Le zeppole sarde, conosciute anche come zippulas, sono un dolce tradizionale che vanta numerose varianti, ognuna con il suo tocco unico. Queste deliziose frittelle sono particolarmente popolari durante il periodo di Carnevale, portando allegria e sapore nelle case di tutta la Sardegna. Tra le diverse forme e ingredienti, troviamo le versioni lunghe a spirale e quelle a ciambella, simili alle graffe napoletane.

In Sardegna, proprio nel periodo di Carnevale, si preparano delle lunghe e deliziose frittelle, chiamate zippulas o zeppole o friscioli longhi. Il nome ed alcuni passaggi della ricetta stessa cambiano a seconda della zona. Scopriamo insieme una delle tante versioni, la più semplice e veloce. Il Carnevale si avvicina e ogni paese inizia a festeggiare preparando dolci tipici, quest’anno ho voluto preparare le frittelle lunghe sarde o frisgioli longhi, che venivano servite in varie ore della giornata. Soffici e profumate, sono una vera delizia.

Queste lunghe frittelle sono un dolce tipico della Sardegna; si fanno nel periodo di Carnevale con piccole varianti da zona a zona: c'e' ad esempio la ricetta che prevede le uova e quella che impiega per l'impasto l'acqua al posto del latte (od entrambi in parti uguali); sono chiamate "zippulas", "frisjoli longhi" o "cattas", a seconda del paese di origine.

Li FRISJORI FRITTELLE LUNGHE RICETTA SARDA cambiano ingredienti e procedimento a seconda della zona o addirittura da come sono state tramandate. Li FRISJORI sassaresi sono un tradizionale dolce sardo. Queste frittelle sono caratterizzate da ingredienti semplici, dalla forma lunga e dall’aroma conferito dagli agrumi e l’anice.

La ricetta che vi presentiamo è una versione semplice, tramandata da un'amica sarda, che non prevede l'uso di uova né patate, ma include succo d'arancia e acquavite per un aroma inconfondibile. Io invece del classico lievito di birra ho utilizzato il lievito madre.

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Sas tzipulas frittelle sarde di carnevale

Le frittelle a spirale mi hanno sempre ispirato! Avevo salvato la ricetta tanto tempo fa, l’ho sistemata con un’altra letta su un libro di ricette regionali sarde e infine l’ho finalmente provata!

Ingredienti e Preparazione

Iniziate setacciando la farina in un recipiente, aggiungete il lievito, il latte, lo zucchero, le scorze grattugiate del limone e arancia, il succo dell’arancia, il liquore e il sale. Lavorate l’impasto senza fare grumi, lavorandolo con un cucchiaio di legno dall’alto verso il basso. Continuare la lavorazione per un po' ed aggiungervi quindi la scorza grattugiata dell'arancio, quella del limone ed i liquori.

In una terrina capiente, io ho utilizzato sa “SCIVEDDA”, (un recipiente in terracotta smaltata per lavorare gli impasti) versate la farina di semola rimacinata, la scorza e il succo delle arance e mescolate. Intiepidite il latte e scioglieteci il lievito. Iniziate ad impastare con una mano versando poco per volta il latte terminando con il liquore. Già da questo passaggio inizierete a sentire il profumo di queste meravigliose frittelle.

Aiutatevi con la mano mentre impastate, sbattendo come se stesse schiaffeggiando proprio l’impasto, dal basso verso l’alto fin quando il composto risulta perfettamente liscio. Questa operazione può durare anche mezz’ora, ma per velocizzare i tempi potete utilizzare una planetaria, io preferisco farlo a mano. Fate lievitare un paio d’ore, riprendete l’impasto e mescolate per renderlo nuovamente liscio.

Quando al centro avrete già una consistenza cremosa, cominciate anche ad aggiungere il latte poco alla volta, incorporando man mano il resto della farina. L’impasto dovrà risultare denso ma non troppo in modo che scenda con un certo ritmo dall’imbuto. Se l’impasto vi sembra troppo denso aggiungete del liquido, che può essere sia latte che acqua, sempre tiepido partendo da 50 ml sino a quanto basta amalgamando bene il tutto.

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Un’altra delle particolarità di questi dolci di carnevale è l’utilizzo del liquore, quello originale infatti è il filu ‘e ferro un’acquavite di Sardegna, che ho sostituito come consigliato dalle varie ricette che ho letto, con un liquore all’anice.

Tabella degli ingredienti (versione base):

Ingrediente Quantità
Farina q.b.
Lievito q.b.
Latte q.b.
Zucchero q.b.
Scorza di limone e arancia q.b.
Succo d'arancia q.b.
Liquore all'anice q.b.
Sale q.b.

La Frittura: Un Momento Cruciale

A questo punto mettete abbondante olio nella padella e mettete l’impasto nella sac a poche oppure in un imbuto e formate lentamente le spirali nell’olio bollente facendo 3-4 giri, aiutandovi dopo con una forchetta per tenere la spirale. Fate dorare le frittelle da ambo i lati, poi scolate e passate nello zucchero, poi poggiatele nel vassoio.

