Il premier Matteo Renzi lo ha definito “vitale”. Gli industriali italiani lo considerano una benedizione. Gli scettici, invece, lo descrivono come un’apocalisse. Nessuno, però, al momento sa bene cosa sia il TTIP, il Trattato Transatlantico sugli Investimenti che Europa e Stati Uniti stanno negoziando da diversi mesi.
Eppure con il Trattato Transatlantico potrebbe nascere la più grande area di libero scambio del mondo: niente più dazi, niente più confini commerciali tra Europa e Usa. E quindi aumento del Pil europeo calcolato tra lo 0,5% e il 4%, più posti di lavoro, più esportazioni (si calcola il 28%), ma tutto ciò rischia di avere un costo elevato.
Insieme alle barriere tariffarie potrebbe salterare anche una parte del sistema di tutele europee, leggi, controlli e standard minimi richiesti per la circolazione dei prodotti. Tutti i negoziatori europei al momento lo negano, ma il TTIP potrebbe spalancare le porte a carni trattate con ormoni e antibiotici, latte arricchito e produzioni con organismi geneticamente modificati. Il dubbio è più che legittimo: il TTIP sarà una grande opportunità o un boomerang per piccole imprese e consumatori?
Nel 1995 alcune delle più grande aziende europee ed americane diedero vita al Transatlantic Business Dialogue, con l’obiettivo di creare nuove opportunità di contatti ad alto livello con i rappresentanti dei governi americani ed europei. Negli anni questo organismo si è trasformato nel Transatlantic Business Council, vero motore del TTIP.
La Transatlantic Policy Network e la Transatlantic Business Council sono composte dalle lobby più potenti del pianeta. Ne fanno parte giganti della chimica, industria alimentare, biotecnologia, banche europee e americane, colossi della farmaceutica e della new economy.
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Secondo il Viceministro la parte più succosa dell’accordo sono le automobili, in quanto un’auto prodotta in Italia deve essere fabbricata con le stesse normative vigenti in America.
L'undicesimo round di negoziati per l'accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Unione europea- che si è tenuto dal 19 al 23 ottobre a Miami - si è concluso con un nulla di fatto. Il dodicesimo incontro tra le due delegazioni che si sarebbe dovuto tenere in Europa a dicembre è slittato a febbraio. Insomma il Ttip non vedrà la luce prima del 2017, poi dovrà essere approvato dal Consiglio europeo e dell'Europarlamento.
Obiettivi e Benefici Potenziali
L'obiettivo del patto transatlantico è abbattere le barriere commerciali fra Usa e Ue: non tanto quelle doganali, già al 4 per cento, quanto quelle normative. Secondo i calcoli fatti propri dalla Commissione Ue, l'economia europea ne trarrebbe un cospicuo vantaggio, calcolabile in un aumento del Pil di quasi 120 miliardi di euro l'anno.
Un aumento che andrebbe a regime, però, solo nel 2027, dopo 10 anni di funzionamento del patto. L'economia europea crescerebbe di mezzo punto di Pil nell'arco di dieci anni: dunque, lo 0,05 per cento in più l'anno. Se l'accordo, invece, fosse raggiunto solo sul tema delle tariffe doganali e non sulle norme il beneficio sarebbe limitato a 24 miliardi per l'Ue e a 9 miliardi per gli Usa.
La decisione di avviare i negoziati è in gran parte dovuta al persistere della crisi economica, e nella convinzione che un accordo su commercio e investimenti tra le due maggiori economie al mondo possa dare impulso alla crescita e all’occupazione. Uno degli studi su cui si è basata questa valutazione è una relazione indipendente commissionata dall’UE che ritiene che il beneficio per l’economia europea potrebbe arrivare a 119 miliardi di euro l’anno (pari a 545 euro per una famiglia media), mentre per la valutazione per gli USA sarebbe di di 95 miliardi di euro l’anno, pari a 655 euro per famiglia.
