Regalare monete di cioccolato durante le feste di Natale è una tradizione antica. Chi non è più tanto giovane ha ben presente quanto questi piccoli dolcetti di cioccolato sono attesi e graditi. Da San Nicola alla Befana tutti i bambini aspettano con gioia le loro calzette piene di dolcetti e regalini, e le monetine di cioccolato con i loro incarti lucidi e scintillanti sono sempre una delle tentazioni più grosse.

L'Origine della Tradizione

Tutto comincia da San Nicola che ogni anno si festeggia il 6 Dicembre. La leggenda del Santo (da cui poi nascerà la figura di Babbo Natale) ce lo racconta come un vescovo che amava fare regali ai bambini. In molte di queste storie il Santo benefattore e protettore dei bambini regalava senza mai farsi riconoscere, sacchettini di monete alle famiglie più in difficoltà. Da questa figura di Santo e dalle leggende legate alla sua carità e gentilezza, nacque in tutta Europa questa tradizione che vide inventare le prime “rudimentali” monete di cioccolato nell’Inghilterra vittoriana. Ma è negli anni ’20 del ‘900 che i produttori di cioccolato inventarono i soldi di cioccolato come li conosciamo oggi.

Monete di Cioccolato

Il Cioccolato: Dalle Civiltà Precolombiane all'Europa

Nel tentativo di trovare finalmente una via per le Indie, ai primi di aprile del 1502 Cristoforo Colombo riprese il mare per il suo quarto e ultimo viaggio nel Nuovo Mondo. Quando tre mesi dopo approdò sull’isola di Guanaja, al largo dell’Honduras, l’esploratore ricevette in dono dagli indigeni alcune fave di cacao. Pur senza attribuire alcuna importanza a quegli strani frutti, li portò con sé al suo ritorno in Spagna, per mostrarli ai Re Cattolici; fu così il primo a introdurre il prezioso alimento nel Vecchio Continente.

Poco più di un secolo dopo, Madrid era divenuta il centro di diffusione del cioccolato in tutta Europa. Nessuno sa con certezza chi tra i numerosi avventurieri spagnoli, mercanti, militari o religiosi, portò per la prima volta a corte la bevanda prediletta dalle grandi civiltà precolombiane maya e azteca.

Le prime tracce dell’antichissima storia del cacao e del suo consumo si trovano nel cosiddetto Codice di Madrid, un testo maya del periodo preispanico conservato nel Museo de América, nella capitale spagnola. Dopo aver macinato i semi di cacao, gli aztechi vi aggiungevano spezie e farina gialla. Sulla polvere così ottenuta versavano poi dell’acqua fredda e mescolavano per creare la schiuma.

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Nella cultura delle popolazioni mesoamericane il cacao era carico di significati spirituali e religiosi e l’omonimo albero era sacro. Gli aztechi pensavano infatti che i suoi frutti fossero un dono offerto all’uomo da Quetzalcoatl, dio della sapienza, per dispensare loro saggezza e alleviarne la fatica.

Il Cacao come Moneta

I semi di cacao venivano utilizzati come moneta nella società azteca, tale era l’importanza che si attribuiva loro. Il lombardo Pietro Martire d’Anghiera, primo storico del Nuovo Mondo, affermava in proposito: «Non usano monete di metallo, ma le nocciole di alcuni alberi, simili a mandorle».

All’inizio, i conquistadores non sembrarono apprezzare particolarmente la cioccolata, poiché, secondo il cronista spagnolo Gonzalo Fernández de Oviedo, le labbra parevano come macchiate di sangue dopo averla assaggiata. In più, il sapore amaro e piccante della bevanda non incontrava il gusto occidentale, tanto che l’esploratore milanese Gerolamo Benzoni, nel suo Historia del mondo nuovo (1565), la giudicò «un miscuglio somigliante più a una pappa per i porci che a una bevanda destinata agli uomini».

In ogni caso, intorno alla metà del XVI secolo il consumo della “bevanda degli dei”, come la definì il feroce conquistatore Hernán Cortés, si sarebbe diffuso alla corte di Spagna. La leggenda vuole che fu proprio Cortés nel 1528 a rivelare al re Carlo V i segreti della sua preparazione, che aveva potuto osservare presso il re azteco Montezuma II.

