Il ministero della Salute ha pubblicato un avviso importante riguardante il richiamo di diversi lotti di insalata iceberg in busta a causa del rischio di contaminazione da Listeria monocytogenes. Questo batterio può causare la listeriosi, un'infezione che, sebbene spesso lieve, può avere gravi conseguenze per alcune categorie di persone.
Qual è il Rischio?
Il richiamo delle insalate in busta è scattato per il rischio di listeriosi, un'infezione causata dal batterio Listeria monocytogenes. La listeriosi può assumere diverse forme cliniche, dalla gastroenterite acuta febbrile più tipica delle tossinfezioni alimentari a quella invasiva o sistemica, che nei casi più gravi può portare all'insorgenza di meningiti, encefaliti e gravi setticemie.
Nelle donne in gravidanza, la listeriosi può provocare aborto, morte in utero del feto, parto prematuro e infezioni neonatali. Nelle forme sistemiche l'incubazione può protrarsi anche fino a 70 giorni. Il problema si pone quando questo batterio si riproduce e la sua presenza diventa più significativa.
L’infezione causata da Listeria monocytogenes si chiama listeriosi alimentare. Nell’Unione Europea se ne registrano poco meno di 3.000 casi all’anno, con maggiore gravità nei soggetti a rischio: immunocompromessi, anziani sopra i 65 anni, neonati e donne in gravidanza.
Quali sono i prodotti coinvolti?
Diversi lotti di insalata in busta di tipo iceberg sono stati richiamati per il rischio di contaminazione batterica. Gli avvisi riguardano 26 diversi marchi. Si tratta di prodotti venduti in molti supermercati e l'invito ai consumatori è di "restituire il prodotto al punto vendita dove è stato acquistato".
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I numeri dei lotti - prodotti dall'azienda Ortoromi Società Cooperativa Agricola, presso lo stabilimento di Bellizzi (Salerno) - sono disponibili sul sito del ministero della Salute.
Questi i marchi interessati:
- Foglia verde Eurospin
- Alifresh
- Centrale del Latte
- Ciro Amodio
- Colline Verdi
- Il Castello
- Il mio Orto di Eurofresh
- Latte Francia
- Selex
- Mi mordi
- Natura è (Penny Market)
- Ortofresco Pulito
- Ortoromi
- Polenghi
- Sigma
- Tornese
- Torre in Pietra
- Tres Bon
- Vivinatura
- SISA
- Sendero
- Professione Snack
- Montanino
- Matese
- Gustura
- Coop
Tutti i lotti sono stati prodotti dall’azienda Ortoromi, cooperativa agricola che produce nello stabilimento di Bellizzi, in provincia di Salerno. Per tutti i lotti coinvolti si invita a riconsegnare il prodotto al punto vendita dove è stato acquistato, si legge nel richiamo. Per individuare i singoli lotti per cui è previsto il richiamo è possibile consultare il sito del ministero della Salute.
Cos'è la Listeria Monocytogenes?
Listeria monocytogenes è un batterio patogeno Gram-positivo ampiamente diffuso nell'ambiente, nel suolo, nell'acqua e nella vegetazione. "La sua capacità di crescere e riprodursi a temperature molto variabili (da temperature di refrigerazione sino a 45 gradi centigradi), nonché la sua capacità di tollerare ambienti salati e pH acidi lo rendono un batterio molto resistente a varie condizioni ambientali, incluse quelle che si hanno nella produzione e nella lavorazione degli alimenti", ricorda sul suo sito l'Istituto superiore di sanità.
La sua presenza in piccole quantità non è pericolosa: una, due o tre Listerie per grammo di alimento non determinano malattia e il limite della normativa europea per gli alimenti pronti è di 100 per grammo. Il problema si pone quando questo batterio si riproduce e la sua presenza diventa più significativa.
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Sintomi della Listeriosi
La listeriosi, ovvero la malattia causata dal batterio listeria, si presenta in genere come gastroenterite nel giro di poche ore dall'ingestione del cibo contaminato. In alcuni rari casi può portare all'insorgenza di meningiti, encefaliti e setticemie. La gastroenterite si manifesta in forma acuta, accompagnata da febbre, nel giro di poche ore dall’ingestione e nei soggetti sani è in genere autolimitante, ma in alcuni casi può portare all’insorgenza di meningiti, encefaliti e setticemie.
