dell’ipocrisia che si insinua nella nostra umanità e ci rende acidi e intrattabili. Signore Gesù, tu che diventando uomo ti sei mescolato con coloro che chiami fratelli, donaci il tuo Spirito perché, nutriti del tuo corpo, possiamo crescere anche in sapienza e grazia. Purifica il nostro cuore da ogni forma d’ipocrisia che, come lievito corrotto, guasta con l’orgoglio anche le opere buone che possiamo compiere. Guidaci nel continuo discernimento per saper distinguere il lievito buono della Parola che viene da Te e che ci fa essere buoni come il pane, da quello cattivo che rende inservibile tutto ciò con cui entra in contatto.

Guardatevi dal Lievito dei Farisei e dal Lievito di Erode

«Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!» (Mc 8,15). Questa è una parola (loghion) di Gesù. Non semplice da interpretare, e sulla quale sono state scritte molte pagine, a partire dai Padri della Chiesa. Lievito è una parola forte della Bibbia, basti pensare ai pani azzimi pasquali. È simbolo di vita, ma anche di contaminazione. Lievito è usato per discorso, insegnamento, ma soprattutto come principio di cambiamento del mondo. Nel Nuovo Testamento lo troviamo come sinonimo del Regno dei cieli (Mt 13,13).

Il riferimento al lievito di Erode, dei farisei, dei "sadducei" (Mt 16,6) ha dunque a che fare con il tipo di regno che il Messia dovrebbe portare sulla terra. L’avvento del Messia per i farisei doveva essere accompagnato da eventi spettacolari, da segni che dovevano confermare l’arrivo imminente del nuovo regno: «Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: "Maestro, da te vogliamo vedere un segno"» (Mt 12,38). Ancora diverso è il regno politico anti-romano voluto da Erode.

Gesù mette decisamente in guardia i suoi apostoli, sconvolti e travolti dai segni di Gesù, dal non abbracciare le teorie messianiche e apocalittiche: «Perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti» (Mc 13,22). I Vangeli ci riportano dialoghi di Gesù con i discepoli sulla comprensione della sua identità ("voi chi dite che io sia?"), e le persone a lui più vicine erano dentro questo processo di scoperta identitaria.

Se la tentazione di seguire i lieviti sbagliati ha attraversato la prima comunità di Gesù, è probabile che sia un fenomeno che può ripetersi nelle comunità carismatiche generate dalla Chiesa; cioè quel "guardatevi dai lieviti dei farisei" vale per sempre. Non è infatti raro nelle esperienze carismatiche che (in genere) la prima fase produca forme di teorie messianiche e apocalittiche, letture diverse di quale sia la natura del movimento che sta iniziando, del senso dei "segni" che stanno accadendo. I grandi successi e gli eventi straordinari che accompagnano molti inizi carismatici generano varie interpretazioni del destino e compito di quel nuovo "profeta" e del suo movimento.

L’inizio, infatti, è spesso straordinario, è un eskaton anticipato, e così scatta quasi inevitabilmente un’ebrezza spirituale-carismatica dove tutto sembra possibile. Si sperimenta una sorta di onnipotenza, si sognano scenari arditi, si prefigurano per se stessi destini apocalittici di salvezza universale. Rivivono il lievito politico di Erode (ci si sente investiti anche di un compito di cambiamento politico e sociale) e quello dei farisei, dove i segni vengono interpretati come segnali messianici dell’era nuova. Si sente prossima la fine dei tempi.

Il Lievito come Trasformazione del Mondo

Se ci considerassimo lievito, potremmo essere di aiuto a chi abbiamo accanto, potremmo considerare casa, non le sole nostre quattro mura, ma il mondo, e sentirci chiamati a fare del bene attorno a noi. Da solo il lievito non è buono e la farina da sola rimane dura. Ma se il lievito si diffonde tra la farina, ha la capacità di farla gonfiare. Allo stesso modo, se ogni famiglia smettesse di guardare solo a se stessa, concentrata unicamente sui propri problemi e sulle proprie necessità, ma si considerasse lievito nella pasta del mondo e si aprisse alle altre famiglie, nel confronto si scoprirebbe meno sola e nella condivisione più ricca.

Gli antichi non sapevano che il lievito fosse un fungo, ma erano consapevoli che qualcosa in esso era vivo, riproduceva e moltiplicava. Il lievito non cresce, esso permea e, nonostante la piccola quantità utilizzata, il suo effetto è inevitabile: mescolato alla farina, la fa fermentare tutta. E tuttavia l’influenza del lievito in una pagnotta non si può percepire subito. Occorre avere pazienza. Bisogna accendere la luce nel forno o mettere l’impasto al caldo e attendere che aumenti di volume, per poi essere cotto e diventare commestibile. Come a dire che l’importante è concentrare l’attenzione non tanto sul risultato finale, ma sul processo di lievitazione.

Sentirci lievito ci mette in movimento, ci regala il profumo e la bontà di un cammino vero e bello, che ci mette in discussione come singoli e come famiglia, che non ci fa sentire arrivati, ma ci fa riscoprire chi siamo veramente e a cosa siamo chiamati. Il lievito opera con discrezione. Una volta mescolato nella farina, non è più visibile, si nasconde nella pasta e silenziosamente la fa lievitare. Il lievito ci insegna l’umiltà.

Si tratta ad esempio di non barricarci dentro casa subito dopo aver disinserito l’allarme al rientro dal lavoro e di cominciare a salutare i nostri vicini quando li vediamo, intrattenendoci un poco con loro, per conoscerli meglio senza pregiudizi; si tratta di avere un po’ più fiducia e di mettere da parte paura e diffidenza, quando al campanello suona qualcuno di colore o che non conosciamo, si tratta di aprirgli la porta anche solo per scambiare due parole e donare un pacco di pasta insieme ad un sorriso; si tratta di prendersi del tempo per ascoltare le storie degli altri, prenderle a cuore e farsi presenti con una telefonata o una visita; si tratta di condividere le proprie esperienze, nella consapevolezza che potrebbero tornare utili ad altri e al contempo arricchirsi, facendo tesoro delle esperienze degli altri; si tratta di far sì che le nostre case diventino veri luoghi di incontro e condivisione; si tratta forse semplicemente di esserci, di prendersi cura l’uno dell’altro, in casa e fuori casa. Se vogliamo essere lievito nella pasta del mondo, non aspettiamo, non rimandiamo! C’è sempre qualcuno che ha bisogno di noi, del nostro essere lievito di vita, speranza e amore.

tags: #Lievito

Post popolari: