La tradizionale Tomato Soup è una buonissima crema di pomodoro fredda o calda, appetitosa in entrambe le versioni. Un classico comfort food invernale per grandi e bambini, una ricetta vegetariana rassicurante e leggera, un piatto leggero ma completo... insomma, un'idea geniale!

Oggi, invece, quasi ogni famiglia americana ha una propria ricetta di zuppa di pomodoro: raramente si parte da pomodori freschi ma si utilizza quasi sempre succo di pomodoro, spesso miscelato a polpa pronta tritata o a concentrato e normalmente a latte o panna. In ogni caso da decenni la tomato soup rappresenta “IL” comfort food per eccellenza: servita con toast grondanti di formaggio fuso è parte della memoria collettiva di grandi e piccini e simbolo popolare del pasto familiare.

Nonostante la nostra percezione del pomodoro sia quella di un ingrediente tipicamente mediterraneo tutti sappiamo che si tratta di un ortaggio importato dalle Americhe dopo la scoperta di Colombo. Iniziò a comparire nelle zuppe statunitensi a fine ‘700 come aggiunta aromatica ad altri ingredienti e solo dal 1832 cominciarono ad essere pubblicate ricette di vere e proprie zuppe di pomodoro (il che significa che erano sufficientemente popolari).

Quando nel 1897 John T. Dorrance, un chimico della Campbell Soup Company, inventò il metodo per condensare la zuppa dimezzandone il volume grazie alla riduzione del contenuto di acqua, non solo ridusse drasticamente i costi di trasporto e stoccaggio ma creò un prodotto talmente pratico da entrare di diritto nelle case degli americani. Pochi sanno che la ricetta segreta e definitiva della zuppa di pomodoro Campbell venne messa a punto nel 1902 da un collaboratore francese (ecco la “nostra” nota mediterranea nascosta nella dicitura flavoring, “aromi”, che compare tra gli ingredienti riportati in etichetta, che sono: pasta di pomodoro, farina, sciroppo di mais ed estratto di sedano, oltre a sale, acqua e conservanti).

E’ a questo valore iconico che si aggancia Andy Warhol, artista e pubblicitario, quando nel 1962 crea la prima serie di 32 serigrafie rappresentanti altrettante lattine di zuppa della Campbell.

Leggi anche: Ingredienti Zuppa di Wonton

L’operazione culturale di Warhol, con questa e con le successive serie di riproduzioni di un oggetto pop-olare ossessivamente ripetute, conferiva un valore etico ad immagini che volutamente non ne avevano uno estetico, criticando implicitamente l’arte “classica” che nella interpretazione dell’oggetto raffigurato vedeva la massima espressione della “vera” cultura. La sua anima da pubblicitario, inoltre, puntava sulla produzione anche quantitativa di opere analoghe, perché indirettamente generasse assuefazione e dunque riconoscimento automatico del “prodotto arte”. Ciò avrebbe dovuto indurne il consumo seriale, come funziona esattamente nei meccanismi inconsci su cui punta la comunicazione pubblicitaria. Certo è che, nonostante l’alto numero delle riproduzioni di lattine di zuppa, acquistare un’opera di Warhol oggi significa investire milioni.

Quando gli chiesero perché avesse scelto la zuppa di pomodoro come icona pop Andy Warhol rispose: “Perché la mangio! Mangio le stesse cose ogni giorno da vent’anni”.

Più di recente, a dimostrare l’attenzione verso le nuove tendenze che cercano un cibo sano, fresco e locale, dall’etichetta trasparente, è uscita in edizione limitata una lattina di zuppa di pomodoro al manzo che replica la ricetta originale di Dorrance del 1915: ne ricostruisce antichi strumenti di cottura ora in disuso, utilizza pomodori del New jersey come in origine invece dei comuni californiani, è messa sotto vetro invece che inscatolata e nella promozione si sottolinea come l’unica modifica della ricetta antica sia la riduzione della quantità di sale.

