San Lorenzo, quartiere della Capitale che da rione popolare e operaio si è trasformato nel centro della movida universitaria, ci regala un reticolato di baretti e localini low cost in cui non è sempre facile districarsi. Ma se si presta un po’ più di attenzione ci si accorge che esistono (e resistono) ancora delle realtà che mantengono quella romanità verace della quale ci sentiamo un po’ tutti nostalgici.

Ecco 5 trattorie autenticamente romane che meritano una visita:

1. Osteria Pesce Fritto e Baccalà

L’idea di poter trovare un angolo di mare a pochi passi dalla stazione Termini potrebbe far storcere il naso a più di qualcuno, eppure questa piccola osteria a gestione familiare nascosta in uno stretto vicolo di sanpietrini riesce a sorprendere. Sicuramente la calorosa accoglienza dei proprietari Aurora e Renato aiuta ad apprezzare ancora di più la proposta menu. Oltre ai primi classici della tradizione, troviamo gli spaghetti alici e pecorino (12 €), ravioli di pesce fatti in casa al nero di seppia (14 €), tra i secondi spicca il baccalà alla romana (12 €) e il trancio di tonno alla siciliana (13 €).

Indirizzo: Via dei Falisci, 8, Roma

Telefono: +39 06.64501183

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Osteria Pesce Fritto e Baccalà

2. Trattoria dei Colli Emiliani

Punto di riferimento negli anni ’60 per operai e ferrovieri, si presenta ancora oggi con lo stesso arredamento dell’epoca semplice e spartano. Nonostante il nome dall’eco nordico, la Trattoria dei Colli Emiliani ha sempre offerto dei piatti tipici della tradizione popolare romana. Tra i primi meritano particolare menzione la pasta e ceci (7 €) e la pasta e lenticchie (7 €). Buono l’abbacchio alla scottadito (11 €) e i dolci fatti in casa che cambiano giornalmente (4 €).

Indirizzo: Via Tiburtina, 70, Roma

Telefono: +39 06.44.53.622

3. Osteria Tram Tram

È la più storica tra le trattorie sanlorenzine, nasce 27 anni fa quando il quartiere cominciava a vivere la sua epoca di splendore artistico e culturale. La gestione del locale affidata a mamma Rosanna insieme alle due figlie non è mai cambiata, mantenendo sempre costante la genuinità dei prodotti e l’autenticità dei piatti. Buttando un occhio al menu non si fa fatica a percepire il chiaro richiamo alle origini pugliesi delle tre donne: tiella di riso patate e cozze (12 €), fave e cicoria (11 €), senza però dimenticare la territorialità romana con una carta dei vini ben studiata e particolarmente sensibile al mondo del bio.

4. Trattoria Dar Maghetto

Dar Maghetto il tempo sembra essersi fermato negli anni ’50: gli arredi, i tavoli, la tv sempre sintonizzata su una partita dell’As Roma, tutto ci riporta a quell’atmosfera da trattoria casereccia un pò alla “Sora Lella”. La proposta menù è quella tipica della tradizione senza rivisitazioni né orpelli: carbonara (8,50 €), cacio e pepe (7 €), trippa (9 €), saltimbocca alla romana (12 €).

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5. Osteria da Marcello

La cucina semplice ed essenziale che propone i capisaldi della tradizione come rigatoni con pajata (9 €) e coda alla vaccinara (13 €), negli ultimi anni ha inserito qualche piatto in chiave più moderna come polpette di ceci su crema di melanzane (5 €) e sformatino di patate, cipolle e sesamo (5 €). Tra i dolci da provare il classico e immancabile tiramisù (4,50 €).

Indirizzo: Via dei Campani, 12, Roma

Baccalà fritto alla romana in pastella lievitata

La Tradizione del Fritto a Roma

A Roma, la frittura ha una radicata tradizione antica. Cibo di strada per eccellenza, è tornato oggi in auge come cibo trendy. Dolci o salati, i cartocci col cibo fritto si trovano testimoniati già al tempo dei faraoni, così come nella Roma antica, dove si celebravano le edonistiche “frictilia”, dove venivano scodellati impasti zuccherati, antenati delle nostre “chiacchiere” di Carnevale. Occorse infatti che l’uomo padroneggiasse la tecnologia dei metalli, il ferro in particolare, per portare ad alta temperatura il grasso impiegato.

