Il cioccolato, amato da molti, va consumato sempre con una certa moderazione, soprattutto durante i periodi di festa. Tuttavia, il suo consumo può avere effetti positivi sulla salute grazie ad alcuni componenti particolari contenuti nella polvere di cacao. Le due versioni più note sono il cioccolato fondente e quello al latte.

Nel cioccolato fondente, l'ingrediente caratterizzante è il cacao in percentuale elevata. Il latte è assente, ma la sua presenza distingue l'altra versione, quella al latte, più ricca in generale di zuccheri, di proteine e di grassi totali (i grassi del latte infatti si aggiungono a quelli caratteristici del burro di cacao, ottenuto direttamente dalla spremitura del seme). Nella varietà fondente la presenza di zucchero è più contenuta, a favore di un maggior contenuto di cacao che conferisce un sapore molto amaro e a volte astringente. Da un punto di vista energetico il cioccolato fondente apporta una quantità di calorie inferiore.

Il cacao, parlando di alcuni effetti positivi sulla salute, è l'elemento che fa la differenza perché ricco di flavonoli, la cui attività in vitro e in vivo è oggi molto studiata. Una prima evidenza però è che la lavorazione che porta ad ottenere il prodotto-cioccolato può diminuire le quantità di tali molecole nel cacao, relativizzando i benefici ipotizzati. Ai polifenoli e in particolari ai flavonoli che nel solo cacao - non lavorato - sono in quantità persino superiore a quelli del tè e caffè, si attribuiscono effetti antiossidanti e antinfiammatori.

Molti autori sono concordi sulla necessità di effettuare studi meglio disegnati, nei quali, per esempio, si distingua secondo la tipologia di cioccolato consumato, ma la letteratura dà comunque evidenze di effetti positivi su alcune patologie cardiovascolari: la riduzione dell'ossidazione dei grassi nel sangue spiegherebbe la protezione dai danni da radicali liberi, verso vasi sanguinei e cuore.

Oltre al ruolo dei polifenoli, la composizione del cioccolato però è interessante per i valori di alcuni minerali (potassio e magnesio) che hanno un effetto positivo sul controllo della pressione; il cioccolato favorisce l'attività della serotonina, neurotrasmettitore con attività antidepressiva; mentre la teobromina e le piccole quantità di caffeina contenute possono dare sollievo al senso di stanchezza e di spossatezza (125g di cioccolato apporterebbero tanta caffeina quanto quella di una tazza di caffe).

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Il consiglio è comunque quello di consumarlo in quantità moderata, nell'ambito di una dieta equilibrata e di uno stile di vita attivo, scegliendo preferibilmente cioccolato con alte quantità di cacao (dal 70% e oltre), abituandosi al sapore amaro per gradi.

Attenzione alla contemporanea assunzione di farmaci specifici: secondo Aifa, il contenuto in caffeina può potenziare l'effetto di alcuni stimolanti (metilfenidato), e ostacolare quello di sedativi-ipnotici (zolpidem).

Interazioni Farmacologiche del Cioccolato

Cioccolata: la Verità Nascosta Spiegata da un Medico

Tra i fattori che concorrono al buon esito di una terapia, un’importanza non trascurabile rivestono le interazioni del farmaco con altri medicinali, con integratori, prodotti erboristici e alimenti. Cibi e bevande possono influire sull’assorbimento, il metabolismo, la biodisponibilità e l'escrezione del farmaco, renderlo inefficace, potenziarne la tossicità o un particolare effetto collaterale o creare effetti indesiderati anche gravi.

Chi assume un medicinale dovrebbe quindi seguire attentamente le avvertenze contenute nel foglio illustrativo e le raccomandazioni del medico prescrittore e rivolgersi al medico e/o al farmacista per qualsiasi dubbio che riguardi le modalità di assunzione del farmaco e le possibili interazioni con i cibi e le bevande nel corso del trattamento: dall’opportunità di assumere il farmaco a stomaco vuoto (un’ora prima o due ore dopo i pasti) oppure durante o dopo un pasto (a stomaco pieno), all’esclusione temporanea dalla propria dieta di particolari alimenti o bevande. Un regime alimentare adeguato consentirà di ridurre gli effetti collaterali associati all’interazione farmaco-alimenti e massimizzare l’efficacia della terapia.

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L’alcol, ad esempio, può amplificare o ridurre l'effetto di molti medicinali. Gli inibitori delle monoaminoossidasi (MAO) non dovrebbero essere assunti con quantità eccessive di cioccolato. La caffeina contenuta nel cioccolato può anche interagire con alcuni stimolanti (metilfenidato), potenziandone il loro effetto, o può contrastare l'effetto di sedativi-ipnotici (zolpidem).

