"Te la senti?" è la domanda retorica che ogni giornalista adora sentirsi dire. Stimolo, urgenza, sfida, prego doppia spunta blu di accettazione qui. E arriva il momento in cui sì, te la senti, ma il tema riempirà la cronologia di ricerche che faranno sospettare controlli extra della postale (commissa', è per lavoro) e chiuderanno un filino lo stomaco. Una domanda curiosa che trita culture grafiche, storie pop, tendenze audio come l'ASMR in un gigantesco fenomeno di massa.

Il **mukbang**, termine onnicomprensivo, è stato ideato proprio per definire questi semplici broadcasting live (bang-song in coreano) di persone che mangiavano (muk-ja, mangiare). Un appuntamento fisso, ore pasti, per seguire in diretta una persona che divora la sua cena: in Corea funzionava via Afreeca, vale a dire "Any FREE broadCasting", un canale Internet per trasmettere in diretta qualunque cosa passasse per la testa.

In questo caso però si trattava di una performance artistica, come l'ha definita la BBC nel 2015, organizzata come la migliore delle dirette televisive in studio: microfoni panoramici per catturare ogni minimo audio della masticazione, luci curate, cibi scelti per fare molto rumore, visivamente colorati e appetibili alla webcam. A differenza della tv, però, la possibilità di interagire in diretta con il/la protagonista della cena streaming era concessa, e più la performance veniva apprezzata più veniva remunerata.

Le mukbang star hanno raggiunto cifre notevoli: nel 2014, la diva Park Seo-yeon (così viene chiamata dai suoi fan) ha raccontato al TIME di essersi assestata sui 9000 dollari al mese di guadagni, donati dai suoi viewers attraverso i balloons della piattaforma di streaming, poi convertiti in denaro. "Molti dei miei fan sono a dieta, e guardarmi mangiare dà loro il brivido del proibito" aveva aggiunto.

Chi ha ammesso chiaramente di aver guadagnato un milione di dollari in advertising è stata Bethany Gaskin, oggi una delle più seguite Youtube sensation in materia di mukbang. Ex foodie appassionata di ricette e padelle, dopo aver realizzato un video in cui mangiava ha capito di aver sbagliato target. "Le persone volevano vedermi mangiare, e mi pareva molto strano. Ma erano video più facili da realizzare, ho iniziato a fare i mukbang e da lì è partito tutto" ha raccontato in un'intervista al New York Times.

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Nonostante Gaskin si concentri principalmente su piatti che affascinano globalmente, l'approccio statunitense è diverso da quello delle star coreane. Su Splinter si sono sottolineate queste differenze: mentre in Corea si guarda più al lato dell'intrattenimento e si scelgono cibi che richiamano culturalmente la condivisione gioiosa del mangiare insieme, negli Stati Uniti si portano in scena più facilmente binge-eating di cibi pesanti, eccessivi, un inno continuo al junk fast food.

Con critiche discriminatorie che riguardano il peso dei mangiatori o le loro scelte di cibo, cosa che nel Sudest asiatico avviene più raramente, e con motivi meno denigratori nei confronti della persone. Alla diva Park Seo-yeon è successo: una critica diretta al suo esagerato consumo di carne. "Ti fa male ai reni" le hanno scritto una volta.

Siccome ogni moda si adatta ai linguaggi della piattaforma in cui si sviluppa, anche il social di microvideo è invaso da clip di giovani ragazze orientali che mangiano risucchiando, masticando, spolpando. Il rumore dei denti contro il crispy della tempura, la rottura certosina di una chela, la morbidezza di un dolce, ogni rumore viene amplificato. Quando un alimento è particolarmente gommoso, sembra avvenire una ulteriore magia.