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Benchè le tariffe tra l’UE e gli Stati Uniti siano già basse (attestandosi in media al 4%), i costi causati dalla burocrazia inutile possono maggiorare i prezzi dei beni importati del 10-20%, a carico del consumatore. Nel settore agricolo, ad esempio, le disposizioni fitosanitarie statunitensi vietano le mele europee, mentre in base alle loro norme in materia di sicurezza alimentare l’importazione di molti formaggi europei è illegale.
Secondo coloro che sono a favore del TTIP, le norme europee a tutela dell’ambiente e dei consumatori non sono negoziabili. Sia l’UE e che gli Stati Uniti si stanno impegnando a garantire un elevato livello di protezione dei cittadini, ma lo fanno in modi diversi. L'UE si basa sulle normative, gli Stati Uniti sulle controversie. Entrambi gli approcci possono essere efficaci. Non si faranno compromessi in materia di sicurezza, tutela dei consumatori o ambiente.
L’apertura dei mercati agricoli comporterà dei vantaggi reciproci. Gli Stati Uniti sono interessati a vendere una quota maggiore di prodotti agricoli come il granturco e la soia, mentre le esportazioni europee riguardano soprattutto prodotti alimentari come alcolici, vino, birra e alimenti trasformati (ad es. formaggi, prosciutto e cioccolato). L’UE ha un chiaro interesse a potenziare le vendite negli Stati Uniti dei prodotti alimentari di alta qualità, eliminando inutili ostacoli tariffari o non tariffari. Alcuni prodotti europei come formaggi, prodotti lattiero-caseari, ma anche mele e pere, adesso incontrano notevoli ostacoli non tariffari.
Tabella: Confronto tra Agricoltura USA e UE
| Caratteristica | Stati Uniti | Unione Europea |
|---|---|---|
| Percentuale della popolazione impiegata in agricoltura | Meno del 2% | Variabile per paese |
| Numero di aziende agricole | Concentrata, "agribusiness" | Quasi 12 milioni |
| Superficie Agricola Utilizzata (SAU) | Grandi estensioni | 170 milioni di ettari |
Mappa dell'intensità dell'uso del suolo agricolo
Le leggi sugli OGM o in difesa della vita e della salute umana e del benessere degli animali come pure le norme sull’ambiente e sugli interessi dei consumatori, non rientreranno nei negoziati. Alcuni prodotti alimentari Ogm approvati per l’alimentazione umana e animale o per la semina sono già venduti nell’UE. Le domande di riconoscimento sono valutate dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), quindi inoltrate agli Stati membri UE che esprimono il loro parere. Finora sono stati autorizzati 52 Ogm.
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I supermercati europei non venderanno carne di animali nutriti con ormoni. Il TTIP offre un enorme potenziale per la creazione di posti di lavoro e di crescita e contribuisce a fissare standard elevati per il commercio in tutto il mondo.
Critiche e Preoccupazioni
Molti, invece, temono che il trattato distrugga posti di lavoro, causando disoccupazione dove i diritti dei lavoratori sono più elevati (in questo caso in Europa). Tra i casi citati ricorre spesso quello del Nafta, l'accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico: in 12 anni gli Usa hanno perso un milione di posti di lavoro, anziché crearne migliaia di nuovi.
Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, afferma che il TTIP è l’occasione per le aziende americane di importare in Europa un modello alimentare che, di fatto, sta danneggiando una intera popolazione. Jeff Moyer, ex direttore National Organic Standard Board, dichiara che negli Stati Uniti se non c’è la scritta “privo di OGM”, vuol dire che in quell’alimento ci sono. Stesso discorso per la carne: se non c’è la dicitura “privo di antibiotici”, allora vuol dire che ci sono.
