I Cri Cri sono la tipica pralina torinese a base di nocciola e cioccolato, ricoperta di zucchero e avvolta in carta colorata. Si chiamano Cri Cri e sono i dolci di Natale dei torinesi.

Hanno la carta colorata di rosso, di giallo, di verde, d’oro, d’argento. Sono “praline” rotonde di circa 2 cm di diametro ricoperte di piccole sfere di zucchero bianco (un tempo erano colorate) che coprono un cuore di nocciola tostata avvolto dal cioccolato fondente. In Piemonte, e ancor di più a Torino, tutti da bambini li abbiamo mangiati, e tutti da adulti continuiamo a farlo perché ci ricordano gli anni dell’infanzia con quei colori e quella forma che li hanno sempre resi meno scontati e oggettivamente più sfiziosi rispetto ai cioccolatini e ai gianduiotti della tradizione.

Del resto questi ultimi si mangiano tutto l’anno: i Cri Cri no, sono strettamente legati alle feste natalizie, a quel periodo dell’anno che pervade i cuori di tutti (o almeno dovrebbe farlo) con quell’atmosfera che sa di famiglia, di casa, di affetti e, perché no, anche di magia. Si trova nelle pasticcerie a Natale, o potremmo dire, più in generale, nel periodo natalizio.

Ma qualcosa di nuovo sta succedendo in città: la Pasqua si avvicina e le uova di cioccolato fanno capolino nelle vetrine e sugli scaffali dei negozi come in tutta Italia. Al latte, fondente, al gianduja: con decori di alta pasticceria o con originali lavorazioni, ogni anno catturano l’attenzione degli amanti del cioccolato e delle sorprese. Tra le protagoniste di questa stagione ci sono le uova di Leone 1857, la storica fabbrica torinese conosciuta nel mondo in primis per le caramelle, ma da alcuni anni anche per le lavorazioni di cioccolato.

Già produttori di cri cri, alla Leone 1857 hanno avuto l'idea di trasformare la delizia piemontese in uova di Pasqua. Scopriamo come sono e come vengono realizzate.

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Le Origini dei Cri Cri

A Torino sono gli indiscussi protagonisti delle vetrine natalizie: sono i cri cri, orgoglio e vanto della tradizione dolciaria sabauda. Avvolti nella carta colorata sono “praline” di forma rotonda di circa 2 cm di diametro realizzate con un cuore di nocciola tostata avvolto nel cioccolato fondente e poi passato in minuscole sfere bianche di zucchero (fino agli anni ‘80 colorate), tecnicamente chiamate mompariglia.

Le origini si possono ricondurre al 1886 e al confettiere di Torre Pellice, Giuseppe Morè, ma c’è anche una leggenda che aleggia intorno al loro nome.

Si racconta infatti di una ragazza chiamata Cristina che a fine Ottocento lavorava a Torino in via Po, dove cuciva vestiti per le signore dell’alta società. Il suo fidanzato, studente universitario che la chiamava “Cri”, ogni volta che la incontrava le regalava questi dolci comprati nelle pasticcerie torinesi. La commessa del negozio dove il ragazzo li acquistava per regalarli alla fidanzata aveva visto nascere la storia d’amore tra i due giovani e sapeva che lui la chiamava “Cri” così ogni volta che lui entrava nel negozio lei domandava “Cri?” e lui rispondeva “Cri!”. Il proprietario del negozio sentendo più volte riproporsi questo rituale decise dunque di chiamare questi dolci cri cri in onore dei due giovani innamorati.

Cri Cri Cioccolato

Cri Cri, un'icona della tradizione torinese

Il successo arrivò rapidamente e fu tale che i cri cri entrarono nei cataloghi di grandi produttori come De Coster, Caffarel e Talmone. Si deve invece a Sebastiano Garofalo il rilancio di questi cioccolatini, quasi dimenticati nel dopoguerra: nel 1957, cercando un confetto originale per il suo matrimonio, in un piccolo laboratorio di pasticceria di via Catania riscoprì i cri cri.

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L’anziano titolare dell’azienda, non avendo a chi lasciare l’attività chiese ai due sposi se fossero interessati a portare avanti il suo lavoro: fu così che Sebastiano e Maria Garofalo presero in mano l’azienda proseguendo e rilanciando la storia di questo dolce (realizzato con nocciola Piemonte e cioccolato extra fondente) che è indiscutibilmente legato non solo al Natale, ma anche all’amore.

