I biscotti della fortuna, un classico dessert offerto nei ristoranti cinesi di tutto il mondo, celano una storia sorprendente e inaspettata. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questi biscottini non sono di origine cinese. Anzi, in Cina, la maggior parte delle persone non li ha mai né mangiati né visti.

La vera origine dei biscotti della fortuna è da attribuire al Giappone. La loro massiccia diffusione è merito dei cinesi, che hanno trovato in America terreno fertile per i loro affari, ed è per questo che nel resto del mondo sono conosciuti come i biscotti della fortuna cinesi.

Biscotti della Fortuna
Biscotti della Fortuna

La Scoperta di Yasuko Nakamachi: Una Tesi Rivoluzionaria

Il mistero è stato svelato dalla ricercatrice giapponese Yasuko Nakamachi, che ha dedicato la sua tesi di laurea alla ricerca della vera origine dei biscotti della fortuna. Nakamachi ha visto il suo primo biscotto della fortuna negli anni '80 in un ristorante cinese di New York e ne è rimasta colpita. Poi, alla fine degli anni '90, fuori Kyoto, vicino a uno dei più famosi santuari shintoisti in Giappone, rivide quei biscotti in un panificio di famiglia chiamato Sohonke Hogyokudo. Erano i tsujiura senbei, leggermente diversi da quelli avvistati a New York, più grandi e più scuri, dato che la loro pastella conteneva sesamo e miso piuttosto che vaniglia e burro/olio. Le fortune non erano inserite all'interno, ma poste nella piega del biscotto. Da quell'avvistamento si è posta numerosi quesiti e ha iniziato le sue ricerche, sei anni tra biblioteche e libri, viaggi e sondaggi.

In suo aiuto sono accorsi letteratura e storia, precisamente un'incisione del 1878, che Nakamachi trovò nel libro di storie, "Moshiogusa Kinsei Kidan", dove venivano raffigurati tre personaggi, uno dei quali alle prese con la cottura dei senbei sulle griglie. Durante le sue ricerche, Nakamachi trovò altre tracce storiche dei biscotti in un'opera di Tamenaga Shunsui, dove veniva descritta una donna che, per placare gli animi di due signore infuriate, offriva tsujiura senbei contenenti fortune.

Tsujiura Senbei
Tsujiura Senbei

Dal Giappone agli USA: L'Ascesa dei Ristoranti Cinesi

Ma se i biscotti della fortuna sono di origine giapponese, come hanno fatto a diventare il dolce per eccellenza dei ristoranti cinesi americani prima e dei ristoranti cinesi di tutto il mondo poi? Per capirlo, Nakamachi ha fatto due viaggi negli Stati Uniti, concentrandosi su San Francisco e Los Angeles e intervistando i discendenti delle famiglie di immigrati giapponesi e cinesi che hanno reso famosi i biscotti della fortuna. I biscotti della fortuna approdarono in America negli anni della Prima Guerra Mondiale, in seguito alla forte immigrazione giapponese e cinese.

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Tra i personaggi che resero famosi i biscotti della fortuna, troviamo Makoto Hagiwara, giapponese, e David Jung, cinese. Hagiwara faceva il custode nei giardini del tè in Giappone, dove era usanza servire i senbei e una volta in America propose questi biscotti anche al Tea Garden di San Francisco riscuotendo molto successo. Nel frattempo il cantante David Jung, approdato a Los Angeles, fondò nel 1916 la Hong Kong Noodle Company e iniziò a produrre anche i biscotti della fortuna.

I dolcetti si diffusero così in tutto il paese e con essi crebbero piccole pasticcerie cinesi e compagnie cinesi che producevano biscotti, anche perché in quel periodo molti giapponesi erano stati mandati nei campi di internamento e i cinesi, intelligentemente, presero la produzione in mano, tanto che a fine anni '50 venivano prodotti circa 250 milioni di biscotti della fortuna.

Ogni anno si producono oltre 3 miliardi di biscotti della fortuna, il famoso dessert servito ai clienti dei ristoranti cinesi di tutto il mondo. Un particolare interessante è che, se vi recaste in Cina, non sareste in grado di trovare nessun ristorante che serva un biscottino con il biglietto profetico al suo interno.

