La tradizione culinaria italiana ha regalato all’umanità dolci per ogni palato, per ogni stagione e per ogni città, dando una buona scusa ai turisti per assaggiare la specialità della nuova meta senza sentirsi troppo in colpa. Ma portare il nome della più antica confetteria d’Italia obbliga a qualche responsabilità in più quando ci si propone di uscire dal quartiere e andare alla conquista di nuove città, con un occhio rivolto al passato e uno al futuro.

Confetteria del Duomo si contraddistingue per la sua passione nel selezionare articoli unici per il vostro matrimonio e per l'eccellente qualità del suo servizio. Grazie alla sua esperienza nel settore matrimoniale, Confetteria del Duomo vi propone le marche di bomboniere e articoli da regalo più esclusive e raffinate. Il suo personale, dotato di professionalità e gentilezza, vi accompagnerà nella difficile scelta tra bomboniere in porcellana, cristallo, ceramica, vetro o il tradizionale sacchetto in tulle.

Confetteria del Duomo propone bomboniere per il matrimonio da 1€ a 100€. Confetteria del Duomo ha ricevuto le raccomandazioni del 99% delle coppie che hanno usufruito dei suoi servizi. Il suo punteggio totale è di 4.9 su 5, con i seguenti voti: 5 nella qualità del servizio, 4.9 nel tempo di risposta, 4.9 nella flessibilità, 4.9 nella professionalità e 4.9 nel rapporto qualità/prezzo. Attualmente Confetteria del Duomo dispone di 1 promozione di tipo Sconto Esclusivo sui servizi per i matrimoni.

Ma, per gli intenditori, parlare di confetti è come ascoltare una musica dolcissima che entusiasma ed inebria. Non a tutti è noto quanta esperienza, abilità e cura richieda la lavorazione di un dolcino così minuscolo qual è il confetto.

Pelino, Confetti di Sulmona della tradizione abruzzese

La Storia della Famiglia Mucci

È il caso dei discendenti Mucci, eredi di una gloriosa azienda che produce confetti e dragées dal 1894. È un’antica tradizione rispettosa delle originali ricette dell’alta confetteria artigianale, una lunga storia di dolcezza, una grande passione mai sopite, che continuano ancora oggi con la quarta generazione della Famiglia Mucci.

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Il primo laboratorio di confetteria fu aperto ad Andria in quell’anno dal giovanissimo Nicola Mucci, dopo un lungo apprendistato svolto a Napoli, presso la scuola dolciaria del famoso maestro Caflish.

La storia della confetteria Mucci di Andria inizia nel 1954, quando Raffaele Mucci decide portare avanti l’attività del padre Giovanni, affermandosi come raffinato artigiano esperto nella produzione di cioccolato, confetti e caramelle. Una tradizione di famiglia che giunge oggi alla quarta generazione, capaci di unire artigianalità, passione e innovazione in prodotti di eccellenza.

Tutto ebbe però inizio nel 1894 nel primo laboratorio per la produzione di confetti, cioccolato e caramelle, a quattro passi dalla Cattedrale, in una piccola bottega del centro storico di Andria, dove un giovanissimo Nicola Mucci, sperimentava la creazione di prodotti dolciari che sapessero sedurre i palati più raffinati, inebriando gli acquirenti con quel profumo di cioccolato, vaniglia e cannella che pervadeva le stradine del vicinato, e che ancora oggi si respira quando entri nella bottega Mucci in quella che è stata intitolata, non a caso, via del Museo del Confetto.

Nicola dunque comincia a produrre cioccolato, caramelle e confetti, utilizzando, per questi ultimi, le mandorle pugliesi, poi nel 1920 inventa “Mandorla Imperial”, un inedito confetto realizzato con la pregiata mandorla pelata “Fra Giulio”, nota come “Avola di Puglia”, ricoperta da uno strato di cioccolato bianco e leggermente confettata.

Arriverà negli anni Trenta alla creazione dei famosi “Tenerelli Mucci”, lavorati ancora oggi secondo la ricetta originale, con mandorle pugliesi della varietà “Filippo Cea” di Toritto, presidio slow food in terra di Bari, e “Nocciole del Piemonte IGP”, ricoperte da cioccolato fondente bianco e da un leggero strato di confettura colorata.