In caso di sospetto, è quindi opportuno rivolgersi al proprio medico di base o al pronto soccorso.
I sintomi e le conseguenze possono però variare a seconda dello stato immunitario della persona. In coloro che di norma sono in buona salute e hanno un sistema immunitario efficiente, la listeriosi può non dare sintomi o avere manifestazioni limitate come disturbi oculari, orticaria, sindrome simil influenzale o gastroenterite. La loro comparsa avviene nell’arco di poche ore dal consumo del cibo contaminato.
Per le persone fragili (neonati, anziani, persone immunocompromesse), invece, le conseguenze possono essere molto più serie (setticemie, meningiti ed encefaliti) e comportare anche il decesso. In questi casi si parla di listeriosi invasiva. Un’altra categoria a rischio sono le donne incinte: la loro probabilità di contrarre l’infezione è 10 volte maggiore che nella popolazione generale e l’infezione può dare esito a parti prematuri, aborti, morte del feto. Un’altra conseguenza è che al momento del parto il bambino presenti una condizione chiamata listeriosi congenita (o neonatale). La listeriosi invasiva si manifesta in genere nell’arco di 30 giorni (45 per le donne ingravidanza) dal consumo dell’alimento contaminato.
Ecco una tabella riassuntiva dei sintomi e delle conseguenze della listeriosi in base alla categoria di persone:
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| Categoria | Sintomi e Conseguenze |
|---|---|
| Persone sane | Assenza di sintomi o manifestazioni lievi (disturbi oculari, orticaria, sindrome simil-influenzale, gastroenterite) |
| Persone fragili (neonati, anziani, immunocompromessi) | Setticemie, meningiti, encefaliti, decesso |
| Donne incinte | Parti prematuri, aborti, morte del feto, listeriosi congenita (o neonatale) |
Come Prevenire la Listeriosi
Sono molte le strategie che è possibile adottare per ridurre drasticamente il rischio di listeriosi, a partire dalla conoscenza delle condizioni in cui questo microrganismo vive e si riproduce.
Oltre a evitare alcuni tipi di prodotti più a rischio (specialmente se si fa parte di categorie fragili), in generale per prevenire le malattie di origine alimentare è importante attuare le corrette norme igieniche anche in cucina: pulizia delle mani, delle superfici e degli utensili, corretta conservazione degli alimenti, separazione di alimenti crudi e cotti, lavaggio accurato di frutta e verdura.
Va controllata anche la temperatura di frigoriferi e congelatori, che deve essere inferiore ai 4°C e ai -17°C rispettivamente.
Ecco alcuni consigli pratici:
- Cottura e pastorizzazione: Rimangono i metodi più efficaci per eliminare il batterio.
- Prodotti crudi: La velocità di riproduzione di questo batterio aumenta con l’aumentare della temperatura.
- Conservazione: Metti subito gli alimenti in un frigorifero impostato su 4°C.
- Scomparti giusti: Riponi quelli a rischio nei ripiani centrali, evitando di mettere l’insalata confezionata nel cassetto della frutta e della verdura, dove in genere la temperatura è troppo alta.
- Termometro da frigo: Utilizza un termometro da frigo, da posizionare nel ripiano superiore dell’elettrodomestico o nello sportello, che generalmente sono le parti meno fredde.
- Risciacquare l’insalata: Risciacquala sotto l’acqua corrente prima di metterla nel piatto. Bastano 15/30 secondi, sfregando bene le foglie con le mani.
La raccomandazione dell’esperto è di non portare questo genere di alimenti alle persone ricoverate in ospedale o nelle RSA (Residenze sanitarie assistenziali). Le regole igieniche di queste strutture sono solitamente molto più stringenti di quelle domestiche proprio perché ospitano soggetti fragili e non vale la pena di mettere a rischio la loro salute.
