Considerata la ‘regina’ delle figure retoriche, la metafora (dal gr. metaphorá «trasferimento», in lat. translatio) sfida qualsiasi voce enciclopedica, sia perché la bibliografia relativa è enorme, sia, e soprattutto, per il significato del termine, complesso e variegato a seconda delle teorie adottate. Nondimeno in una voce sulla metafora va ricordata almeno la classica distinzione tra metafora d’uso e metafora d’invenzione per sottolineare un principio fondamentale: qualsiasi accostamento tra due parole o espressioni comporta uno sfasamento di significato di una delle due.
La lirica italiana della prima parte del Novecento, però, sembra promuovere una nuova dimensione metaforica che rende più partecipe il lettore ed esalta i valori della parola poetica indagati, sin da Guido Gozzano, con riferimenti intertestuali. Il ricorso alle metafore non è però appannaggio solo dei testi letterari. La configurazione mediatica della società di massa ha riscoperto il valore funzionale della metafora, con la sua capacità di attivare coinvolgimento del lettore/spettatore. Altro settore vitale per le metafore attuali è la messaggistica dei cellulari, dove abbondano per lo più le catacresi.
In realtà, l’esistenza di una serie di metafore privilegiate funziona da sempre come ingrediente dei testi poetici: così, ad es., quelle che sono state chiamate metafore nautiche, in cui la composizione letteraria viene paragonata a un viaggio per mare, secondo una tradizione antichissima. Si pensi alla celeberrima metafora di chiusura de “L’Infinito” di Giacomo Leopardi («e il naufragar m’è dolce in questo mare», v. 15) e anche all’insistenza con cui torna il motivo della «luminosità», con il sole come unità figurale preferita, anche nella sua variante negativa come, per es., in Aldo Palazzeschi, “Mar grigio”: «Il sole si mette una benda di lutto» (v. 14) e, di conseguenza, «mar grigio / siccome una lastra d’argento brunastro» (v. 15-16).
In questo senso la tradizione parla di catacresi o abusio per indicare le metafore che, da invenzione che erano, diventano ‘congelate’ e dal significato ormai stabilizzato. Metafora è invece l’applicazione di un nome estraneo, passando dal genere alla specie, dalla specie al genere, dalla specie alla specie, oppure per analogia. Intendo dal genere alla specie, per esempio la nave mi sta là: essere all’ormeggio equivale, in un certo senso, a stare. Dalla specie al genere: davvero diecimila valorose imprese Odisseo compì; diecimila equivale a molte, al posto del quale è stato qui usato.
È soprattutto il quarto modo di funzionare della metafora (per analogia), però, a fissare l’idea di confronto e paragone. In questo caso l’analogia (A : B = C : D) riguarda la confrontabilità, come appare nel celebre esempio aristotelico della vecchiaia come tramonto della vita (tramonto : giorno = vecchiaia : vita). Cicerone la definisce infatti come «una breve similitudine ridotta a un’unica parola […] messa in un posto altrui come se fosse il suo» (Cicerone, Orator III, xxxix, 157). Per dirla in sintesi, la metafora è una similitudine abbreviata, e differisce da questa in quanto la similitudine è paragonata all’oggetto che vogliamo descrivere, mentre la metafora viene collocata al posto della parola stessa.
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La similitudine si ha quando dico che un uomo si è comportato come un leone, la metafora quando dico, di un uomo, che è un leone (Quintiliano, Inst. Quintiliano aggiunge l’idea che la metafora diventi tanto più efficace in quanto cose animate siano confrontate con cose inanimate e viceversa. In più la tradizione latina vede nella metafora una figura per l’abbellimento del discorso in quanto è capace di creare circuiti di significato inattesi (inopinatum). Il medioevo sviluppa l’idea della metafora come analogia e l’assunto del trasferimento tra ‘animato’ e ’inanimato’ (così Isidoro di Siviglia nell’VIII secolo).
