Talvolta si sente parlare di intolleranza al lievito. Ma esiste veramente? Facciamo chiarezza. Nonostante si tratti di un disturbo piuttosto recente, i casi segnalati hanno conosciuto negli ultimi anni un rapido aumento. Per molto tempo si è dibattuto se inserire l’intolleranza al lievito tra le malattie legate al campo della nutrizione e ancora oggi molti specialisti non la riconoscono come tale.
Questo perché, nonostante diverse somiglianze con le altre intolleranze alimentari, l’intolleranza al lievito presenta uno sviluppo e una progressione molto diverse. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e come affrontarla.
Si può essere intolleranti o allergici al lievito?
È possibile soffrire di intolleranza al lievito? La risposta in breve è: no, o meglio, non esattamente. Con il termine intolleranza al lievito viene indicata in ambito medico una disbiosi intestinale della flora batterica presente con sovra-crescita della componente di funghi, in particolare del lievito Candida albicans. Si tratta, in realtà, di una definizione piuttosto generica, che indica l’intero complesso di disturbi legati all’assunzione di questi nutrienti.
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Proprio quest’ultimo aspetto ha portato diversi studi a sottolineare l’incorrettezza della definizione stessa di “intolleranza al lievito”. Secondo queste osservazioni, i sintomi solitamente citati dalle persone affette da questo disturbo sono riconducibili a un malessere passeggero, dovuto nella maggior parte dei casi ad una dieta sbilanciata e al conseguente squilibrio della flora batterica.
Questo dato sembra essere confermato anche dall’analisi immunologica: a differenza di altre intolleranze alimentari, quella legata al lievito non sarebbe, infatti, collegata al sistema immunitario, bensì provocata da altri fattori esterni e quindi, per questo, non direttamente ricollegabile alle intolleranze alimentari conosciute.
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Quali sono i sintomi dell'intolleranza al lievito?
Ad ogni modo, è facile capire il perché della confusione. In alcuni soggetti infatti l’assunzione di lieviti provoca una sintomatologia molto simile a quella di alcune intolleranze, come l'intolleranza al glutine o al lattosio.
I sintomi più comuni, che vengono confusi con un qualche tipo di intolleranza al lievito sono:
- Difficoltà digestive
- Gonfiore addominale e flatulenza
- Diarrea o stipsi
- Spossatezza e stanchezza
- Candidosi
- Eczemi e irritazioni
- Ritenzione idrica anomala
- Mal di testa
- Dolori articolari
L’intolleranza al lievito può avere effetti anche molto fastidiosi sul benessere dell’organismo, e influenzare in maniera significativa la qualità della vita. Vediamo insieme nel dettaglio i sintomi principali:
- Stanchezza: uno dei primi sintomi che si manifestano in presenza di questo disturbo è la mancanza di forze.
- Spossatezza: discorso simile vale anche nel caso di fenomeni di spossatezza, dovuti anche in questa occasione alle reazioni provocate dal sistema immunitario.
- Difficoltà di digestione: tra i principali sintomi dell’intolleranza al lievito troviamo anche quelli legati ai processi digestivi, che riguardano sia stomaco che intestino.
- Gonfiore addominale: spesso accompagnato da fenomeni di meteorismo e seguito da episodi di diarrea o stitichezza, il gonfiore addominale è generalmente provocato da un consumo eccessivo di lieviti.
Cause dell'intolleranza al lievito
Benché le condizioni che portano allo sviluppo di forme di intolleranza al lievito possano variare anche significativamente da paziente a paziente, è comunque possibile osservare come queste siano nella quasi totalità dei casi connesse a determinate scelte alimentari. Nello specifico, l’adozione di una dieta caratterizzata da un alto contenuto di lievito di birra e alimenti fermentati favorisce l’insorgere della disbiosi intestinale.
L’alimentazione non rappresenta, tuttavia, l’unica possibile causa dell’insorgere di questo disturbo. Diversi studi hanno evidenziato, infatti, la stretta connessione tra uno stile di vita sedentario e l’intolleranza al lievito. Lo stesso dicasi per il consumo di alcolici, come birra o vino, che contribuiscono allo squilibrio della flora batterica intestinale.
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Un altro fattore che può influire significativamente quando si parla di flora batterica è l’utilizzo di farmaci. Tra quest’ultimi troviamo gli antibiotici, i corticosteroidi e le terapie ormonali, come la pillola anticoncezionale o la terapia sostitutiva orale. Se assunti per periodi prolungati, tali medicinali alterano la composizione batterica dell’intestino, esponendolo ad una maggiore sensibilità ai nutrienti introdotti tramite l’alimentazione.
La Disbiosi Intestinale
Nel nostro intestino vivono una quantità di batteri e microrganismi, la cosiddetta flora batterica, che aiuta nei processi digestivi ed è collegata al sistema immunitario. Quando l’equilibrio della flora batterica intestinale si “rompe” parliamo di disbiosi: un eccesso di batteri potenzialmente dannosi che vanno ad irritare l’intestino, portando alla sintomatologia che abbiamo descritto poc’anzi e che molti confondono per intolleranza al lievito di birra.
