Non è subito chiaro, ma a mano a mano che gli itinerari dei protagonisti di Licorice Pizza si moltiplicano, si rincorrono e si dilatano, ci rendiamo conto che la mappa del mondo inventato nel suo nono film da Paul Thomas Anderson coincide con la californiana San Fernando Valley, a nord di Los Angeles. Per l’esattezza siamo nel quartiere di Encino, sul cui confine occidentale termina lo stesso Magnolia Boulevard lungo il quale si affannano, collidono o si ritrovano i personaggi del terzo film di Anderson che ne porta il nome, l’immenso Magnolia (1999).
Dal presente (gli anni Novanta) di Magnolia e America oggi, in Licorice Pizza ci spostiamo al passato recente degli anni Settanta, quello dell’infanzia e adolescenza del regista, classe 1970. Ce lo dice il titolo, che rovescia sullo spettatore una costellazione di segni enorme e allo stesso tempo fortemente caratterizzata, un pulviscolo di immagini, suoni e odori che parlano di tabù e liberazione sessuale, genitori e figli, guerra e pacifismo, ottimismo e paranoia, religione e ateismo, individualismo imprenditoriale e impegno politico, povertà e ricchezza, gente comune e divi del grande/piccolo schermo ecc., insomma che racchiude tutte le contraddizioni di un American Dream già in stato avanzato di decomposizione, tenuto insieme dall’immaginario vischioso e pervasivo prodotto da un’industria dell’intrattenimento ancora potentissima.
Paul Thomas Anderson racconta Licorice Pizza, il nono film del regista di Magnolia e Il Petroliere è stato definito da molti come il più ottimista e tenero della sua carriera. Un intreccio tra American graffiti e Fuori di testa, come da lui stesso spiegato in un’intervista rilasciata a Variety. Un’atmosfera particolare, emersa spontaneamente lungo la creazione della sceneggiatura.
Licorice Pizza è un progetto che ha lavorato per molto tempo nella mente del regista ed è partito da un dettaglio di vita vera. Si ricorda che durante gli anni della sua giovinezza passò accanto a una scuola media dove vide un ragazzo vivacissimo che flirtava con una donna mentre questa stava scattando delle foto. “È stata istantaneamente una grande premessa. Cosa succederebbe se un ragazzo invitasse una donna più vecchia a cena? E se, contro ogni buonsenso, lei dicesse di sì?”.
L’immagine non si concretizzò immediatamente in un film. La miccia si innescò quando un suo amico (Gary Goetzman) che sin da bambino aveva lavorato come attore non gli ha raccontato alcuni aneddoti della folle vita che conduceva. Il film è fortemente ispirato dalla sua storia.
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LICORICE PIZZA - Grazie Paul Thomas Anderson, di Nuovo | RECENSIONE | Il RaccattaFilm
Il Significato del Titolo: Licorice Pizza
Ma cosa significa Licorice Pizza? Semplicemente per il regista erano due parole che stavano bene insieme e che gli ricordavano l’infanzia. C’era una catena di negozi di dischi che si chiamava così e che lui frequentava spesso. Ma un alto motivo è che "il titolo sta bene scritto sul poster", ha detto Anderson.
Locandina del film Licorice Pizza
Il Cast: Cooper Hoffman e Alana Haim
Poco dopo l’annuncio del film in molti hanno creduto che fosse Bradley Cooper l’assoluto protagonista. Così non è. La parte principale è assegnata a Cooper Hoffman, figlio dello scomparso attore Phillip Seymour Hoffman. Apparentemente un novellino del cinema, ma non è proprio così. Spiega infatti Paul Thomas Anderson che:
Cooper ha anni e anni di esperienza alle spalle perché ha realizzato piccoli film fatti in casa con me e la mia famiglia. In genere, sono film d'azione in cui fa il cattivo che viene picchiato da mio figlio che lo getta eroicamente da un dirupo o gli spara in faccia. Oltre a ciò, non ha mai recitato da professionista. Non ho scritto la parte per lui. L’ho fatta per un ragazzo confuso di 15-16 anni. Non avrei mai immaginato, mentre lo stavo scrivendo, che sarebbe stato Cooper a interpretalo. Pensavo che avrei preso una strada più consolidata andando alla ricerca di un giovane attore. Ne ho incontrati un paio veramente di talento, ma molti di loro sembravano troppo allenati, educati e ambiziosi, nonostante la giovane età. Questo non mi interessava.
Il giorno della foto annuale è un momento che tutti gli studenti del liceo aspettano con ansia, e il giovane attore Gary Valentine non fa eccezione. Quel giorno però, quando si ritrova davanti Alana Kane, più grande di lui, il suo cuore scatta proprio come la macchina fotografica che lo immortala. Il nuovo film del maestro Paul Thomas Anderson si presenta come una storia semplice e lineare: un adolescente si innamora di una giovane donna. Quello che però può sembrare un plot vecchio come il mondo, nelle mani del cineasta americano diventa un vero e proprio gioiello di originalità.
