Luisa Spagnoli è una delle figure più importanti della storia dell'imprenditoria italiana. La sua storia è un esempio straordinario di passione, sacrificio e cambiamento. Umbra, di umili origini, Luisa Sargentini nasce a Perugia nel 1877, figlia di un pescivendolo e di una casalinga.
Gli Inizi e la Fondazione di Perugina
Luisa Sargentini nasce a Perugia nel 1877, in un momento storico in cui le possibilità di studio e di carriera per una donna sono estremamente limitate, specialmente se, come lei, vengono da una famiglia di poche risorse: il padre Pasquale Sargentini è un pescivendolo e la madre Maria Conti una casalinga. A tredici anni è costretta a interrompere gli studi per aiutare nell’attività di famiglia con ruoli contabili e commerciali. Sposatasi giovanissima (appena ventun anni) con Annibale Spagnoli, da cui prenderà il cognome che manterrà per tutta la vita, nel 1901 rileva insieme a lui una drogheria nella cittadina umbra. Il suo notevole senso per gli affari la spinge a convincere il marito ad acquistare con lei una drogheria nel centro della città di Perugia.
La Spagnoli inizia la sua carriera imprenditoriale nel 1901, rilevando insieme al marito Annibale una drogheria a Perugia. L'attività funziona grazie alla sua spiccata creatività e al suo spirito imprenditoriale. È il 1907 l’anno della svolta. Nel 1907, insieme a tre soci concittadini - tra cui figura Francesco Buitoni, fondatore dell’omonimo pastificio - la famiglia Spagnoli apre l’azienda Perugina. La Perugina nasce dall’idea di Francesco Buitoni nell’estendere l’attività al settore dolciario. Inoltre, la produzione era localizzata in Piemonte, mentre nell’Italia Centrale non esisteva un vero distretto del cioccolato. Sorge così, in una Perugia digiuna di esperienza e conoscenze del settore, quasi dal nulla, la fabbrica specializzata nella produzione del cioccolato più all’avanguardia d’Italia.
Dopo poco tempo la gestione dell'azienda passa nelle sue mani e di Giovanni Buitoni, figlio di uno dei soci. Durante la Prima Guerra Mondiale, l'entrata dell'Italia nel conflitto portò via molti uomini in servizio militare, incluso Giovanni Buitoni, tra i quali figuravano numerosi operai della fabbrica Perugina. Questa situazione pose Luisa Spagnoli alla guida dell'azienda. Mentre l’Italia è in guerra, manda avanti la fabbrica da sola con i suoi due ragazzi, Mario e Aldo, e incentiva l’impiego di lavoratrici nell’azienda, che in quella fase produce esclusivamente cioccolato evitando la bancarotta.
Era il 1913 quando venne creata la fabbrica di Fontivegge ed il primo mercato di sbocco per il cioccolato Perugina è proprio la guerra, mentre per gli italiani il cioccolato rimane un lusso. Anche al sopraggiungere della pace il nostro Paese non era ancora pronto a recepire il cioccolato come alimento di largo consumo e la capacità di leggere e tradurre l’indole dei tempi farà la fortuna della Perugina. Il cioccolato diveniva, per l’epoca, se stesso: un elemento di distinzione.
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In questo contesto di sfide, Luisa Spagnoli dimostrò la sua genialità imprenditoriale. Con astuzia e intuito, trasformò la produzione dei confetti della Perugina in quella del cioccolato. Durante la Prima Guerra Mondiale Buitoni e buona parte degli altri uomini vengono arruolati e la Spagnoli si trova a prendere le redini come direttrice della produzione di una fabbrica quasi completamente al femminile. Utilizzando lo zucchero caramellato avanzato da altre lavorazioni, precedentemente considerato spreco a causa del divieto, Luisa ebbe l'idea di mescolarlo con il cacao. Sua la creazione del cioccolato fondente Luisa al 51% di cacao, nato nel 1919 dall’intuizione di non sprecare in quegli anni così difficili lo zucchero troppo caramellato disponibile in produzione, che mette sul mercato a prezzi così competitivi da trasformarlo in un prodotto accessibile a tutti, da bene di lusso quale era stato considerato fino a quel momento.
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La Nascita del Bacio Perugina
Soprattutto però è grazie alla Spagnoli che nasce il prodotto che diventerà il simbolo dell’azienda e, qualche decennio dopo, una delle icone di italianità anche all’estero: il bacio Perugina. Nel 1922, la Spagnoli ha un'altra intuizione che la renderà famosa in tutto il mondo: il Bacio Perugina. Sempre in un’ottica anti-spreco: nel 1922 la Spagnoli si accorge che, alla fine della giornata di lavoro, il cioccolato e la granella di nocciole che non vengono usati nella produzione aziendale sono destinati a essere buttati. Nasce dalla necessità di non sprecare il cioccolato e la granella di nocciole che non vengono utilizzati nella produzione aziendale. Per non gettarli via pensa a un cioccolatino con un cuore di gianduia e granella di nocciole: la forma le ricorda la nocca di una mano ed è per questo che decide inizialmente di chiamarlo Cazzotto.