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Le dolci creazioni di Nicola hanno successo e la produzione cresce, l’intraprendente andriese, nel 1926 fa edificare un primo grande stabilimento, dotandolo di nuovissimi impianti per la fabbricazione di cioccolato, confetti e caramelle. Il nuovo opificio contava oltre ottanta dipendenti, di cui tre quarti erano ragazze addette alla decorazione dei confetti, all’incarto di caramelle, cioccolatini e uova pasquali. Nel 1934, a causa della crisi del ‘29, la produzione si riduce e Nicola è costretto a ridimensionare l’azienda e a trasferirsi nuovamente nella prima fabbrica.

Giovanni Mucci erediterà la fabbrica avviata da papà Nicola e sviluppa l’attuale brand “Mucci Giovanni dal 1894”. I loro prodotti diventano rinomati per qualità e gusto e ben presto varcano i confini regionali e nazionali. Gli attuali eredi Mucci, figli e nipoti di Giovanni, inaugurano poi, nel 1987, il moderno stabilimento a Trani, dove, ancora oggi, si producono confetti e dragées, sempre fedeli ai canoni e ai metodi artigianali dell’alta tradizione confettiera.

I Mucci giungono così, con grande orgoglio alla quarta generazione di Maestri Confettieri, e nel gennaio del 2004, nasce anche la prima confetteria ad Andria, nell’elegante cornice della piazza Vittorio Emanuele II - conosciuta da tutti come piazza Catuma -, storico ritrovo dell’aristocrazia locale.

Quando entri nella confetteria di Via del Museo del Confetto, si viene avvolti dal profumo di cioccolato, vaniglia e cannella, il profumo delle feste, accolti dal coloratissimo banco da esposizione che racconta oltre un secolo di antiche tradizioni custodite gelosamente custodite dalla famiglia Mucci, sotto lo sguardo della Musa Glauce che ha ispirato Nicola e Giovanni Mucci, e che dall’affresco del soffitto, eseguito nel 2004 dal pittore andriese Carmine Conversano, soprannominato il “pittore della povera gente”, mentre sembra lasciar scivolare su quanti entrano una pioggia di confetti variopinti.

Da qui è possibile seguire, in un percorso “storico-didattico” che svela le tecniche di lavorazione che, anche laddove le attrezzature più antiche come le bassine vanno a evolversi in più moderni impianti tecnologici, continuano a eseguite nel segno dell’antica tradizione confettiera: spellatura, imbiancatura, confettatura e lucidatura rimangono le quattro fasi per trasformare in tre quattro giorni la materia prima in confetto.

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I confetti Mucci raccontano più di un secolo di storia di prelibate dolcezze, con accostamenti di sapori originali e raffinati, uniti alla selezione di materie prime di qualità e coloranti del tutto naturali. Numerose sono le specialità firmate Mucci. Una delle ultime creazioni sono stati i confetti “Regina Elisabeth”, prodotti con mandorla siciliana “Pizzuta di Avola” ricoperta di cioccolato bianco ed olii essenziali di limone, arancio, mandarino o bergamotto.

Tra i prodotti più famosi ci sono pure i Fruttini di Marzapane, ancora oggi lavorati e decorati a mano; le Gocce al Rosolio con un ripieno analcolico alla frutta; gli storici Cannellini e Confetti Ricci, questi ultimi nelle varianti zucchero di canna o zucchero di barbabietola; le specialità Ghiaia, una lavorazione che rende questi confetti esternamente assai simili ai sassolini di mare, ma che nascondo al loro interno un cuore tenero e delizioso.

Una gustosa alternativa ai classici confetti sono i dragées: rifiniti con una copertura di cioccolato bianco, al latte o fondente, racchiudono un’anima morbida, liquida o croccante. Negli anni Ottanta nasce il primo dragée alcolico, ripieno di liquore alla Sambuca, grazie alle idee innovative ed ai continui esperimenti della famiglia Mucci. In seguito, vengono introdotti i dragées con altri tipi di liquore e non solo: nascono i dragées al caffè, ai canditi, alla liquirizia, al cocco, alla gianduia.

Una piccola chicca ci rimanda all’imperatore Federico II, che qui era di casa.