Nonostante infatti il biscotto sia ritenuto di origine cinese per associazione logica, le sue origini sono assai differenti. I moderni biscotti della fortuna fecero la loro apparizione durante i primi del ‘900 in California, ma il suo inventore non è definito con certezza, con due persone che si contendono il primato.

Il primo è Makoto Hagiwara, disegnatore di San Francisco, che affermò di aver creato nel 1890 la ricetta per il dessert e che da allora venisse servito nel giardino giapponese del Golden Gate Park in città. La panetteria che lo realizzava era la Benkyodo, ma il design e l’invenzione era di Hagiwara.

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Il secondo fu David Jung, industriale statunitense, che sostenne di aver dato i natali alla ricetta nel 1918 con la sua Hong Kong Noodles Company di Los Angeles, azienda che poi produsse in serie i famosi biscottini. Sostenne di aver inventato i biscotti al fine di tirare su il morale dei poveri e dei senza tetto, cui li regalava gratuitamente con un passaggio della bibbia scritto nel foglietto interno. Una storia molto americana…

Il terzo pretendente è il ricercatore giapponese Yasuko Nakamachi, che sostenne che la ricetta non fosse statunitense ma nipponica, a causa della sua scoperta di un forno di famiglia risalente al XVI Secolo nei pressi di Kyoto. La ricerca di Nakamachi venne completata non solo dalla presunta scoperta del forno, ma anche da un’illustrazione del 1878 nella quale si osservava un pasticcere che creava i biscotti e da diverse altre illustrazioni provenienti da libri di fiabe del XIX secolo.

Il biscotto non aveva la forma attuale, ma la ricetta e l’idea alla base sono plausibilmente alle origini del dessert.

Illustrazione Giapponese
Illustrazione Giapponese

Una controversa sentenza di un giudice federale statunitense, della Historical Review di San Francisco, stabilì che il biscotto della fortuna fu inventato a San Francisco. Naturalmente la sentenza non ha nessun valore legale, e la paternità dei biscotti è ancora incerta.

Che siano nati negli Stati Uniti di sana pianta, oppure che siano stati importati dal Giappone e poi adattati alle leggi del marketing americano, i biscotti della fortuna divennero certamente popolari in America durante la Seconda Guerra Mondiale nei ristoranti cinesi. Questi li servivano come dessert, e a loro interno si trovavano i famosi bigliettini a sorpresa.

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Negli anni ’60 erano così famosi che furono utilizzati in due diverse campagne presidenziali: quella di Adlai Stevenson del 1950 e quella di Stuart Symington. Entrambe risultarono perdenti.

Il più grande produttore di biscotti della fortuna produce 4,5 milioni di pezzi al giorno e si trova negli Stati Uniti.

La cultura cinese e quella giapponese sono entrambe antichissime e ben distinte. Siamo solo noi occidentali che, per ignoranza e razzismo, in passato non facevamo tanta differenza, e anche oggi facciamo un po' di confusione.

Da questo atteggiamento, unito a una serie di circostanze storiche particolari, è nato uno dei più grandi equivoci della storia alimentare: quello sui biscotti della fortuna.

I più smaliziati tra noi si vanteranno di sapere che questo tipico gadget da fine pasto nel ristorante cinese non è affatto un'antica tradizione, ma una recente usanza della comunità americana di immigrati sulla West coast - come d'altra parte è recente e inventata tutta la cosiddetta cucina cinese che siamo abituati a gustare in occidente.

Ma quanti conoscono la vera storia? Ce la ricorda il sito Atlas Obscura, che nelle sue peregrinazioni attorno al mondo si è imbattuto in un negozio di Kyoto dove vengono creati dei dolcetti così fatti: dischi di pasta piegati in due, e poi ripiegati ancora una volta, mentre viene inserito un bigliettino con un motto, una profezia, un consiglio.

Anche se sono diverse le dimensioni, più grandi, e il colore più scuro, e probabilmente anche il sapore, la forma, e soprattutto il contenuto non lasciano dubbi: sono i biscotti della fortuna! Come sono arrivati fin qui? In realtà è da qui che sono partiti.

