Se pensi alla città di Prato, probabilmente la prima cosa che ti viene in mente sono i tessuti. Tuttavia, Prato è molto di più: dai suoi biscotti famosi in tutto il mondo alla sua storia, ad essere il luogo di nascita di personaggi famosi come Roberto Benigni, Prato ha davvero tutto. Situata a soli 17 chilometri a nord-ovest di Firenze, è la seconda città più grande della Toscana.
Come quasi ogni altra città italiana, Prato ha una storia incredibilmente ricca che risale all’età degli Etruschi e poi nell’epoca Romana questa zona fu attraversata dalla via Cassia. A partire dal X secolo, Prato fu divisa in due città distinte conosciute come Borgo al Cornio e Castrum Prati. Nel 1653, divenne la sede della diocesi cattolica. Raggiunse l’apice della sua gloria culturale e intellettuale nel 18 ° secolo con figure di spicco come Filippo Mazzei. Amico di Thomas Jefferson, gli viene attribuita la frase nella Costituzione americana di “tutti gli uomini sono creati uguali”.
Il centro storico di Prato è stupendo e merita una lunga visita se hai tempo. Cominciamo con il Duomo. Santa Maria delle Carceri è un’altra tappa obbligatoria. La leggenda narra che una serie di apparizioni della Vergine Maria abbia ispirato la sua costruzione alla fine del 1400. È ancora considerato uno dei primi esempi di croce greca nell’architettura rinascimentale. Il castello di Prato, noto con il nome di Castello dell’Imperatore, Fortezza di Santa Barbara o Castello Svevo, si trova in Piazza delle Carceri. Fu costruito tra il 1237 e il 1248 per il re di Sicilia Impero Federico II. La pianta quadrata è adornata da bastioni e torri ghibellini. Non lontano dal Duomo, si trova il Palazzo Pretorio. Un tempo serviva da prigione, poi da sede dei tribunali municipali. Dopo numerosi lavori di ristrutturazione, oggi ospita il Museo Civico. Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci è un’enorme struttura moderna dedicata all’arte contemporanea, alle arti visive e all’istruzione. Un’altra priorità è visitare il Museo del Tessuto di Prato, che fa parte del percorso europeo del patrimonio industriale, il che significa che è uno dei siti del patrimonio industriale più importanti in tutta Europa. Il contributo di Prato ai tessuti iniziò nel XII secolo e alla fine divenne un modello nell’intero settore negli anni ’80.
Sperimentare Prato sicuramente include apprezzare i suoi prodotti tipici. Cominciamo con i suoi più famosi Biscotti di Prato. La ricetta probabilmente risale ancora più lontano, ma questi biscotti sono stati prodotti ufficialmente per la prima volta dal biscottificio di Antonio Mattei nel 1858. La ditta esiste ancora, quindi assicurati di provare queste prelibatezze croccanti immerse in un bicchiere di vinsanto.
Prato è anche famosa per i suoi salumi Mortadella di Prato.
CANTUCCI - la RICETTA ORIGINALE dei BISCOTTI TIPICI TOSCANI😋😍
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Cantucci o Biscotti di Prato: Qual è la Differenza?
Ma siamo certi che i famosi cantucci toscani siano i biscotti di Prato? Di quanti tipi di biscotti stiamo parlando? Ecco l’indice relativo a Cantucci o biscotti di Prato. E i biscotti di Prato? Da dove arrivano? Qual è la loro storia? Ebbene, vi sono in più i pinoli, non è presente il burro e le mandorle hanno la buccia.
Le prime attestazioni dell’esistenza dei cantucci si hanno nel XVII secolo quando nel 1691 il dizionario dell’Accademia della Crusca ne diede la seguente definizione: “biscotto a fette, di fior di farina, con zucchero e chiara d’uovo”. I cantucci più famosi del tempo venivano prodotti a Pisa, come testimoniato dal naturalista Francesco Redi che ne fa riferimento nel suo “Libro di Ricordi”.