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Insalata in busta: vantaggi e svantaggi
Insalata in busta a rischio infezione alimentare? È possibile. Lo dimostra il recente caso dei richiami per presenza di Listeria monocytogenes che hanno coinvolto inizialmente una ventina di marchi di insalata già lavata, prodotta tutta nello stesso stabilimento per conto di diverse insegne della grande distribuzione. L’elenco si è poi allungato fino a comprendere circa 25 brand.
Insalata in busta: nei supermercati è quasi la regola. Ma bisogna dire che insalate, ortaggi e anche frutta, in confezioni di plastica, le classiche buste, sono da evitare. Per motivi che comprendono le precauzioni d’igiene, il sapore del prodotto, e gli sprechi incorporati in questa soluzione dominata dall’uso della plastica.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Applied and Environmental, le insalate in busta richiedono un uso e un consumo molto prudente in quanto il taglio delle foglie favorisce la salmonella.
L’insalata in busta è da considerarsi sicura, anche perché il processo industriale del prodotto è molto curato: prima di essere imbustata, viene centrifugata due volte in vasche apposite, dove l’acqua ha continui ricambi. Poi viene tagliata e imbustata. I residui di cloro, in genere, sono marginali.
L’insalata in busta, anche se privata degli elementi di scarto e dotata di un’etichetta riassicurante, dove è riportata la dicitura “tagliata, lavata, asciugata e pronta da condire”, non è sterilizzata. Questo la espone alla contaminazione ed alla moltiplicazione dei batteri con il passare del tempo (in materia esiste uno studio molto approfondito dell’università di Torino).
Svantaggi dell'insalata in busta:
- Troppa plastica. Il conto della confezione lo paga il consumatore poiché i costi di imballaggio ricadono sul prezzo finale. Ogni confezione richiede un sacchetto di plastica ed in alcuni casi anche una vaschetta.
- Fa sprecare acqua. Comprando l’insalata fresca non solo evitiamo l’imballaggio ma consumiamo anche meno acqua. La pulizia effettuata durante il confezionamento industriale, infatti, non è sufficiente a rimuovere le impurità, costringendoci a consumare ulteriore acqua. In pratica, l’insalata imbustata viene lavata almeno due volte.
- Rapporto costo-qualità. L’insalata in busta è comoda, se si ha poco tempo da dedicare alla spesa, tuttavia il costo è decisamente alto rispetto a quello dell’insalata fresca.
- Non aiuta l’ambiente. Prima di arrivare sulla nostra tavola, frutta e verdura passano attraverso numerose fasi, che comportano notevoli emissioni di CO2. La produzione di insalata in busta, a livello industriale, richiede inoltre un elevato consumo di energia.
- Si altera più facilmente. Come la maggior parte dei prodotti da frigo, anche l’insalata confezionata risente degli sbalzi di temperatura. Quindi, a differenza di quella fresca, bisogna mantenere sempre la catena del freddo dopo l’acquisto.
Una proposta di regolamento europeo, per ora approvata a livello di Commissione nella primavera 2023, rischia di imporre l’eliminazione delle buste di plastica per contenere l’insalata, e in generale la frutta e gli ortaggi.
Conclusioni
La notizia del ritiro dei lotti, riportata dai media generalisti e rilanciata anche sulle pagine social dei principali mezzi di informazione, ha scatenato una serie di commenti che, come spesso accade, tirano in ballo la qualità e la presunta inaffidabilità dei prodotti di IV Gamma.
Il professor Giancarlo Colelli del Dipartimento Scienze Agrarie, Alimenti, Risorse Naturali e Ingegneria dell’Università di Foggia, esperto di IV Gamma, oltre che chairman della Divisione “Postharvest and Quality Assurance” della International Society of Horticultural Science (ISHS), offre una chiave di lettura interessante: “La notizia non è buona ma quasi, perché vuol dire che il sistema funziona e che le rare criticità vengono individuate prima che si possano creare rischi per la salute umana; in questo settore si vendono milioni di buste al giorno, ogni prodotto crudo non è sterile, il fatto che ci sia una contaminazione può starci, è naturale. Quando si crea una situazione come questa in una filiera controllata, ben tracciata, si riesce a intervenire tempestivamente. In una filiera non controllata, no”.
“Il rischio zero per un prodotto che per forza di cose è poco sterile perché crudo, non esiste.