Il termine "dessert", così comune nei menu e nelle ricette, affonda le sue radici nella lingua francese. Ma cosa significa veramente e da dove deriva questa parola che evoca immagini di dolci prelibatezze?
La parola “dessert” deriva da “desservir”, che letteralmente significa “togliere il servizio”, ovvero sgomberare la tavola a fine pasto da piatti, posate e preparazioni culinarie varie per preparare all’arrivo dell’ultima portata ovvero il “dessert”. Anche se è talmente comune e diffuso da non suonare nemmeno più come un forestierismo, si tratta di una voce francese, addirittura trecentesca. Letteralmente ci troveremmo davanti a uno ‘sparecchiato’, a un ipotetico ‘disservito’: in qualità di ultima portata del pasto, nel momento del dessert si toglie ciò che è stato precedentemente servito - e di fatto si inizia a sparecchiare, siamo già proiettati al di fuori del pranzo (per quanto magari, oggi, le portate di dolci caffè e liquori durino più del resto).
Raccolto in italiano nella prima metà del Settecento, in un’era di carisma montante della lingua francese, fu adattato in modi che ci possono sembrare simpatici, come desserto ma perfino deserto. Ma per lungo tempo non ha avuto grande fortuna. All’inizio del Novecento iniziava ad essere registrato sui dizionari, ma sempre ponendo in evidenza la sua natura forestiera, e come magari fossero preferibili alternative nostrane - come frutta, dolce. Ma il dessert, indicando genericamente una portata, si è affermato in modo inarrestabile: riesce ad avere un’ampiezza di significato che a tavola è spesso necessaria, specie se si parla di una portata che ruba alla fine del pasto uno spazio di libertà golosa.
Frutta, dolci, ma anche formaggi e delizie salate possono stare insieme solo sotto l’etichetta comune di questa portata. Nel linguaggio comune, i termini dolce e dessert vengono usati in modo intercambiabile, quasi fossero sinonimi, tuttavia, in base al “ruolo” che hanno nella tradizione culinaria esiste una distinzione fondamentale che vuole il dessert come la portata finale di un pasto e non necessariamente si tratta di un dolce.
Se questi ultimi, rispetto alla loro composizione, comprendono un ampio spettro di preparazioni che hanno in comunque quello di essere tendenzialmente zuccherine, gli altri si definiscono tali rapportati al momento in cui vengono consumati: facendo fede al galateo, infatti, sono dessert anche il formaggio (in disaccordo con i nutrizionisti) e la frutta, in quanto serviti come conclusione.
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La parola dolce in gastronomia si riferisce a qualsiasi alimento caratterizzato da un gusto prevalentemente zuccherino, dal miele al caramello. Allo stesso tempo è il termine che rappresenta una vastissima categoria di prodotti, che spazia dalle torte ai biscotti, passando per pasticcini e cioccolatini. Esistono quindi i dolci da credenza, tipo la ciambella o la crostata, i dolci da forno lievitati, come cornetti e pan brioche, i dolci fritti, stile frittelle o bomboloni, quelli al cucchiaio, dal tiramisù alla panna cotta, passando per mousse e budini.
Possono essere legati alle festività, vedi alla voce panettone o colomba, e consumati in momenti diversi della giornata: colazione, pranzo, merenda, cena, dopo cena, senza un’imposizione rigida, ma guidati soprattutto da abitudini consolidate nel tempo, tipo il croissant al mattino. Dal punto di vista nutrizionale, nonostante le variegate tipologie appena elencante e una sempre maggiore attenzione al risvolto salutistico, i dolci in genere si accomunano per essere dei cibi da consumare con moderazione, perché contengono quantità significative di zuccheri, naturali (come quelli della frutta) o aggiunti (saccarosio in primis), percentuali variabili di grassi, dato che spesso contemplano l’uso di latte, burro, yogurt, panna, oli vegetali, e carboidrati, quando di mezzo c’è la farina. Vedono una bassa presenza di fibre, utili a stabilizzare la glicemia nel sangue, e un alto potere calorico.