Basta una sosta nella via dei Banchi Vecchi al Supplizio dove lo chef Arcangelo Dandini propone ottimi supplì e crocchette. E allo stesso modo, merita un'occhiata la fila di giovani a Ponte Milvio, che dalla Sora Milvia vanno a godersi un cartoccetto di panzerotti o polpette. In crescita anche l’offerta di fritto in molte pizzerie d’autore come la Gatta Mangiona al Portuense o l’eccellente Moma al Tuscolano.

Supplì romani

La Notte di San Lorenzo e le Stelle Cadenti

La notte di San Lorenzo porta con sé un'aura magica e romantica, che affascina e fa trepidare i suoi osservatori, intenti con il naso all'insù a scrutare il cielo, nella speranza che lo spettacolo unico e indescrivibile delle stelle cadenti si mostri.

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Cosa sono le stelle cadenti?

In realtà non si tratta di stelle, ma di pioggia di meteore - meteor shower - in gergo astronomico, e nello specifico dello sciame meteorico delle Perseidi. A generare questo fenomeno sono i detriti lasciati dal passaggio della cometa Swift-Tuttle, che tra metà luglio e metà agosto transita vicino al Sole. Nell’impatto con l'atmosfera terrestre le sue particelle bruciano per l'attrito e producono una scia luminosa, le famose stelle cadenti.

Perché il 10 agosto?

La data in questione ha infatti un retroscena meno romantico e decisamente poco felice. Il 10 agosto, nel calendario cristiano, ricorre il martirio di San Lorenzo. Secondo la leggenda il santo venne arso vivo su una graticola, bruciando si librarono in cielo tizzoni ardenti simili a stelle cadenti infuocate. Si sviluppò così la credenza che lo sciame delle Perseidi - particolarmente frequente intorno al 10 agosto - fosse la testimonianza delle lacrime versate da Lorenzo durante il martirio. Per questo le Perseidi vengono anche definite "lacrime di san Lorenzo" e da qui l'usanza di esprimere un desiderio, nella speranza che, con l'intercessione del santo, la richiesta venga ascoltata ed esaudita.

Consigli per vedere più stelle cadenti possibili

Abbiamo capito che il 10 agosto non è il giorno preciso o migliore per godere dello spettacolo delle Perseidi, quindi scrutate il cielo nelle settimane che precedono e che seguono il 10 agosto e seguite alcuni semplici accorgimenti per propiziare il lieto evento ed esprimere così tanti desideri.

  • Scappate dalla città e recatevi in luoghi privi di inquinamento luminoso, una fuga in montagna è l’ideale.
  • Spegnete ogni luce e iniziate ad abituare l’occhio al buio.
  • Rivolgete lo sguardo a nord-est, cercate in cielo una W, lì si trova la costellazione di Perseo, non perdetela di vista.
  • Munitevi di un telescopio, mettete a fuoco e tenetevi pronti ad esprimere i vostri desideri.
Stelle cadenti

Cosa mangiare guardando le stelle

Per la notte di san Lorenzo abbiamo selezionato ricette pratiche e facili da mangiare, anche al buio. Piatti intelligenti da preparare in anticipo e portare in tavola quando arrivano gli ospiti, cibi furbetti da stuzzicare allungando semplicemente la mano verso piattini e ciotoline.

Baccalà e Ceci: Un Classico della Cucina Romanesca

L’usanza di consumare pesce il Venerdì ha un’origine religiosa e nella tradizione romana si declina in una serie di abbinamenti gustosissimi come quello tra “Baccalà e Ceci”. A regalarci un’entusiasmante interpretazione di questa magica combo, un altro grande protagonista della nostra Rassegna dedicata alla settimana romana a tavola.

In questo contesto il padre conciliare Olao Magno, svedese, ebbe un ruolo chiave nel far rientrare il baccalà tra gli alimenti ammessi nei giorni di magro, contribuendo a farlo diventare un prodotto tipico della cucina romana (e non solo).

Preparazione delle polpettine di baccalà e passatina di ceci:

  • Frullare i ceci con un frullatore a immersione dopo averli trasferiti in un bicchiere. L’obiettivo è quello di ottenere una passatina.
  • Per impiattare, su una base di passatina di ceci lasciata intiepidire, adagiare le polpettine di baccalà.

La Rassegna sul Calendario della Cucina Romanesca proseguirà fino a dicembre 2018.

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