La Versione Cri Cri di Leone 1857

Nella collezione Leone 2024 di uova, realizzate a mano e dedicate ai protagonisti di Alice nel Paese delle meraviglie, fa capolino la versione Cri Cri (350 gr), frutto di una rivisitazione dell’iconica pralina torinese che, spogliata delle vesti natalizie, diventa un uovo unico nel suo genere.

Le nocciole Igp piemontesi originariamente intere (cuore del cri cri), si trasformano in una granella croccante, abbracciano la mompariglia (palline di zucchero che la ricoprono) per poi essere coperte da un manto di cioccolato fondente 70%, lo stesso utilizzato per la produzione delle singole tavolette. Al contrario di quanto avviene nella pralina avvolta sempre in carta colorata, nell’uovo lo zucchero e la nocciola si nascondono agli occhi, per rivelarsi solo al palato.

La produzione delle uova Cri Cri è una novità assoluta e si inserisce a livello strategico nell’ampliamento della gamma del brand Leone che lavora sempre di più tra l’unione perfetta del mondo delle caramelle con quello del cioccolato. L’uovo, come gli altri prodotti, viene realizzato internamente nella fabbrica di Collegno (To), dove i mastri cioccolatieri colano a mano il cioccolato negli stampi: una macchina aiuta la formazione dell’uovo che viene plasmato artigianalmente; una volta formato, l’uovo viene riposto in frigo per quindici minuti in modo da farlo solidificare.

Nato per ampliare l’offerta della gamma, includendo l’iconica pralina torinese che Leone lo scorso anno ha lanciato anche nella versione con cioccolato al latte, è stato ideato nel maggio per la produzione di questo periodo pasquale. «L’idea è quella di far evolvere il prodotto nel corso del tempo, visto l’enorme e inaspettato successo che sta riscontrando», fanno sapere dell’azienda. Praline o caramelle? Il meglio dei due mondi, diremo.

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Ricetta Piemontese: Cri Cri senza lattosio - Capodanno & Befana

Un’anima di nocciola tostata avvolta nel cioccolato fondente, ricoperto a sua volta da mompariglia bianca (le perline di zucchero che cricchiano sotto i denti!). Da sempre, queste sono i Cri Cri. Una presenza non più solo natalizia, con i loro incarti “a caramella” che mettono allegria e che creano la magia del cioccolato che non si scioglie sulle dita grazie al rivestimento di zucchero.

La Leggenda Romantica

Siamo ai primi del Novecento, naturalmente a Torino, città di sartine e studentini. La nostra protagonista è una dolce Cristina… detta Cri. Il suo innamorato le porta sempre delle praline ricoperte di granelli di zucchero: una specialità della pasticceria in cui l’ha incontrata e in cui ormai tutti li conoscono. Quando entra per acquistarle, la commessa lo guarda e chiede “Cri?”, e “Cri!” risponde lui. Questo il romanzo della nascita dei Cri Cri, ma la vicenda continua, fino a varcare la soglia del nostro millennio e portando con sé un bagaglio di storia: quella personale, fatta di alterne fortune, quella delle tante persone che ha allietato prima di noi, ma anche quella con la “S” maiuscola del secolo appena trascorso.

Forse non tutti conoscono la tenera storia dell’origine del nome del cri-cri, il timido cioccolatino che si veste da caramella con le sue carte colorate, la sua forma rotonda dal cuore di nocciola, ricoperto di cioccolato e rivestito di mompariglia (ovvero le piccolissime e bianchissime sferette di zucchero). Leggenda narra di una giovane ragazza di nome Cristina che abitava a Torino alla fine dell’Ottocento e che si guadagnava da vivere cucendo splendidi abiti per le signore dell’alta società sabauda.

Cristina aveva un fidanzato innamoratissimo, uno studente torinese che la chiamava con il tenero diminutivo di “Cri”. Ogni volta che i due avevano un appuntamento, il ragazzo si fermava prima in una pasticceria della zona dove comprava questi deliziosi cioccolatini ricoperti di zucchero. Nonostante fossero buonissimi, questi cioccolatini non avevano ancora un nome.

La commessa della pasticceria, che conosceva entrambi e aveva visto nascere il loro amore, sapeva anche il nomignolo. Così, giorno dopo giorno si inscena una sorta di rituale tra la commessa e lo studente: la commessa ogni volta gli chiedeva “Cri?” e lui rispondeva “Cri!”. Ed è proprio da qui che deriva il nome dei famosi cioccolatini piemontesi, in onore di questa pura e giovane storia d’amore.