Detti tsujiura senbei o omikuji senbei, hanno origini che risalgono al periodo Edo (1603-1868), durante il quale si diffuse in particolare l'usanza di scrivere profezie in versi su bigliettini di carta.

Le testimonianze storiche del fatto che questi bigliettini venissero inseriti in biscotti, vanno indietro fino all'800: ci sono vari libri, sia orientali che occidentali, che ne fanno menzione, e c'è una xilografia giapponese che rappresenta inequivocabilmente il procedimento di fabbricazione.

Fortune Cookie
Illustrazione di un biscotto della fortuna

Beh questa è facile: con l'immigrazione asiatica in California, nella seconda metà dell'ottocento, con la corsa all'oro: migliaia di cinesi e di giapponesi arrivarono negli Stati Uniti e vi stabilirono grosse comunità, tanto da scatenare razzismo, spinte xenofobe che accomunavano tutti gli asiatici (il "pericolo giallo"), blocco dell'immigrazione.

Finita la corsa all'oro, moltissime persone si trovarono senza lavoro: i più intraprendenti si reinventarono aprendo quelli che oggi chiamiamo "ristorantini etnici". Uno di questi fu il Japanese Tea Garden a San Francisco, creato nel 1894 da Makoto Hagiwara, un imprenditore molto attivo.

Lì si trovavano tra gli altri questi "dolci da tè" che contenevano un bigliettino, all'inizio con una frase di ringraziamento, che poi divenne una profezia.

La cosa ebbe talmente successo che divenne, all'inizio del '900, una vera e propria industria: i biscotti cambiarono di sapore (i dolci giapponesi sono molto poco dolci), con l'inserimento della vaniglia al posto dell'aroma di soia o miso, e si diffusero in tutta la California.

Da impresa familiare a affare nazionale, tanto che molti laboratori iniziarono a produrli non solo per venderli ma per rifornire i ristoranti.

Proprio nella prima metà del 900 si sono create le basi per il passaggio: infatti all'epoca molti ristoranti cinesi tra San Francisco e Los Angeles erano gestiti da giapponesi, perché la moda del sushi e del bento si sarebbe diffusa solo decenni dopo. Succedeva insomma l'inverso di quello che succede oggi, con i sushi bar gestiti da cinesi. Quindi i biscotti della fortuna iniziarono a essere serviti nei ristoranti "cinesi".

Ma la vera svolta ci fu con Pearl Harbor e l'ingresso in guerra degli Stati Uniti.

Immediatamente i giapponesi americani, che magari in Giappone non c'erano mai stati, iniziarono a non essere visti di buon occhio: è la triste e assurda storia della creazione di campi di prigionia per persone colpevoli solo della propria origine. Così molte imprese chiusero, compresa quella degli Hagiwara, e molti locali per sopravvivere dovettero cambiare nome, come il Tea Garden che perse il riferimento al Giappone.

A tutto vantaggio della comunità cinese, che stando al libro The Fortune Cookie Chronicles di Jennifer Lee quadruplicò i propri affari dal 1941 al 1943.

Così il biscotto della fortuna in versione cinese, più piccolo e croccante, si diffuse in tutta la California e di lì nel mondo, tramite i ristoranti. L'origine giapponese fu quasi dimenticata, tanto che per gli stessi eredi delle famiglie che l'avevano creato, è stato difficile ricostruire la storia.

Di sicuro ti sarà capitato di aprirne uno per leggere il messaggio profetico custodito al suo interno, ma conosci la vera storia dei famosi biscotti della fortuna cinesi?

A scoprirlo è stata la ricercatrice giapponese Yasuko Nakamachi, che incontrò per la prima volta i biscottini in un ristorante cinese di New York, rivedendoli anni dopo in un panificio del suo paese. Nonostante fossero leggermente diversi nell’aspetto e un po’ più scuri, anch’essi custodivano un messaggio segreto.

Nakamachi volle saperne di più e comprendere una volta per tutte il perché della loro popolarità tra i cinesi. E fu proprio un giapponese di nome Makoto Hagiwara a proporli al Tea Garden di San Francisco, riscuotendo grande successo.

I cinesi li acquistavano per venderli nelle loro pasticcerie ma a un certo punto, intuendone il potenziale, iniziarono a produrli, prendendo il sopravvento durante la Seconda Guerra Mondiale, quando molte panetterie giapponesi dovettero chiudere.