Nello specifico, i più visualizzati sono quelli in cui le fanciulle affrontano polpi, gamberoni, granchi, senza perdere mezzo grammo di grazia e occhioni sgranati in ripresa. L'ode 4.0 è velocizzata e inquietante, ma si rivolge sempre ai cibi più afrodisiaci che esistano. La cultura giapponese dell'hentai è un riferimento impossibile da non conteggiare, per quanto un filino semplificato nella forma e ripulito dalle parti più violente.

La stessa diva della Corea del Sud lo aveva chiarito: il look fa parte della presentazione, e riguarda la persona e ciò che si prepara a mangiare al tempo stesso. Il tono con cui ci si rivolge ai telespettatori può essere vagamente sensuale, ma mai esplicito: è il cibo, il rumore che fa, il silenzio intorno, a creare l'atmosfera. Il resto, sottolineava il TIME, è pura fantasia: incontrollabile, incontenibile, del tutto personale.

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La pulsione sessuale c'è, ma non è la primaria; o forse è soltanto tenuta come vena pulsante di sottofondo. Ciò che attira dei video ASMR di cibo è più una carezza audio, una compagnia facilmente accessibile, da tenere magari in playlist di sottofondo mentre si fa uno spuntino. Una simulazione di una cena di compagnia con la riproduzione degli stessi suoni che si sentirebbero, pur non condividendo fisicamente la tavolata: "Praticamente esco con i miei viewers. È una sorta di promessa, un patto che faccio con loro. Mi diverto, in un certo senso non lo considero un lavoro" confessava la mukbang star Lee Chang-hyun parlando con la BBC.

Ragazza che mangia sushi

Le diramazioni dell'indagine sono tante e molti studiosi stanno raccogliendo dati per trovare risposte specifiche: secondo alcuni appassionati di ASMR di cibo, guardare questo tipo di video li aiuta a tenere a bada l'appetito, ma la spiegazione non è pienamente convincente. The revolution will not be televised.

Il mukbang è una tendenza nata in Corea del Sud che sta diventando sempre più popolare in tutto il mondo, soprattutto tra i giovani. Consiste in dirette video in cui una persona, o più persone, consumano grandi quantità di cibo, spesso molto calorico, mentre interagiscono con il pubblico. È spesso oggetto di critiche perché promuove comportamenti alimentari malsani, come il binge eating (mangiare in modo compulsivo) e aumenta il rischio di obesità.

A tal proposito interviene a gamba tesa Nicholas Perry, noto online con lo pseudonimo di Nikocado Avocado, uno dei creator più noti del fenomeno mukbang su YouTube. Nato nel 1992, Nicholas Perry ha iniziato la sua carriera come violinista professionista e vegano attivo sui social, ma è diventato celebre a livello internazionale per i suoi video di mukbang in cui consuma enormi quantità di cibo, spesso ad alto contenuto calorico e molto elaborato.

Uno degli elementi chiave del mukbang è la quantità eccessiva di cibo che viene consumata, spesso con piatti molto vari come noodles, pizza, hamburger, sushi o pietanze tradizionali coreane. L'obiettivo è quello di stimolare l'appetito degli spettatori e creare un'esperienza visiva e uditiva molto coinvolgente. Non ci si limita quindi solo ai cibi e alla cultura coreani: con l'espansione globale del fenomeno, i creator di mukbang esplorano cucine di tutto il mondo, introducendo nuove pietanze e culture alimentari al loro pubblico.

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Molti di questi video sono a dir poco disturbanti, con scene nauseabonde e pratiche igieniche ai limiti della decenza ma il mondo di internet è aperto a tutto. I creator interagiscono direttamente con i loro spettatori attraverso chat live o commenti, rendendo il video più coinvolgente e personale. Ovviamente tutto questo porta a una promozione sconsiderata di comportamenti alimentari malsani, come il binge eating, inducendo i più giovani a rischiare la propria salute.