Le mandorle entrarono a far parte della ricetta dei cantucci, in un secondo momento, a partire dall’Ottocento. In quello stesso periodo Antonio Mattei, pasticciere di Prato, ne mise a punto una ricetta divenuta poi classica, con la quale ricevette numerosi premi a fiere campionarie in Italia e all’estero, tra cui una menzione speciale all’esposizione universale di Parigi del 1867.
La tradizione culinaria Toscana si è diffusa un po’ in tutta Italia, subendo delle piccole tipizzazioni regionali nel nome e nella composizione. Nel Lazio e in Umbria i cantucci vengono chiamati “tozzetti”, in Basilicata “stozze”, e in Sicilia, nelle zone di Marsala, tagliancozzi. Anche i nostri cantucci, pur basandosi sulla grande tradizione toscana, risultano, per l’utilizzo di certi ingredienti, “sicilianizzati”. Infatti, nel nostro panificio produciamo non soltanto i tradizionali cantucci alla mandorla impreziositi con dell’uvetta passa, ma anche dei deliziosi cantucci con pistacchio e arancia.
At this point, the loaves are cooked in a ventilated oven for twenty minutes. As we said, Biscotti di Prato are sometimes (quite often!) confused with Cantucci or called Cantucci di Prato. Marco Ferri, in the book La vera storia dei cantucci e dei biscotti in Prato, reports a recipe given to him by Mrs Lidia Badiani Puccianti from Prato. Put the flour on a work surface; add the eggs, the yeast and the sugar. Knead a long time with your hands, until a soft and elastic dough is obtained.
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The Biscotti were immediately immensely popular with the people of Prato, who welcomed it and made it a part of their city's heritage as "Mattonella's biscotti”, because of Mattei's nickname. The success of this typical Prato sweet is due to undoubted skills of Antonio Mattei, who in addition to being an expert baker had also good business instincts. Thanks to his initiative, these biscotti achieved international recognition (receiving awards in London, 1862, and Paris, 1867). The original, secret, traditional and unalterable recipe (which the Mattei biscotti factory holds) has remained unchanged for 155 years.
Simplicity and "care" in making them (from the different production stages to the packaging in the blue bag, a clear homage to the Savoy Blue at the time of the unification of Italy), make of it a recognizable and unique product. Intellectuals (Hermann Hesse), designers, artists (when visiting Florence, the actress Anna Magnani would always ask to be taken to Prato just to buy them), and travellers are among the many people who have loved these Biscotti. Their popularity gave rise to more manufacturing and commercial businesses, in addition to the old biscotti factory. Many bakers and master pastry chefs every day produce this wonderful sweet to the delight of people of all ages.
La Ricetta dei Biscotti di Prato Mattei
What is the recipe of the Biscotti di Prato Mattei? The Biscotti di Prato Mattei, which the grandfather of Francesco Pandolfini (one of the four brothers who today leads the Biscottificio Mattei) called biscottini (little biscuits), are Italian biscuits known and appreciated in Italy and abroad. They are sometimes improperly called Cantuccini or Cantucci of Prato.
Marco Ferri, in the book La vera storia dei cantucci e dei biscotti in Prato, reports a recipe given to him by Mrs Lidia Badiani Puccianti from Prato. Put the flour on a work surface; add the eggs, the yeast and the sugar. Knead a long time with your hands, until a soft and elastic dough is obtained.
The first reference to this sweet is found in an 18th-century Prato manuscript, but it was not until 1858 that Antonio Mattei opened the biscotti factory of the same name, still active today, and perfected the recipe of the delicious almond biscotti.
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I cantucci, detti anche biscotti di Prato o biscotti etruschi, sono uno dei maggiori vanti dolciari della cucina toscana.
Tanta è, quindi, la storia dietro a questo particolare dessert secco che è delizioso da assaporare soprattutto nel periodo autunnale ed invernale, con l’immancabile inzuppo in un buon vino passito, detto anche, oltre a vin santo, vino da meditazione!