La preparazione di queste frittelle prevede l’utilizzo di un imbuto col manico lungo, nel quale versare la pastella e in questo modo realizzare le spirali direttamente in padella. La difficoltà' maggiore nella realizzazione di questa ricetta sta proprio in questa fase, che richiede una certa manualità: e' indispensabile utilizzare un imbuto con un'apertura finale di circa 2,5 centimetri, possibilmente munito di un manico lungo per evitare di scottarsi con l'olio caldo mentre si fa scendere l'impasto nella padella; in alternativa, si può utilizzare una bottiglia di plastica vuota della capacita' di 1500 ml.

Lo strumento ideale per la realizzazione di questa ricetta è l'ausilio di un'impastatrice o di una frusta elettrica, per velocizzare i tempi di preparazione. Lo strumento ideale per prepararle è un imbuto speciale con il manico, un po' raro da trovare fuori dalla Sardegna, perciò possiamo utilizzare in alternativa una bottiglia di plastica, un semplice imbuto o una sac à poche, per agevolare la cottura è consigliabile munirsi di pinze da cucina. L'ideale per la realizzazione di questa ricetta è l'ausilio di un'impastatrice o di una frusta elettrica, per velocizzare i tempi di preparazione.

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Per friggerle dovrete munirvi di imbuto con manico. Il mio ha un’apertura con diametro di 1,5 cm. Il manico serve per evitare di bruciarsi con l’olio. Se non avete l’imbuto con il manico utilizzate una bottiglia di plastica tagliata a metà o il cartone del latte capovolto avendo cura del diametro e stando attenti al calore dell’olio.

Procedete in questo modo: con un mestolo, fate scorrere un po’ di olio caldo all’interno dell’imbuto per ungerlo, quindi sempre con il mestolo prendete un po’ di impasto e versatelo all’interno dell’imbuto aiutandovi con l’indice per tenere chiuso il buco. Appena la bocca dell’imbuto e vicino all’olio, togliete il dito e fate cadere l’impasto in modo circolare, creando una spirale, dal centro verso l’esterno.

Frittelle lunghe sarde

Scaldate l’olio in una pentola capiente, mettete un mestolo di impasto all’interno dell’imbuto o della sac à poche tappando con un dito l’apertura. Appena la spirale di frittella assumerà un bel colore dorato, capovolgerla completamente e lasciarla cuocere anche dall'altro lato. Fate dorare tutta la spirale, quindi giratela con due forchette per cuocere l’altro lato. Quando sotto saranno ben dorate, rigirate le frittelle aiutandovi con due palette e finite di cuocere anche dal’altro lato. Procedere così fino ad esaurire tutto l'impasto.

Frittelle sarde

Servire e Gustare

In Sardegna sono tanti i dolci che nel periodo di Carnevale riempiono le nostre tavole. Durante il Carnevale gallurese sono famosi i dolci tipici come gli acciuleddi, l'uriglietti e naturalmente le frittelle lunghe o frisgioli longhi che rispetto a oggi, venivano servite in varie ore della giornata, calde e imbevute di moscato tempiese.

Anticamente la vendemmia (bibenna) era anche un'occasione per riunirsi e far festa. Gli abitanti degli stazzi vicini si recavano di buon mattino alla vigna. Tagliavano i grappoli d'uva e li sistemavano in grosse casse che poi venivano trasportate dal carro a buoi alla cantina dove avveniva la pigiatura. L'uva veniva pestata con i piedi e il mosto insieme ai raspi veniva messo a fermentare in ampie casse (lu laccu). Le donne preparavano il pranzo e allora ci si riuniva a mangiare e a chiacchierare.

Naturalmente se la vigna era grande la vendemmia durava più giorni. Se il vino si voleva rendere frizzante si "filtrava". Il procedimento consisteva nel mettere il mosto in una specie di sacco "lu filtru" costruito appositamente per il vino. Il mosto scendeva goccia a goccia in un recipiente, poi veniva messo in bottiglie e conservato per le occasioni di festa. Si otteneva così lu muscateddu, ovvero il famoso vino da dessert frizzante e aromatico. Dalle uve nere, come il Caricaggjola si otteneva invece il vino rosso da tavola. Possiamo dire che lu muscateddu godeva di due tipo di fermentazione: quella dentro il sacco e quella in bottiglia, che avveniva alla fine dell'inverno.

Ogni stazzo possedeva una piccola vigna per la produzione del vino e dell'uva da tavola. I vitigni più coltivati in Gallura erano: Pascali di Cagliari, Malaga, Caricaggjola, che davano ottimi vini rossi; Vermentino e Moscato davano ottimi vini bianchi. Muscatiddoni, Perlona e Ritaddatu erano uve bianche da tavola. Lo stazzo oltre alla vigna possedeva anche un piccolo orto o giardino dove si coltivavano alberi da frutta, per avere frutta in tutte le stagioni.

Ne ho mangiata una anche io, che non amo i dolci fritti: non ho saputo resistere a quel profumino e alla forma molto originale. Se ti è piaciuto l’articolo e l’hai trovato utile condividilo con i tuoi amici.

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