Gli spaghetti alla Gennaro sono una di quelle ricette nate dal genio napoletano. Pochi e semplici ingredienti servono per fare questo primo piatto velocissimo, ma sapientemente miscelati, riescono a dare una notevole spinta nel gusto! Con tutta probabilità questo primo piatto veloce con gli spaghetti è nato proprio per onorare il santo patrono: San Gennaro. La cucina napoletana è, in genere, di origine povera e questo ne è un esempio eclatante.

È un piatto che nasce per onorare il Santo Patrono di Napoli, San Gennaro. Gli spaghetti alla Gennaro sono velocissimi da realizzare. 20 minuti appena per servire un piatto semplice, ma ricco di gusto.

Gli Spaghetti alla Gennaro sono buoni tutti i giorni (non per niente erano i preferiti del leggendario Totò, come racconta la figlia Liliana De Curtis), ma c'è un giorno preciso dell'anno che è tradizione prepararli. A Napoli il 19 settembre è il giorno del santo patrono (che poi per essere precisi è “solo” il più importante e famoso dei 52 protettori della città), si festeggia, ma soprattutto si prega. Tutti in chiesa e in processione in attesa del penultimo “miracolo” dell'anno dato che il sangue di San Gennaro dovrebbe sciogliersi anche il sabato prima della prima domenica di maggio e il 16 dicembre.

Poi si va a tavola: da sempre i santi si onorano anche così, e a quello che ha protetto la città dalla pestilenza e dalla violenza della lava del Vesuvio, sono dedicati piatti molto speciali. Un piatto facile, gustoso, povero, e molto saporito, in linea con lo stile schietto e sincero della cucina campana. Si fanno con aglio, acciughe, pane avanzato poi abbrustolito in padella.

Il sapore ricorda il mare per la presenza delle acciughe, ma abbraccia un gusto mediterraneo, vista la presenza delle erbe aromatiche che sono molto presenti nella cucina italiana. In poco meno di 20 minuti porterete a tavola un piatto ricco, profumato, tanto rustico e saporito. Preparatelo quando avete ospiti all'improvviso oppure quando avete voglia di un piatto sfizioso.

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Gli Spaghetti alla Gennaro sono saliti agli onori della cronaca perché amatissimi da Totò, al secolo Antonio De Curtis. È stata la figlia Liliana a dichiararlo con tanto di ricetta dettagliata, secondo le dosi e le preferenze apportate dal famosissimo padre.

La ricetta degli spaghetti alla Gennaro è inserita nel libro di ricette scritto dalla figlia di Totò, Liliana. Ho scoperto che di questo piatto ne parla in un libro la figlia del grande Totò, dicendo era uno dei sui piatti preferiti e in effetti è fantastico! Cuoco e buongustaio, in una scena di “Miseria e nobiltà” immerge le sue mani nella pentola degli spaghetti. E pare che quelli alla Gennaro fossero proprio i suoi preferiti.

Gli spaghetti alla Gennaro si preparano con filetti di acciughe, origano, pane raffermo e volendo anche dei pomodorini. Quello che rende speciale sono proprio i tocchetti di pane tostato.

Piatto tipico della gastronomia partenopea, gli Spaghetti alla Gennaro sono diventati particolarmente famosi grazie a Totò, come dicevamo. Il principe De Curtis, e della risata napoletana, era una buona forchetta e anche un ottimo cuoco, e nel tempo aveva annotato in un quaderno tutte le ricette di famiglia, accompagnandole con osservazioni, consigli, commenti. Da quelle annotazioni nel 2000 è nato Fegato qua, fegato là, fegato fritto e baccalà, libro curato dalla figlia Liliana De Curtis e dalla giornalista Matilde Amorosi. Un libro di ricette della famiglia De Curtis tramandate di generazione in generazione, tra le quali proprio gli Spaghetti alla Gennaro.