In più, si profila con le Artes poetriae dell’XI e XII secolo l’idea che la metafora possa essere alla base di un percorso discorsivo allargato, collegato all’artificio dell’allegoria: attraverso una data immagine è possibile sviluppare un intero circuito significativo a fini conoscitivi e didattici. Quest’impostazione, accolta nelle pratiche delle artes dictaminis, confluisce nei procedimenti stilistici dell’alto medioevo fino a esaltarsi nei processi compositivi di ➔ Dante. La concezione della metafora come transumptio orationis permette alla figura di diventare il principale tra i tropi, fino a farsi autentico artificio di creazione di pensiero (o metafora di invenzione): nel Seicento ciò è previsto sia nella teoria della metafora come brevitas, come «argutezza» e come «maraviglia» nel Cannocchiale del Tesauro (1654, 1670) sia nei Principi di scienza nuova (1725).
Nel Novecento l’interesse per la metafora si riaccende e diventa imponente il numero di pensatori e di pubblicazioni che se ne occupano. Da questo punto di vista, è essenziale distinguere tra termine metaforizzante e termine metaforizzato: chiamato il primo vehicle (come quando diciamo, ad es., porta per l’aeroporto è la porta del cielo) e il secondo tenor (per indicare il «collegamento tra terra e cielo»), ogni metafora consisterebbe dell’unione tenor + vehicle e in una transazione tra contesti che permette un autentico ‘commercio di pensieri’ tra i due capace di originare un significato nuovo e non previsto.
In un caso (Henry 1975), la metafora sarebbe costituita dall’incrocio di una doppia metonimia (= la parte per il tutto). In Arendt (1978), partendo dalla considerazione greco-classica per cui (come voleva Eraclito, tra gli altri) «gli occhi sono più fedeli testimoni degli orecchi», si pone la metafora a fondamento del pensiero, in quanto essa cerca di rendere visibile l’invisibile e effabile l’ineffabile. Come spesso avviene, per comprendere una nozione complessa come la metafora è necessario un certo eclettismo.
Da questo punto di vista un contributo per una più approfondita comprensione proviene dalla pragmatica cognitivista, quella teoria linguistica e semiologica che nella seconda parte del Novecento ha elaborato modelli potenti dei meccanismi comunicativi (Bianchi 2009). Secondo questa prospettiva, la metafora è un atto comunicativo che consiste in una ‘manipolazione di credenze’, procedendo all’assegnazione di salienze o pertinenze ottimali per la selezione di tratti semantici relativi ai contesti attivati.
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In italiano, come nelle altre lingue, la metafora è particolarmente sensibile ai valori contestuali e recepisce i valori culturali della nostra lingua.
Il potere delle metafore: per vivere meglio.
Come Scrivere Metafore Originali
Molto bene, adesso conosci la teoria e sai come si formano le metafore. Ma come fare per scrivere metafore originali? Ecco qualche consiglio:
- Guardati intorno: osserva ciò che ti circonda, anche i minimi dettagli, e lascia che sia la tua mente a fare associazioni. Non esiste un limite a quel che puoi inventare.
- Utilizza i cinque sensi: ragiona sempre adoperando i cinque sensi, divertendoti a mischiarli tra loro. Es: "La tristezza è amara e sa di medicina"; "Il profumo di cannella del dolce era bollente, tanto da riscaldare gli ospiti sul posto".
- Gioca con le parole: scombina il testo e ricerca i sinonimi dei termini che usi; guarda quale si incastra meglio per inventare metafore efficaci. Sfrutta inoltre le ambiguità delle parole, aggiungendo spessore al testo.
- Leggi tanto: è un consiglio che non mi stanco mai di dare. Leggere amplia il tuo orizzonte di prospettive, ti fornisce nuove idee e fa sì che la tua mente viaggi in posti lontani. Chissà cosa vi troverà!
- Fai esercizio: allena la tua creatività come faresti con un muscolo. Dunque, armati di carta e penna (o pc) e datti da fare con esercizi di scrittura creativa. Niente "Era un fiore" o "Si sentiva un pesce fuor d’acqua". Sperimenta! Come ho detto prima, non c’è limite a quel che puoi creare con le parole. Parti dal tuo lavoro, dall’ambiente the ti circonda!
