Per un pranzo o una cena equilibrata, un piatto unico è la soluzione ideale! Oggi ti proponiamo una ricetta gustosa e nutriente: polpette di salmone con zucchine saltate e riso basmati. Questo piatto offre la giusta porzione di verdure, carboidrati e proteine, senza bisogno di aggiungere altro.

Un suggerimento extra? L’aggiunta di succo di lime o di limone può migliorare la digestione e rendere il piatto ancora più fresco e piacevole.

Polpette di salmone con zucchine saltate

Preparazione del Riso Basmati

  1. Prepara il riso: sciacqualo bene e cuocilo seguendo le indicazioni sulla confezione.

Piselli Frullati

  1. Lava i cipollotti e tagliali a fettine sottili (usa anche la parte verde, mi raccomando, è la parte più buona!).
  2. In una casseruola metti l’olio, i cipollotti, i piselli, un pizzico di sale e 120 ml di acqua.
  3. Copri con un coperchio, metti la casseruola su fuoco vivo fino a quando l’acqua prenderà il bollore, abbassa la fiamma e lascia cuocere per 10 minuti. Se necessario dopo 5 minuti aggiungi ancora 50 - 80 ml di acqua.
  4. Quando i piselli sono teneri, se c’è ancora tanta acqua, togli il coperchio e fai evaporare l’acqua per 1 o 2 minuti.
  5. Trasferisci i piselli in un tritatutto e frullali grossolanamente (se non ottieni una crema liscissima è anche meglio!). Aggiungi in ultimo la menta tagliata a striscioline e frulla ancora un istante.

Zucchine Saltate

  1. Taglia le zucchine a fettine sottili aiutandoti con una mandolina se ce l’hai.
  2. Metti sul fuoco una padella capiente antiaderente con un cucchiaio d’olio e lo spicchio d’aglio in camicia schiacciato.
  3. Quando l’olio è caldo, aggiungi le zucchine e fai saltare a fuoco vivo per 4 - 5 minuti. Abbassa la fiamma e fai cuocere per altri 3 minuti. Non aggiungere acqua!

Polpette di Salmone

  1. Prepara le polpette di salmone tagliando i filetti di salmone a pezzi grossolani e mettendoli in un tritatutto.
  2. Trita per alcuni istanti (il salmone deve rimanere a pezzetti e non essere spappolato!). Aggiungi la cipolla tagliata a cubetti piccoli, un pizzico di sale, la scorza di limone e l’aneto. Frulla ancora qualche istante.
  3. Preleva un cucchiaio abbondante di impasto e forma una palla tra le mani, poi appiattiscila. Fai così fino a esaurire l’impasto.

Impiattamento

  1. Sgrana il riso basmati e disponilo in un piatto, irroralo con un cucchiaio di olio. Aggiungi la scorza del lime e il suo succo.

POLPETTE DI SALMONE, ZUCCHINE E OLIVE - Ricette in Equilibrio

Giancarlo Morelli: Dalla Campagna alla Stella Michelin

La storia di Giancarlo Morelli è un esempio di passione e dedizione che lo ha portato dalle campagne ai ristoranti stellati. Cresciuto in una famiglia di agricoltori, Morelli ha sempre avuto un forte legame con la natura, che si riflette nella sua cucina.

"Bisnonno, nonno, papà erano tutti fattori. Sono cresciuto in campagna, avvinghiato alla natura. Qualcosa che mi ha perseguitato nel tempo, perché il green è rimasto il mio pallino", racconta Giancarlo Morelli.

Nonostante le aspettative del padre che lo immaginava ingegnere, Morelli ha seguito la sua passione per la cucina, iniziando a lavorare in giovane età e formandosi presso alcuni dei più grandi chef del mondo, tra cui Bernard Loiseau, i Troisgros e Roger Vergé.

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Giancarlo Morelli

Dopo aver fatto esperienza in Francia e negli Stati Uniti, Morelli è tornato in Italia e ha aperto il suo primo ristorante, il Pomiroeu, nel 1992. Da allora, ha creato un vero e proprio impero della ristorazione, con diversi locali in Italia e all'estero, offrendo lavoro a un centinaio di persone.

"Il Pomiroeu funge da Lab: tutti devono passarci, poi secondo le attitudini vengono spediti qua o là. Nel complesso ho un centinaio di dipendenti", spiega Morelli.

La cucina di Morelli è caratterizzata dalla ricerca di ingredienti di alta qualità, dalla valorizzazione dei prodotti del territorio e dalla creatività nell'abbinamento dei sapori. La sua filosofia è quella di offrire un'esperienza culinaria che sia al tempo stesso raffinata e accessibile, in un ambiente accogliente e familiare.

I Ristoranti di Giancarlo Morelli

  • Locanda del Pomiroeu
  • Pomiroeu Marrakech
  • Phi Beach
  • Trattoria Trombetta
  • Bulk
  • Morelli

Filosofia Culinaria

Morelli è sempre alla ricerca di nuovi prodotti, cogliendo erbe in montagna e collaborando con piccoli produttori locali. La sua cucina si basa su ingredienti freschi e di stagione, con un'attenzione particolare alla qualità e alla sostenibilità.