E così, mentre l’Americano medio si affida alle lattine di tomato soup per praticità, per abitudine ma soprattutto per tradizione familiare e per assuefazione al suo sapore, oramai identificato come quello che ogni zuppa di pomodoro veramente americana dovrebbe avere, chi è più attento all’evoluzione della cucina contemporanea, alla salute o anche semplicemente alla moda, acquista una zuppa in lattina in edizione limitata e la serve in famiglia con crostini di pane integrale, magari fatto in casa con lievito madre.

Al mercato sono quelli che costano meno, hanno il colore ed il profumo tipico e soprattutto il loro sapore è davvero eccezionale! Volete un esempio? I pomodori! Nella più calda delle stagioni questi frutti danno il loro meglio e così, viste anche le alte temperature, abbiamo trovato la ricetta perfetta per il periodo, la zuppa di pomodoro. Non chiamatela gazpacho perché questa preparazione ha in comune davvero ben poco. Si tratta infatti di una delicatezza in termini di sapore e non solo. Un piatto perfetto per chi non vuole consumare cibi troppo elaborati e gustare così una zuppa leggera, saporita e soprattutto di stagione.

Leggi anche: Come preparare la Zuppa di Farro

Il segreto? L’utilizzo dei pomodori San Marzano! Una varietà DOP proveniente dalla Campania e che fa davvero la differenza specialmente perché conserva il suo sapore originale anche dopo la cottura. Per preparare la zuppa di pomodoro iniziate lavando questi ultimi. Poi asciugateli e con un coltellino eliminate il picciolo e la pelle 1. Tagliateli a metà e svuotateli dei semi e del succo 2. Trascorso il tempo eliminate il basilico e l’aglio 10, poi utilizzando un mixer ad immersione frullate i pomodori in modo da ottenere una purea liscia 11. Lasciate cuocere ancora per 25-30 minuti così da farla asciugare e restringere un po’ 12; poi spegnete il fuoco e lasciatela intiepidire a temperatura ambiente.

A questo punto la vostra zuppa di pomodoro sarà pronta, noi abbiamo scelto di servirla nelle ciotoline 13 e di guarnirla con della panna fresca. Se volete farlo anche voi è davvero molto semplice, basterà versare un pò di panna sulla zuppa e con un cucchiaio formare una spirale 14. Potete conservare la zuppa di pomodoro in frigorifero per 2-3 giorni al massimo, sarebbe meglio senza panna.

Mettere in tavola i prodotti di stagione ha sempre il suo vantaggio.

Zuppa di pomodoro

La Clam Chowder: Un'altra Icona Americana

Originaria del tradizionalissimo New England, la Clam Chowder, celebrata da scrittori come Henry Miller e artisti come Andy Warhol, è molta amata negli Stati Uniti. La Clam Chowder è una delle prime ricette americane riconosciute: è una zuppa a base di vongole, brodo, patate, cipolle e altre verdure, cui si possono aggiungere condimenti come sale, pepe e prezzemolo.

La Clam Chowder si prepara rigorosamente con vongole fresche, ed è spesso servita con un contorno di cracker o pane.

Leggi anche: Un Classico Invernale Italiano: Zuppa di Ceci

Nata nei porti, sulle coste e sulle baleniere le varie Chowder americane utlizzavano in realtà quanto i marinai avevano sottomano: pesce, conchiglie, maiale salato e gallette, che in mare si conservavano a lungo.

Appare la New England Clam Chowder La zuppa originale dei marinai era fatta con pesce, cipolla, pangrattato e carne di maiale salata, quindi addensata con cracker o gallette sbriciolati, o farina. Diversi anni dopo le patate furono aggiunte.