Nella sede originaria della Fabbrica, vicino al Duomo di Andria, è allestito dal 2004 il Museo del Confetto “Giovanni Mucci”, ospitato in una bella palazzina liberty dalle volte in pietra, riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come luogo di particolare interesse storico nazionale e membro del circuito Locali Storici d’Italia. Frutto di una paziente ed appassionata ricerca, il Museo raccoglie in quattro sezioni documenti, utensili, apparecchiature, stampini utilizzati per la produzione di confetti, caramelle e cioccolato.

I Tenerelli Mucci®

Qui furono creati negli anni ’30 i famosi “Tenerelli Mucci®”, confetti dal cuore tenero realizzati con “Mandorle di Toritto (BA)” e “Nocciole del Piemonte I.G.P.”, ricoperte da finissimo cioccolato fondente e bianco, leggermente confettate.

Tenerelli Mucci

Romanengo: Una Storia di Dolcezza dal 1780

Consapevole di ciò, Romanengo ha appena aperto il suo nuovo spazio a Milano, in via Caminadella 23, grazie al lavoro di studio Cousi Interiorismo di Madrid e la guida dell’architetto Filippo Meda. Il prestigioso marchio di origine genovese ha addolcito l’anima del popolo dal lontano 1780.

Oggi la proprietà è passata a Jean-Sébastien Decaux, che però consulta ancora regolarmente la per assicurare una continuità estetica, stilistica ed identitaria. Il nuovo store si divide così in tre ambienti principali, con la giusta dose di orgoglioso omaggio al passato, ma anche con una punta di speranza, quella che permette di innovare l’offerta e immaginare un nuovo rapporto con la clientela.

Se la pasticceria tradizionale è infatti un luogo di passaggio, quella dove si ordina e si ritira in fretta in occasioni speciali, in questo caso diventa un punto di sosta, in cui godersi un attimo di pace e quasi di voluttà.

Luogo elettivo del relax è la Corte, perfettamente calata nel contesto dei cortili milanesi, assume i toni eleganti del verde e dell’ocra, sottolineato da uno schema di luci calde e soffuse (un po’ come quelle dei vecchi tram ancora in funzione) per tornare indietro nel tempo e tirare il fiato. Si tratta di una caffetteria perfetta per tarde colazioni a base di croissant e pain au chocolat ma anche per pause ombrose in orario merenda, con cannelé francesi, budini di riso e crostatine di frutta.

Una seconda camera è invece una Sala da tè, in cui gustare rare miscele, tisane e infusi ispirati dalle carte da parati all’interno, con riproduzioni orientali.

La confetteria vera e propria, invece, affaccia sulla strada, facendo spalancare gli occhi ai passanti e le bocche ai bambini con le mani sulle vetrine. Ma la vera magia comincia oltre la soglia, in quella che è stata ribattezzata Sala da tè con le specialità artigianali che hanno fatto la storia e la fortuna di Romanengo: clementini ricoperti di cioccolato, fondants alla menta, rosa e viola, cioccolatini di ogni tipo e gocce di rosolio. Non poteva poi mancare un vasto assortimento di confetti: mandorla, pinoli e pistacchi, scorza di cannella, cardamomo.

I verdi profondi di pareti e velluti e il nero del pavimento sono alleggeriti da un soffitto retroilluminato con motivi floreali. Nicchie, paralumi a forma di ventaglio e sedute in ferro battute creano un’atmosfera di classe e al contempo décontracté, che ricorda vagamente la carrozza di un treno di lusso. Tra gli scaffali affiorano anche le eleganti confezioni con incarto blu e spago bianco.

Eppure, lo spazio più sorprendente è l’ultimo, proprio per la sua doppia anima giovane e antica. Si chiama Bottega delle spezie e rimanda già lontano nel tempo e nello spazio, ad avventure oltreoceaniche, nelle remote terre indiane dove i mercanti si inoltravano per riportarne navi cariche di tesori per rifornire gli spacci d’Europa, tra cui Romanengo, che venne fondata proprio per commerciare spezie.

I contenitori in vetro e ceramica sono messi ordinatamente in bella vista, un po’ come se ne trovano nelle vecchie farmacia, con nomi e caratteri misteriosi e nascondono mix profumati di spezie e infusi provenienti dai quattro angoli del mondo. Curry, pepe e inedite miscele per insaporire pietanze sono presentate in varietà introvabili o quasi.