La tradizione storica lega inesorabilmente il consumo dei cantucci al vin santo, che ha il compito di ammorbidirne la consistenza e di esaltarne il sapore e la dolcezza.
Il vin santo altro non è che il vino passito. Una parla di un frate francescano che nel 1348 curava le vittime della peste con un vino che era comunemente usato dai confratelli per celebrare messa e che, quindi, fu subito etichettato come santo, per le miracolose proprietà curative che sembrava possedere.
Un’altra versione rimanderebbe ad un episodio avvenuto durante il Concilio di Firenze del 1439, in cui il metropolita greco Giovanni Bessarione proclamò, mentre stava bevendo il vino: “Questo è il vino di Xantos!”, forse riferendosi ad un certo vino passito greco di Santorini. I suoi commensali, che avevano confuso la parola “Xantos” con ‘santos’, credettero che egli avesse scoperto nel vino qualità degne di essere definite “sante”.
Secondo un’altra versione il vino fu denominato vin santo perché anticamente le uve venivano fatte appassire fino alla settimana santa per poi essere pigiate e torchiate. L’origine meno romantica, ma probabilmente più verosimile, è l’associazione di questo vino con il suo uso comune durante la funzione eucaristica.
Cantucci e Mandelbrodt: Un Legame Storico
Così, per questa nuova puntata di Italian Table Talk, il progetto sulla cucina italiana che condivido con le amiche Giulia, Valeria ed Emiko, oggi vi racconto una ricetta speciale che è insieme 100% italiana, profondamente legata alla tradizione culinaria ebraica ashkenazita e anche perfetta per la stagione festiva: si tratta dei cantucci, che per noi ebrei si chiamano mandelbrodt. Quelli che ho appena sfornato andranno ad arricchire le scatole di regalini homemade che ho in serbo per i miei amici!
Il mandelbrodt è un tipico dolce degli ebrei ashkenaziti; per la maggior parte delle persone in America si chiama anche biscotti, ma i biscotti americani altro non sono che quello che in Italia chiameremmo invece cantucci: insomma, molti nomi complicati per una stessa ricetta!
Come tutti i lettori italiani indovineranno facilmente il termine biscotti deriva dal latino biscoctus, cioè “cotto due volte”: questo tipo di impasto cotto due volte si conservava a lungo perchè secco e asciutto; per questo motivo, era particolarmente gradito agli antichi romani, come sappiamo da Plinio il Vecchio, perchè poteva essere conservato anche durante le campagne militari e i viaggi.
La parola mandelbrodt in Yiddish significa pane alle mandorle: è un tipo di biscotto che si prepara tagliando a fette un panetto di impasto a metà cottura, in modo da ottenere dei biscotti di forma oblunga e obliqua, che vengono poi cotti una seconda volta, praticamente come i cantucci italiani!
I mandelbreads erano, già nell’800, un dolce molto popolare tra i mercanti, i rabbini e gli altri ebrei itineranti dell’Europa dell’Est: si conservavano a lungo in una comune dispensa, e potevano essere serviti anche di Shabbat, perchè privi di latte, quindi adatti a terminare un pasto a base di carne.
The precise origin of mandelbrodt is unknown, as is its historic relationship with the famous biscotti from Prato, but all these similarities sound very interesting to me. With a large Jewish population in Piedmont, Italy may have been the place where Jews first tasted biscotti and later brought them to Europe where they called them mandelbrot, which literally means almond bread. In the Ukraine, a similar cookie, not necessarily with almonds, thuskamish, was served. In Italy they are often eaten as a dessert dipped into wine or grappa.
We can say for sure that mandelbrodt cookies date back to the early nineteenth century, while biscotti were first made in the Middle Ages, so biscotti certainly came before mandelbrodt, then probably travelled a lot. Each baker has his or her own variation: common additions include almonds, walnuts, cinnamon, chocolate chips or bits of fruit.