Natura morta con cioccolatiera

Natura morta con cioccolatiera in rame, pane e tazza di cioccolata. Luis Menéndez, XVIII secolo.

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Il Trionfo della Cioccolata

Furono i monaci spagnoli, esperti nella composizione di miscele e infusi, a sostituire il peperoncino tipico della “bevanda degli dei”, con vaniglia, cannella, anice e zucchero, ottenendo così una bevanda dolce, più adatta ai gusti degli Europei. Ma lo stesso Carlo V soleva mescolare il cacao con lo zucchero di canna importato a caro prezzo dall’Oriente, creando una bevanda straordinariamente costosa che alla corte spagnola divenne una mania.

Sempre nei monasteri fu perfezionato il processo di lavorazione dei semi di cacao provenienti dal Messico e i frati spagnoli conquistarono di fatto un monopolio di vendita. Per la maggior parte del XVI secolo, la cioccolata e gli effetti stimolanti della sua caffeina rimasero un segreto iberico gelosamente custodito.

Tuttavia, non tutti gli esponenti del clero si mostravano favorevoli al consumo della nuova bevanda, giudicata pericolosa per il corpo e “mortifera per l’anima” anche dai medici del tempo. Presto, inoltre, scoppiò una vera e propria controversia religiosa se la cioccolata rompesse o no il digiuno, ossia se potesse considerarsi bevanda o cibo solido. Nel 1662 sarebbe intervenuto il cardinale Francesco Maria Brancaccio a dirimere la questione, asserendo che per essa valeva il principio: «Liquidum non frangit jejunum», ossia, «un liquido non interrompe il digiuno».

I golosi dell’epoca potevano dunque continuare a sorseggiare cioccolata fumante durante la Quaresima. L’editto codificava di fatto un uso ormai comune nel mondo cattolico: il sacro alimento degli aztechi infatti era molto apprezzato poiché offriva nutrimento e conforto durante le veglie. L’Italia fu la seconda nazione europea dove la cioccolata assurse a popolarità; il commerciante fiorentino Antonio Carletti ne aveva introdotto la ricetta nel 1606, di ritorno da un viaggio in Spagna, e i suoi compatrioti ne erano diventati subito avidi consumatori.

Pianta del cacao

Pianta del cacao in un manoscritto sulle piante delle Antille.

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La Moda Arriva a Versailles

La moda della cioccolata dilagò rapidamente in altre nazioni europee, benché il cacao fosse un prodotto riservato a pochi. A esportare in Francia l’abitudine di sorseggiare la divina bevanda a colazione e merenda fu la principessa spagnola Anna d’Austria, figlia di Filippo III, che nel 1615 andò in sposa al re di Francia Luigi XIII: tra i numerosi doni, la giovane portò un cofanetto del leggendario cacao e, naturalmente, la ricetta segreta per prepararlo.

Tuttavia, la cioccolata divenne enormemente popolare tra le classi superiori quando un’altra principessa, Maria Teresa di Spagna, che ne era ghiotta consumatrice, convolò a nozze con Luigi XIV nel 1660. Estimatori del cacao furono anche i sovrani della dinastia dei Borbone, soprattutto Filippo V e il figlio Carlo III, che solevano berne una tazza a colazione.

Fu proprio il secondo, fautore di una politica accentratrice, a concedere nel 1728 alla Compagnia Guipuzcoana di Caracas, fondata in quello stesso anno, il privilegio di controllare il commercio fra Spagna e Venezuela. Tale società mercantile avrebbe dato impulso a coltivazioni, come quelle del caffè, del cacao, dell’indaco che prima appena esistevano. Il suo successo fu dovuto proprio al commercio del cacao che crebbe in modo esponenziale, parallelamente alla sua diffusione nel Vecchio Continente.

Cioccolato fondente e cioccolato bianco fatto in casa

Colazione a base di cioccolata

Una colazione a base di cioccolata in una casa francese del XVIII secolo. Opera di François Boucher, 1739.