In Europa è obbligatoria l’indicazione della presenza di OGM, e a questo sistema si è opposta la Monsanto, multinazionale leader nella produzione di OGM. La Forbes Magazine, la rivista stampata “per i leader del business mondiale” dichiara che “coltivare OGM significa più erbicidi, non meno“.
Oggi, ci sono quattro tipologie di piante OGM che vengono coltivate e commercializzate in tutto il mondo: Soia (57% della produzione mondiale è da OGM), mais (25%), cotone (13%) ecolza (5%). Vengono coltivate in paesi come USA, Brasile, Argentina, Canada, India, Cina e Sudafrica. Le prime coltivazioni di OGM risalgono al 1994 e, da allora, l’aumento di superfici coltivate è pari al 10% annuo. In particolare, in Italia è permessa la commercializzazione ma non la coltivazione di piante OGM.
L’associazione ambientalista Greenpeace si è da sempre opposta all’uso di OGM su scala industriale. Contestano infatti l’affermazione che vede l’agricoltura OGM come il rimedio per la fame del mondo e il rispetto per l’ambiente. In questi tipi di coltivazioni si fa largo uso di pesticidi ed erbicidi e, inoltre, secondo Greenpeace ci sarebbero una serie di pericoli come la perdita della biodiversità e altri imprevedibili.
La politica di Greenpeace non è di chiusura nei confronti della totalità delle coltivazioni di OGM, ma soltanto di quelle in campo aperto, in quanto creano inquinamento genetico, minacciando la biodiversità, e contaminano le coltivazioni tradizionali e biologiche.
Nel 2004 l’Europa ha adottato nuove tecniche sulla etichettatura dei prodotti alimentari. Oggi, se nel cibo è presente un organismo OGM, questo deve essere espressamente indicato nell’etichetta. Questa regola vale solo se è presente OGM in una misura percentuale uguale o superiore all’1%. Diverso il discorso sui mangimi. Il 90% degli OGM importati in Europa diventano mangimi per i nostri allevamenti.
Una delle cose che si sente ripetere sul TTIP è che sia un’occasione imperdibile per le Piccole e medie imprese (Pmi) del vecchio continente. La crescita della produttività in Italia si è ridotta in media ogni anno nel ventennio 1994-2014 di 1,32 punti percentuali rispetto al periodo precedente. Sull’arco dei venti anni significa una perdita cumulata di produttività di 26,4 punti. Le Pmi che già esportano negli Usa, secondo la Commissaria al commercio europea Cecilia Maelstrom, sono ben 150mila.
Gli Stati Uniti non sono più la prima economia mondiale e quindi hanno puntato alla creazione di diversi accordi (oltre al TTIP, ci sono il TTP, il CETA, etc.). Tutto è partito dal fallimento del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) che aveva l’obiettivo di far diventare l’intero pianeta un unico grande mercato. Ma esso aveva un problema di base, ossia una clausola democratica: tutte le decisioni dovevano essere prese all’unanimità.
Le direttive europee su sicurezza ambiente, come già detto, sono votate al rigore. Negli Stati Uniti, invece, è tutto il contrario. Le aziende possono immettere nel mercato qualsiasi tipo di sostanza e il dovere di dimostrarne la pericolosità spetterà alle autorità pubbliche. Se viene dimostrata la pericolosità, allora la sostanza viene ritirata.
Secondo il comitato Stop al TTIP la direzione presa dall’Europa è la stessa. Con l’attuazione del TTIP si va verso un nuovo quadro politico internazionale , dove non saranno più i singoli governi ad essere responsabili delle decisioni politiche, ambientali, lavorative e amministrative, deresponsabilizzando di fatto tutti i governi da qualsiasi azione di austerity che verrà in seguito applicata.
