Oggi, sulla Terra, non esiste virtualmente luogo o essere vivente che non contenga plastica. La conseguenza è che oggi, sulla Terra, non esiste virtualmente luogo o essere vivente che non contenga plastica, come ha confermato un altro studio uscito solo poche settimane prima, che descrive una realtà molto lontana dalla capitale dei Paesi Bassi vittima dell’overtourism: quella delle Alpi, cioè di un ambiente teoricamente incontaminato, a quote superiori ai tremila metri.
Tutti i mari sono pieni di plastiche, che stanno provocando gravi conseguenze su ecosistemi diversissimi tra loro, ma tutti messi a dura prova dell’eccesso di pesca, dal rumore, dagli scarichi delle navi e da quelli costieri e da innumerevoli fonti di contaminanti. Tutti i mari sono pieni di plastiche, che stanno provocando gravi conseguenze su ecosistemi diversissimi tra loro. La plastica che non si ferma sull’isola finisce poi nei fondali, che secondo alcune stime ne ospiterebbero, in tutto il mondo, 11 milioni di tonnellate, oppure sulle barriere coralline, dove contribuisce allo sbiancamento, interferendo con la capacità dei coralli di sfruttare la luce.
Attraverso la catena alimentare, le MNP approdano sulla Terra, in una nemesi infernale, e accedono a organi e tessuti, dove tendono ad accumularsi, con effetti ancora in gran parte da capire. Il resto, negli organismi terrestri, arriva dall’aria, che ne è letteralmente intrisa, a ogni latitudine. L’esito è che, per ricordare solo quanto scoperto nell’uomo, il numero di organi e tessuti dove si trovano le MNP, è in aumento costante: di fatto, dove si cercano, si trovano. Polmoni, fegato, cuore, reni, testicoli, cellule del sistema immunitario, intestino, vasi e placenta sono solo alcuni dei distretti corporei dove sono state trovate.
In generale, tuttavia, siamo ancora lontani da capire che cosa provochino le MNP nell’organismo, anche se un importante rapporto internazionale pubblicato nel 2023, ha ricordato che i danni alla salute umana già dimostrati sono decine, e non risparmiano nessuna età, dal concepimento alla vecchiaia. Si sono visti effetti su riproduzione, cancro, sviluppo cognitivo e sessuale, funzionalità endocrina, malattie metaboliche, cardio- e cerebrovascolari, obesità, diabete e molto altro, in ricerche condotte in modi diversi, sia in vitro che su modelli animali che su campioni di individui. Basterebbero gli ostacoli posti da un panorama così vasto e variegato a rendere gli studi di real life quasi inaffrontabili.
Inoltre, se analizzare materiali come la neve o i sedimenti marini è relativamente facile, verificare che cosa accade nei tessuti degli organismi viventi in cui si depositano le MNP in certi casi, come quello del cervello, è impossibile fino a quando non si dispone dell’organo dopo la morte, e in altri casi è comunque arduo. E tutto è rallentato ulteriormente dal fatto che, al momento, non abbiamo ancora le tecnologie adeguate.
Leggi anche: Ricetta Hamburger Gourmet
Una delle ultime, per esempio, pubblicata su PNAS dai ricercatori della Columbia University di New York, ha mostrato gli effetti delle microplastiche sulla fotosintesi a livello globale: una diminuzione compresa tra il 7 e il 12%. La quale si traduce in perdita di raccolti del 4-12% per i cereali e dello 0,3-7% del pescato, perché l’oscuramento della fotosintesi avviene anche tra le alghe.
Gli studi degli ultimi anni hanno dimostrato che esistono diverse specie di batteri e organismi di vario tipo che degradano le plastiche, trasformandole in nutrimento. Suscitano poi molte speranze i vermi mangia-plastica su cui lavora l’italiana Federica Bartocchini che, partendo da vermi della cera chiamati Galleria mellonella, ha identificato gli enzimi che questi sintetizzano per degradare le plastiche, ribattezzati Cerers e Demeter. La scoperta potrebbe avere ripercussioni rilevanti, perché è possibile che i due enzimi siano sufficienti per la degradazione.
Intanto, da due anni la comunità internazionale discute su un possibile trattato per limitare produzione e uso, senza trovare un accordo. Uno dei primi provvedimenti adottati da Donald Trump è stato un decreto che sembrava riguardare un aspetto irrilevante della quotidianità dei suoi concittadini: l’utilizzo delle cannucce nei drink. Dovevano tornare a essere in plastica, perché quelle di carta erano scomode. Solo negli Stati Uniti, di cannucce, se ne consumano ogni giorno tra i 350 e i 500 milioni, ciascuna in media per meno di trenta minuti.
