Il valore dei contratti futures del cacao ha toccato picchi sorprendenti. Di recente, il prezzo dei futures del cacao ha superato i 10.000 dollari USA per tonnellata. Ma ci troviamo al culmine di questa tendenza o ci sono ancora possibilità di ulteriore crescita? Cerchiamo di capire quali sono le ragioni di questo fenomeno e quali prospettive future si delineano.
Il trend in salita delle quotazioni del cacao sembra essere inarrestabile. A febbraio, i futures del cacao si aggiravano intorno ai seimila dollari per tonnellata dai 2.500 dollari dell’anno prima. Da allora, i prezzi sono schizzati in alto, stabilendo nuovi massimi quasi ogni giorno. I contratti futures con scadenza a maggio hanno raggiunto un massimo intraday di 10.080 dollari per tonnellata. Solo questo mese, il prezzo del cacao è aumentato del 53,75%, mentre dall'inizio dell'anno ha accumulato un incremento di quasi il 130%.
Il cioccolato è un enorme business da decine di miliardi di dollari l’anno. Si stima che il mercato del cacao valga 47,1 miliardi di dollari e che possa arrivare a generare rendite per 68 miliardi nel 2030. Solo in Italia vengono prodotte circa 380.000 tonnellate all'anno di prodotti a base di cioccolato, con circa 2 kg di prodotti consumati a testa annualmente.
Con il prezzo del cacao alle stelle, le uova della Pasqua appena conclusa sono state decisamente amare. Il motivo dell'impennata dei prezzi della materia prima più amata dai bambini sta nelle difficili condizioni in cui versano le principali piantagioni mondiali. Il commercio globale del cacao è infatti un'attività delicata. Appena si vedono segnali di un raccolto inferiore al previsto, sul mercato inizia a serpeggiare il panico.
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Quali sono i fattori che influenzano il prezzo del cacao?
La ragione principale del rally dei prezzi del cacao è attribuibile ai due maggiori produttori mondiali di questa materia prima: la Costa d'Avorio e il Ghana. Questi due Paesi africani, che insieme rappresentano circa il 60% della produzione mondiale, hanno ridotto le forniture a causa delle avverse condizioni meteorologiche che hanno danneggiato le coltivazioni, insieme alla diffusione della malattia del baccello nero e del virus dei germogli gonfi, alterando così il ciclo di semina. Inoltre, i disordini politici e la svalutazione delle valute nazionali hanno ulteriormente ridotto l'offerta.
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Un altro fattore che ha contribuito al rapido aumento dei prezzi del cacao è l'attenzione sempre maggiore dei fondi speculativi sul mercato del cacao. A partire dalla fine del 2023, si è registrata una crescente partecipazione di questi hedge fund a investire oltre 8 miliardi di dollari sui mercati di New York e Londra per assicurarsi i contratti futures del cacao, contribuendo all'aumento record dei prezzi già determinato dai cattivi raccolti in Africa occidentale. Ciò ha portato i prezzi a raggiungere livelli mai visti prima. Sebbene il maltempo e le malattie che colpiscono le piante di cacao nelle principali regioni di coltivazione dell'Africa occidentale abbiano scatenato l'impennata, secondo gli analisti, il fervore degli hedge fund ha accentuato ulteriormente questa tendenza.
In definitiva, è possibile che il mercato continui a sperimentare un'offerta più limitata rispetto alla domanda, contribuendo così a ulteriori aumenti delle quotazioni. Secondo le proiezioni dell'Organizzazione Internazionale del Cacao, il rapporto tra scorte e macinazione raggiungerà il livello più basso degli ultimi quarant'anni, contribuendo ulteriormente all'incremento dei prezzi. Questo aumento si riflette anche sui prezzi del cioccolato per i consumatori finali, con un aumento medio del 24% nei listini italiani, dopo aver registrato un aumento del 15,4% nel 2023.
I Principali Paesi Produttori di Cacao
I principali Paesi coltivatori di cacao sono collocati nel sud del mondo. I primi otto a livello mondiale sono Costa d’Avorio, Ghana, Ecuador, Camerun, Nigeria, Brasile, Indonesia e Papua Nuova Guinea; rispettivamente 4 in Africa, 2 in Sud America e 2 in Asia. Costa d’Avorio e Ghana rappresentano da soli quasi due terzi della produzione mondiale e hanno costruito parti importanti delle loro economie sul cacao.
Costa d’Avorio
La Costa d’Avorio comanda la classifica dei primi paesi produttori di cacao al mondo. Infatti il Paese africano fornisce circa il 30% della produzione di cacao a livello globale. Il raccolto annuale si aggira intorno alle 1,448,992 tonnellate. Aziende come Nestle e Cadbury ricevono gran parte del loro cacao dalla Costa d’Avorio. Si stima così che il cacao della Costa d’Avorio rappresenti quasi i 2/3 delle entrate commerciali dell’intera nazione, rappresentando la fonte di reddito primaria.