Secondo il "Dizionario del Cibo e delle Bevande Americane" di John F. Mariani, furono i marinai bretoni sbarcati nel XVII secolo in Nuova Scozia, Groenlandia e New England gli ideatori dell’attuale, cremosa versione, arricchendo la semplice zuppa di vongole originale con panna, patate e bacon. In origine veniva preparata di venerdì perché i francesi, cattolici, rispettavano il divieto di mangiare carne, e ancora oggi è un piatto dei menu di fine settimana in tutto il New England, dove viene servita con gli Oyster crackers, piccoli biscotti salati a forma esagonale.

Ben presto la Clam Chowder si è diffusa in tutta la regione e nel tempo, il piatto si è evoluto ed è diventato popolare in tutto il mondo.

Varianti della Clam Chowder

La Clam Chowder è, ed è stata, al centro di una solida divergenza di opinioni. Richard J. Hooker (autore del libro "The Book of Chowder") dopo una lunghissima ricerca sul tema pubblicò la ricetta originale del Boston Fish Chowder del 1751, rivelando che la versione trasgressiva al pomodoro era servita a Coney Island (New York) già negli anni Trenta, quando i pomodori erano molto popolari specialmente tra la numerosa popolazione di immigrati italiani a New York.

Ciò non impedì, nel 1939, allo Stato del Maine di chiamarla “un'eresia bella e buona” e di dichiarare illegale l'uso del pomodoro in questo piatto. Ma la Clam Chowder di Manhattan ha i suoi fan, secondo cui l'acidità dei pomodori aiuta a temperare la salinità del brodo, mentre peperoni verdi e carote offrono una piacevole dolcezza.

Oltre all'eretica Manhattan Chowder esistono altre varianti: tra le più note quella a base di brodo, quasi una minestra, che ha avuto origine lungo la parsimoniosa costa meridionale del Rhode Island, dove è, per alcuni, una prelibatezza preferita a tutte le altre versioni.

Il sapore particolarmente ricco della Rhode Island Clam Chowder è dovuto in parte all'uso dei quahog - grosse vongole atlantiche dal guscio duro, nome scientifico Mercenaria mercenaria, tipiche di queste acque - che secondo gli esperti hanno un sapore umami più intenso e meno salinità rispetto ad altre vongole. Nel Rhode Island, i quahog erano - e sono tuttora - sia abbondanti sia economici.

  • Seattle e Portland: sostituiscono il bacon con salmone affumicato.
  • San Francisco (Fisherman Wharf): la versione classica del New England viene servita in pagnotte a lievitazione naturale che si gustano man mano con la zuppa.

Herman Melville in Moby Dick descrive l'area intorno al "più pescioso dei luoghi pesciosi", cioè una bieca taverna dell'isola di Nantucket, disseminata di gusci di vongole (Clam), e racconta la lieta sorpresa del protagonista quando si vede servire per cena una cremosa zuppa, profumata e fumante - una Boston Clam Chowder naturalmente. Cent'anni dopo, Andy Warhol sceglierà di ritrarre la versione del New England Clam Chowder prodotta della Campbell, il noto marchio americano di zuppe in lattina.

Clam Chowder

Ricetta New England Clam Chowder

Ingredienti:

  • 4 pagnotte tonde grandi
  • 100 g bacon
  • 250 ml latte
  • 2 patate
  • 1 kg vongole
  • 2 gambi di sedano
  • 200 ml panna
  • 1 cipolla
  • 40 g burro
  • q.b. farina
  • q.b. sale e pepe

Preparazione:

  1. Mettere in acqua salata le vongole per 2 ore a purificarsi della sabbia.
  2. Tagliare le 4 pagnotte rotonde grandi (meglio se a lievitazione naturale) orizzontalmente in modo da eliminare la calotta superiore e svuotarle della mollica. Tagliare il bacon a pezzetti.
  3. Sbucciare la cipolla e affettarla; pelare le patate, lavarle e ridurle a pezzetti. Pulire il sedano delle foglie, lavarlo e affettarlo finemente.
  4. Mettere le vongole in una casseruola, coprire e farle aprire a fiamma viva (5 minuti); poi sgusciarle e filtrare il liquido che hanno prodotto.
  5. Fondere il burro a bagnomaria in un pentolino, versarlo in una casseruola, unire il bacon e lasciarlo rosolare fino a renderlo croccante, quindi sgocciolarlo su carta da cucina.
  6. Versare nella stessa casseruola la cipolla, il sedano e le patate preparati, spolverizzare le verdure con 1 cucchiaio di farina e fare insaporire per 5 minuti. Aggiungere il liquido delle vongole filtrato, il latte e la panna e fare cuocere per 15/20 minuti, unendo poca acqua bollente se necessario.
  7. Spegnere la fiamma, aggiungere le vongole sgusciate, il bacon (tenetene da parte 1 cucchiaio) e distribuire la preparazione nelle pagnotte vuote.
  8. Spolverizzare con sale e pepe e guarnire con la pancetta tenuta da parte e il prezzemolo.

L'Influenza di Andy Warhol e la Pop Art

Campbell's Soup Cans di Andy Warhol

Come Mary Quant e la minigonna o Leonardo da Vinci e la Monnalisa, Andy Warhol e la zuppa Campbell sono indissolubilmente legati. Inevitabile l’associazione rapida, immediata l’immagine dei barattoli di latta a ripetizione che colpisce ancora oggi al MOMA di New York. Proprio grazie a questa sua opera del 1962, Warhol diventa il principe della Pop Art.

Da modesto illustratore commerciale a autore, editore, pittore e regista di successo: Warhol deve tutto all’opera Campbell’s Soup Cans, rivela Mark Rozzo. 32 tele in polimero sintetico su tela, ciascuna grande 51x41cm, raffiguranti tutte le varietà dei barattoli di zuppa Campbell allora in commercio. Ognuna in cornici individuali e disposte su un’unica fila proprio come i prodotti esposti sugli scaffali dei supermercati: shock per il pubblico e per la critica, che non sa come reagire, ancora dietro all’espressionismo astratto americano in voga sin dal dopoguerra.

In compenso, quel banale soggetto commerciale realizzato attraverso un processo semi-meccanizzato di Warhol rimane a lungo al centro di dibattito, andando così a contribuire alla notorietà dell’artista e a spingere il suo messaggio innovativo. La visione positiva della cultura ordinaria, l’allontanarsi dalla grande arte così come si era finora conosciuta e l’espressione finalmente individuale fanno delle zuppe Campbell di Andy Warhol la grande provocazione al mondo dell’arte.

Nel 1961, Warhol è convinto di poter raggiungere il successo con quadri ispirati ai fumetti, ma l’attenzione viene rapita da Roy Lichtenstein e il suo Look Mickey, lasciandolo disilluso, ma soprattutto a corto di idee. Qui entra in gioco l’amica interior designer e esperta di arte Muriel Roberta Latow, che gli vende per 50 dollari sia l’dea di dipingere banconote che barattoli Campbell’s; pare ci sia un assegno firmato dall’artista il 23 novembre 1961.

Questa è la versione più accreditata come descritta dall’amico Ted Carey presente all’accaduto, raccolta nella biografia Pop: The Genius of Andy Warhol di David Dalton e Tony Scherman. Altre genesi vengono dalle dichiarazione di Robert Indiana, l’artista pop conosciuto per l’opera LOVE: "Conoscevo Andy molto bene. Il motivo per cui dipinge lattine di zuppa è che gli piaceva la zuppa", oppure da Marcel Duchamp, uno dei punti di riferimento dell’arte dadaista e del cubismo: “Se prendi una lattina di Campbell's Soup e la ripeti cinquanta volte, non ti interessa l'immagine retinica. Ciò che ti interessa è il concetto di mettere cinquanta lattine di zuppa Campbell su una tela”. Un’altra versione più recente arriva da Warhol stesso, che in un'intervista del 1985 per The Face cita i fiori di latta che sua madre creava come una delle sue ispirazioni. O più semplicemente l'artista di Pittsburgh ama consumare la zuppa Campbell - così come gli hamburger!

