Dopo sette anni dalla sua chiusura, la discoteca "Cacao" ha riaperto i battenti giovedì 13 giugno. Claudio Barulli, il suo fondatore, non ha voluto spegnere la luce sul suo “gioiello” che ha segnato la storia del divertimento notturno torinese e, dopo anni di attesa ha deciso di ricominciare. La data da segnare è quella di giovedì 13 giugno, serata durante la quale è prevista un’inaugurazione in grande stile. In programma, per brindare al ritorno del Cacao, ci sono l’apericena e il party.

Il Cacao riapre, ma non al Valentino. Quindi può essere chiamato ancora Cacao? “Dopo tutti questi anni di assenza - dichiara alla stampa Claudio Barulli, anima delle notti torinesi - riaprire il Cacao mi fa sentire orgoglioso”. Il nuovo Cacao risorge dunque fuori Torino, a Moncalieri, sulle ceneri di un’altra discoteca storica degli Anni ’90: lo Chez Nous.

Collocata dove un tempo sorgeva il celebre “Chez Nous”, discoteca ormai caduta nel dimenticatoio da oltre un decennio, riemerge la storia grazie all'iniziativa di Claudio Barulli. Il fondatore del Cacao del Valentino ha deciso di scrivere un nuovo capitolo senza cancellare il passato. Il grande evento di inaugurazione è fissato con un'apericena, seguita da una festa per celebrare il ritorno del Cacao, più appassionante e splendente che mai. Il popolo della notte ha da segnare una data importante sul calendario. La lunga pausa, per varie vicende, per il Cacao è dunque finita.

“Ho rimesso tutto a nuovo: impianti, bar, palco. Ho speso alcune centinaia di migliaia di euro per recuperare il mio sogno che aveva reso il Valentino un luogo magico, di musica e divertimento, per anni. Certo, questa discoteca all’aperto non sarà più come il mio vecchio Cacao, ma ci provo con tutte le forze. Stasera la riapertura dopo due anni di lavoro; una cinquantina di neo-assunti, tre bar e nuovi spazi.

La Storia del Cacao al Valentino e le Controversie Legali

Barulli ha segnato la storia di molti locali di grido ma fece un errore: costruire un bagno dove non poteva essere fatto, violando così i vincoli esistenti nell'area del Valentino, di proprietà comunale. Il Comune dava l’immobile in concessione e incassava i soldi dell’affitto. Ma quell’abuso, reale, divenne un pretesto criminale per l’ex consigliere comunale Alberto Morano, illustre notaio, noto in quegli anni per i suoi attacchi da giustiziere civico. Ne nacque una guerra legale, che costò al notaio una condanna definitiva a 2 anni e 4 mesi di reclusione, con l’accusa di tentata concussione. Per far cessare i suoi affondi da consigliere di minoranza, aveva chiesto soldi ai gestori del locale. Così hanno stabilito i Tribunali.

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A Torino, quando iniziava a spargersi la voce della prima serata al Cacao voleva dire solo una cosa: era arrivata l’estate. Una pista centrale adornata da tetti di paglia e foglie di palme, veniva sovrastata da tavoli in cocco che ospitavano secchielli scintillanti.

Murazzi a Torino, tra incuria e movida

Un Viaggio nella Memoria della Vita Notturna Torinese

Rinata dopo le Olimpiadi, il capoluogo sabaudo ha avuto sempre un’anima notturna. Non so la vostra, ma la mia adolescenza è stata costellata da serate passate ai Murazzi oppure a ballare in qualche serata delle Crystal, mamma mia solo a scriverlo mi sento vecchia. Il Patio ve lo ricordate? E lo Chalet? Ma parliamo di Giancarlo?

Sono passati più di 50 anni da quel 1962 in cui il famoso Patio ha aperto per la prima volta le porte alla vita notturna di Torino. Il Disco club per quasi undici anni è il punto di riferimento della dance music fino a qualche anno fa. Ora passando su Corso Moncalieri potrei sentire in lontananza il rimbombare di note basse, l’illuminare di luci strobo e qualche vecchio colorato braccialetto da privè incastonato nell’asfalto degli anni d’oro.

Basta dirvi il diminutivo perchè alla mente vi ritornino i ricordi (confusi) dei Murazzi. No, Giancarlo non è un amico o lo zio divertente, ma è stato fulcro della vita notturna torinese per anni. Dalla sponda sinistra, lo trovavi li almeno dagli anni ’80, quando Giancarlo divenne fenomeno nazionale. Ci passavano tutti: Neffa, Morgan, i Casino Royale, i Massimo Volume, i Marlene Kuntz, Elisa, Frankie, quelli delle «posse» rap e reggae. C’è stato anche un concerto a sorpresa dei Subsonica negli ultimi anni del locale. Adesso in giro per la città ci sono eventi come “c’era una volta Giancarlo”, come se lui fosse morto, ma così non è.

Ma tu te le ricordi le serate estive, le ultime quelle che: “fra poco riinizia l’uni”, io forse sono giovane per parlarne da così vicino, nonostante l’età l’eco della sua fama è arrivato anche a noi. Le notti erano complicate, fra pipì fatte dietro le macchine, disperati caduti nel Po e gocce di sangue cadute a terra, tanto complicate che Enrico Remmert ci ha scritto persino un libro dal titolo esplicito, “La guerra dei Murazzi”. Basta chiedere in giro del locale storico della movida a Torino e tutti ti risponderanno con sorriso beffardo.

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Per i giovani che leggono, è quella (ormai) struttura fatiscente all’inizio del Parco del Valentino, si proprio poco distante dal Fluido, altra vecchia gloria degli aperitivi sul Po. Lì, d’estate si andava e se non riuscivi ad entrare poco male, c’erano i prati che ti aspettavano con qualche birra di consolazione. Se chiudi gli occhi, nelle sere giuste, dovresti sentire l’eco della musica. Qui hanno suonato tra i migliori dj italiani facendo ballare giovani, ma non solo. Tutte le serate a tema, te le ricordi? University night? Random party?

Probabilmente, uno tra, i locali storici della movida a Torino, più spettacolari. Perché? Se non ci sei mai stato non puoi saperlo, ma nelle serate calde potevi vedere le stelle, ebbene sì la particolarità dell’Hennessy era proprio il tetto apribile. L’Hennessy era la tipica discoteca da “cabinotto”, ma voi vi ricordate cosa vuol dire? Insomma, il target principale del posto erano quelli della Torino bene. Forse per la sua posizione? A livello musicale l’Hennessy club si era fatto conoscere per una programmazione a 360° con i generi house e commerciale in primo piano.

Il viale dei ricordi ormai è cosparso da serate adolescenziali che rimarranno nella nostra mente come tra le migliori, le lotte per entrare, le file interminabili e la paura del: “no, ci sono troppi ragazzi o no tu non hai l’età”, ma la negazione peggiore era sicuramente quella per l’outfit poco adatto all’occasione.

Una degna conclusione l’ha avuta, in uno degli ultimi San Giovanni un gruppo di “rivoltosi” ha deciso di creare il proprio spettacolo di fuochi d’artificio in barba a Giovanni, santo della città. Chi era in piazza ha deciso di riversarsi sulle sponde dei “Muri” per andare a godersi lo spettacolo, che solo quella giungla urbana sapeva regalare.

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