I biscotti della fortuna sono un caso (quasi) unico: tutto l'Occidente li associa ai ristoranti cinesi ma in Cina non li hanno mai visti. I biscotti della fortuna non sono cinesi, sono americani e hanno un'origine giapponese.

Questo dolce, composto da un biscottino dolce e croccante, preparato con farina, zucchero, vanillina e olio, oggi è uno dei simboli della cucina cinese nel mondo, ma in realtà ha origini nipponiche. All'interno dei biscotti sono nascosti dei bigliettini, chiamate anche "fortune" che riportano proverbi, aforismi o anche numeri che le persone possono usare per "sfidare" la fortuna.

La ricostruzione della storia dei biscottini della fortuna la dobbiamo a una ragazza che ha dedicato sei anni della sua vita a questi dolci, su cui ha voluto incentrare la sua tesi di laurea.

L'autrice non conosceva i biscotti e scopre questa preparazione per la prima volta a New York, li ritrova poi in un viaggio a Kyoto con una veste diversa: biscotti più grandi e scuri di quelli americani, contenenti le "fortune", e chiamati tsujira senbei.

Le ricerche di Nakamachi la portano alla "Biblioteca della Dieta Nazionale del Giappone" dove si imbatte nel "Moshiogusa Kinsei Kidan", un libro illustrato del 1878 in cui un apprendista panettiere sta facendo i "cracker della fortuna". Questi biscotti appaiono in Giappone 30 anni prima che gli immigrati nipponici in California pubblichino la loro prima pubblicità.

Purtroppo la storia "ufficiale" di questo prodotto è decisamente oscura fino alla Seconda guerra mondiale: a San Francisco ci sono decine di famiglie di origini giapponesi che rivendicano l'introduzione e la diffusione dei biscotti della fortuna in America.

Una delle "tradizioni" introdotte da Hagiwara nel 1890 è stata quella di servire biscotti della fortuna a tutti i visitatori del giardino. Quei dolcetti provengono dalla Benkyodo, una delle più antiche bakery giapponesi della città, una panetteria tutt'ora esistente e gestita dalla stessa famiglia che l'ha fondata, arrivata ormai alla quarta generazione.

Lo spartiacque della Seconda guerra mondiale non è un caso: la famiglia Benkyodo, come molte altre, durante il conflitto è stata internata e l'azienda è stata costretta a chiudere. Questa bakery in particolare ha riaperto solo nel 1951, ma lo stesso si potrebbe dire di molte aziende meno note: negli anni Cinquanta, complice anche l'imminente conflitto con la Corea, l'odio razziale verso gli asiatici in America è secondo solo a quello verso gli afroamericani.

Si tratta di un periodo molto cupo della loro storia, un periodo in cui il Giappone viene visto come grande nemico e la Cina come un'anomala compagna. La nazione di Mao, infatti, ha fatto parte dello schieramento degli Alleati dopo l'attacco di Pearl Harbor, aiutando i marines a stringere il Giappone in una morsa su due fronti.

I ristoranti giapponesi si sono trasformati in locali di chop suey, uno degli esempi migliori del sincretismo della cucina cino-americana. Si tratta di una zuppa di carne e uova, cotta rapidamente con germogli di soia, cavolo e sedano; una zuppa molto densa e piena d'amido, o di altri addensanti.

Questa nuova pratica porta all'esplosione della "fortune cookies" mania: alla fine degli anni ’50 vengono prodotti 250 milioni di biscottini della fortuna ogni anno, tutti venduti quasi esclusivamente nei ristornati cinesi della West Coast.

In questo periodo il prodotto diventa davvero "cinese" perché gli immigrati sfruttano la segregazione dei giapponesi e prendono in mano la produzione americana che diventa una loro prerogativa.

Presto i biscotti si trasferiscono da San Francisco e Los Angeles, a New York e Brooklyn, attraversando tutti gli Stati Uniti, da costa a costa, facendo diventare questo prodotto un must dei menu dei ristoranti cinesi a stelle e strisce prima, di tutto il mondo - tranne che della Cina - poi.

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