Nella lotta quotidiana contro gli sprechi alimentari abbiamo delle insostituibili alleate: le pellicole per alimenti. In plastica trasparente o in alluminio, questi comodi rotoli sono preziose in cucina perché consentono di isolare il cibo dall’aria e dai microbi (come batteri e muffe), proteggendoli e consentendo di conservarli più a lungo. Le pellicole per alimenti sono testate e sicure. A patto, però, di usarle in modo corretto.
Come va cucinato l’hamburger? Le indicazioni di Guido Mori
Sicurezza delle Pellicole per Alimenti
Le pellicole per alimenti sono sottoposte a un’ampia legislazione sia nazionale che europea, basata sul principio che tutto quello che viene a contatto con gli alimenti deve essere sicuro, ossia non deve “cedere” ai prodotti alimentari delle sostanze chimiche in quantità tali che possano avere effetti sulla salute del consumatore. Il problema maggiore è costituito dagli ftalati, utilizzati per rendere il PVC più flessibile e che, a contatto con alimenti grassi, tendono a migrare in essi. La forte esposizione agli ftalati può provocare delle conseguenze perché si tratta di interferenti endocrini, ossia sostanze capaci di provocare alterazioni a livello endocrino, metabolico e riproduttivo.
Leggi anche: Rischi per la Salute: La Plastica negli Hamburger
Proprio per evitare possibili migrazioni pericolose, già dal 2007 la legislazione europea ha vietato l’uso degli ftalati nelle pellicole destinate agli alimenti e ha stabilito che nei contenitori plastici possano essere presenti in concentrazioni non superiori allo 0,05%. Nelle pellicole per alimenti al posto degli ftalati si usano dei plastificanti adipati che, sottoposti a vari studi, non destano preoccupazioni e che sono considerati non nocivi dall’Oms. Infatti le eventuali migrazioni di adipati avvengono solo se la pellicola resta a contatto con olio puro a 40°C di temperatura per oltre 10 giorni: una situazione limite non certo comune in cucina.
Per andare sul sicuro è indispensabile leggere con attenzione le etichette delle pellicole per alimenti. Il primo aspetto da verificare è che vi compaiano la dicitura “per alimenti” e il logo con bicchiere e forchetta: è il marchio europeo che identifica i materiali adeguati a entrare in contatto con gli alimenti. Ma soprattutto occorre prestazione attenzione alle eventuali avvertenze e limitazioni d’uso: non tutte le pellicole sono adatte al microonde o possono essere usate a contatto con cibi caldi o grassi.
Un altro consiglio è quello di verificare lo stato di questi rotoli di pellicola: poiché vengono maneggiati spesso in cucina, posso essere graffiati o macchiati, sporchi o umidi, oppure possono essere diventati ingialliti perché aperti da tempo. In tutti questi casi è meglio non utilizzarli e acquistare pellicole nuove.
Tipi di Pellicole Trasparenti
Sembrano tutte uguali, ma in realtà si differenziano per il tipo di materiale plastico usato, che ne determina anche gli utilizzi migliori e quelli sconsigliati. Alcune pellicole sono in polietilene (PE), un materiale protettivo e impermeabile, stabile dal punto di vista chimico, e quindi adatto per ogni tipo di alimenti, compresi quelli grassi o contenenti alcol. Il PE, però, è meno aderente e flessibile del più costoso polivinilcloruro di vinile (PVC), il materiale più diffuso, soprattutto nelle pellicole che si presentano come “ultra” o “super” aderenti.
Il vantaggio del PVC, infatti, è che, facendo minor condensa ed essendo più permeabile, fa durare di più gli alimenti (sino al doppio), resiste a temperature più alte (100°C contro i 60°C del PE), è più trasparente e facile da tagliare.
Leggi anche: Rischi per la salute: la plastica negli hamburger.
Pellicole di Alluminio
Non hanno praticamente problemi di sicurezza e sono un’ottima barriera contro l’umidità, l’ossigeno, la luce e gli odori intensi di alcuni alimenti. Ma la loro dote principale resta la versatilità termica: un cibo avvolto nell’alluminio può essere tolto dal freezer e messo direttamente in forno. Inoltre la pellicola di alluminio mantiene costante, almeno per breve tempo, la temperatura di un alimento, sia che si tratti di una ricetta bollente sia che sia congelata. Tra tanti pregi non mancano alcuni difetti: nel microonde non si può usare la pellicola in alluminio mentre le vaschette in alluminio sono sicure, facendo attenzione che tocchino le pareti del forno.