- Esprimi concetti in forma alternativa: prova a partire da una frase, tipo "Era felicissimo", e cerca di trasformarla utilizzando le metafore. Es. "Il suo sorriso era un incendio di calore nella stanza fredda"; "I suoi occhi erano monete splendenti"; "Il suo viso era segnato da una falce di luna luminosa".
Metafore Filosofiche
Sono le metafore che rimandano a riflessioni esistenziali e si interrogano sul senso della scrittura o della vita propria ed altrui. Nella storia della filosofia la metafora e il valore delle immagini è stato riscoperto alla fine dell’Ottocento da Nietzsche. Il filosofo afferma che il linguaggio è una convenzione la cui essenza non è quella di rappresentare la natura delle cose. Esso è un sistema di metafore, liberamente prodotto e pertanto non va inteso come l’unico modo corretto e valido di descrivere il mondo.
Le metafore possono essere molto utili quando si tratta di trasferire un concetto, mettere in evidenza un punto, offrire una possibilità, stimolare un dubbio.
Soprattutto in questo periodo storico si invoca la resilienza come virtù necessaria per resistere a situazioni che risultano essere traumatiche. La metafora è uno di questi strumenti simbolici che si rifanno al "come se", che affrancano da razionali vincoli e facilitano l’accesso all’emotività e alla mitologia familiare. Quindi, la resilienza può essere definita come la capacità o il processo di far fronte, resistere, integrare, costruire e riuscire a riorganizzare positivamente la propria vita nonostante l’aver vissuto situazioni difficili (Malaguti 2005, p. 16).
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Esempi di Metafore sulla Resilienza:
- L’albero ferito da giovane, cresce intorno alla ferita.
- Quando un corpo estraneo, come un granello di sabbia, si insidia nella cavità dell’ostrica, E viene piano piano ricoperto da strati di madreperla allo scopo di difendere i tessuti dell’animale dall’irritazione.
- Il fiore di loto affonda le sue radici in un terreno melmoso di lagune e laghi.
La resilienza mette in ordine le perle dell’esperienza di gioia e di dolore con un filo di correlazioni di significati che rende plausibili le interpretazioni positive e ristruttura le esperienze negative. È la capacità di accettare le ferite nella lotta per la realizzazione del diventare se stessi che richiede discernimento e saggezza per non essere confusa con slancio cieco, e responsabilità e incoscienza (Short, Casula p.
Viaggiare è un modo di cambiare, una trasformazione che avviene attraverso la visione di nuovi luoghi e il contatto con persone e culture diverse. Nella letteratura ricorre ad esempio l’idea che quest’ultimo abbia la capacità di ampliare le conoscenze del viaggiatore contribuendo alla sua apertura mentale e migliorando la sua intelligenza.
Esiste un’opera che riassume i significati concreti e simbolici legati al tema del viaggio: è l’Odissea. Il momento in cui i compagni vengono trasformati in porci è l’immagine dell’abbruttimento dell’uomo, del prevalere dell’istinto sulla ragione. L’incontro con le sirene è la descrizione di una situazione in cui Ulisse tentato e attratto dalla sensualità di questi esseri misteriosi metterà ancora una volta a frutto la sua intelligenza per trovare il modo per resistere.
La scoperta del proprio posto nell’ordine naturale delle cose può manifestarsi anche grazie a una metafora, attraverso le parole che rinviano ad altro rispetto al loro diretto significato.
Tabella Comparativa: Metafora vs. Similitudine
| Caratteristica | Metafora | Similitudine |
|---|---|---|
| Definizione | Sostituzione di un termine con un altro per creare un'immagine o un'associazione. | Paragone esplicito tra due elementi utilizzando congiunzioni. |
| Struttura | Implicita, diretta. | Esplicita, con l'uso di "come", "simile a", ecc. |
| Esempio | "La vita è un viaggio." | "La vita è come un viaggio." |
| Effetto | Crea un'identificazione più forte e immediata. | Stabilisce una somiglianza più evidente e meno ambigua. |
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