Vediamo insieme come procedere:

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Ingredienti per gli Spaghetti alla Gennaro (Pasta di Totò)

  • 350 g spaghetti
  • 2 spicchi aglio
  • 2 fette pane raffermo
  • 6 filetti acciuga sott’olio
  • q.b. olio extravergine d’oliva
  • q.b. sale e pepe
  • q.b. origano secco
  • foglie basilico

Strumenti: padella antiaderente

Per fare la pasta alla Gennaro servono pochissimi ingredienti, molti dei quali immagino già avrete in casa: spaghetti, acciughe, origano, basilico e pane raffermo. Va da sé che si tratta di un piatto molto economico, che si può fare quando avete poco tempo o pochi ingredienti in dispensa.

Nella ricetta, compare il pane raffermo che va onorato sempre, sprecato mai. A lui sono dedicate tante golosità: biscotti morbidi al limone con un cuore di marmellata di ciliegia, la tarteletta alla vaniglia con una base di pasta sablée e un ripieno di ricotta agrumata, la torta Gennarina con albicocche candite. Ma questo piatto, forse l’unico salato, parrebbe quasi da penitenza per gli ingredienti di recupero.

Non solo l'unica ricetta dedicata al santo: a San Gennaro i napoletani hanno dedicato parecchie leccornie, come i biscotti di San Gennaro aromatizzati al limone con un cuore di confettura di ciliegie, la tartelletta di pasta sablée alla vaniglia con cremoso di ricotta profumato agli agrumi e confettura di pesche, e la torta Gennarina Capasanta, agrumata e con albicocche candite. Ce n'è da fare un menù davvero speciale!

L'unica cosa cui fare attenzione è non eccedere con le parti aromatiche, altrimenti potrebbe risultare pesante e poco digeribile. Pane raffermo, acciughe e aglio è difficile non averli già in casa, per cui quando non avete grandi idee e il frigo è praticamente vuoto, il miracolo è fatto.

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Eccoci arrivate anche questo mese all’appuntamento con la rubrica “Alla mensa coi Santi“…il mese di settembre è arrivato, l’estate è volata e a me non sembra vero. Come sempre insieme alle amiche Monica e Miria ci troviamo a raccontarvi di alcuni piatti della tradizione italiana legati al culto ed alla venerazione di alcuni Santi patroni: io questo mese vi parlerò del patrono della città partenopea, San Gennaro. Ho voluto realizzare questo primo piatto semplicissimo, gli spaghetti alla Gennaro, ma assolutamente tanto tanto buono, irresistibile direi…è un piatto realizzato con pochi ingredienti poveri ma che lo rendono ricco di sapore e di bontà.

Questo piatto era anche tanto amato dal principe Antonio De Curtis, in arte Totò, ed è riportato anche nel libro scritto su di lui dalla figlia Liliana…la mia versione arriva proprio da qui. Che dire?! Io, che sono del nord e che sono abituata ad altri sapori, beh, ho letteralmente adorato questo piatto…adesso vi racconto un segreto: dopo averlo realizzato per la rubrica (solitamente cucino il piatto un po’ di giorni prima, per vedere come viene o eventualmente modificare qualcosa che è andato storto o che non mi ha convinto particolarmente) l’ho cucinato praticamente un giorno sì e l’altro quasi…I miei l’hanno amato tantissimo ed anche io!

Ma torniamo a noi, e torniamo a San Gennaro, patrono della città di Napoli e venerato in maniera forte ed intensa da tanta gente. Fra i santi dell’antichità è certamente uno dei più venerati dai fedeli e se poi consideriamo che questi fedeli sono primariamente napoletani, si può comprendere per la nota estemporaneità e focosa fede che li distingue; il suo culto, travalicando i secoli, è giunto intatto fino a noi, accompagnato periodicamente dal misterioso prodigio della liquefazione del suo sangue, che tanto attira i napoletani.

Prima di tutto il suo nome diffuso in Campania e anche nel Sud Italia, risale al latino ‘Ianuarius’ derivato da ‘Ianus’ (Giano) il dio bifronte delle chiavi del cielo, dell’inizio dell’anno e del passaggio delle porte e delle case. Il nome era in genere attribuito ai bambini nati nel mese di gennaio “Ianuarius”, undicesimo mese dell’anno secondo il calendario romano, ma il primo dopo la riforma del II secolo d.C.