Ormai si è diffusa sempre di più l’abitudine di comprare cibi già pronti per essere poi cucinati in casa, come nel caso degli hamburger… eppure c’è un errore che tutti commettiamo. Ecco di cosa si tratta. Impossibile negare che ormai molti di noi conducono una vita frenetica e che ci mette nelle condizioni di trascorrere poco tempo in cucina, impossibilitati a preparare da noi vari piatti e ricette semplici come nel caso degli hamburger. Inoltre, poi, c’è il rovescio della medaglia, ovvero che alcuni alimenti, come nel caso dei preparati di carne sono davvero deliziosi una volta fatti dagli esperti del mestiere in macelleria. Oggi, però, concentriamo la nostra attenzione sugli hamburger e le modalità di cottura.
Pellicola sull’Hamburger: È Davvero Tossica?
Questa è una domanda che spesso ci poniamo in relazione a questo tipo di alimento, credendo che la pellicola di conservazione dell’hamburger possa essere tossica. Innanzitutto, è bene ricordare che si tratta di una pellicola di conservazione che mantiene lo stato dalla carne e di tutti gli elementi che compiono l’hamburger, evitando anche la carne diventi nera o che possa essere intaccata dall’acqua di condensa che si crea dentro le confezioni.
La pellicola che troviamo sopra gli hamburger è fatta di cellophane, nonché una cellulosa rigenerata che niente ha che vedere con la plastica. Si tratta, quindi, di un velo protettivo sulla carne che ci porta alla seconda domanda: quando va rimossa, prima o dopo la cottura?
La Pellicola Va Tolta Dagli Hamburger Durante la Cottura?
Impossibile negare come prima della cottura molti di noi eliminiamo la pellicola dagli hamburger, credendo che questa possa essere tossica sulla carne soprattutto quando questa va messa poi sulla piastra calda. Eppure, per chi non lo sapesse si tratta, davvero, di un gravissimo errore. Come abbiamo avuto modo di spiegare precedentemente, la pellicola che viene posta sulla carne non è dannosa trattandosi di una cellulosa naturale, creata appositamente per preservare l’alimento anche durante la cottura, mantenendo anche la forma del nostro hamburger una volta messa sulla piastra, griglia, ecc…
Quindi, non dobbiamo togliere la pellicola dall’hamburger mentre cucina, ma solo dopo che l’alimento è cotto quando stiamo per servirlo in tavola. La pellicola non intaccherà la carne ma la proteggerà anche da eventuali batteri… servendo in tavola un alimento perfetto. Provateci anche voi e vedrete!
Ieri ho scongelato due hamburger nel microonde e dopo gli ho cucinati, ma non mi ero accorta che erano presenti due pellicole di plastica in mezzo a essi. Ho ingerito quindi questa plastica sciolta e ora sono molto preoccupata. La pellicola degli hamburger è fatta di cellulosa rigenerata. Pertanto, non si tratta di materie plastiche.
Consigli Medici
Gentile paziente, non si allarmi. La pellicola che riveste gli hamburger è fatta di cellulosa rigenerata (o cellophane per alimenti) e non contiene, quindi, quelle sostanze solitamente presenti nelle plastiche che risultano veramente dannose per il nostro organismo, come il bisfenolo A o gli ftalati. Non è comunque consigliabile cuocere gli hamburger con il cellophane e certamente non è auspicabile ingerirlo, ma piccole quantità possono passare attraverso il sistema digestivo senza causare danni, per cui se non manifesta particolari sintomi stia tranquilla.
Ogni tanto qualche incidente o svista domestica può capitare. Non si preoccupi resterà in salute senza avere conseguenze. La descrizione riportata dai colleghi è esatta, quindi non ha nulla di cui preoccuparsi. Cordiali saluti Dott.
La pellicola degli hamburger è di cellulosa rigenerata, considerata un materiale sicuro e il tuo corpo è in grado di espellere naturalmente sostanze non digeribili. Quindi, tranquillo! Tuttavia, ti consiglio di non prendere l'abitudine di mangiarla, potrebbe non essere il miglior condimento.
Le posso confermare di non allarmarsi, anche se le consiglio di prestare maggiore attenzione la prossima volta. Resto a disposizione per ulteriori informazioni. Io consiglio di toglierla prima di cucinare la carne ma nel suo caso non deve preoccuparsi, non le succederà niente..per la prossima volta è importante comunque prestare più attenzione.
Anche se non è consigliabile cuocere gli hamburger con il cellophane e certamente non è auspicabile ingerirlo, piccole quantità possono passare attraverso il sistema digestivo senza causare danni. Buonasera, quelle pellicole solitamente sono di cellulosa rigenerata. In ogni caso non vanno mangiate. Per una sola volta il rischio è molto basso quindi può stare tranquilla!