Le agricolture europee e statunitensi sono molto diverse tra loro. L'agricoltura degli Stati Uniti è mutata profondamente durante gli ultimi due secoli. Ai tempi della rivoluzione americana (1775-83), il 95 per cento della popolazione era impiegata nelle coltivazioni. Oggi chi ci lavora rappresenta meno del 2 per cento della popolazione americana. Anche se gli individui o le loro famiglie possiedono l’85 per cento di tutte le aziende agricole degli Stati Uniti, sono in realtà proprietari soltanto del 64 per cento del terreno coltivabile. Il resto fa capo a grandi e piccole società, le “corporations”, e l’agricoltura è diventata un’attività concentrata e molto redditizia, ma solo per chi la gestisce managerialmente, tanto da far nascere il termine americano “agribusiness”.
Nell'Europa a 27, le aziende totali sono quasi 12 milioni, con 170 milioni di ettari di SAU. E' la Romania lo Stato che ne conta di più: sono 3.859.000, seguita proprio dall'Italia, con circa 1.620.000. I settori maggiormente in difficoltà sembrano essere: lattiero-caseario, carni suine, ortofrutticolo e dei bovini. Finlandia, Lituania e Belgio vanno peggio dell’Italia. Tengono Francia e Germania, dove gli agricoltori guadagnano il 63,5% in più di 10 anni fa.
Nel 2014, nonostante le esportazioni agroalimentari nazionali crescano costantemente da diversi anni, il reddito degli agricoltori italiani è crollato dell’11% rispetto al 2013. Le esportazioni agroalimentari europee verso gli Stati Uniti valgono circa 21.19 miliardi di dollari, mentre le esportazioni statunitensi verso l’Europa nello stesso settore valgono circa $13.85 miliardi. Nel 1992 arrivava dagli Usa il 21% delle importazioni agroalimentari europee, mentre nel 2014 siamo a circa l’8%.
Un pericolo è rappresentato nella somministrazione degli antibiotici agli animali da allevamento. Infatti, mangiando la carne di tale bestiame assumiamo anche l’antibiotico, e ci sono sempre più casi di decessi da patologie antibiotico-resistenza. Negli Stati Uniti, secondo i calcoli pubblici del Centers for Disease Control and Prevention, ogni anno almeno 48 milioni di persone si ammalano per aver mangiato cibo contaminato (in pratica un cittadino ogni 6), e 3mila muoiono per le conseguenze.
Secondo il comitato Stop al TTIP le barriere tariffarie sono già state progressivamente eliminate o ridotte al minimo. La Campagna Stop TTIP Italia nasce a febbraio 2014 per coordinare organizzazioni, reti, realtà e territori che si oppongono all’approvazione del Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti (TTIP).
Ipotizzando che il Comune di Bologna decidesse che le mense scolastiche devono avere solo cibo biologico e a chilometro zero, tale azione potrebbe essere impugnata in quanto, essendo limitata ad alcuni soggetti, violerebbe la possibilità di profitti presenti o futuri da parte di qualsiasi impresa del ramo. Inoltre, anche una azienda non del ramo dell’alimentazione potrebbe impugnare tale ipotetica direttiva del Comune di Bologna, in quanto in futuro tale azienda potrebbe interessarsi di alimenti e quindi si vedrebbe intaccati possibili profitti futuri.
La conseguenza sarà quella di vedere inficiata la democrazia, in quanto qualsiasi Ente, in questo caso il Comune di Bologna, sarà molto restio ad emettere ordinanze che potrebbero essere impugnate.
Usa e Ue divergono profondamente nel funzionamento dell'elaborazione e dell'applicazione delle misure Sanitarie e fitosanitarie: L'Ue applica il principio che ogni passaggio della produzione deve essere, almeno sulla carta, monitorato e tracciabile. Il sistema Usa, invece, verifica solo la sicurezza del prodotto finale. In assenza di una chiara prova, a carico dell'eventuale vittima di alterazione o sofisticazione, di collegamento evidente tra un’intossicazione e un alimento, l'alimento resta in commercio.
TTIP: il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti - Federico Musso
Manifestazione contro il TTIP
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