Interazioni farmacologiche sono possibili anche con gli integratori alimentari. L’”erba di San Giovanni” (iperico perforato) è un induttore degli enzimi epatici e può ridurre la concentrazione nel sangue di farmaci come la digossina, la lovastatina e il sildenafil. L’assunzione di vitamina E con un farmaco che fluidifica il sangue come il warfarin potenzia l'attività anticoagulante aumentando il rischio di sanguinamento. Anche Il ginseng può influire sugli effetti di sanguinamento del warfarin.

Inoltre, può rafforzare gli effetti di sanguinamento dell’eparina, dell’aspirina e di farmaci anti-infiammatori non steroidei come l'ibuprofene, il naproxene, il ketoprofene. La combinazione di ginseng con gli inibitori della MAO può causare mal di testa, disturbi del sonno, nervosismo e iperattività. Il Ginkgo Biloba ad alte dosi riduce l’efficacia della terapia anticonvulsivante in pazienti che assumono farmaci per il controllo delle crisi epilettiche come quelli a base di carbamazepina e acido valproico.

Le interazioni tra farmaci e cibo possono modificare in modo rilevante l’effetto di numerosi farmaci determinandone una enorme variazione della concentrazione che può provocare severi effetti collaterali. I soggetti che a causa delle loro condizioni patologiche devono assumere diversi farmaci ogni giorno sono particolarmente a rischio.

Alcuni farmaci sono particolarmente sensibili all’ambiente acido dello stomaco. La levotiroxina (Eutirox) va assunta a digiuno per un miglior assorbimento del farmaco e il paziente dovrebbe limitare il consumo di cibi goitrogenici come cavolo, cavoletti di Bruxelles, broccoli, cavolfiori fagioli o miglio perlato, che potrebbero ridurne notevolmente l’efficacia, diminuendo la quantità di iodio disponibile.

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Oltre il 75% dei farmaci che assumiamo viene metabolizzato da enzimi che appartengono alla famiglia del citocromo P450. Tra gli alimenti che possono interferire con l’attività dell’enzima un posto di rilievo va al succo di pompelmo che, grazie alla presenza di alcune furanocumarine come la diidrossibergamottina e bioflavonoidi come naringina, naringenina e quercetina, è un potente inibitore e inattivatore del citocromo.

L’effetto è già apprezzabile con il consumo di una singola porzione di succo ma può aumentare in maniera rilevante con un consumo continuato. Da sottolineare che l’effetto inibitorio dovuto al succo di pompelmo può protrarsi fino a 2-3 giorni, quindi non è sicuro prendere i farmaci qualche ora dopo aver consumato il succo: bisogna interrompere il consumo qualche giorno prima. Anche il pomelo e l’arancia di siviglia contengono quantità importanti di queste sostanze ad azione inibitoria.

Alcune sostanze presenti nel vino rosso hanno mostrato azione inibitoria dell’enzima in vitro; i risultati in vivo sono ancora confusi ma sembrano indicare che anche questa bevanda possa rallentare il metabolismo di alcuni farmaci.

L’iperico è una pianta officinale di uso comune, utilizzata per trattare la depressione. L’iperico contiene infatti sostanze che stimolano l’azione di CYP3A4. L’assunzione contemporanea di iperico con alcuni farmaci può aumentare molto la velocità di eliminazione dei medicinali, con un effetto di un sottodosaggio che può avere conseguenze tragiche; tra i farmaci metabolizzati dall’enzima abbiamo le ciclosporine, utilizzate per ridure il rischio di rigetto in trapianti di organi.

Un forte consumo di caffeina -quindi di caffè, tè e cioccolata - può aumentare la quantità di enzima presente, così come il consumo di brassicace - cavolo, broccoli, cavoletti di bruxelles - e di carne cotta alla griglia; si potenzia così l’azione di CYP1A2 con aumento della velocità di eliminazione dei medicinali indicati. Il solito succo di pompelmo e il succo di uva Jufeng hanno invece azione inibitoria.

Il consumo di bevande alcoliche assieme a farmaci può essere estremamente pericoloso. L’alcol contenuto nelle bevande può alterare la disponibilità dei farmaci mentre certi farmaci possono alterare i processi metabolici che permettono l’eliminazione dell’alcol, sostanza di per sé tossica, soprattutto per la porzione che riguarda il citocromo CYP2E1. L’alcol può dare interazioni molto severe con antidepressivi, anticonvulsivi, benzodiazepine, oppiodi, stimolanti, antipertensivi, antinfiammatori e antiacidi.