Gennaro era nato a Napoli (?), nella seconda metà del III secolo, e fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato anche dai pagani; nel contesto delle persecuzioni di Diocleziano si inserisce la storia del suo martirio. Egli conosceva il diacono Sosso (o Sossio) che guidava la comunità cristiana di Miseno e che fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania; Gennaro saputo dell’arresto di Sosso, volle recarsi insieme a due compagni, Festo e Desiderio a portargli il suo conforto in carcere.

Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa città, Eutiche ed Acuzio. Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nell’anfiteatro, ancora oggi esistente, per essere sbranati dagli orsi; ma durante i preparativi il proconsole Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambiò decisione e il 19 settembre del 305 li fece decapitare.

Si racconta che una donna di nome Eusebia riuscì a raccogliere in due ampolle (i cosiddetti lacrimatoi) parte del sangue del vescovo e conservarlo con molta venerazione; era usanza dei cristiani dell’epoca di cercare di raccogliere corpi o parte di corpi, abiti, ecc. per poter poi venerarli come reliquie dei loro martiri. Durante il trasporto delle reliquie di s. Gennaro a Napoli, la suddetta Eusebia o altra donna, alla quale le aveva affidate prima di morire, consegnò al vescovo le due ampolline contenenti il sangue del martire; a ricordo delle tappe della solenne traslazione vennero erette due cappelle: S. Gennariello al Vomero e San Gennaro ad Antignano.

Il culto per il santo vescovo si diffuse fortemente con il trascorrere del tempo, per cui fu necessario l’ampliamento della catacomba. Affreschi, iscrizioni, mosaici e dipinti, rinvenuti nel cimitero sotterraneo, dimostrano che il culto del martire era vivo sin dal V secolo, tanto è vero che molti cristiani volevano essere seppelliti accanto a lui e le loro tombe erano ornate di sue immagini.

Va notato che già nel V secolo il martire Gennaro era considerato ‘santo’ secondo l’antica usanza ecclesiastica, canonizzazione poi confermata da papa Sisto V nel 1586. La tomba divenne come già detto, meta di continui pellegrinaggi per i grandi prodigi che gli venivano attribuiti; nel 472 ad esempio, in occasione di una violenta eruzione del Vesuvio, i napoletani accorsero in massa nella catacomba per chiedere la sua intercessione, iniziando così l’abitudine ad invocarlo nei terremoti e nelle eruzioni, e mentre aumentava il culto per s. Gennaro, diminuiva man mano quello per s. Agrippino vescovo, fino allora patrono della città di Napoli; dal 472 s. Gennaro cominciò ad assumere il rango di patrono principale della città.

Il miracolo della liquefazione del sangue (che è opportuno dire non è un’esclusiva del santo vescovo, ma anche di altri santi e in altre città, ma che a Napoli ha assunto una valenza incredibile), secondo un antico documento, è avvenuto per la prima volta nel lontano 17 agosto 1389; non è escluso, perché non documentato, che sia avvenuto anche in precedenza.

Detto prodigio avviene da allora tre volte l’anno; nel primo sabato di maggio, in cui il busto ornato di preziosissimi paramenti vescovili e il reliquiario con la teca e le ampolle, vengono portati in processione, dal Duomo alla Basilica di S. Chiara, in ricordo della prima traslazione da Pozzuoli a Napoli, e qui dopo le rituali preghiere, avviene la liquefazione del sangue raggrumito; la seconda avviene il 19 settembre, ricorrenza della decapitazione, una volta avveniva nella Cappella del Tesoro, ma per il gran numero di fedeli, il busto e le reliquie sono oggi esposte sull’altare maggiore del Duomo, dove anche qui dopo ripetute preghiere, con la presenza del cardinale arcivescovo, autorità civili e fedeli, avviene il prodigio tra il tripudio generale.