Non deve fare assolutamente nulla. La prossima volta faccia più attenzione ma per ora non si preoccupi. Il materiale con cui sono fatte le pellicole degli hamburger è cellulosa rigenerata, non nociva per la salute.
C'è una situazione che mi sta un po' angosciando e vorrei chiedervi un consulto. Per circa otto volto ho inserito dentro il forno elettrico degli hamburger con la pellicola che li riveste. Avevo chiesto al mio macellaio se si potesse fare e lui mi avevo detto di sì certamente. Devo dire che stessa cosa la fanno alcuni miei amici. Tuttavia questa pratica non mi ha mai convinta del tutto perché qualsiasi plastica, sia cellophane o polipropilene o di altro tipo non può supportare temperature elevate. Gli hamburger venivano infornati a 185/190 gradi per mezz'ora.
La pellicola di sopra, invece, si appiccicava sulla carne, la vedevo restringere, raggrinzire e alcune volte per qualche hamburger ci sono stata un po' di più per rimuovere la pellicola dall'hamburger per via di questa forte adesione (fusione non so) . . . ad ogni modo quando staccavo la pellicola parte di carne andava via con essa... (Io non giravo mai gli hamburger dentro il forno). La mia preoccupazione va a mia figlia di tre anni e quasi tre mesi. Ha mangiato questi hamburger per la prima volta due mesi fa (ed in casa nostra pure noi), esattamente per otto volto, anche se non un hamburger intero, bensì 40/50 grammi, quindi delle volte era metà hamburger, delle volte anche meno di metà, dipendeva dal peso.
Adesso sono in ansia... sicuramente la pellicola si sarà fusa con la carne ma io non ho compreso bene la cosa, anche perché pensavo fosse pratica giusta. La parte di carne che restava attaccata alla pellicola ovviamente finiva nella pattumiera, però non posso escludere parte di pellicola fusa o cose tossiche ricadute sull'hamburger durante la cottura in forno. D'altronde la plastica avrà subito una degradazione termica... magari ha rilasciato sostanze sulla carne e mi sto preoccupando. Vi chiedo: devo stare in pensiero per mia figlia a seguito di questi 8 episodi? Avranno effetti tossici, cancerogeni?
Alcuni tipi di plastica, a contatto con il calore, possono rilasciare particelle che vanno a contaminare il cibo; in Italia esiste perciò una legge che fissa i “limiti di migrazione” (delle particelle). Il Pvc, per esempio, è un derivato dal petrolio e dal cloro costituito da molecole di cloruro di vinile che, con l’aggiunta di altre sostanze, può assumere forme diverse che vanno dalla vaschetta rigida e colorata che contiene la margarina alla pellicola per alimenti, flessibile e trasparente. Il cloruro di vinile è dannoso per reni e vescica (c’è anche un rischio cancro). Per questo motivo i produttori di pellicole per alimenti devono scrivere tra le avvertenze di evitare il contatto con alimenti costituiti da grassi e oli (che favoriscono la migrazione di particelle).
Un altro derivato del petrolio è il polistirolo: piatti, posate e bicchieri, che vengono generalmente prodotti con questo materiale, devono rientrare nei limiti di migrazione imposti dalla legge e subiscono quindi dei test prima di essere messi in commercio.
Ho notato da due giorni che i miei occhi sono diventati un po’ gialli (solo nella congiuntiva bulbare, ma il color giallo è veramente piccolo), riscontro anche sonnolenza, lieve perdita dell’ appetito e le feci sono color marrone. Ho notato che quando corro ho dolore al fegato che poi scompare con il riposo (anche se ogni tanto ho qualche fitta senza che io faccia qualcosa) Inutile dire che sono riprecipito nel panico, Lei cosa ne pensa?
Tabella riassuntiva dei materiali delle pellicole e loro utilizzo:
| Materiale della Pellicola | Caratteristiche | Utilizzi Consigliati | Precauzioni |
|---|---|---|---|
| Polietilene (PE) | Protettivo, impermeabile, stabile chimicamente | Ogni tipo di alimento, inclusi quelli grassi e alcolici | Meno aderente e flessibile del PVC |
| Polivinilcloruro (PVC) | Aderente, flessibile, fa durare di più gli alimenti | Alimenti che richiedono maggiore conservazione | Evitare il contatto con cibi molto caldi o grassi |
| Alluminio | Ottima barriera contro umidità, ossigeno, luce e odori | Alimenti da conservare a lungo, adatta per forno e freezer | Non utilizzare nel microonde |
| Cellulosa Rigenerata (Cellophane) | Materiale naturale, biodegradabile | Avvolgere gli hamburger per preservarne la forma e freschezza | Non tossica, ma è preferibile rimuoverla prima della cottura |
tags: #Hamburger