Diversi alimenti interferiscono con i medicinali che assumiamo sia a lungo termine sia attraverso una terapia temporanea. Un caso di scuola è il pompelmo, frutto molto utilizzato, sia per spremute sia in diverse ricette di cucina: contiene sostanze che interagiscono con antibiotici, antidepressivi e analgesici. Ma anche altri cibi, dalle banane ai cavoli, possono danneggiare la terapia che si sta seguendo.

Psicofarmaci, medicinali sedativi e contro l’ansia, antistaminici, ricevono un effetto propulsivo dall’assunzione dell’alcol. In questi alimenti è presente la tiramina, un amminoacido che può interferire con gli inibitori MAO-inibitori, potenti antidepressivi. Tutti gli alimenti che contengono vitamina K possono interferire, e renderli inefficaci, con gli anticoagulanti. La liquirizia, se consumata in eccesso ha effetti lassativi, interferisce con i lassativi stessi abbassando i livelli di potassio, favorisce l’innalzamento della pressione arteriosa e può interagire con i farmaci a base di cortisone.

Il pompelmo è il frutto più noto per le interazioni del suo succo e degli estratti ricavati dai suoi semi con numerosi farmaci. Fonte di vitamine, potassio e fibre, ottimo come diuretico, depurativo e dissetante soprattutto durante la stagione calda, questo agrume contiene infatti alte dosi di citroflavonoidi (come la naringina e la naringenina) e di furo-cumarine (in particolare la bergamottina), sostanze di cui è stata scientificamente documentata l’interazione con svariati medicinali, che spaziano dagli antidepressivi agli antibiotici, dai Fans agli analgesici, degli ipotensivi agli antistaminici: tutti rimedi di sintesi di cui il pompelmo tende ad alterare l’azione, aumentando i possibili effetti avversi, ma anche riducendo l’efficacia curativa.

Se rimangono comunque dei dubbi, prima di assumere un farmaco parlatene con il vostro medico o confrontatevi con un professionista preparato sul tema. È sempre meglio essere prudenti.

Interazione tra Cioccolato e Antibiotici

Gli antibiotici sono farmaci usati per curare o prevenire le infezioni causate da batteri. Sono in grado di uccidere i batteri stessi e/o di prevenire la loro moltiplicazione e diffusione all’interno dell’organismo e la trasmissione ad altre persone. Proprio per la loro capacità di uccidere i batteri, purtroppo uccidono sia i batteri nocivi che quelli buoni che fanno parte della flora intestinale.

Per questo motivo quando si assumono antibiotici è molto importante curare l’alimentazione e cercare di evitare o limitare quei cibi che possono infiammare stomaco e intestino o aumentare gli effetti collaterali degli antibiotici.

Cibi da evitare quando si assumono antibiotici

Ecco una breve lista di cibi che sarebbe meglio evitare durante l’assunzione di antibiotici:

  • Verdure crude (troppe fibre possono causare ulteriori fastidi intestinali come crampi addominali e diarrea)
  • Cioccolato, spezie possono irritare la mucosa gastrica e quella intestinale
  • Frutta acida come agrumi, kiwi possono infiammare lo stomaco provocando reflusso o altri sintomi gastro-intestinali
  • Pomodori anche questa verdura tende ad essere irritante per la mucosa gastro-intestinale già messa a dura prova dagli antibiotici
  • Caffè, cappuccino, tè, contenenti caffeina che risulta irritante per lo stomaco
  • Fritture, formaggi grassi e salumi, possono aumentare gli effetti collaterali degli antibiotici come reflusso gastrico, digestione difficile, dissenteria e crampi addominali
  • Gli alcolici in combinazione con l’antibiotico, aumentano la percezione degli effetti collaterali come: la nausea, i dolori addominali, il vomito, la diarrea e le vertigini
  • Bibite gassate, succo d’arancia, irritanti per stomaco e intestino
  • Chewing gum aumentano la secrezione acida dello stomaco
  • Cibi lievitati (pizza, focaccia, dolci da forno) provocano gonfiore e difficoltà digestive
  • Carni grasse difficili da digerire che affaticano stomaco e fegato
  • Dolci con creme elaborate
  • Maionese

Tutti quegli alimenti che possono in qualche modo aumentare gli effetti collaterali degli antibiotici e mettere a dura prova il sistema gastro-intestinale già provato dagli antibiotici.

In alcuni casi gli antibiotici possono interagire con altri farmaci (ad esempio, pillole contraccettive). Per questo motivo, va sempre consultato il foglietto illustrativo, che elenca le possibili interazioni e controindicazioni, presente nella confezione del medicinale.