Paradossalmente c'è anche il problema opposto: ci sono alcuni mukbanger che mangiano tutte queste cose senza mostrare i segni del sovrappeso, inducendo le persone a credere di poter ingurgitare grandi quantità di cibo senza conseguenze. Questo punto è fondamentale perché è davvero scoraggiante osservare questo fenomeno se sei una persona che ha disturbi alimentari.

La crescente preoccupazione per gli impatti negativi del mukbang ha portato alcune piattaforme online a introdurre nuove politiche e linee guida. Molti siti stanno cercando di promuovere contenuti che incoraggiano comportamenti alimentari sani e una corretta immagine corporea, stanno collaborando con esperti di nutrizione e di salute mentale per sviluppare strumenti e risorse educative per gli utenti e stanno inserendo degli avvertimenti per gli spettatori, avvisandoli dei potenziali rischi per la salute fisica e mentale.

Il Mercato del Sushi e la Sicurezza Alimentare

Dopo il caso della ragazza di 20 anni morta a Milano dopo aver mangiato un tiramisù venduto come vegano, un altro caso di cronaca sta scuotendo il nostro Paese: quello di una donna di 40 anni, Rossella Di Fuorti, morta a Napoli a seguito di un arresto cardiocircolatorio dopo aver mangiato sushi in un ristorante, nel giorno del suo compleanno.

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta e ha incaricato i carabinieri del Nas di eseguire dei prelievi nel locale, che in via precauzionale è stato temporaneamente chiuso. Altri clienti del ristorante hanno consumato sushi, ma nessun altro ha accusato malori. Per sapere se la morte della donna sia direttamente consequenziale al consumo di sushi bisognerà attendere l’esito delle analisi di laboratorio e dell’autopsia. Ma intanto torna a diffondersi la paura del pesce crudo, spesso accompagnata a dire il vero da scarsa conoscenza.

“Una reazione allergica, una reazione a una contaminazione microbiologica o un qualcosa che non c’entra niente con il sushi. Il fatto che la donna sia morta dopo essere uscita da un ristorante di sushi non ne fa necessariamente la causa”. Questo il commento all’Ansa di Marco Silano, direttore dell’unità operativa Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Fare qualsiasi ipotesi è del tutto impossibile. Quanto ai possibili rischi nel consumo di pesce crudo l’esperto è sicuro: “Nessun rischio. Questa procedura che inizia sulla barca- spiega Silano - è obbligatoria per il pesce da mangiare crudo. E ovviamente chi eroga pesce crudo lo sa. Il pesce crudo è autorizzato, quindi è sicuro altrimenti non sarebbe autorizzato. “Naturalmente va trattato in modo adeguato e la cosa fondamentale è abbatterlo. Vale per tutti i tipi di pesce, che sia consumato al ristorante, o che sia una preparazione domestica. Quindi anche per il pesce che si compra dal pescivendolo o al supermercato.

Il mercato del sushi in Italia, come nel resto del mondo e d’Europa, è diventato un vera gallina dalle uova d’oro. Il piatto tipico della cucina giapponese che spopola da Nord a Sud, preparato con riso, pesce crudo e altri ingredienti tipici, registra numeri da capogiro. Le vendite sono decisamente aumentate negli ultimi anni e si stima che circa il 43% dei consumatori italiani lo abbia acquistato almeno una volta. Secondo un’indagine condotta nel 2021 da Uber Eats in partnership con Nextplora, il sushi conquista gli italiani per il gusto (59%), per la sua varietà e forma (42%) e perché è esotico (23%). Per il 76% è desiderabile tutto l’anno.

Sushi

Benefici e Rischi del Consumo di Sushi

Ma la domanda che tantissimi italiani si fanno, ancor più dopo il caso di cronaca di Napoli, è se il sushi sia davvero da considerarsi sicuro: ci possiamo fidare? Quali rischi corriamo se lo mangiamo? Iniziamo col dire che il sushi, e i frutti di mare in generale, sono una ottima fonte di nutrimento a nostra disposizione perché ricco di proteine, denso di sostanze nutritive e spesso povero di grassi: il grasso disponibile è principalmente sotto forma di acidi omega-3.