Ghana
Il cacao rappresenta la prima fonte di reddito per migliaia di famiglie che si definiscono piccoli agricoltori e coltivatori di cacao. La produzione rappresenta poco meno di un sesto del PIL del paese. Nonostante un gap nel controllo aziendale, i costi operativi sono aumentati nel tempo a causa di maggiori tributi sul cacao. Ciò spiega l’aumento del contrabbando di cacao dal Ghana verso la vicina Costa d’Avorio.
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Indonesia
La produzione di cacao in Indonesia è divenuta una florida realtà a partire dal 1980 in avanti. Attualmente è il terzo produttore mondiale di semi di cacao, in crescita di tonnellate 777,500 in 2013, secondo la FAO. Uno dei problemi della produzione di cacao indonesiana è rappresentata dalla presenta dell’insetto borneo, che ha recentemente danneggiato la crescita del settore. Infatti, sino agli inizi del 2000 l’industria del cacao indonesiana era in forte ascesa ma a causa di questo problema naturale è rallentata.
Dopo la Costa d’Avorio, i Paesi che producono più cacao sono Ghana, l’Indonesia, la Nigeria, il Camerun, l’Ecuador, il Brasile. Non è certo un caso che la maggior parte del cacao venga prodotta in queste nazioni con un clima particolare. Infatti l’habitat naturale della pianta di cacao ha bisogno, per crescere e svilupparsi al meglio, del clima caldo ed umido. In queste nazioni in genere l’umidità raggiunge punte del 100% durante il giorno e si mantiene sull’80% durante la notte; inoltre, si tratta di nazioni con climi molto piovosi e con temperature alte. Per queste popolazioni, la coltivazione del cacao è un business importante per il sostegno economico di aree spesso povere e prevalentemente contadine.
Come funziona il mercato del cacao
Il mercato del cacao è ricco ma non esattamente equo. La maggior parte dei profitti, infatti, va alle aziende che lavorano il cacao e non ai coltivatori. Il grosso del processo di lavorazione avviene fuori dai Paesi di coltivazione. È qui che la questione comincia a farsi puramente geopolitica, perché questo sistema porta a dei risultati paradossali. Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori olandesi, in Costa d’Avorio e Ghana i contadini locali guadagnano stipendi al di sotto della linea di povertà assoluta (meno di 1,90 dollari al giorno). Non solo, ma nonostante il cacao sia considerato un bene di lusso dalle linee guida dell’ICCO (l’Organizzazione Internazionale del Cacao) la sua vendita non crea industrie nei Paesi coltivatori.
I Paesi che coltivano il cacao stanno affrontando un momento economico difficile legato agli effetti della pandemia e della guerra in Ucraina. Per questo stanno chiedendo ai paesi consumatori di rendere più sostenibile la produzione, favorendo l’aumento degli stipendi degli agricoltori. Per protesta, i rappresentanti di Ghana e Costa d’Avorio hanno boicottato il vertice della Fondazione Mondiale del Cacao a Bruxelles e hanno minacciato di aumentare i prezzi del raccolto se le loro richieste resteranno inascoltate.
La gran parte delle critiche di questi Paesi sono rivolte all’Europa, dove si trovano 8 dei 10 paesi con il maggior consumo di cacao al mondo e dove l’Unione Europea ha varato una serie di norme per combattere il cambiamento climatico che però peseranno sulle tasche dei paesi produttori di cacao. Il Commissario europeo al commercio, Valdis Dombrovskis, ha negoziato un accordo con i paesi coltivatori per creare la Sustainable Cocoa Inititive che punta a rendere la produzione meno inquinante e più rispettosa dei diritti dei lavoratori, ma questa iniziativa non ha risolto il problema fondamentale: il prezzo di acquisto del cacao.
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Il governo della Costa d’Avorio, per esempio, ha fissato un prezzo per il raccolto di quest’anno di 1000 franchi CFA al kg (aumentandolo di 100 franchi rispetto all’anno precedente), ma questo aumento è al di sotto delle aspettative dei produttori, che volevano un prezzo di 1300 franchi.
Una soluzione ci sarebbe: favorire la nascita delle industrie del cacao direttamente nei Paesi produttori, come fanno i manager di Fairafric che nel 2020 hanno creato una delle prime industrie del cioccolato in Ghana, ma per il momento questo resta un caso isolato.
Anche il cioccolato, come altri beni, è oggetto di scontro nei rapporti tra nord e sud del mondo con i paesi di quest’ultimo che chiedono un sistema di produzione più equo.
Quali sono i principali acquirenti di cacao e cosa riserva il futuro del mercato del cacao?
