La canzone "Popcorn" è un brano iconico che ha attraversato generazioni, diventando un fenomeno culturale globale. Questo articolo esplora la storia di questa melodia, dalle sue origini synth pop fino alle innumerevoli cover e utilizzi in vari contesti.

Tutto ebbe inizio nel 1969, quando il compositore statunitense di origini tedesche, Gershon Kingsley, creò "Popcorn" come quinta traccia dell’album Music to Moog By. Kingsley, all’epoca membro del duo musicale Perrey and Kingsley, realizzò il brano utilizzando il sintetizzatore Moog, uno strumento che avrebbe caratterizzato il synth pop tra gli anni '60 e '70. "Popcorn" fa parte di una lunga serie di brani realizzati con il sintetizzatore moog che caratterizzarono il synth pop tra gli anni sessanta e gli anni settanta.

La versione primigenia, opera di Gershon Kingsley, infatti è contenuta nell’album del musicista tedesco (naturalizzato americano) del 1969 che fin dal titolo - “Music to Moog By” - tradisce la volontà di essere un contenitore di pezzi scritti appositamente o riprogrammati (come ad esempio la cover di “Per Elisa” di Beethoven) sempre e solo con il sintetizzatore Moog, come valvola di ispirazione.

L’album “Music to Moog By” è bellissimo in quanto equilibra una certa musica da colonna sonora di tipica matrice sixties con i suoni derivanti da questo nuovo complicato “giocattolino”: Kingsley infatti si muove facilmente tra le melodie soft ed evocative di canzoni come “Sheila” e “Sunset Sound” (ma sono gli Air?) e cavalcate più “esaltate” come “Hey Hey”. Meravigliose.

Ma il suo colpo di genio fu proprio “Pop Corn” (scritta così con lo spazio), che è divertente sapere che è stata composta in 30 secondi (o 5 minuti, dicono altre fonti), a dimostrazione che i colpi di genio che possono farti cambiare la vita (e il portafoglio, ma non troppo come vedremo dopo) alle volte sono davvero estemporanei.

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Ma soprattutto questa versione differisce molto da quella più nota pubblicata dagli Hot Butter nel 1972: innanzitutto, ad ascoltare bene, il riff è diverso da quello che conosciamo e abbiamo sempre in testa, perché non ha l’ultima nota della frase, quella di appoggio.

Se contate ogni nota, l’ottava (o la sedicesima nella risposta) sarebbe quella di chiusura della riga di melodia ma rimane in sospeso. Inoltre, la canzone non inizia con il classico fischio e non esiste la “parte b” o ritornello. Ma - attenzione! Il musicista infatti, dopo il suo album da solista del 1969, era partito in tour con i First Moog Quartet, girando per i college e le università degli Stati Uniti, e suonava “Pop Corn” come bis dei concerti.

I First Moog Quartet divennero il primo gruppo a suonare musica elettronica alla Carnegie Hall il 30 gennaio 1970, con un’apparizione speciale di Robert Moog in persona, e nel 1971 eseguirono il Concerto for Moog con la Boston Pops Orchestra, per quartetto di sintetizzatori e orchestra sinfonica.

Ma con la versione del 1972 del Gershon Kingsley’s First Moog Quartet il successo non era ancora scattato.

La consacrazione definitiva di quella melodia infatti si ebbe solo quando Stan Free, uno dei musicisti che Kingsley aveva portato in tour come First Moog Quartet e che era rimasto impressionato per l’accoglienza del pubblico a quel pezzo, la reincise (senza lo spazio nel titolo come “Popcorn”) con il nuovo suo gruppo, gli Hot Butter, sempre nel 1972.

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In pratica gliela “fregò”. Kingsley non fu molto contento, e la reincisione da parte di Stan Free “creò molto malumore”, disse poi il musicista.

Per certi versi non si capisce del perché del successo degli Hot Butter, visto che la versione non differisce da quella dei First Moog Quartet del ’72, ma in effetti fu registrata in maniera maggiormente asciutta e con suoni più definiti e puliti, trasmettendo per questa via un senso maggiore di elettronica.

I risultati conseguirono all’intuizione, al lavoro e alla fortuna: infatti non fu solo Stan Free a capire il potenziale del brano ma anche Denny Jordan, responsabile marketing della Musicor, una piccola etichetta newyorkese.

Sentì la canzone per caso ed, entusiasta, decise di pubblicarla come singolo chiedendo ad Arthur Talmadge, il capo della casa discografica, di aiutarlo. Talmadge coinvolse ingegneri del suono e arrangiatori, ma soprattutto chiamò Stan Free che per l’occasione formò gli Hot Butter con altri suoi amici John Abbot, Steve Jerome, Bill Jerome, Dave Mullaney e Tony Rodriguez.

All’inizio nessuno si interessò nemmeno alla versione degli Hot Butter, finché - narra la leggenda - un amico di Talmadge non portò il disco in una discoteca di Parigi e iniziò così il passaparola.

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Il brano arrivò rapidamente al primo posto nelle classifiche tedesche vendendo oltre un milione di copie solo in quel Paese (questa circostanza denota quanto avanti fosse l’animo elettronico in quella nazione che aveva già evidentemente assimilato i primi due dischi dei Kraftwerk), e diventò il primo brano “elettronico” a sfondare nelle classifiche americane, raggiungendo il n. 9 della Billboard Pop Singles e il n.

Dopo il successo della versione degli Hot Butter nel 1972, sono state composte centinaia di cover del brano in tutto il mondo, spaziando tra generi come techno, jazz, ska, disco, rock, punk e acid house. Il motivetto che fa “ti-ti-ti-ti”, come lo descriverà Valerio Liboni, è diventato universalmente riconoscibile.

Innanzitutto la band francese degli Anarchic System ne fece subito, nell’anno di grazia 1972, una versione cantata con tanto di testo, la prima in questo senso.

Ma in Italia la versione che ha più successo in realtà è quella, sempre del 1972, de La Strana Società, una versione che si caratterizza soprattutto per un rullante molto presente, in quanto scelta come stacchetto musicale ne La Domenica Sportiva.

Il che ci porta ad allargare il discorso agli altri ambiti in cui la canzone è stata utilizzata come sottofondo, colonne sonore, ecc.

La seconda invece è più recente, ed è una spassosa scena della s03e09 di “Better Call Saul“, una delle migliori serie degli ultimi anni, in cui Bob Odenkirk alias Jimmy costruisce la sua macchinazione contro la vecchia Irene che non ha accettato la liquidazione della Sandpiper, mettendo contro di lei le sue anziane amiche.

La versione di BCS è quella molto suggestiva di Herb Alpert & The Tijuana Brass del 2005, in uno stile che sta tra il messicano e le comiche di Benny Hill.

Un’elencazione quasi infinita, dunque.

Ma per chiudere questo excursus molto lungo ci era rimasto in sospeso un punto: si è arricchito Gershon Kingsley con “Pop Corn”? No: quando divenne famosa con gli Hot Butter, Kingsley si accorse di avere involontariamente già venduto metà dei diritti di pubblicazione della melodia.

Il cantante, batterista, produttore e scrittore torinese Valerio Liboni, membro de “La Strana Società”, registrò il brano nel 1972. Liboni ricorda che il brano fu portato in Italia da un produttore torinese, Ivo Lunardi, e dal suo socio. Lunardi propose il pezzo strumentale a Liboni, che inizialmente era scettico. Tuttavia, Lunardi insistette, dicendo che gli avrebbe cambiato la vita. Partirono dunque per Milano, alla volta della sala di registrazione in via Meda 45, e vi trovammo un VCS3, un sintetizzatore a oscillatori, che era appartenuto a Keith Emerson (quello di "Emerson, Lake & Palmer"). Ma nessuno sapeva usarlo. Il fonico di allora era Plinio Chiesa e tenga presente che all’epoca i fonici indossavano il camice bianco, e non i pantaloni strappati, Pertanto, con un “quattro tracce”, girando la macchina a metà velocità, e facendo così col dito sulla tastiera “ti-ti-ti-ti” (io ero alla batteria), facemmo “Popcorn”, praticamente a memoria.

Così nacque “La Strana Società”. Il nostro “Popocorn” vendette dodici milioni di copie in tutto il mondo. Dunque, sì, voglio essere ricordato per quel brano lì.

Oltre alla sua carriera musicale, Valerio Liboni è anche uno scrittore. Ha scritto quattro libri: “Crash”, “dedicato alla mia squadra del cuore, il Torino”, “Stasera Liboni” e “Storie”.

L’idea di avventurarmi nell’approfondimento delle cover di “Popcorn” per la nostra rubrica Coverworld mi è venuta dall’ultima versione ascoltata, quella di Felipe Orjuela & La Nueva Estudiantina Electrónica (qui l’articolo pubblicato proprio oggi) che l’ha intitolata in spagnolo con traduzione giustamente fedele, “Palomitaz de Maíz”: una versione splendidamente libera tra “organetti, cumbia e psichedelia”, con qualche nota del famosissimo riff forse non precisa ma che probabilmente è una specie di firma.

E quindi partiamo con la storia di quello che forse è uno dei motivetti più conosciuti, anche se inconsciamente, da tutti, e che non può che iniziare dal Moog, ovvero il synth con cui è stata composta.

Oltre alla sua influenza nella musica, "Popcorn" ha trovato spazio anche nel cinema e nella televisione. La sua melodia è stata utilizzata come sottofondo in numerose produzioni, tra cui una scena della serie "Better Call Saul".

La canzone Popcorn è stata anche fonte di ispirazione per un film italiano intitolato "Popcorn". La pellicola narra le vicende di una band musicale di successo negli anni '80, i Popcorn, che viene invitata a San Pietroburgo per una reunion da un magnate russo. Tuttavia, la reunion si trasforma in un'avventura piena di imprevisti e colpi di scena, con i protagonisti coinvolti in una rapina ai danni del magnate.

Il regista del film ha scelto di non utilizzare hit note, ma di far comporre delle canzoni sanremesi che, al primo ascolto, entrassero in testa e sembrassero dei successi degli anni ’80.

Gershon Kingsley

Gershon Kingsley

Di seguito, una tabella riassuntiva delle principali versioni e utilizzi di "Popcorn":

Anno Artista/Opera Note
1969 Gershon Kingsley Versione originale nell'album "Music to Moog By"
1972 Hot Butter Versione di successo che ha lanciato il brano a livello mondiale
1972 La Strana Società Versione italiana utilizzata come stacchetto musicale ne "La Domenica Sportiva"
2005 Herb Alpert & The Tijuana Brass Utilizzata nella serie "Better Call Saul"
N/A Film "Popcorn" Ispirato alla canzone, con musiche in stile anni '80

Nonostante non si sia arricchito direttamente con il successo della versione degli Hot Butter, Gershon Kingsley ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della musica elettronica con "Popcorn", un brano che continua a essere reinterpretato e apprezzato in tutto il mondo.

In conclusione, "Popcorn" è molto più di una semplice melodia orecchiabile. È un simbolo della musica elettronica, un esempio di come un brano strumentale possa diventare un successo planetario e un'icona culturale.

In conclusione, la canzone "Popcorn" è un fenomeno musicale che ha attraversato diverse epoche e generi, mantenendo intatta la sua popolarità e il suo fascino. Dalle sperimentazioni elettroniche di Gershon Kingsley alle reinterpretazioni moderne, "Popcorn" rimane un brano iconico che continua a far ballare e divertire persone di tutte le età.

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Campi di Popcorn

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