Il “dessert” è una portata dolce servita alla fine di un pasto. Il carattere distintivo di quasi tutti i dessert è il loro sapore dolce, comunemente ottenuto attraverso l’utilizzo di zuccheri, sciroppi, miele, o frutta naturale. I dessert possono variare enormemente da una cultura all’altra. Includono una vasta gamma di alimenti come torte, biscotti, gelati, frutta, budini, mousse, pasticcini e molto altro. Oltre al sapore, grande importanza viene data anche alla presentazione.
Un Po' di Storia
Anticamente il pasto finiva, all’epoca di Greci, Etruschi e Romani, con frutta secca e fresca, formaggi e miele. La società povera e frugale del mondo antico, senza ancora lo zucchero per come lo conosciamo oggi, creava i suoi “dolci” arricchendo il pane con uova, farina di avena, latte, miele e vino e modellato in forme di animali o umane per offrirlo agli dei farcendole con datteri, fichi, mele cotogne, noci e formaggi molli. In questo periodo nasce il marzapane.
Nel Medioevo e nel Rinascimento i gelati erano inframmezzati alle altre portate, da cui deriva il termine “entremets”, e a fine pasto venivano portati bonbon, pasticcini, canditi, pasticche di zucchero, bibite calde zuccherate, spesso a base di vino speziato. I dolci del Medioevo venivano preparati soprattutto nei conventi e nelle corti, erano piccoli dolci cotti in stampi o su placche di metallo che i religiosi vendevano ai pellegrini di passaggio a scopo benefico. Erano dolci semplici o biscotti fatti usando la pasta del pane a bassissima lievitazione addolcita e con doppia cottura per eliminare completamente l’umidità e permetterne la lunga conservazione.
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A fine 500 aumenta la disponibilità dello zucchero e inizia la cultura dell’arte bianca. Nel Rinascimento in Francia arrivano le cialde, oublies in francese, farcite con creme e frutta venivano realizzate con una pastella e cotte tra due forme calde di ferro. Tradizione presente ancora oggi per molti dolci tipici di alcuni paesi di montagna e campagna. A seconda del paese di origine variavano dimensioni e consistenza. In Inghilterra ad esempio si chiamavano wafer ed erano più croccanti.
In questo periodo ci fu la riscoperta del marzapane da parte dei pasticceri veneziani, creato con uova mandorle tritate e zucchero usato per forgiare forme incredibili e scenografiche. Nel 600 arriva la pasticceria elaborata e scenografica, quindi il gelato inizia ad essere consumato a ine pasto. In questo periodo nascono le prime torte farcite, che si arricchiscono di burro nei primi anni del 700 per celebrare nel secolo successivo l’uso di uova e cioccolato negli impasti e nelle creme.
Nell’ottocento in Francia nasce quella che è la pasticceria come la conosciamo oggi e si diffuse l’uso di comporre nel dessert tre o quattro elementi: il formaggio, la frutta fresca, il dolce o il gelato. Dopo l’anno Mille grazie al commercio con l’oriente i dolci si arricchirono di spezie, dei distillati e dell’aroma degli agrumi. Nei ricettari dell’epoca si trova un’abbondanza di cannella, vaniglia pepe e zafferano, compaiono i datteri, la melagrana.
Se il dessert così come lo conosciamo è stato codificato solo nel XIX secolo (grazie all’imporsi della borghesia come classe sociale), in Francia già nel Medioevo i banchetti dei nobili prevedevano una conclusione con le épices de chambre, una selezione di spezie e frutta candita o confettata consumata per favorire la digestione. L’aristocrazia ha continuato a “coccolarsi” in modo esclusivo anche nei periodi seguenti: dopo la scoperta dell’America, con la maggiore diffusione dello zucchero, i dessert iniziano a diventare più elaborati, e la pasticceria d’Oltralpe si popola di creme, mousse, meringhe, gelatine e sorbetti, offrendo così dei veri e propri dolci.
IGINIO MASSARI - PASTICCERIA MODERNA DI UN CAMPIONE DEL MONDO
Marie-Antonin Carême: Il Padre della Pasticceria Moderna
Cosa accadde nell’ottocento in Francia per portare la pasticceria alla gloria del tempo? Nacque Marie-Antonin Carême a Parigi, da famiglia poverissima, abbandonato a 12 anni per strada. Il ragazzo lavorò come sguattero in un ristorante, guadagnandosi lentamente la fiducia divento un cuoco al servizio del ministro Talleyrand , dello zar Alessandro I, di Giorgio IV d’Inghilterra, del barone Rothschild, specializzandosi nell’arte della pasticceria.
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A lui si devono ad esempio i grossi torroni, le grosse meringhe, i croccanti e la formula della pasta sfoglia come la conosciamo oggi. Diceva di se stesso: “Quando per poter dimenticare gli invidiosi, vado a spasso per le vie di Parigi, constato con gioia la crescita e il miglioramento dei negozi di pasticcere. Nulla di tutto ciò esisteva prima dei miei lavori e dei miei libri. Come avevo predetto i pasticceri sono diventati molto abili e molto accurati”.
Careme introdusse nella cucina, quello che in pittura si chiama il “valore”, cioè fece capire per la prima volta, che i sapori e gli odori devono essere giudicati non in assoluto, ma nei loro reciproci rapporti. Molte delle sue opere fanno ancora oggi testo in materia. Gravemente ammalato, trascorse gli ultimi giorni della sua vita dettando dal letto di dolore le ultime ricette. Di lui fu detto “morì bruciato dalla fiamma del suo genio e dal carbone dei girarrosti”
La Differenza tra Dolci e Dessert
Per una sintesi efficace, potremmo dire che: tutti i dolci possono essere dei dessert, ma non tutti i dessert sono dolci. La stessa crostata, mangiata al mattino, non è un dessert, mentre lo diventa se portata in tavola a fine pasto. I dolci sono un’ampia categoria di preparazioni accomunate da valori nutrizionali simili, che possono essere consumate in qualsiasi momento della giornata. Il dessert corrisponde a una portata specifica, servita a fine pasto, che oltre ai dolci comprende anche altre pietanze.
Rispetto a ciò, poi non mancano certo i dibattiti. Per i professionisti della dieta, i formaggi sarebbe meglio non includerli nell’universo dei dessert come fa il bon ton, in quanto a livello di composizione sono rapportabili a un secondo piatto, in alternativa alla carne o al pesce. Il gelato, invece, nel contesto del galateo non rientra nel genere dei dolci (stessa cosa il sorbetto), tanto che come dessert tende a sostituire la frutta, quindi da offrire dopo una torta, oppure insieme, ma solo nel caso sia da accompagnamento: difficile rifiutare una fetta di torta al cioccolato con una pallina di vaniglia. Anche qui, però, nutrizionalmente parlando, il gelato è un dolce “fatto e finito”, perché nonostante possa avere un apporto calorico minore rispetto a un profiteroles, è un alimento che vede la prevalenza di zuccheri e grassi.
| Categoria | Descrizione | Esempi |
|---|---|---|
| Dolci | Alimenti con gusto zuccherino, consumabili in qualsiasi momento. | Torte, biscotti, pasticcini, cioccolatini. |
| Dessert | Portata servita a fine pasto, non necessariamente dolce. | Frutta, formaggio, dolci. |
Curiosità sulle Forme dei Dolci
Chiudiamo questo nostro piccolo excursus storico con una piccola curiosità sulle forme geometriche che bel tempo sono state usate per i dolcetti soprattutto celebrativi, che hanno interessanti significati simbolici alla loro origine, per diventare oggi solo ornamentali.
- Cerchio: Il cerchio, o disco, è simbolo maschile di completezza ed eternità, quindi amuleto di protezione aggregata: disco, circolo e sfera sono da sempre considerati forme e figure perfette.
- Triangolo: Questa figura geometrica simboleggia la magia del numero tre, il suo scindersi e ricomporsi nella divinità. Nella simbologia cristiana il triangolo posto sulla testa di Dio rappresenta la bellezza, l’ordine, l’armonia.
- S: Ad alcuni biscotti o dolci viene data la forma di “S” che simboleggia il serpente simbolo di rigenerazione.
- Cilindro: Il cilindro spesso non è altro che il simbolo della forma fallica. L’adozione emblematica di questa parte virile nasce dalla concezione mistica della forza rigeneratrice e della fecondità nonché dall’averle attribuito un valore apotropaico, ossia un mezzo per allontanare il “malocchio.
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