Prima di diventare papà, ho iniziato a riscoprire il mondo dei cartoni animati. Dopo le full immersion da bambino, negli anni '80, li avevo abbandonati con l’arrivo dell’adolescenza. I cartoni però hanno accompagnato la mia infanzia, dai tempi di Bim bum bam. Adesso invece sono concentrato sulla riscoperta dei miei vecchi cartoni della mia prima infanzia.
Tre ore al giorno, per 10 anni, fanno quasi 11.000 ore, cioè più o meno 460 giorni filati a guardare cartoni animati: non si può dire che non abbia una certa cultura in materia. Ho trangugiato di tutto, in quelle famose 11.000 ore, gli inevitabili robottoni giapponesi, i cartoni di sport, quelli di corse in macchina, i supereroi americani, le folli avventure di Gigi la trottola e Arale. Ma anche l'horror di Bem, il western di Sam ragazzo del west, e, lo devo ammettere, anche i cosiddetti "shojo", i cartoni come Candy Candy, Peline, Lady Oscar, in cui trionfavano i sentimenti e la lacrima facile, pensati forse per le femminucce dell'epoca, ma che anche i maschietti non disdegnavano di seguire.
I cartoni animati rappresentano l'essenza stessa del mio essere stato figlio degli anni '80, più delle partite a pallone, di discoring, di giochi senza frontiere, della sigla dell'eurovisione, di "Arnold" o "Hazzard": se penso agli anni '80, la prima cosa che mi torna in mente è la sigla di Mazinga Z o Jeeg, la triste storia di Rocky Joe, i tiri impossibili di Shingo Tamai o Mimi Hagiwara.
Ecco alcuni dei cartoni animati che hanno segnato la mia infanzia:
I Miei Cartoni Cult
- Chobin, il principe stellare. Questo mi piaceva un sacco. E’ la storia di un principe che arriva dallo spazio sulla Terra. Lui cerca sempre la mamma e deve fare i conti con “quel gran cattivo cosmico di Brunga ah ah ah”.
- L’ape Maia. Il cavallettone Flip non era antipatico, meglio del suo amico, Willy.
- La maga Chappy.
- Kimba, il leone bianco.
- Jeeg robot d’acciaio. Cult, ancora meglio di Fantaman e Capitan Harlock, che pure non erano male. E’ una bella lotta con Goldrake Ufo robot, Daitan III e Mazinga Z.
- Willy Fog. Chicca che era finita nel dimenticatoio.
- La Stella della Senna. Quando ancora non c’erano i grillini e i forconi, ma la rivoluzione la si inculcava subliminalmente ai bambini. Altro che Peppa Pig.
- I Puffi. Sì ok, li guardavo, ma la mia passione era la primissima puntata, il lungometraggio con John e Solfamì che andavano nel villaggio dei Puffi. Lo trasmettevano sempre il pomeriggio di Natale in tv.
- L’Uomo Tigre. Classico cartone di botte da maschi. Al gnappo non l’ho ancora fatto vedere.
- Mimì Hayuara. La cugggina di Mila, quella di Mila e Shiro. L’originale.
- Fiorellino Giramondo.
- Il Mago Pancione Etcì. Nostalgia, nostalgia canaglia.
Questi sono i miei cartoni cult. Quelli visti nella prima infanzia. Poi ne sono venuti altri, tipo Creamy, Mila e Shiro. Ma li metterò nella prossima puntata.
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Parlando di cartoni animati sportivi, un titolo che merita una menzione speciale è:
Rocky Joe: Un Pugno di Emozioni
Bellissimo cartone su uno degli sport più crudeli, descritto con dovizia di particolari e poesia.
Scappato dall'orfanatrofio, il giovane Joe girovaga per la città di Tokyo, fino ad arrivare nei pressi di una malfamata palestra di boxe, diretta dal vecchio ubriacone Danbei. Prima ancora che l'allenatore possa provare le qualità di Joe, questi si mette nei guai, cercando di truffare Yohko, una giovane benefattrice dei bassifondi in cui si trova la palestra. Arrestato, finisce in riformatorio e poi in prigione, dove con la sua boriosa irruenza si mette più volte in mezzo ai guai, fino ad arrivare a dar fastidio a Tohru Rikiishi, ex pugile professionista caduto in disgrazia.
Fra i due sono subito scintille, ma Joe finisce sempre battuto dall'esperienza del rivale: uscito di prigione, si rivolge a Danbei per imparare "le basi", e inizia una promettente carriera di pugile, aiutato anche da Yohko, che l'ha perdonato. Arriverà, inevitabile, lo scontro con Toro Riki, dimagrito pur di rientrare nella classe di peso di Joe. Al termine di un match drammatico, in cui Rocky Joe mostra il suo nuovo colpo, il "gancio di incontro", la potenza di Riki ha il sopravvento, e Joe perde l'incontro per k.o. Ma quando si reca a stringere la mano al rivale, questi gli crolla addosso, esanime.
Toro Riki, la ragione principale per cui Joe combatte, è morto. Solo dopo molto tempo, Joe riuscirà a tornare sul ring, e grazie all'amicizia del pugile sudamericano Carlos Rivera a superare anche la paura di colpire al volto l'avversario. Ma il destino di Joe è segnato: le botte prese hanno fatto insorgere nel giovane campione una grave forma di encefalopatia, e lo scontro finale con il campione del mondo Mendoza causerà la sua morte, con l'eroe della serie che rimane seduto sullo sgabello dopo l'ultimo gong, mentre una luce lo avvolge.
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