Cri Cri Cioccolato

Il rituale d'amore che ha dato il nome ai Cri Cri

Un Simbolo di Torino

Nato all’ombra della Mole tra l’Ottocento ed il Novecento, questo “cioccolatino vestito da caramella” fa ormai parte dell’immaginario collettivo degli abitanti del capoluogo piemontese: tutti lo ricordano con un sorriso, non solo come un simbolo della pasticceria della città, ma come un vero e proprio patrimonio della tradizione torinese.

Per un po’ di tempo la sua produzione ha rallentato notevolmente, ma oggi, grazie ai tanti artigiani del cioccolato del capoluogo piemontese, il cri-cri è ancora con noi più buono e dolce che mai. Lunga vita al cri-cri allora! Che possa continuare a deliziare i palati e a scaldare i cuori di chiunque lo assaggi. Il Cri-Cri, classificato come prodotto agroalimentare tradizionale della Regione Piemonte, è una prelibatezza della pasticceria torinese.

Queste praline vestite da caramelle nascono nei pressi della Mole verso la fine dell’Ottocento. Il contesto è quello della Belle Époque, e il cri-cri sembra proprio rappresentarne tutto lo spirito. L’unico cambiamento risiede nel colore della mompariglia, un tempo colorato, oggi bianco.

Come Preparare i Cri Cri in Casa

Ecco una possibile ricetta per preparare i Cri Cri a casa:

  1. Per prima cosa, bisogna sciogliere una tavoletta di cioccolato fondente a bagnomaria, facendo attenzione a non bruciarlo.
  2. Una volta completamente sciolto, il cioccolato va versato in una ciotola, in cui va aggiunta la farina di nocciole fino ad ottenere un impasto asciutto, uniforme e lavorabile con le mani.
  3. Roteando nel palmo delle mani una piccola porzione di composto, si formano numerose palline, al cui interno va inserita una nocciola tostata intera.
  4. Le palline vanno poi ricoperte con piccole praline di zucchero e successivamente riposte in frigorifero per circa un paio d’ore, prima di essere incartate e offerte agli ospiti.

Una volta sciolto il cioccolato a bagnomaria lo versiamo in una ciotola contenente la farina e mescoliamo fino ad ottenere un impasto corposo.

Dettagli sacchetto 200g: dim. Mai assaggiato un Cri Cri?

Cri Cri: Un Ricordo d'Infanzia

Questi cioccolatini hanno accompagnato l’infanzia e le feste di molti bambini piemontesi, anche se non piacciono solo a loro. Venivano usati come decori per l’albero di Natale, nascosti tra i rami vicino alle palline e agli altri addobbi, e nelle calze della Befana. C’è stato un tempo, però, in cui sono quasi spariti dalla circolazione, la produzione era notevolmente rallentata.

Cri Cri Cioccolato

I Cri Cri, un classico delle feste torinesi

La Storia di Giuseppe Morè

I Cri Cri sono nati tra l’Ottocento e il Novecento per mano del confettiere Giuseppe Morè di Torre Pellice probabilmente per rimediare allo sbaglio di un aiutante che sbagliò a caramellare una nocciola. Il rimedio fu di ricoprire, e così mascherare l’errore, con del cioccolato fondente. La pralina arrivò poi nelle confetterie cittadine e incontrò il gusto dei torinesi, ma non aveva ancora un nome.

I Cri Cri hanno una lunga storia di dolcezza, ma la leggenda romantica legata al loro nome lo è ancora di più. In una città così elegante e raffinata, viveva Cristina, una dolcissima ragazza, che si occupava di confezionare splendidi abiti per le signore dell’alta società torinese. Ogni volta che i due ragazzi avevano un appuntamento, il fidanzato si fermava in una pasticceria del centro cittadino per acquistare un sacchetto di deliziosi cioccolatini ricoperti di palline di zucchero, che la dolce Cristina adorava.

La Versione Romantica del Nome

Sempre in merito all’origine del nome esiste anche una versione romantica: una storia d’amore che parla di una “piemontesina bella e del suo biondo studentino”, come suona una nota canzone popolare torinese. Siamo alla fine dell’Ottocento a Torino, Paolo frequentava l’università e Cristina lavorava come sarta. Queste però non avevano un nome.

La leggenda narra che il nome Cri-Cri sia nato grazie alla storia d’amore tra due ragazzi: Paolo e Cristina. Il ragazzo, prima di raggiungere la sua amata, si fermava sempre in una pasticceria a comprare un sacchetto di cioccolatini che non avevano nome. La commessa della pasticceria, che li conosceva entrambi, domandava, ogni qual volta Paolo comprava i cioccolatini: “Cri?”. Lui, con sorriso innamorato, rispondeva “Cri!”.

Oggi i Cri Cri si possono acquistare nelle migliori pasticcerie cittadine.

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