Maestri Cioccolatieri

Secondo la tradizione dei primi cioccolatieri spagnoli le fave di cacao venivano macinate su un piano inclinato riscaldato, generalmente in pietra, chiamato metate, con uno speciale mattarello anch’esso in pietra, così come facevano gli antichi popoli mesoamericani. Se ne otteneva in tal modo una massa liquida, fluida e densa, chiamata liquore o pasta di cacao.

L’erudito spagnolo Marcos Antonio de Orellana scriveva in proposito: «Oh, divina cioccolata / ti macinano in ginocchio / con le mani ti battono pregando / e ti bevono con gli occhi al cielo!».

Tutto cambiò a partire dal XIX secolo, quando la produzione industriale del cioccolato ne abbatté i costi, favorendone un consumo quotidiano su larga scala. La venerazione per il prezioso alimento, però, fino ad allora ritenuto la panacea di tutti i mali, presto venne meno.

Tipologie di Cioccolato

  • Cioccolato fondente: Dal gusto intenso, si ottiene da una combinazione magica di burro di cacao, pasta di cacao e zucchero.
  • Cioccolato al latte: A differenza del fondente, qui troviamo l'aggiunta di latte in polvere agli ingredienti di base.
  • Cioccolato bianco:.
  • Cioccolato aromatizzato: L’estero creativo è libero di esprimersi al suo massimo.
  • Cioccolato Ruby: Si tratta di una varietà dal colore rosa, ottenuta da diverse specie botaniche di alberi di cacao provenienti dalla Costa d’Avorio, dal Brasile e dall’Ecuador.
  • Cioccolato di Modica: Si ottiene da una lavorazione degli ingredienti a temperature inferiori ai 40 gradi, si distingue per l'uso di zucchero semolato o di canna e cacao precedentemente tostato.

La Storia di Walcor: Un'Eccellenza Italiana

Walcor, nata nel 1954 da un piccolo laboratorio artigianale a Cremona, rappresenta una delle marche storiche del cioccolato italiano. Nel corso degli anni, Walcor ha saputo innovarsi, mantenendo sempre un forte legame con la tradizione e la qualità. Nel 2020, Walcor ha ottenuto il riconoscimento di "Marchio Storico", un premio per le eccellenze produttive Made in Italy.

Nel 1990, Carlo Santini ha avuto l'intuizione di acquisire le licenze di grandi brand nazionali e internazionali, unendo la qualità del prodotto alla sorpresa del suo contenuto. Questo ha portato a collaborazioni con Giochi Preziosi e alle prime licenze legate a Sailor Moon, Spiderman e I Cavalieri dello Zodiaco.

Oggi, Walcor continua a essere un punto di riferimento nel settore dolciario italiano, con una produzione che spazia dalle uova di Pasqua alle monete di cioccolato, dai soggetti natalizi ai prodotti private label.

La Rivoluzione delle Monete di Cioccolato: L'Invenzione di Lino Saini

Le mitiche monete di cioccolato le ha inventate negli anni Sessanta un certo Lino Saini, fondatore ad Arona dell’azienda Laica. Nata nello stesso anno dei suoi principali competitor nel settore del cioccolato, che «all’epoca stava diventando un prodotto di largo consumo», Laica si è affermata nel tempo grazie all’intuizione del fondatore.

Ricorda il figlio Fabio: «Quando noi da piccoli chiedevamo a nostro padre: “Papà, ma perché proprio una fabbrica di cioccolato?”, lui rispondeva: “Perché piace ai bambini”. Non so se lo dicesse per tagliar corto, comunque davvero Laica si è ritagliata un ambito proprio grazie ai prodotti destinati ai bambini».

L'Importanza del Cioccolato

Il cioccolato, così come il cacao, presenta tra le sue sostanze di rilievo, la teobromina, e la feniletilamina, una sostanza stimolante ed antidepressiva, oltre a ridotte dosi di caffeina e triptofano. Il cioccolato ha perciò notevoli proprietà benefiche. Il suo consumo in Italia, nel 2021, è aumentato di oltre il 18,5% rispetto all’anno precedente.

Il cioccolato non è quindi solo un mero ingrediente per preparare succulenti dolci e ardite preparazioni culinarie, ma anche un alleato per la nostra salute.


Evoluzione del consumo di cioccolato in Italia
Anno Variazione rispetto all'anno precedente
2021 +18,5%

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