La combinazione di spaghetti e cinema evoca immediatamente un forte legame con l'Italia. Questo binomio, da sempre perfetto, è stato portato sul grande schermo dallo "chef" Sergio Leone.

Le sue pellicole, pur non vedendo gli spaghetti come protagonisti diretti, hanno reso celebre il genere "Spaghetti Western". Questo nome ha contribuito in modo significativo alla notorietà del cinema western italiano.

Spaghetti Western

Tuttavia, gli spaghetti hanno conquistato un ruolo da attori nel corso della storia italiana, iniziata forse con la dominazione araba nel Meridione. Un esempio significativo è nel film "L’onorevole Angelina" (1947), con Anna Magnani, dove una scena di spaghettata collettiva presenta l'immagine della tipica famiglia italiana unita intorno a un tavolo.

Alberto Sordi e gli Spaghetti: Un'Icona del Cinema Italiano

Alberto Sordi ha regalato al cinema italiano momenti memorabili con gli spaghetti. In "Una vita difficile", li divora con la fame di chi non ha interesse per le discussioni politiche. Nel film di Dino Risi del 1961, Sordi e Lea Massari frequentano una famiglia nobile per gustare un piatto di pasta.

Ma è in "Un americano a Roma" (1954), di Steno, che Sordi, interpretando Nando, crea un'immagine iconica con un enorme piatto di spaghetti. Questa scena è rimasta impressa nella storia del cinema italiano.

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Anche in "Fumo di Londra" (1966), Sordi, stanco del cibo inglese, si immerge in un piatto di spaghetti in un ristorante italiano. Questi esempi dimostrano come il binomio Sordi-spaghetti sia vincente.

Alberto Sordi spaghetti

Anche quello tra Sordi e gli spaghetti, dunque, è un binomio che funziona. Sempre nella capitale britannica è ambientato anche “Spaghetti House”, di Giulio Paradisi. Una pellicola del 1982 con Nino Manfredi che in un ristorante gestito da italiani, durante una rapina, vede i protagonisti rapiti rinchiusi in uno sgabuzzino e costretti a mangiare pasta cruda. “Buona! Ma perché non ci abbiamo pensato prima?” si chiede uno degli ostaggi.

Alberto Sordi racconta la sua domenica - „Domenica In” con Edwige Fenech e Pippo Baudo (21.12.1980)

Altri Protagonisti e le Loro Interpretazioni

Aldo Fabrizi è noto per diverse apparizioni con gli spaghetti, come in "C’eravamo tanto amati" (1974) di Ettore Scola. Totò, il principe della risata, mangia spaghetti con le mani in "Miseria e nobiltà", offrendo un'immagine spassosa della realtà italiana. Anche in "Totò e la malafemmina" (1956), i due attori portano scorte di cibo, inclusi gli spaghetti.

Spaghetti "a Colori" e Commedie Moderne

Nel 1985, gli spaghetti diventano protagonisti di "A me mi piace", con Enrico Montesano che rimprovera l'amante americana per aver servito pasta scotta. La comicità nasce dal contrasto tra spaghetti al dente e pasta cruda. Negli anni '80, "Spaghetti a mezzanotte", con Lino Banfi e Barbara Bouchet, offre una scena memorabile con pasta all’arrabbiata.

Pasta al Cinema: 10 Film Cult da Non Perdere

In occasione della venticinquesima edizione del World Pasta Day, ecco una selezione di 10 film cult in cui la pasta è protagonista:

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  1. Un americano a Roma (1954): Alberto Sordi e la celebre frase "Maccherone, m’hai provocato e io ti distruggo".
  2. Mangia, prega, ama (2010): Julia Roberts assapora spaghetti al pomodoro e basilico a Roma.
  3. Fantozzi: Paolo Villaggio evade dalla clinica grazie a un piatto di spaghetti alla Montecristo.
  4. Piovono polpette (2009): Un tornado di spaghetti and meatballs.
  5. Parenti serpenti (1992): Una famiglia a tavola con fedelini al tonno durante le feste natalizie.
  6. Miseria e nobiltà (1954): Totò si lancia a mani nude sugli spaghetti.
  7. Bomber (1982): Bud Spencer gusta un piatto di tagliolini.
  8. Il ritorno di Don Camillo (1953): Don Camillo e Peppone condividono un piatto di spaghetti.
  9. Lilli e il vagabondo (1955): I protagonisti dividono spaghetti con le polpette.
  10. City Lights (1931): Charlie Chaplin e una scena comica con gli spaghetti.
World Pasta Day

La Storia e le Origini della Pasta

C’è chi sostiene che i maccheroni siano nati in Cina, dal momento che anche Marco Polo nel suo “Milione” ne fa riferimento esplicito. Ma se fosse così, da dove ha origine il loro nome? Quasi certamente in Grecia. Partendo dalla Cina, attraverso la Grecia, giungiamo a quello che comunemente è considerato il luogo di nascita del maccherone: Napoli, ex colonia greca.

Proprio perché la pasta, e ancor più la pasta asciutta, ha origini misteriose, è interessante riportare la meravigliosa leggenda che Matilde Serao, scrittrice e giornalista italiana di fine ‘800, elaborò per raccontarne l’origine. Narra la scrittrice che “nel 1220, regnando Federico II di Svevia, re di Napoli e di Palermo, viveva all’ombra del Vesuvio in contrada Posanova, il misterioso mago Chico. Abitava in una casa malfamata: uno strozzino al primo piano, una donna di facilissimi costumi al secondo, ladri esperti al terzo, questi erano i coinquilini di Chico, il quale viveva in due stanzette all’ultimo piano, che non apriva mai al bel sole di Napoli. Il mago passava le sue giornate facendo cose misteriose, ciabattando di continuo tra la cucina e la stanza da letto. Più d’uno asseriva di averlo visto talvolta tutto bianco come un lenzuolo, con strani strumenti in mano, chi dinanzi ad una grande pentola in ebollizione. Altri, ancora, narravano d’averlo visto con le mani lorde di sangue fino al gomito. Nel portone accanto al suo, anche lei all’ultimo piano, viveva Jovannella, giovane cuoca alla corte di re Ferdinando. Pettegola oltre ogni dire, la donna cercava da anni di scoprire a che cosa stesse armeggiando Chico. E un bel giorno, attraverso la fessura di una porta che non chiudeva bene, Jovannella riuscì a scoprire a che cosa servivano le erbe aromatiche e i pomodori che il fedele servo di Chico acquistava quotidianamente al mercato: per preparare una salsa da spargere su una pasta preparata in casa. Detto fatto, Jovannella corse a corte e propose al primo cuoco del re di lasciarle preparare un piatto segreto.

Certo è che a Napoli, comunque, i maccheroni erano un piatto già conosciuto nel Seicento, al tempo dei viceré spagnoli. È semplice: far soffriggere la cipolla, tagliata fine, in un fondo d’olio insieme ai filetti di pomodoro (che vanno spellati, privati di seme e tagliati a liste sottili). Salare il tutto e scottare la polpa a fuoco vivo. Poi abbassare la fiamma e lasciar cuocere per 10 minuti, un quarto d’ora al massimo. Cuocere la pasta in acqua salata. Il basilico può essere aggiunto nell’ultima fase di cottura del sugo o meglio crudo sulla pasta condita.

La Sacralità del Cibo per l'Italiano Medio

D’altra parte, la sua è sempre stata la maschera dell’italiano medio, per il quale il cibo è sacro. Al dente, scotta, in bianco, corta, lunga, rigata o liscia, la pasta non è solo al centro della scena sulle tavole di tutto il mondo - in particolare quelle italiane (il nostro paese è infatti primo in Europa per la coltivazione di frumento duro con 1,3 milioni di ettari dedicati e una produzione pari a 3,8 milioni di tonnellate nell’anno in corso, secondo dati Confagricoltura) - ma anche al cinema.

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