"Siamo sempre alla ricerca di nuovi prodotti: cogliendo un’erba in Val Sassina o a Montevecchia può capitare di imbattersi in un allevatore di capre, che fa assaggiare il suo latte o i suoi caprini. Così assembliamo conoscenze che poi prendono strade diverse", afferma Morelli.

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Alcuni Piatti Iconici

  • Flan di zucca, puntarelle, maionese di cime di rapa e arancia
  • Radici e tuberi cotti nella terra di sottobosco, finto zabaione di caprino piccante
  • Risotto mantecato allo stracchino, anguilla marinata, sake affumicato e soia

Tradizioni culinarie italiane legate al giorno dei defunti

È un fascino antico e suggestivo quello che avvolge l’Italia nel giorno del ricordo e della commemorazione dei defunti, giornata venata di tristezza e malinconia, ma anche da sempre legata all’arte culinaria.

L’intero Paese possiede un patrimonio inestimabile di usi e costumi, storie e leggende legati al mondo della cucina tipica, con il tema comune del giorno dedicato ai defunti.

Ecco alcune delle tradizioni culinarie regionali più significative:

  • Piemonte: L’abitudine di apparecchiare la tavola con un piatto in più per i defunti che passeranno nella notte.
  • Liguria: Si cucinava “stoccafisso e bacilli” - stocco e fave.
  • Lombardia: Era tradizione lasciare sulla tavola un recipiente o un’anfora colmi d’acqua per dissetare i defunti.
  • Veneto: L’usanza era quella di preparare le “faoline” - fave dolci per onorare i morti.
  • Friuli: Si commemoravano i defunti, offrendo loro i “cjalzòns”, gli “njòks” - gnocchi, la “polente cuinzade cu lis jarbis”, ossia la polenta pasticciata alle erbe e pietanze come acqua e farine, il “katschuln”, un tipico pane con una crosta spessa, che si deponeva direttamente sulle tombe con altri cibi.
  • Toscana: Per l’occasione la tavola veniva opportunamente imbandita.
  • Lazio: Si preparavano le “fave dei morti", biscotti di consistenza più o meno dura a base di mandorle, pinoli, uova e zucchero.
  • Campania: Appena terminata la guerra, si era soliti onorare i propri cari estinti ponendo a tavola uva appassita e fichi secchi, a Napoli invece aggiungevano anche i “morticelli” - torroni morbidi.
  • Marche: Era tradizione onorare i propri estinti con le “fave dei morti”, piccoli biscotti il cui profumo si diffondeva nelle cucine marchigiane durante le festività di Ognissanti.
  • Abruzzo: Era abitudine decorare le zucche e bussare di porta in porta per chiedere offerte in memoria dei cari estinti.
  • Basilicata: Era usanza per la festa dei morti lasciare la tavola apparecchiata per i cari defunti che sarebbero passati in visita.
  • Puglia: Secondo un’antica leggenda era consuetudine lasciare la tavola apparecchiata con ogni ben di Dio per gli estinti che sarebbero passati e fermati fino a Natale e anche all’Epifania.
  • Sicilia: La leggenda narra che i cari estinti venissero a trovare i bambini, portando loro doni di ogni genere come giocattoli e speciali biscotti: “crozzi 'i mottu” - ossa da morto, “pupatelli” farciti con mandorle tostate, taralli imbiancati con candida glassa dolce, i “nucatoli”, dolci a forma di sigaro e gli immancabili “pupi ri zuccaru”, statuette di zucchero dipinte con glassa zuccherata.
  • Sardegna: I sardi in passato, a seconda dei luoghi ricordavano i defunti offrendo loro pane rustico, frutta secca, dolciumi e vino, il tutto messo a disposizione in occasione del loro passaggio sopra ad una tavola ben apparecchiata.
Fave dei morti

La Storia di Luigi e della sua Azienda Agricola "La Margherita"

Luigi, un ingegnere meccanico genovese, ha realizzato il suo sogno di guidare il trattore e coltivare la terra nella tenuta di famiglia a Morro Reatino, tra l'Umbria e il Lazio.

Nel 2018, grazie a un bando della Comunità Europea, Luigi ha deciso di occuparsi personalmente delle terre di famiglia, coltivando grano antico "Senator Cappelli" e grano farro di una varietà autoctona di antica tradizione.

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La farina del grano di Luigi viene macinata a pietra in un mulino dei paraggi, e l'impasto viene lavorato e trafilato al bronzo, conferendo alla pasta un aspetto ruvido e una lenta asciugatura.

Ora Luigi sta costruendo il suo pastificio per produrre direttamente la sua pasta.

La pasta dell'Azienda Agricola La Margherita si trova a Genova in pochi selezionati negozi e ristoranti.

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