L'opera "San Giorgio e il Drago" di Vittore Carpaccio, datata 1502, è uno dei capolavori custoditi nella Scuola di San Giorgio degli Schiavoni a Venezia. Questo ciclo pittorico, realizzato tra il 1502 e il 1507, comprende una serie di "teleri" (grandi tele) che narrano le storie dei santi protettori della confraternita: San Giorgio, San Girolamo e San Trifone.
San Giorgio e il Drago di Carpaccio
Il Contesto Storico e la Scuola di San Giorgio degli Schiavoni
La Scuola di San Giorgio degli Schiavoni fu eretta nel 1451 per accogliere le persone provenienti dalla Dalmazia, regione che all'inizio del XV secolo era sotto il dominio veneziano. Le Scuole a Venezia, nate per scopi di assistenza sociale, erano rette da confraternite laiche e non dipendevano dalla Chiesa. Queste istituzioni erano dedicate alle opere di misericordia e rappresentavano una combinazione di organizzazioni non governative di volontariato, lobbies e partiti politici.
I dipinti furono commissionati dalla comunità dalmata veneziana. Probabilmente tra i finanziatori figurò Paolo Valaresso, provveditore della fortezza di Corone in Morea: le storie di S. Giorgio, santo guerriero che uccide il drago, riflettevano l’ideologia militare del conflitto contro i turchi, l’ansia dello scontro frontale e dell’eliminazione fisica del nemico.
La Leggenda di San Giorgio e il Drago
La storia di San Giorgio che uccide il drago è narrata nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. Il racconto è ambientato nella città libica di Selene, situata in un lago dove viveva un tremendo drago. Per placare la fame del drago, i cittadini offrivano due pecore al giorno. Quando gli animali finirono, furono costretti a estrarre a sorte giovani del popolo, tra cui la principessa. Giorgio, trovandosi di passaggio, scorse la giovane in pericolo, assalì il drago ferendolo con la lancia e invitò la principessa a usare la sua cintura come guinzaglio per condurre il drago in città.
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Giorgio promise di uccidere il drago se tutti si fossero convertiti a Cristo. Dopo il battesimo del popolo, Giorgio uccise il drago e rifiutando un compenso in denaro scomparve nel nulla.
Analisi dell'Opera di Carpaccio
Nella tela, San Giorgio è raffigurato al galoppo nell'atto di trafiggere la testa del drago, mentre la principessa si trova sullo sfondo a destra. In uno scenario di combattimento, le cromie terrose amplificano l'ambientazione desertica, che appare arida. Alla base del dipinto emergono alcuni scheletri che testimoniano i delitti compiuti dal drago: i resti di una donna e quelli di un uomo con un piede staccato, teschi anche di animali sparsi ovunque.
Augusto Gentili suggerisce che il racconto della Legenda Aurea è costituito da una serie di simboli e metafore che trattano argomenti di ordine sociale e religioso. Per esempio nella conversione dei cittadini, Giorgio si qualifica come sacerdote cristiano, il quale invita la principessa a togliersi la cintura virginale per avvolgerla intorno al collo del drago, come segno di sconfitta della lussuria, poiché da quel momento la giovane divenne disponibile alle nozze.
Simbolismo e Interpretazioni
Gentili parla di uno straordinario repertorio di simboli e segni: il drago è immagine di lussuria che porta alla morte, e i rettili sono il suo lugubre corteo. I due giovani sono stati divorati dal mostro: la lussuria ha dilaniato la loro innocenza. La principessa è una figura sulla soglia: è africana, pagana, ma è vestita in una foggia quasi del tutto occidentale, la cintura alla vita come una casta fanciulla; se ne sta assorta e compunta come una Vergine annunciata, per niente spaventata, sicura della vittoria del suo campione, con le mani giunte in un gesto tradizionale di preghiera.
San Giorgio è stato sempre accostato nella tradizione agiografica al ruolo di guerriero cristiano e cavaliere crociato, e qui è bellissimo, in sella al suo cavallone ritagliato in nero, mentre contrasta con la lancia ben piantata lo scatto sulle diagonali della fiera.
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Dettaglio di San Giorgio e il Drago
Lo Stile di Carpaccio
Carpaccio si formò e coltivò la sua arte osservando la tradizione pittorica veneziana dei Bellini, dei Vivarini, così come di altre influenti personalità e tendenze artistiche, guardando alla lezione dei toscani, dei ferraresi, di Antonello da Messina, dei tedeschi (si pensi a Dürer) e dei fiamminghi. Nel dipingere adottò così molteplici ‘registri’ personali, dal giocoso al teatrale, dall’aneddoto alla satira, giungendo anche a supremi vertici di poesia, psicologismo, drammaticità e profondità spirituale.
Fu per questi aspetti che Carpaccio fu di fatto uno degli inventori della pittura europea “di genere”, riconosciuto come un insuperato “narratore di storie”; infatti fu sempre celebrato soprattutto per i suoi cicli, ovvero serie coordinate di tele (teleri) che tramandano articolati racconti sacri.
Il Ciclo Pittorico Completo
Le pitture furono eseguite dal 1501 al 1511, dopo che Carpaccio aveva completato il bellissimo ciclo con le “Storie di S. Orsola” (1490-1496), ora nelle Gallerie dell’Accademia, sempre a Venezia. Sulla parete sinistra, S. Giorgio combatte col drago, Il santo conduce in città il drago e l’uccide. Sulla parete di fondo, a sinistra, Il santo battezza il re Aio e la regina nella città di Selene di Libia. All’altare, Madonna col Bambino, attribuita alla bottega. A destra, S. Trifone (patrono di Càttaro) libera da un basilisco la figlia dell’imperatore Gordiano. Alla parete destra, Orazione nell’orto; Vocazione di Matteo; S. Girolamo (patrono della Dalmazia) conduce nel monastero il leone ammansito; Esequie di S. Girolamo; S. Agostino nello studio.
| Opera | Descrizione |
|---|---|
| San Giorgio combatte con il drago | Raffigura il santo durante lo scontro con il drago, con la principessa sullo sfondo. |
| Il trionfo di San Giorgio | Mostra il santo che conduce il drago in città con la cintura della principessa. |
| San Giorgio battezza il re e la regina | Illustra il battesimo dei sovrani di Selene dopo la sconfitta del drago. |
| San Girolamo conduce il leone nel convento | Mostra San Girolamo che porta un leone ferito al monastero. |
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