Stir the flour and baking powder together in a medium-size bowl, and set it aside.Whisk the eggs, sugar, oil, and vanilla in a large bowl. Gradually stir in the flour mixture, followed by the chocolate chips. The dough will be very sticky. Cover the bowl and refrigerate overnight.Preheat the oven to 350°F and line a baking sheet with parchment paper.Divide the dough into 2 rectangular logs. Place the logs on the prepared baking sheets and bake them until the tops are firm to the touch, about 25 minutes.Remove the baking sheets from the oven, but leave the oven on. Since they are very dry, biscotti are traditionally served with a drink, into which they may be dunked.
I cantucci esistevano già nel Medioevo, mentre i mandelbrodt si sono diffusi all’inizio del 1800: possiamo dunque immaginare che questi biscottini medievali abbiano fatto molta strada in giro per l’Europa, nel corso degli anni!
Ogni cuoco ha la sua ricetta per questi biscotti; mandorle, noci, cannella, cioccolato o frutta sono spesso aggiunti all’impasto, che è secco ma ricco e gustoso.
Ecco una tabella che riassume le principali differenze e somiglianze tra cantucci e mandelbrodt:
| Caratteristica | Cantucci di Prato | Mandelbrodt |
|---|---|---|
| Origine | Toscana, Italia (Medioevo) | Ebrei Ashkenaziti (inizio XIX secolo) |
| Ingredienti Principali | Farina, zucchero, uova, mandorle | Farina, zucchero, uova, mandorle (spesso) |
| Preparazione | Doppia cottura: prima un filone, poi a fette | Doppia cottura: prima un filone, poi a fette |
| Consumo | Spesso con Vin Santo | Serviti in varie occasioni, anche Shabbat |
Oltre ai biscotti, Prato offre una varietà di prodotti tipici che meritano di essere scoperti:
- Fettunta: pane toscano con olio d'oliva, spesso strofinato con aglio.
- Mortadella di Prato: salume speziato con aglio, cannella, chiodi di garofano e alchermes.
- Pesche di Prato: dolci morbidi ripieni di crema e aromatizzati con alchermes.
- Fichi secchi di Carmignano: presidio Slow Food, dal sapore dolce e zuccherino.
- Carmignano DOCG: vino prodotto nel territorio di Carmignano.
- Castagnaccio: dolce povero a base di farina di castagne, uvetta e pinoli.
- Pappa al pomodoro: piatto semplice a base di pane toscano, pomodoro, aglio e basilico.
Non siete ancora sazi? At this time of the year, my family starts to exhibit the most bizarre behaviours: my mother and I test doughnuts recipes and fry latkes for Channukkah, but at the same time we whip up Christmas cookies for all of our relatives and friends, which will be carefully wrapped to make cute, homemade Christmas presents. My mother was born Christian and she still cherishes Christmas very much, while my father is Jewish, so I was brought up in the Jewish faith, but still like “all things Christian” a lot. Being a family with mixed origins and faiths is quite weird: in December, we do our very best to celebrate both Christian and Jewish holidays, so we end up doing “Christmukkah”, which basically means eight days of presents (Channukkah), followed by one day of many, many presents (Christmas).
Mandelbrodt is an Ashkenazi Jewish dessert and to most people in America is exactly the same as biscotti, the kind of cookies that in Italy would go under the name of cantucci instead. Quite a mess, isn’t it?
Biscotti is the plural form of biscotto. The word originates from the medieval Latin word biscoctus, meaning “baked twice”; biscotti, in fact, defined twice baked goods that were very dry and could be stored for long periods of time, as we know from Pliny the Elder, who boasted that such goods would be edible for centuries. Such non-perishable food was particularly useful during journeys and wars, and twice baked breads were a staple food of the Roman Legions.
The Yiddish word mandelbrodt literally means almond bread; it’s a type of cookie made by forming dough into a loaf, baking it, slicing the loaf into oblong cookies and baking again, just like italian biscotti (or cantucci, if you prefer). The crunchy, dry mandelbreads were popular in Eastern Europe among rabbis, merchants and other itinerant Jews as a staple dessert that kept well and could be served on every occasion, including Shabbat, because there’s no milk involved in the recipe.