A Genova c’è un posto magico. Si chiama Romanengo ed è la confetteria più antica d’Italia. Un luogo che è un tutt’uno con la storia della città e del suo porto, la rotta delle spezie, l’eredità araba della canditura e l’arte della confetteria e della cioccolateria condivise con la vicina Francia.

Due sedi, via Roma, risalente agli anni ’20 nel Novecento, e via Soziglia, aperta nel 1814, luogo di grande eleganza, fuori dal tempo: si resta incantati dallo splendido bancone che propone mille prelibatezze. La raffinatezza è la caratteristica più evidente, lo si capisce immediatamente anche solo osservando la confetteria, fiore all’occhiello della produzione, insieme al cioccolato.

Valgono l’assaggio e l’ammirazione tutti i prodotti in assortimento: la pralineria, la pasticceria (con le strepitose paste di mandorla, i canestrelli, le meringhe), i distillati e gli sciroppi, prodotti unici, spesso da antiche ricette tramandate nei secoli. In autunno dominano i dolci di Ognissanti, la primavera è delle specialità quaresimali: le lavorazioni interamente frutto di una maestria artigianale quasi unica.

La storia dell’impresa è lunga, si risale al 1780 con l’attività di speziale di Antonio Maria Romanengo (originario di Voltaggio, nell’appenninica Val Lemme), che a Genova commercia nei prodotti esotici che fin lì hanno mosso le sorti del mondo, come zucchero, cacao, caffè, o le spezie, dal pepe alla cannella, dalla noce moscata allo zenzero.

È Stefano, nel 1814, ad aprire la bottega di via Soziglia, quella che oggi splende nel suo fascino, grazie soprattutto al radicale restauro voluto nel 1852 dal figlio Pietro (il cui nome campeggia tutt’ora nell’insegna, insieme a quello del padre), anch’egli confettiere e speziale, che porta l’azienda al successo internazionale.

L’avvio del nuovo secolo è un periodo più complicato, sia per le vicende familiari (dopo la morte di Pietro Romanengo, la sua eredità viene raccolta dai figli Stefano e Carlo) che per l’avvento della Prima Guerra Mondiale. In questi anni viene aperta anche la nuova bottega in via Roma, in un palazzo dei Berio (nota famiglia di oleari di Oneglia): tutt’oggi aperta, anch’essa con il suo fascino immutato, il pavimento a scacchiera di marmo, tra specchiere, lampadari e mobili d’epoca.

Arriva la Seconda Guerra Mondiale, con l’inevitabile strascico di difficoltà e carenza di materie prime, ma la famiglia anche stavolta riesce a ripartire.

La famiglia Romanengo attraversa epoche e guerre e oggi è ancora alla guida dell’insegna, con Pietro (Responsabile della Qualità), Giuseppe e Francesco (a capo della produzione), affiancati, dal 2019, dall’imprenditore francese Jean-Sébastien Decaux, che detiene la maggioranza della holding. Decaux vive in Italia e ha un legame affettivo con la Liguria: abbraccia la vocazione di alta artigianalità che da sempre contraddistingue l’azienda, ma non trascura di innovare. E alla fine del 2022, infatti, l’arrivo dell’impresa a Milano ha fatto molto parlare di sé.

Deliziosa corte interna e ambienti differenziati tra Confetteria e Bottega delle Spezie (che richiama la vocazione settecentesca del primo negozio aperto), tanto verde petrolio, ocra, parati floreali. Se ovviamente qui le specialità della confiserie sono protagoniste, non manca una proposta dagli accenti più “urbani”, con light lunch e sala da tè, nella Corte, che inaugura la somministrazione nelle insegne Romanengo. A far da filo conduttore a questo slancio verso il futuro, un ritorno alle radici: l’innovativo progetto agricolo della Cascina Romanengo, in Val Lemme.

Siamo a Capriata d’Orba, sull’Appennino ligure, al limitare tra Monferrato e Liguria: se nei mesi autunnali si omaggiano le castagne, tra maggio e settembre sono i fiori e i frutti di varietà locali a catalizzare l’attenzione, ma anche il frumento, in un approccio partecipativo e formativo molto attento a promuovere un’agricoltura più responsabile (che ha appena valso a Romanengo il premio Bandiera Verde 2024).

profumassimo connubio tra la freschezza dell’agrume e la dolcezza della rosa. Il biscotto si abbina alla Conserva di Petali di Rosa, realizzata secondo una ricetta del 1600.