Gli acidi grassi omega-3 presenti nei pesci grassi come il salmone sono stati collegati a una lunga lista di benefici, dalla lotta alle malattie cardiache al sostegno alla salute del cervello e alla prevenzione del diabete di tipo 2. Il sushi contiene vitamina A, C, D, B1, B2, E, fosforo, sodio, ferro, zinco, iodio, magnesio, potassio, calcio.

Il livello di sicurezza del sushi dipende da modo in cui viene trattato dal pescato, durante il trasporto e lo stoccaggio. Contaminanti come il mercurio possono essere presenti nel pesce, in particolare nei pesci predatori più grandi come il tonno e il pesce spada che vengono utilizzati sia nel sushi che nel sashimi. Un altro contaminante sono le microplastiche che inquinano a tonnellate mari e oceani. I pesci marini, comprese le specie consumate dall’uomo, possono ingerire particelle sintetiche di qualunque dimensione. Cernie e tonni, ma anche squali, che cacciano altri pesci o organismi marini hanno maggiori probabilità di ingerire plastica.

A parte i contaminanti, i frutti di mare crudi possono anche essere la via di vari agenti patogeni: virus, batteri e parassiti più grandi. Una malattia comune associata al consumo di sushi è poi la cosiddetta anisakiasi, causata dall’ingestione di pesce infettato da un verme parassita che si attacca all’esofago, allo stomaco o all’intestino e può causare intossicazione alimentare. I sintomi si sviluppano tipicamente entro 5 giorni. Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, nel Mediterraneo il parassita è estremamente diffuso, e ci sono specie di pesci, quali lo sgombro e il pesce sciabola, che raggiungono il 70-100% di infestazione nel pescato.

La forma acuta dell’infezione è generalmente caratterizzata da nausea, vomito e dolori alla bocca dello stomaco che possono comparire da 4 a 6 ore dopo aver mangiato pesce infetto. Talvolta, le larve possono perforare la mucosa gastrointestinale, causando emorragie. Possono anche provocare manifestazioni allergiche di vario grado, che vanno dall’orticaria alla congiuntivite fino, nei casi più gravi, allo shock anafilattico. Diverse persone sono allergiche al pesce.

Sui bambini va precisato che, utilizza pesce magro, verdure e avocado, il sushi può essere molto salutare e può essere un’ottima fonte di acidi grassi omega-3 e vitamine, come abbiamo visto, che aiutano lo sviluppo del cervello e degli occhi in particolare. Anche in questo caso, è bene limitare il sushi a quello a basso contenuto di mercurio, e quindi ridurre il tonno, soprattutto rosso, il pesce spada, il branzino e lo sgombro a non più di 340 grammi a settimana. Altri frutti di mare come il salmone e il granchio contengono poco o zero mercurio.

Tuttavia, la buona notizia è che, nonostante il pesce crudo e i crostacei nel sushi possano contenere batteri o tossine, i dati riportati ai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) Usa hanno scoperto che raramente causano malattie. Ad esempio, il sushi ha rappresentato lo 0,3% di tutte le malattie di origine alimentare negli Stati Uniti tra il 1998 e il 2015.

Anche le donne incinte e quelle che allattano non dovrebbero consumare sushi e pesce crudo, perché, oltre a un sistema immunitario indebolito, potrebbero rischiare di infettarsi con batteri o parassiti che potrebbero essere dannosi per il feto. Anche in questo caso il rischio mercurio non va sottovalutato. In gravidanza, sarebbe meglio - affermano gli scienziati - scegliere pesce a basso contenuto di mercurio come salmone e gamberetti, accuratamente cotti.

Sebbene non esista una raccomandazione valida per tutti su quanto pesce crudo si possa mangiare, l’American Heart Association ad esempio raccomanda massimo due porzioni a settimana.

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