Spesso, prima di condire la fettunta, il pane viene riscaldato, dopodiché viene strofinato con l'aglio e solo allora si aggiunge un pizzico di sale per chi lo desidera, e ovviamente olio d'oliva. La fettunta può essere consumata a qualsiasi ora del giorno.* L'olio d'oliva è uno standard nelle case delle famiglie toscane. L'oro commestibile, il cui colore varia dal giallo, all'oro e al verde intenso, è in grado di insaporire ogni piatto. In Toscana la competizione per avere il miglior olio d'oliva è molto alta, soprattutto tra i produttori di olio di Pistoia e Prato. Negli ultimi anni i ristoranti di Prato hanno aggiunto la fettunta al loro menu, diventando un piatto così unico, anche se con qualche rivisitazione che si è allontanata un po' dalla tradizione toscana.
Cantucci di Prato: i cantucci o "biscotti di Mattonella" sono biscotti rustici alle mandorle, creati dal pasticcere Antonio Mattei nel XIX secolo. Sono spesso accompagnati dal Vin Santo e inzuppati in una buona tazza di tè.
Pesche di Prato: Le pesche di Prato sono considerate il miglior rappresentante della cultura dolciaria pratese insieme ai biscotti Mattonella di Prato. Sono dolci morbidi ripieni di crema, ammorbiditi dal liquore alchermes.
Fichi secchi di Carmignano: I fichi secchi sono presidio Slow Food e devono la loro nascita alla tradizione contadina delle colline di Carmignano, una grande valle verde dove si produce anche olio IGP. A Carmignano c'è il detto "Carmignan da 'fichi", che significa che in passato ogni singola famiglia doveva avere almeno un albero di fico. Il periodo di essiccazione dei fichi è di quaranta giorni, durante i quali il fico assume un sapore dolce, quasi zuccherino. I fichi secchi di Carmignano possono essere utilizzati per accompagnare piatti, per uno spuntino pomeridiano, come frutta dopo i pasti o semplicemente quando abbiamo voglia di questo delizioso bene.
Vino Carmignano DOCG: Carmignano è una potenza agricola di Prato, perché non produce solo olio "Toscano IGP" e prodotti come i fichi secchi - il comune è riconosciuto a livello internazionale per la produzione di vino DOCG. I vini più famosi della zona di Carmignano sono il DOC Barco Reale di Carmignano, il DOCG Carmignano (nella variante base), nati dai vini Sangiovese e "Uva Francesca". Vinsanto DOC "Occhio di Pernice" e Aleatico IGT, due vini passiti, sono anche prodotti a Carmignano. Vengono spesso abbinati ad altri prodotti in cesti natalizi che i titolari di aziende pratesi inviano ai loro clienti come ringraziamento.
Mortadella di Prato: è uno dei prodotti più consumati della zona di Prato, realizzata con carne scartata dalla produzione di finocchiona. È un salame che è fortemente speziato con aglio, cannella, chiodi di garofano, coriandolo, pepe nero, sale e aroma alchermes.
Castagnaccio: Come molti altri piatti di Prato e della Toscana, il castagnaccio è un "piatto povero", fatto con farina di castagne, uvetta, pinoli, acqua, olio extra vergine di oliva e rosmarino. Apprezzato per il suo aroma di castagna, viene spesso preparato in casa e la ricetta viene tramandata di generazione in generazione.
Pappa al pomodoro: è un tipico prodotto fatto in casa, un piatto semplice di preparazione veloce che, sebbene le sue radici contadine, è ancora apprezzato oggi. La pappa al pomodoro si può trovare in qualsiasi ristorante o nel corso di qualsiasi aperitivo a Prato. Il suo successo è dato dalla combinazione di pochi ingredienti come pane toscano, pomodoro, aglio, basilico, olio d'oliva.
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Il Biscottificio Mattei a Prato, dove la ricetta originale dei biscotti è custodita gelosamente.
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