L'invenzione fu casuale, un «Lucky Strike», direbbero gli Americani, da sempre affascinati dai colpi di fortuna capaci di cambiare la vita. Nel laboratorio di cioccolateria che Luisa e Annibale Spagnoli misero su a Perugia, e che sarebbe poi diventato la Perugina, c'era un mucchietto di granella di nocciole avanzata, e un bel po' di nocciole sfuse, abbandonate lì. Luisa, che odiava gli sprechi, si mise a impastare quegli avanzi in una pallina su cui poggiò una nocciola, ricoprendo poi il tutto con una colata di cioccolato fondente. «A guardarlo bene, quel cioccolatino sembrava un pugno chiuso con la nocca del dito in rilievo, pronto a colpire. Un cazzotto. Però era buono, e molto».
Eppure, il nome dell’ormai popolarissimo cioccolatino, studiato per recuperare gli avanzi della lavorazione delle nocciole, fu un’idea di Giovanni. Fu proprio lui a convincerla a non chiamarlo cazzotto, ma Bacio, perché suonava molto meglio chiederne uno alla commessa di un bar o di una pasticceria. «Scusi, mi dà un Bacio?». E Luisa, che non sembrava una facile a scendere a compromessi, si convinse. Così decide di chiamarlo Baci® per il quale è necessaria una nuova veste.
Il successo di Baci® Perugina® è travolgente grazie alla sua ricetta unica, alla sorpresa romantica del cartiglio e alla carta argentata che impreziosisce il cioccolatino. I cartigli inseriti nei primi Baci® Perugina® sono un’idea dell’Art Director di Perugina®, Francesco Seneca, e di Giovanni Buitoni, uno dei quattro soci fondatori dell’azienda. Gli autori dei primi cartigli sono proprio Seneca e Buitoni, che non sempre scelgono frasi romantiche.
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L'Angora Spagnoli e l'Innovazione Tessile
Verso la fine degli anni '20, Luisa Spagnoli si dedicò a un'innovazione nell'industria tessile, avviando l'allevamento di conigli d'Angora per ottenere un filato speciale destinato all'abbigliamento. Sempre in questi anni arriva la sua seconda intuizione, che dimostra ancora una volta quanto ampia sia la sua visione imprenditoriale: si lancia nell’allevamento dei conigli d’angora, con la cui pelliccia crea mantelline, cuffiette, scialli e boleri. L’Angora Spagnoli è l’altro grande gruppo industriale che Luisa porta alla ribalta in quel periodo. La sua fondazione risale al 1928.
Inizialmente, investe nell’allevamento del pollame e dei conigli; poi si concentra sull’allevamento de conigli d’angora, che non vengono né uccisi né tosati, ma vengono semplicemente pettinati. Sì, pettinandoli, senza far loro male. La materia prima del prodotto è quindi il pelo pettinato, da cui decide di mettere a punto il miglior filato possibile; in effetti, l’Italia fascista stava puntando su quel settore (e sulle fibre chimiche) per far fronte alla carenza di carne e di lana.
Questa iniziativa, che ancora oggi porta il nome di Luisa Spagnoli, rappresentò una svolta nel settore moda grazie all'utilizzo innovativo della lana di coniglio d'Angora. Il suo impegno sociale si estendeva anche all'ambiente. Ha sviluppato un metodo unico per filare la lana degli animali, creando un tessuto sottile e morbido senza danneggiare i conigli, pettinandoli invece di tosarli o ucciderli.
L'Impegno Sociale e il Welfare Aziendale
Luisa Spagnoli è stata una figura rivoluzionaria, anticipando il concetto moderno di welfare aziendale. Durante il conflitto, con la partenza degli uomini per il fronte, molte donne hanno preso il loro posto nelle fabbriche. Luisa Spagnoli ha dimostrato una sensibilità unica verso queste donne, consapevole del loro ruolo fondamentale per il successo delle sue attività. La Signora Spagnoli introduce numerose innovazioni in ambito assistenziale-sociale per garantire una migliore qualità della vita ai lavoratori, con particolare riguardo ai diritti delle sue dipendenti. Infatti, è lei che introduce l’asilo nido aziendale e promuove il diritto all’allattamento in fabbrica.