La disbiosi non è causata solamente da un’alimentazione errata, ma può essere provocata anche dall’assunzione di determinati farmaci - come gli antibiotici -, oppure condizioni come lo stress.
Test per l’intolleranza al lievito
Qualora si sospetti di soffrire di un’intolleranza al lievito, ovvero di una disbiosi intestinale, è possibile chiedere un consulto ad un professionista.
Ad oggi esistono diversi test per valutare il benessere della flora intestinale:
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- Breath test: simile a quello che viene effettuato per l’intolleranza al lattosio. Si analizza l’espirato del paziente per valutarne la composizione.
- Coprocultura: Esame delle feci, per analizzare l’eventuale presenza e quantità di specie batteriche.
- Test delle urine: Viene effettuato in particolare alla ricerca di molecole quali Scatolo e Indicano, che in quantità elevate suggeriscono un’alterazione rispettivamente del microbiota del colon e dell’intestino tenue.
Dunque, poiché l’intolleranza al lievito come reazione avversa agli alimenti non esiste, non vi sono neppure test specifici e di comprovata evidenza scientifica per la sua diagnosi e quelli attualmente proposti - quali il Dria, il Vega, il citotossico o l’analisi del capello - non sono efficaci.
Consigli su come comportarsi a tavola
La disbiosi intestinale, spesso confusa con delle forme di intolleranza al lievito o allergia, può, in realtà, venire prevenuta tramite alcune buone pratiche da tenere a tavola, durante i pasti. Risulta infatti che una dieta ricca di prodotti fermentati e contenenti lievito di birra possa infatti portare all’acuirsi della sintomatologia. Dove possibile, sostituire il lievito con ingredienti equivalenti.
Cosa mangiare se si hanno sintomi di “intolleranza al lievito”?
Il consiglio è quello di adottare una dieta equilibrata, limitando l’assunzione di lievitati e di alcolici e, in generale, di alimenti che possano rompere l’equilibrio della flora batterica intestinale. Anche l’assunzione di una corretta quantità di fibre e di almeno due litri d’acqua ogni giorno aiuta la mobilità intestinale e dunque a mantenere equilibrata la flora batterica.
Inizialmente, è importante seguire una dieta priva o a consumo ridotto di lievito, sostituendo tutti gli alimenti che lo contengono con prodotti non lievitati per un periodo. Successivamente, è possibile provare a reintegrare il lievito gradualmente e monitorando i sintomi.
Alimenti da evitare:
- Prodotti da forno lievitati (pane, biscotti, torte, salatini)
- Condimenti come aceto e salse
- Frutta secca (mandorle, pistacchi, noci, nocciole)
- Agrumi, fichi, datteri, uvetta e prugne
- Funghi e tartufi
- Pomodori in scatola e conserva
- Carni affumicate e verdure in salamoia
- Cioccolato
- Bevande alcoliche (birra, vino, alcuni superalcolici fermentati)
- Brodi e dadi con estratto di lievito
- Formaggi stagionati e muffati
Alimenti da preferire:
- Verdure e frutta fresca
- Cereali e legumi
- Carne magra, pesce fresco e uova
- Formaggi freschi e burro
- Oli e grassi
- Acqua, tisane, caffè
- Pane senza lievito (piadine, pane azzimo)
- Dolcificanti come miele, stevia e sciroppo d’acero puro
- Spezie ed erbe (rosmarino, curcuma, aglio, pepe)
- Cereali alternativi (farina di cocco, mandorle, tapioca)
- Prodotti sostitutivi senza lievito
Come sostituire il lievito nelle preparazioni da forno:
- Lievito in polvere (bicarbonato di sodio e cremor tartaro)
- Acqua frizzante e bicarbonato
- Succo di limone e bicarbonato
- Uova montate a neve
- Yogurt, kefir e panna acida (combinati con bicarbonato di sodio)
L'Intolleranza al Lievito Fa Ingrassare?
Dunque, l’”intolleranza al lievito” fa ingrassare? No. Tuttavia, un’alimentazione e uno stile di vita errati e sbilanciati possono causare disbiosi intestinale e favorire l’accumulo di grasso, e dunque l’aumento di peso.
Quando è davvero colpa del lievito
Detto ciò, non è possibile escludere del tutto che in alcuni soggetti il lievito - come qualunque altro ingrediente - possa scatenare un’allergia, dove però i sintomi non hanno nulla a che fare con il gonfiore addominale, ma sono pressoché respiratori, come rinite e asma, oppure dermatologici.
«In questo caso, deve essere un allergologo a indicare il percorso migliore da seguire per diagnosticare il problema», precisa il dottor Piolanti. «Se invece dopo un pasto moderato oppure uno spuntino a base di lievitati si continuano ad avvertire disturbi transitori a livello gastrointestinale, è bene verificare l’eventuale presenza di un’allergia alimentare scatenata da altri ingredienti che si accompagnano al lievito, come il grano per esempio.
È importante ricordare che, in caso di disturbi persistenti, è sempre consigliabile consultare un medico specialista per una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato.
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