Avvenuta la liquefazione la teca sorretta dall’arcivescovo, viene mostrata quasi capovolgendola ai fedeli e al bacio dei più vicini; il sangue rimane sciolto per tutta l’ottava successiva e i fedeli sono ammessi a vedere da vicini la teca e baciarla con un prelato che la muove per far constatare la liquidità, dopo gli otto giorni viene di nuovo riposta nella nicchia e chiusa a chiave.

Una terza liquefazione avviene il 16 dicembre “festa del patrocinio di s. Gennaro”, in memoria della disastrosa eruzione del Vesuvio nel 1631, bloccata dopo le invocazioni al santo. Il popolo napoletano nei secoli ha voluto vedere nella velocità del prodigio, un auspicio positivo per il futuro della città, mentre una sua assenza o un prolungato ritardo è visto come fatto negativo per possibili calamità da venire.

La liquefazione del sangue è innegabile e spiegazioni scientifiche finora non se ne sono trovate, come tutte le ipotesi contrarie formulate nei secoli, non sono mai state provate. È singolare il fatto, che a Pozzuoli, contemporaneamente al miracolo che avviene a Napoli, la pietra conservata nella chiesa di S.

Ecco la ricetta degli Spaghetti alla Gennaro. È un bel piatto di pasta. D'altronde Totò addirittura immergeva le mani nella pentola degli spaghetti; indimenticabile la famosa scena di Miseria e nobiltà. Senza dover affondare anche le vostre, provate questo piatto facile facile. Tempo impiegato: 20 minuti. Quindi non solo è veloce da fare, ma ha anche pochi ingredienti.

Istruzioni

  1. Pulire gli spicchi di aglio e strofinarli sulle le fette di pane raffermo. Tagliate il pane a tocchetti.
  2. Strofinare le fette di pane con uno spicchio d'aglio e poi sbriciolarle grossolanamente in un mortaio; con il pestello ridurlo in briciole abbastanza consistenti ma non troppo grosse, poi mettere da parte.
  3. In una padella versare l’olio e farlo scaldare.
  4. Aggiungere gli spicchi di aglio e quando saranno ben dorati aggiungere i tocchetti di pane per farli tostare. Dovranno risultare ben dorati e croccanti.
  5. Versate in una padella un paio di cucchiai d’olio, unite l’aglio usato per strofinare il pane e aggiungete le briciole di pane preparate, fatele rosolare a fuoco moderato fino a quando risulteranno dorate, abbiate cura di rimuovere aglio appena si sarà imbiondito, per non rischiare di bruciarlo.
  6. Mettere sul fuoco l'acqua per la cottura della pasta, salarla ed una volta ad ebollizione, cuocere gli spaghetti.
  7. Mentre gli spaghetti cuociono, in una capace padella antiaderente (se un saltapasta ancora meglio!) aggiungere qualche cucchiaio d'olio e lo spicchio d'aglio; dorarlo bene e poi eliminarlo.
  8. Unire le briciole di pane e farle insaporire nell'olio per alcuni minuti, tostandole un poco; una volta pronte, e diventate dorate, toglierle dalla padella e metterle in un piatto.
  9. Sempre nella stessa padella, versare un goccio d'olio e le acciughe spezzettate; con un cucchiaio di legno o una spatola amalgamarle all'olio, riducendole in crema.
  10. Ora facciamo imbiondire l’altro spicchio in camicia in una padella antiaderente, con un generoso giro di olio.
  11. Tuffiamo gli spaghetti, preleviamoli con l’apposito arnese qualche minuto prima della cottura indicata sulla confezione, poi uniamoli nella padella dove abbiamo sciolto le alici e amalgamiamo con cura il condimento, aggiungendo un po’ di acqua di cottura per risottare.

Mentre prepareremo il condimento, potremo così cuocere la pasta senza perdere tempo.

SPAGHETTI ALLA GENNARO pasta di Totò. Ricetta napoletana semplice, gustosa e che si realizza con poco e velocemente.

Spaghetti alla San Gennaro - il piatto preferito di Totò (videoricetta n° 1009)

Spaghetti alla Gennaro

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