I Paesi Bassi sono al vertice della lista con circa 770 mila tonnellate, seguiti dalla Germania al secondo posto con circa 470 mila tonnellate (dato relativo all'anno di raccolta 2022). È possibile che il notevole volume di cacao importato nell'Unione Europea eserciti ulteriori pressioni sul mercato del cacao in futuro, soprattutto a causa dell'EU Supply Chain Act. Questa legge prevede il divieto di importare prodotti agricoli provenienti da aree la cui produzione scaturisce dalla distruzione delle foreste, ed entrerà in vigore alla fine del 2024. Gli esperti ritengono che l'ampia deforestazione, spesso illegale, e il conseguente aumento dell'offerta siano stati uno dei motivi per cui il prezzo del cacao è stato generalmente troppo favorevole negli ultimi anni.
Oltre metà del raccolto mondiale di cacao proviene dalla Costa d'Avorio e dal Ghana. Anche quest'anno le scarse rese del raccolto hanno fatto aumentare significativamente il prezzo del cacao: i futures di maggio della merce sono addirittura saliti sopra i $10.000 nel trading intraday, anche se il prezzo è sceso al di sotto del massimo storico ogni giorno alla chiusura del mercato. Poiché, secondo le stime dell'International Cocoa Organization di febbraio 2024, la stagione di raccolto globale 2023/24 sarà significativamente al di sotto del livello degli anni precedenti, attestandosi intorno ai 4,5 milioni di tonnellate, i prezzi sono aumentati significativamente, soprattutto per quanto riguarda i futures. Ciò è principalmente dovuto al significativo calo del volume di raccolto dall'Africa, che diminuirà di circa 0,4 milioni di tonnellate a 3,2 milioni.
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Vontobel fornisce strumenti finanziari come Leva Fissa Certificate basati sui future del cacao. Questi strumenti sono collegati ai future del cacao negoziati presso l'Intercontinental Exchange (ICE), considerato un riferimento globale per il prezzo del cacao. Questa tipologia di prodotto replica la performance giornaliera del contratto future del Cocoa Future, con una leva costante (3x, 5x, 7x. Consulta tutta la gamma cliccando al link qui) e offre la possibilità di sfruttare i trend di mercato, sia al rialzo (long) sia al ribasso (short), moltiplicando la performance giornaliera del Cocoa Future per la leva. L’orizzonte temporale d’investimento e/o di copertura è di breve/brevissimo termine (intraday, ovvero all’interno della singola giornata di negoziazione).
Infatti, qualora il prodotto fosse mantenuto in portafoglio oltre il singolo giorno di negoziazione, potrebbero emergere delle differenze tra la performance dell’attività finanziaria sottostante moltiplicata per la leva e la performance effettiva del prodotto come conseguenza del Compounding Effect (Effetto dell’Interesse Composto). I Leva Fissa Certificate prevedono un meccanismo di ricalcolo del prezzo di valutazione, mirato a limitare eventuali perdite in situazioni di forti fluttuazioni dell'attività finanziaria di riferimento.
Quando la soglia predeterminata, nota come Reset Barrier, viene raggiunta, il prodotto viene temporaneamente sospeso e il Prezzo di Valutazione viene ricalcolato, riprendendo il calcolo della performance dell'indice a leva come se iniziasse una nuova giornata di trading. È importante sottolineare che la Reset Barrier non costituisce un Floor, ossia una barriera di protezione assoluta. Seppur contribuendo a evitare perdite superiori al capitale inizialmente investito, in scenari sfavorevoli l'investitore potrebbe comunque incorrere nella perdita totale del capitale investito.
I Certificati a Leva Fissa, oltre a non presentare un Floor come barriera di protezione al ribasso, non dispongono di un Cap; ciò implica l'assenza di limiti ai rendimenti positivi ottenibili con il Certificato, consentendo all'investitore di beneficiare completamente delle variazioni positive dell'attività finanziaria di riferimento.
Rischio Emittente
Gli investitori sono esposti al rischio che l’Emittente (Vontobel Financial Products GmbH, Francoforte sul Meno) o il Garante (Vontobel Holding AG, Zurigo) non risultino in grado di adempiere ai propri obblighi in relazione al prodotto. È possibile una perdita totale del capitale investito. In quanto titoli di credito, i prodotti non sono soggetti ad alcuna protezione dei depositi.
Rischio di Mercato
Gli investitori devono tenere presente che l’andamento dei prezzi delle azioni delle società sopra menzionate è influenzato da molti fattori imprenditoriali, ciclici ed economici, che dovrebbero essere presi in considerazione al fine di formarsi un’idonea opinione sul mercato. Il prezzo delle azioni potrebbe muoversi diversamente rispetto alla previsione degli investitori, portando a perdite di capitale. Inoltre, i rendimenti passati e le opinioni degli analisti non sono un indicatore per i rendimenti futuri.
Rischio di Cambio
Qualora il prodotto abbia come sottostante/i titoli non quotati in Euro, il valore del prodotto dipenderà anche dal tasso di cambio tra la valuta straniera e l’Euro nel caso in cui il prodotto non abbia una copertura (opzione quanto).
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