Gli antibiotici chinolonici (ciprofloxacina, levofloxacina) non vanno assunti insieme ai latticini (latte, formaggi, yogurt) in quanto quest’ultimi contengono il calcio, con cui l’antibiotico reagisce formando complessi, che riducono l’efficacia dell’antibiotico.

Durante una cura con gli antibiotici gli alimenti da evitare sono diversi. La loro assunzione danneggia con vari meccanismi d’azione i batteri che vivono nell’organismo, non solo i batteri cattivi, ma anche quelli buoni, direttamente interessati nella risposta immunitaria.

«Quando si assumono questi medicinali è importante innanzitutto consumare cibi ricchi di fibre solubili, tra cui la verdura, gli ortaggi, i legumi e i cereali integrali» suggerisce la nutrizionista Nicoletta Bocchino. «Questi alimenti apportano in particolare pectine, mucillagini, cellulosa che nutrono l’esercito di batteri buoni che vivono nel microbiota intestinale, preziosi per la salute in generale.

«Sia i cibi ricchi di calcio, ad esempio il latte, i formaggi sia quelli particolarmente ricchi di ferro, tra cui la carne rossa consumati in modo eccessivo possono rallentare l’efficacia dei farmaci antibiotici» spiega la nutrizionista Nicoletta Bocchino. «Lo stesso effetto inibitorio lo hanno i cibi fortificati o addizionati con questi minerali, che durante l’assunzione degli antibiotici andrebbero evitati».

«I piatti a base di salse, intingoli oppure i salumi, i fritti e tanti altri cibi ricchi di grassi possono accentuare gli effetti collaterali a livello intestinale dell’assunzione prolungata di antibiotici perché irritano l’apparato digerente».

«I cibi che apportano un elevato quantitativo di zuccheri raffinati come gli snack confezionati, i biscotti, le merendine in busta, i dolciumi, le creme e, ancora, le bibite e i succhi consumati in eccesso possono contribuire allo squilibrio della flora batterica intestinale» dice la nutrizionista Nicoletta Bocchino. «Durante la terapia antibiotica il consiglio è di mangiarli con moderazione».

Ma consumarlo in concomitanza a una terapia a base di antibiotici può influire sull’efficacia dei farmaci.

Consigli Pratici per l'Assunzione di Farmaci

Alcune medicine agiscono più rapidamente (o lentamente), meglio (o peggio) se assunte a stomaco vuoto (o pieno). D’altra parte, alcuni farmaci possono provocare disturbi gastrici, e la presenza di cibo nello stomaco a volte è in grado di limitare tale effetto. Il cibo infatti aumenta la secrezione di acido cloridrico nello stomaco, favorendo la soluzione di molecole basiche e contrastando quella di molecole acide. I cibi ad elevato contenuto lipidico stimolano invece le secrezioni biliari, favorendo l’assorbimento dei farmaci liposolubili.

I liquidi svolgono tre importanti funzioni: impediscono l’aderenza del farmaco alla parete dello stomaco e dell’esofago, causa talvolta di ulcerazioni (FANS, potassio e ferro); accelerano il passaggio attraverso lo stomaco e quindi riducono l’intervallo di tempo tra l’assunzione del farmaco e la comparsa dei suoi effetti; possono essere coadiuvanti utili per la malattia che si cura (ad esempio nelle infezioni delle vie urinarie, nella calcolosi renale o nella febbre). Attenzione però: non tutti i liquidi vanno bene. È importante scegliere quello giusto. L’acqua calda, ad esempio, non è mai consigliabile perché ritarda l’effetto del farmaco assunto; l’acqua ghiacciata può essere utile solo per mascherare l’eventuale sapore del farmaco; le acque alcaline sono controindicate nell’assunzione di corticosteroidi o farmaci attivi sul sistema cardiovascolare, mentre vanno benissimo per gli antibiotici; l’acqua gassata può essere utile per assumere digestivi.

Tabella delle Interazioni tra Farmaci e Alimenti

Farmaco Alimento/Sostanza da Evitare Effetto
Antibiotici chinolonici (ciprofloxacina, levofloxacina) Latticini (latte, formaggi, yogurt) Riduzione dell'efficacia dell'antibiotico
Farmaci metabolizzati dal citocromo P450 Succo di pompelmo Accumulo del farmaco con rischio di overdose
Anticoagulanti (warfarin) Alimenti ricchi di vitamina K (broccoli, spinaci, cavoli) Riduzione dell'efficacia dell'anticoagulante
Farmaci a base di digossina Liquirizia Aumento del rischio di tossicità della digossina
Inibitori delle monoaminoossidasi (MAO) Cioccolato (in quantità eccessive) Rischio di ipertensione

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