Romanengo celebra San Valentino anche con una proposta di cioccolato, è il caso dei Cuori di cioccolato fondente in due varianti, uno ripieno di gianduia e l’altro di gocce di rosolio.

Panettone Baj: Una Tradizione Milanese

Nella seconda metà dell’Ottocento la più che secolare attività dolciaria della famiglia Baj consisteva nella produzione di confetteria e cioccolato, nella commercializzazione di dolci, vini e liquori, ma divenne famosa in Italia e nel mondo soprattutto per la produzione di panettoni. Il panettone divenne l’elemento principale nelle pubblicità e il tema dominante delle copertine di cataloghi e pubblicazioni promozionali.

Il Panettone Baj, che oggi vanta anche un museo online, fu considerato per decenni il migliore di Milano, fatto ufficialmente attestato dalla vincita di premi e medaglie. Per esempio guadagnò il primo premio alle esposizioni di Milano del 1881 e 1887.

L’antichità delle produzioni dolciarie della famiglia Baj si deduce da alcuni documenti in possesso degli attuali eredi, che fanno risalire gli inizi dell’attività al 1768. All’epoca il panettone era un dolce consumato tutto l’anno. Per questo nelle pubblicità veniva sempre rimarcato che “La pasticceria e confetteria Giuseppe Baj ha sempre pronta e freschissima la specialità tutta milanese del panettone”.

Vero è che la famiglia Baj produceva panettoni e confetteria dalla metà del XVIII secolo, ma fu l’“offellajo” Giuseppe Baj, nato nel 1839, che diede notorietà al marchio e larga diffusione al prodotto. Dopo alcuni decenni di attività in Via Broletto, Giuseppe, nel 1872, aprì in Piazza del Duomo la Confetteria Baj, quale punto-vendita di un’intensa attività di produzione e commercio di panettoni, cioccolata e altri prodotti dolciari, in un “grande stabilimento a forza idraulica ed a vapore”.

Giuseppe Baj ebbe la “fortuna” di non dover assistere all’olocausto della Grande Guerra e alla conseguente interruzione dei commerci internazionali, poi seguita da politiche autarchiche, con l’inevitabile riposizionamento del panettone quale dolce perlopiù italiano. La tomba si trova al Cimitero Monumentale di Milano.

Dal dopoguerra il dolce milanese conobbe un vero boom e poté tornare a offrire momenti di felicità gustativa nelle case di tutto il mondo. Ma si dovette arrivare al 2016 per assistere alla ricomparsa del Panettone Baj, ad opera degli eredi Cesare e di suo figlio Tomaso.

Panettone Baj

Romanengo a Milano: Un Nuovo Capitolo

Solo una confetteria storica poteva costringere i milanesi a rallentare, nonostante la loro indole, e a sedersi anche di prima mattina quando avrebbero tempo solo di un caffè al volo. Restano qualche minuto in più, al fondo del cortile di un palazzo antico, a due passi dal Duomo e dall’Università.

L’idea di mettere a sedere i milanesi, a onor della cronaca l’ha avuta un francese, Jean Sébastien Decaux co-CEO JCDecaux Holding, che nel 2019 ha rilevato la confetteria che era di Pietro Romanengo. Prima ha deciso che è tempo di rinnovarla, soprattutto fisicamente: così è stata restaurata la storica confetteria, un gioiellino antico che è tornato a splendere in centro a Genova.

Poi ha deciso di aprire a Milano, senza dare troppo dell'occhio, quasi fosse un segreto da sussurrarsi tra gli appassionati di cose d'altri tempi. Decaux ha spiegato a Il Gusto cosa resterà del marchio della confetteria genovese. "Tutto - ha sottolineato -. Anzi, abbiamo anche recuperato quella che è stata l'idea all'origine del marchio: la vendita delle spezie. Che a fine del 1700 i Romanengo vendevano su una bancarella del porto, prendendole direttamente dalle navi che arrivavano dall'oriente e dal mondo arabo. Prima le spezie e poi la frutta candita, secondo antica ricetta.

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