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Dopo Il filo nascosto, girato completamente in Inghilterra, Anderson torna a casa, nella sua California, il bacino della sua ispirazione poetica. L’esperienza europea del Filo nascosto ha sicuramente rappresentato uno dei punti più alti all’interno di una carriera che praticamente conta solo prove magistrali. Un film tanto bello e perfetto da risultare per certi versi criptico, facendo pensare che nelle sue ultime opere Anderson abbia tenuto al guinzaglio quel pathos tipico dei suoi primi lavori, in cui il termometro delle emozioni sembrava scoppiare da un momento all’altro, per lasciare spazio a una dimensione prettamente cerebrale e filosofica.
Il sole della California sembra riportare il regista indietro nel tempo. Dopo avere raccontato la relazione tra petrolio e religione, l’orripilante connubio che ha nutrito le radici americane per oltre un secolo ne Il petroliere, e dopo aver descritto la creazione di un culto che stringe ancora oggi nella sua morsa gli Stati Uniti (nonché gran parte del mondo occidentale) in The Master, Anderson continua a raccontare la nascita della sua Nazione.
Licorice Pizza non è un film minore perché dotato di un soggetto meno ambizioso, tutt’altro. Il regista non ha mai nascosto il suo amore per i personaggi di cui parla e anche in questo caso non fa eccezione. Tutti gli attori sono sublimi, che siano mostri sacri della cinematografia oppure volti sconosciuti.
Cooper Hoffman, figlio del compianto Philip Seymour, alla sua prima prova sul grande schermo sfodera un talento abbagliante. È impossibile non rivedere il suo papà nella corporatura, nei gesti, nelle espressioni, in quei mezzi sorrisi malinconici. Uno scoglio che però il giovane riesce a superare con assoluta disinvoltura ed estrema naturalezza, accompagnato egregiamente dalla giovane Alana Haim. Ma la vera potenza del film sono questi due ragazzi: spontanei, dolci, instabili e dannatamente autentici.
Anderson (anche direttore della fotografia insieme a Michael Bauman) segue i suoi protagonisti con lunghissimi movimenti di macchina e carrelli perfetti. Si direbbe che la macchina da presa danzi attorno ai loro corpi.
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Ispirazioni e Personaggi Reali
La storia di amicizia tra Gary e Alana e la tensione affettiva tra i due non sono frutto né di vicende biografiche del regista Paul Thomas Anderson né di una storia vera, ma questo non significa che quanto visto in Licorice Pizza non abbia solide basi nella realtà, anzi.
Licorice Pizza è ambientato nella California del 1973 e vede come protagonista Gary Valentine (Cooper Hoffman), un 15enne con qualche esperienza da attore e uno sviluppatissimo fiuto per gli affari che si invaghisce di Alana (Alana Haim), una 25enne che spegne sul nascere le richieste romantiche del ragazzo, con cui però comincia a intrattenere una strana relazione di amicizia e d'affari. I due si muovono in una California bloccata dalla crisi petrolifera e ricolma di star egoiste e vanesie, entrambi immaturi ma capaci di crescere arricchirsi reciprocamente nel corso di un'estate magica, ricca di avvenimenti memorabili, che finiranno per creare un legame profondo tra i due protagonisti. Riuscirà Gary a fare davvero breccia nel cuore di Alana?
Il suo film si apre con la scena in cui il giovane Gary è in fila insieme ai compagni di scuola per scattare la fotografia che finirà nell'annuario scolastico. Alana è l'assistente del fotografo che vaga qua e là un po' annoiata, chiedendo ai ragazzi se hanno bisogno di uno specchio e un pettine per sistemare i capelli prima della foto. Gary la incrocia e ne rimane così colpito da chiederle subito di uscire a cena. Anderson ha assistito a uno scambio simile una ventina di anni fa in un liceo californiano. La scena lo ha portato a interrogarsi su come avrebbe potuto raccontare la storia d'infatuazione di un ragazzino per una donna molto più grande. Così è nato lo spunto iniziale da cui ha poi tratto l'intero film.
Alana Haim e Cooper Hoffman in una scena del film
Nella scena successiva vediamo Alana e Gary cenare al Tail o' the Cock, un ristorante che sarà una delle location principali della pellicola.
L'Ispirazione per il Personaggio di Gary
Il personaggio di Alana è frutto dell'immaginazione di Anderson, così come quello di Gary, che però è pesca molti elementi biografici dalla vita di un amico del regista e produttore storico di Tom Hanks: Gary Goetzman. Anderson ha rivelato che l'amico gli ha spesso raccontato della sua infanzia passata a girare film e a far parte di spettacoli, ma anche del suo tentativo di avviare imprese commerciali ancor prima di diventare maggiorenne. Anderson ha utilizzato molti di questi elementi per plasmare il personaggio di Gary Valentine. In particolare vediamo Gary partecipare a uno show televisivo come uno degli undici piccoli attori protagonisti di Under the Same Roof, al fianco di un'attrice che interpreta la loro madre. L'interprete ricorda da vicino Lucille Ball, nota attrice e comica del piccolo schermo statunitense, al cui fianco lavorò proprio Goetzman da ragazzino in Yours, Mine and Ours.
Lucille Ball
Anche Goetzman s'industriò per un certo periodo nella gestione di una vendita di materassi ad acqua e successivamente aprì una sala giochi dedicata ai flipper: queste sono le due attività che mette in piedi Gary Valentine nel film, con l'assistenza di Alana.
L'Ispirazione per i Personaggi di Holden, Blau e Peters
Nel film vediamo due attori molto famosi rapportarsi a Gary e ad Alana, tentando entrambi di sedurre quest'ultima. Sono entrambi modellati su due figure al centro della Hollywood dell'epoca. Sean Penn interpreta un attore di film d'azione e di guerra della vecchia Hollywood con cui Alana fa un provino e che successivamente tenterà di sedurla. Il personaggio si chiama Jack Holden ed è basato su William Holden, celebre star dell'epoca con un enorme bagaglio di film di guerra, d'azione e drammatici. Anderson ne realizza una versione parodica; quella di una vecchia star intrappolata nel suo mito che pronuncia le battute dei suoi vecchi film nel tentativo di portarsi a letto giovani promesse che dividono con lui il set. Nel film viene citata più volte una pellicola in cui Holden divide la scena con Grace Kelly e di cui tenta di ricreare un celebre stunt con la moto al di fuori del Tail o' the Cock. Il film in questione esiste veramente e s'intitola I ponti di Toko-Ri (1964).
Rex Blau, il regista dalla voce impastata e un po' alticcio che sfida Holden a ricreare lo stunt con la sua motocicletta, è interpretato da Tom Waits ed è basato su Mark Robson, che diresse proprio I ponti di Toko-Ri, oltre ai celebri I peccati di Peyton e La valle delle bambole. Nella realtà il regista è morto 5 anni dopo gli avvenimenti raccontati da Licorice Pizza.
L'unico personaggio a conservare il suo nome originale è quello di Jon Peters, noto produttore Hollywoodiano. Anderson lo ha contattato avvisandolo che avrebbe inserito nel suo film una versione esagerata e parodica della sua persona e Peters ha acconsentito, chiedendogli solo di mantenere la frase con cui tentava di rimorchiare quante più ragazze possibili: Ti piace il pane con il burro di arachidi? Nel 1973 era ancora "solo" il parrucchiere di Barbra Streisand, che divenne poi la sua compagna. Da lì cominciò una scalata incredibile a Hollywood, diventando uno dei produttori di punta. Nel film lo vediamo minaccioso e aggressivo e perennemente impegnato a inseguire qualche gonnella, reso paranoico dall'assunzione di sostanze stupefacenti.
L'Ebraicità nel Film
Nel cinema americano degli ultimi decenni non sono certo mancate le eroine ebree, ma nessuna sarebbe così autentica e convincente come Alana Kane, la protagonista del nuovo film di Paul Thomas Anderson, Licorice Pizza, nei cui panni si cala l’attrice Alana Haim. Questa volta l’acclamato regista statunitense racconta la storia di una ragazza americana, ebrea assimilata negli anni Settanta, Alana Kane appunto, assistente di un fotografo e in cerca di fortuna tra il commercio di materassi ad acqua, il cinema e la campagna elettorale per il sindaco locale.
Ad aggiungere credibilità al personaggio, che nel corso della storia ambientata nella San Fernando Valley si troverà invischiato in una relazione con un ragazzino quindicenne interpretato dal debuttante Cooper Hoffman (figlio del compianto Philip Seymour), c’è senz’altro il fatto che sia portato in scena da Alana Haim, membro con le due sorelle del trio delle Haim. Ebrea figlia di un ex campione di calcio israeliano e di una musicista, Alana recita la scena della cena con i suoi veri genitori e sorelle.
L’orgoglio ebraico della Kane va però ben oltre i riti famigliari, spingendosi anche nei rapporti lavorativi e sfidando anche qui luoghi comuni e cliché. Incontrando ad esempio un’agente di Hollywood, Mary Grady, che la vuole scritturare in forza del suo presunto “naso ebreo”, che starebbe “diventando molto di moda”, la ragazza rilancia con altre sue caratteristiche e abilità, dalla conoscenza della lingua ebraica a quella del Krav Maga, un programma ibrido di arti marziali sviluppato per le forze di difesa israeliane.
Al di là dell’altissimo tasso di autoironia del personaggio, quello che l’articolo di Alma rimarca è però anche il percorso compiuto dalla protagonista, via via che si allontana dal giovane Gary, che pure dichiara che non la dimenticherà mai, per entrare nel mondo degli adulti come stagista per il politico (ebreo) Joel Wachs. Sarebbe la scoperta della propria complessità, e di quella delle persone con cui e per cui lavora, a segnarne la crescita e a farle prendere coscienza di chi lei sia.
Quello che il film mostra sarebbe quindi il personalissimo percorso di crescita e di autocoscienza di una giovane donna, tortuoso quanto si vuole ma mai scollegato dalla sua ebraicità.
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