Nello stabilimento della Perugina di Fontivegge Luisa pensò di creare un “nido materno” che fu inaugurato nel 1927. Consisteva in una sala allestita con culle, tavolini e sedie, sotto la custodia di una “tata aziendale” (un filmato della Perugina degli anni ’30 mostra l’interno del nido), dove le operaie lasciavano i loro neonati durante le ore di lavoro, per poi allattarli agli orari prestabiliti. La mamma ed il bambino non erano così mai veramente separati dai lunghi turni lavorativi. E le operaie non erano costrette a restare a casa per allattare i loro bambini. Che tante donne trovassero lavoro presso la Perugina era già di per sé un evento straordinario per quei tempi. A questo si aggiunse l’asilo nido. Si trattava di un’innovazione grandissima e quasi senza precedenti che teneva realmente in considerazione le esigenze delle donne e delle giovani famiglie del tempo.
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Nella Perugia degli anni ’20 e ’30 molte erano le persone bisognose che contattavano l’imprenditrice per ricevere aiuti. Spesso si trattava di aiuti d’importanza vitale, come il denaro per accedere alle cure, la sistemazione di un orfano, un posto di lavoro ad una persona senza mezzi. Luisa, riportano i biografi, non lesinava il suo aiuto a nessuno. Senza però passare per quei salotti cittadini dove la beneficenza era un vezzo che sottolineava uno status. L’imprenditrice geniale non rinnegò mai le sue origini. Aveva conosciuto la miseria e le privazioni, la nuova ricchezza non la rese arida. Lo testimoniano anche le sue ultime volontà: ricompensare quei primi collaboratori della Perugina.
A questa strategia di conciliazione fra i vari ruoli della donna, Luisa pensò di aggiungere anche quella che oggi si chiamerebbe formazione aziendale. Le operaie venivano istruite durante il loro turno di lavoro sulle migliori pratiche riguardanti la cura della casa e dei bambini. Si trattava di norme pratiche sull’igiene, la nutrizione e l’accudimento dei piccoli. Informazioni basilari ma indispensabili in un mondo in profonda trasformazione, con il trasferimento dalle campagne alle città. Dove spesso, paradossalmente, la qualità della vita era molto più bassa.
La Vita Privata e la Relazione con Giovanni Buitoni
Nel 1923 il marito si ritira dall’impresa, che conta più di cento dipendenti, e proprio allora tra lei e Giovanni Buitoni comincia una storia d’amore nonostante i ben 14 anni di differenza - 46 lei, 32 lui. Una differenza d’età tale che farebbe parlare anche ora: figuriamoci nella Perugia degli anni Venti. Si separa dal marito Annibale dopo essersi innamorata di Giovanni Buitoni, molto più giovane di lei. Nonostante ciò, Luisa e Giovanni portarono avanti la relazione con riservatezza e continuità fino alla morte di lei, impegnati a collezionare un successo dietro l’altro come il Fondente Luisa, la mitica caramella Rossana, la Banana.
La Morte e l'Eredità
Nel 1930 l’azienda partecipa alla Fiera di Milano, che ne apprezza gli “ottimi prodotti”. La lana d’angora sarebbe presto diventato un profittevole e interessante prodotto (grazie all’eredità imprenditoriale accolta in seguito dal figlio Mario), ma i primi sintomi della sua malattia - un tumore alla gola - la portano ad una rapida agonia, che se la porta via nel giro di sei mesi. Luisa Spagnoli muore nel 1935. Giovanni fece di tutto per salvarla senza lasciarla mai. I figli hanno portato avanti non solo l’attività di famiglia, ma anche quella di beneficenza della madre, con la Fondazione Luisa Spagnoli. In sua memoria viene istituito il Fondo di beneficenza Luisa Spagnoli per continuare quelle opere di solidarietà che Luisa, con riservatezza, aveva sostenuto.
Oggi, quella storia di cioccolatini e cura delle cose buone, esiste ancora, e a portarla avanti negli anni è la stessa Luisa Spagnoli. Non la Luisa Spagnoli di inizio Novecento, ma la sua bisnipote, che da lei ha preso il nome e anche la passione per la cioccolata. Esistono però creazioni tangibili e lasciti, di valenza soprattutto culturale, che parlano di lei come di una donna antesignana di tendenze, quasi necessità, divenute poi stili di vita.
Grazie a un significativo piano di rilancio e sviluppo avvenuto pochi anni fa, lo stabilimento di San Sisto oggi è considerato l’HUB internazionale per la produzione del cioccolato in Europa, una realtà che opera coniugando eccellenza produttiva, tradizione e sostenibilità. Luisa Sargentini sposò a 21 anni il musicista Annibale Spagnoli con il quale ebbe tre figli.
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