Alzi la mano chi non ha mai acquistato un'insalata in busta, tagliata, lavata e già pronta per essere gustata. Gli scaffali dei supermercati abbondano di insalate in busta di tutti i tipi e di tutte le marche, ma si tratta davvero di prodotti sicuri e già pronti per essere consumati?
La praticità è indubbiamente il loro punto di forza: apri la confezione, condisci e sei subito pronto a gustarle. Parliamo delle insalate in busta che hanno conquistato molti consumatori proprio grazie alla comodità che offrono, non a caso sono tra i prodotti più venduti nel reparto ortofrutta.
Comode - e care - le insalate in busta conquistano sempre più affezionati: nell’ultimo decennio, secondo le rilevazioni Nomisma, la presenza degli ortaggi di IV gamma sulle tavole degli italiani è aumentata, di anno in anno, del 5% circa e il balzo più grande (+7,3%) lo ha registrato l’insalata unitipo, quella mono varietale.
Scegliere questo tipo di soluzione per mettere un po’ di insalata nel piatto ha un costo non indifferente. In media si spendono circa 10-12 euro al kg per avere l’insalata già pronta in busta contro i 2-2,50 dei cespi interi.
Analisi di Laboratorio: Cosa Rivelano i Test
La rivista Il Salvagente ha testato in laboratorio 12 marche di insalate in busta (10 convenzionali e 2 biologiche) e sono venute fuori diverse sorprese. La prima è sicuramente positiva: tutte le marche sono riuscite a superare il test in quanto a sicurezza del prodotto.
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I risultati di queste analisi, seppure hanno premiato il fatto che le 12 insalate in busta testate non presentano batteri nocivi per la salute dei consumatori, hanno evidenziato qualche anomalia dal punto di vista igienico. Non è stata rilevata la presenza di listeria, salmonella ed escherichia coli.
Tutti i prodotti rientrano nei limiti di legge e offrono un buon livello di sicurezza: assenti listeria, salmonella ed Escherichia coli, batteri capaci di causare infezioni anche gravi. Una buona notizia visto che parliamo di un prodotto che per legge deve essere “lavato e pronto per il consumo” ed è da consumare crudo e quindi particolarmente pericoloso per eventuali contaminazioni batteriche.
La buona notizia è che tutti i prodotti rientrano nei limiti di legge con un buon livello di sicurezza. Assenti listeria, salmonella ed escherichia coli, cosa, purtroppo, non scontata alla luce dell’ultimo scandalo scoppiato a settembre scorso, che ha coinvolto una trentina marchi di insalate in busta, ritirati dal mercato perché contaminati da listeria.
Le analisi su 12 insalate in busta rivelano un buon grado di sicurezza su salmonella, listeria ed escherichia coli, ma non tranquillizzano da un punto di vista igienico né sui pesticidi (fino a 8 in un unico prodotto).
Sotto questa voce abbiamo raccolto una serie di analisi microbiologiche. La notizia positiva, come anticipato, è che sono risultati sempre assenti i batteri più pericolosi come listeria, salmonella, stafilococchi ed escherichia coli. Le insalate analizzate quindi sono assolutamente sicuri.
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Dal punto di vista microbiologico l’insalata in busta, come era prevedibile, ha riportato risultati migliori rispetto a quella tal quale. I microrganismi patogeni Listeria monocytogenes e Salmonella spp non sono stati rilevati in entrambi i campioni. La carica batterica, gli enterobatteri e gli E.coli sono stati rilevati in concentrazioni di circa 2 ordini di misura superiori nell’insalata intera.
E' importante tenere presente che questi dati vengono fuori rispetto a un mercato diventato ormai molto affollato e ricco.
Criticità Rilevate: Carica Batterica e Coliformi
A preoccupare è stato il dato relativo alla carica totale (ossia il numero di batteri complessivi) e i coliformi (quelli legati alla terra) i cui valori si sono collocati ben al di sopra delle soglie consentite. Molto probabilmente queste anomalie sono da addebitare allo shock termico e ai processi di sanificazione non adeguati.
Quanto all’igiene in generale, però, il quadro che emerge dalle analisi dovrebbe far riflettere le aziende. La carica totale (ossia il numero di batteri complessivi) e i coliformi (quelli legati alla terra) sono tutt’altro che bassi e superano i valori guida di diversi bandi comunali per la qualità degli alimenti destinati alle mense pubbliche. In molti casi, queste insalate sarebbero considerate non accettabili.
Se per la conta totale, i numeri che abbiamo registrato sono probabilmente legati a uno shock termico (catena del freddo non rispettata), per i coliformi si tratta di processi di sanificazione non adeguati.
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Abbiamo misurato anche il totale dei microrganismi che tiene conto dei batteri sia patogeni che non: i valori più elevati sono stati riscontrati in due prodotti che registrano rispettivamente 500 milioni e 440 milioni di microrganismi. All’opposto, in due buste di insalata la presenza dei microrganismi si ferma a 18 milioni e 35 milioni.
Per i coliformi, invece, abbiamo trovato valori molto bassi in due prodotti (rispettivamente 64 e 120 mg/kg), e all’opposto molto alti in altre due insalate (rispettivamente 5.600 e 5.320 mg/kg). Per questi organismi non ci sono limiti di legge, ma in alcuni casi vengono indicati dei valori guida. Noi abbiamo utilizzato quelli indicati dal Comune di Torino per la fornitura di mense pubbliche.
Per i microrganismi (aerobi mesofili) è previsto un range compreso tra 5 e 50 milioni di unità e per i coliformi tra 1.000 e 10.000. Con questi paletti sarebbero accettabili solo due insalate.
Il dato inquietante è che anche le due buste di insalata biologica hanno evidenziato la presenza di pesticidi.
Partiamo dalla buona notizia: tutte le insalate testate risultano conformi ai limiti di legge per quanto riguarda la sicurezza microbiologica. Purtroppo, però, emergono problemi relativi alla carica totale di microrganismi e alla presenza di coliformi, batteri legati al terreno. In particolare, due prodotti registrano rispettivamente 500 e 440 milioni di microrganismi totali, contro i 5-50 milioni considerati accettabili.
Se per la conta totale, i numeri che abbiamo registrato sono probabilmente legati a uno shock termico (catena del freddo non rispettata), per i coliformi si tratta di processi di sanificazione non adeguati.
Pesticidi: Un Problema Ricorrente
L’altro dato allarmante evidenziato con i risultati delle indagini di laboratorio è che nessuno dei 12 prodotti testati è esente dalla presenza di pesticidi. Basta pensare che l’insalata che ha ottenuto il miglior punteggio presenta in ogni caso due tracce di pesticidi, mentre nel prodotto più inquinato dai pesticidi è stata rilevata addirittura la presenza di 8 molecole diverse nella stessa busta.
Poco rassicurante anche il quadro tratteggiato dall’analisi multiresiduale: nessun campione è risultato completamente pulito dai pesticidi. Neanche i due prodotti biologici. L’insalata che ottiene il miglior punteggio presenta due tracce di pesticidi, mentre nel prodotto peggiore la presenza di residui fitosanitari arriva a far contare anche 8 molecole diverse nella stessa busta.
Molto più “mosso” il quadro tratteggiato dai risultati dell’analisi multiresiduale: solo due lattughini risultano completamente puliti, mentre la presenza di residui di trattamenti fitosanitari arriva a far contare anche quattro molecole diverse nella stessa busta.
Si legge nell’articolo portante dell’inchiesta: “A preoccupare invece è la presenza ricorrente, test dopo test, di diversi residui fitosanitari.
Nessun campione è risultato completamente “libero” da residui: si va da un’unica traccia (sotto cioè lo 0,01 mg/kg) di spinosad (molecola ammessa nel bio), alla presenza di 8 molecole diverse in un unico prodotto.
Tra le insalate in busta analizzate, due in particolare si sono distinte negativamente per la presenza di pesticidi e per la scarsa igiene.
- Eurospin Foglia Verde: penalizzata per la presenza di pesticidi come chlorantraniliprole (0,072 mg/kg) e difenocolazole (0,028 mg/kg), insieme a 3 tracce di altri fitosanitari. Dal punto di vista igienico, il prodotto ha ottenuto una valutazione mediocre, con un livello di nitrati pari a 4.566 mg/kg, che si avvicina al limite massimo consentito.
- Consilia Valeriana Filiera Controllata: ha ottenuto lo stesso punteggio di 4,5, con un profilo di pesticidi altrettanto preoccupante. Sono stati trovati acetaprid (0,031 mg/kg), fludioxonil (0,145 mg/kg), e spinosad (0,263 mg/kg), oltre a 5 tracce di altre sostanze.
Non va meglio per la valeriana Foglia verde di Eurospin che arriva ultima nel nostro test per la presenza di due residui (chlorantraniliprole e difenocolazole) e 3 tracce. Questo prodotto è peggiore del precedente per l’elevata presenza di nitrati, quasi 12 volte di più del miglior risultato del test.
Il giudizio sui pesticidi ha pesato per il 50% sul punteggio finale e sono stati considerati fattori come il profilo di rischio (penalizzando i sospetti interferenti endocrini, come il fenhexamid, e i sospetti cancerogeni, come il fludioxonil e il fluopyram), la concentrazione rinvenuta rispetto al limite di legge ammesso e la presenza contemporanea di più molecole, un indicatore del cosiddetto effetto cocktail che continua a rappresentare un timore per la salute del consumatore.
Il giudizio sui pesticidi ha pesato per il 50% sul punteggio finale e sono stati considerati fattori come il profilo di rischio (penalizzando i sospetti interferenti endocrini, come il fenhexamid, e i sospetti cancerogeni, come il fludioxonil e il fluopyram), la concentrazione rinvenuta rispetto al limite di legge ammesso e la presenza contemporanea di più molecole, un indicatore del cosiddetto effetto cocktail che continua a rappresentare un timore per la salute del consumatore.
L'Effetto Cocktail dei Pesticidi
L’Unione italiana food ci scrive che “non esiste ad oggi alcuno studio scientifico che dimostri l’effetto cocktail sulla salute del consumatore. L’Efsa sta conducendo da anni uno studio sul tema, che vedrà il 2030 come anno in cui dovrebbero completarsi le valutazioni del rischio cumulativo stabilite per i residui.
Ma non è vero che ad oggi non esiste alcuno studio sul tema, perché appena lo scorso maggio ne è stato pubblicato uno condotto dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Sherbrooke in Canada che ha esaminato proprio l’impatto della combinazione di diversi residui di pesticidi sulle cellule umane.
Luc Gaudreau, autore dello studio ha spiegato: “Conosciamo le cosiddette dosi sicure di ciascun prodotto ma la nostra di ricerca ha evidenziato che diverse piccole concentrazioni di più prodotti diversi possono essere dannose quanto una singola dose elevata concentrata di un singolo pesticida.
Per studiare gli effetti delle basse dosi di pesticidi sulle cellule, il team di ricerca ha analizzato una serie di combinazioni di pesticidi ampiamente utilizzati, osservando le interazioni con le cellule. I ricercatori hanno rilevato che, non solo i vari pesticidi possono attivare reazioni cellulari, ma la maggior parte di essi provoca effetti significativi quando combinati a basse dosi. Questo studio dimostra che è necessario considerare anche le interazioni sinergiche tra le diverse molecole dei pesticidi, persino a concentrazioni molto basse presenti nell’ambiente.
In poche parole invece che utilizzare quantità maggiori di un unico pesticida, se ne usano diversi, magari con la stessa funzione, per ottenere lo stesso risultato, restando sotto i limiti di legge, attualmente previsti per le singole sostanze e non per la conta totale.
Rispetto ai limiti di ogni singola sostanza, l’Unione italiana food sottolinea che i dati da noi pubblicati non evidenziano alcun eccesso di sostanze residue in quanto “i valori al di sotto di 0,01 mg/kg non sono considerabili come residui, a norma di legge, in quanto con i comuni metodi analitici, concentrazioni al di sotto di questo limite non sono più quantitativamente rilevabili.
Come ha spiegato l’esperto di agricoltura biologica Roberto Pinton si tratta di “un artificio tecnico, praticamente un trucco utilizzato dai produttori per evitare che una stessa sostanza si accumuli e superi il limite di legge”.
Nitrati: Un Altro Aspetto da Considerare
Per quanto riguardata i nitrati, infine, i livelli dei campioni erano tutti entro i limiti di legge ma con grandi differenze. Questi composti, presenti naturalmente nelle insalate e spesso legati all’uso di fertilizzanti, possono trasformarsi in nitrosammine potenzialmente cancerogene.
Queste sostanze azotate, naturalmente presenti nelle insalate (ma la cui quantità può dipendere dai fertilizzanti) all’interno del nostro organismo possono trasformarsi in nitrosammine, ritenute cancerogene. Dunque meno ce ne sono meglio è.
Nel nostro test sono presenti ma sempre al di sotto della dose massima (5.000 mg/kg) prevista dal regolamento Ue 1258/2011, che differenzia i limiti in base alla stagione e al tipo di coltura (in campo o protetta). Solo un prodotto si avvicina a questo tetto con una valore di 4.566 mg/kg.
Cadmio: Un Metallo Pesante Sotto la Lente
Da un rischio potenziale, passiamo a uno certo, quello del cadmio, un metallo pesante classificato dalla Iarc nel gruppo 1 tra le sostanze giudicate cancerogene certe per l’uomo: i tenori riscontrati nelle nostre 10 insalate non lasciano del tutto tranquilli.
Altro capitolo affrontato è quello della presenza del cadmio, che nella lattuga non può superare gli 0,20 milligrammi per chilogrammo. I campioni analizzati rientrano nei limiti ma in due casi ci sono concentrazioni vicine al limite, in altre due una quantità piuttosto alta.
È vero che questo metallo è presente in natura nel terreno ma è anche vero che il suo accumulo nei campi è dovuto all’uso di fertilizzanti fosfatici. Il cadmio? Da un rischio potenziale, passiamo a uno certo, quello del cadmio, un metallo pesante classificato dalla Iarc nel gruppo 1 tra le sostanze giudicate cancerogene certe per l’uomo: i tenori riscontrati nelle nostre 10 insalate non lasciano del tutto tranquilli.
Due campioni hanno fatto registrare concentrazioni vicine al limite di legge e in altri due prodotti la quantità riscontrata è elevata. Non è un problema secondario.
È vero che questo metallo è presente in natura nel terreno ma è anche vero che il suo accumulo nei campi è dovuto all’uso di fertilizzanti fosfatici.
L’INSALATA IN BUSTA E' SICURA? FA MALE? Alcuni piccoli consigli...
Alternative e Consigli per il Consumatore
L’ideale, però, per chi desidera un’opzione più economica e con un minor impatto ambientale, è scegliere l’insalata sfusa (meglio se da agricoltura biologica).
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Nell’acquisto di questo prodotto il consumatore deve tenere a mente anche il fattore prezzo. L’insalata è indubbiamente uno degli ortaggi più consumati, un ottimo contorno e vera e propria protagonista delle “insalatone” nella stagione estiva.
Per comodità, c’è chi la acquista già lavata in busta, nonostante sia ormai noto come questa variante sia più “costosa”, sia per il nostro portafoglio che per l’ambiente.
Nonostante la comodità e praticità di utilizzo, l’insalata già pronta in busta lascia ancora perplessi i consumatori più attenti. Non parliamo solo di un prezzo decisamente più alto di quello dell’insalata sfusa (addirittura il 329% in più secondo il report Ismea), né dell’utilizzo di plastica per il confezionamento (un chiaro svantaggio a livello ambientale).