In definitiva, l'idea nasce dall'esigenza di Andy Warhol di creare qualcosa di innovativo. Lichtenstein, Rosenquist, Oldenburg avevano già iniziato a lavorare su soggetti reali estratti dalla cultura commerciale, la visione di Latow arriva al momento giusto così come il supporto del commerciante d’arte Irving Blum di Los Angeles, che convince Warhol a esporre sulla West Coast lontano dalla sua New York con l’esca delle star hollywoodiane, grande passione dell’artista.

Sono pochi gli artisti che possono vantare un tale riconoscimento universale e Andy Warhol con la provocazione dei barattoli Campbell ha centrato in pieno l’obbiettivo. Attraverso la sua personalità eccentrica e la sua volontà di sperimentare tecniche artistiche non convenzionali, Warhol ha contribuito a espandere il ruolo dell’artista nella società e ha compreso il crescente potere delle immagini nella vita contemporanea anticipando il successo dei social media.

Tremendamente attuale, la curiosità e l’ammirazione intorno alle opere e alla vita privata stessa di questo artista bizzarro e geniale non si placano nemmeno oggi, infatti.

Era dal 1989 che gli Stati Uniti non dedicavano una retrospettiva a Warhol e oggi è finalmente possibile scoprire di più su questo personaggio eclettico e fragile allo stesso tempo andando a visitare “Andy Warhol - From A to B and back again” al Whitney Museum of American Art di New York fino al 31 marzo 2019.

Senza dover prendere un aereo, ci sono diverse occasioni per scoprire il geniale artista in mostra in Italia: avete ancora pochi giorni per vedere "***Warhol & Friends. *New York negli anni ‘80" a **Palazzo Albergati di Bologna fino al 24 febbraio 2019 oppure "Andy Warhol…in the City" al Centro Servizi Camerali "Galeazzo Alessi" di Perugia fino al17 marzo 2019 e ancora "Andy Warhol Superstar" al Museo d'Arte Moderna Mario Rimoldi di Cortina **fino al 22 aprile 2019.

La più longeva si trova attualmente alla Orangerie della Reggia di Monza, dove è stata allestita fino al 28 aprile un’eccezionale mostra curata da Maurizio Vanni intitolata “Andy Warhol. L’alchimista degli anni Sessanta” con 140 opere originali.

Altri prodotti Campbell's

  • Campbell’s Cream of Mushroom è una zuppa funghi condensata da 298g. Con appetitosi pezzetti di funghi e consistenza cremosa e vellutata. Rapida e facile da preparare.
  • Crisco Grasso Vegetale è un grasso vegetale è ideale per evitare che la pasta modellabile si attacchi all'attrezzatura o al piano di lavoro. Può anche essere utilizzato per rendere più flessibile e malleabile il fondente.
  • Patak's Papadums è un complemento ideale per qualsiasi pasto indiano o da consumare come spuntino o antipasto, accompagnato con chutney e altri tipi di salse adatto ai vegetariani. Pronto da cucinare, fatto a mano, essiccato al sole.
  • Dashi Miso Miyasaka Miko è un miso scuro (condimento derivato da semi di soia gialla, di origine giapponese) usato come alternativa alla salsa di soia e in ogni sorta di pietanza giapponese. Povero di grassi.
  • TRS Special Madras Poppadoms indiani in confezione da 200g. Piadina sottile preparata con farina di legumi con l'impasto che viene stirato a mano e poi essiccato al sole, per una croccantezza superiore. Da arrostire o friggere in olio vegetale.
  • Al Rabin Preparato Per Falafel è l'originale e più gustosa farina di legumi mediorientali per realizzare le buonissime polpettine vegetali da friggere. Il Preparato Al Rabih è realizzato secondo la tradizionale ricetta libanese: la ricetta più venduta al mondo. La farina di ceci e fave è arricchita con spezie profumate e deliziose.

Campbell's soup - Andy Warhol

tags: #Ricetta

Post popolari: