Quando si pensa ai piatti tipici della tradizione italiana, gli spaghetti sono senz’altro in cima alla lista, soprattutto se ci riferiamo alle preparazioni per cui la nostra cucina è più riconosciuta all’estero. Ma siamo davvero sicuri di conoscerne le origini? Quando e chi ha inventato gli spaghetti?

La storia degli spaghetti, inevitabilmente, si intreccia con quella della pasta stessa, alimento centrale della cucina italiana, le cui radici sono molto antiche. Non è facile definire con certezza quale sia stato il primo popolo a inventarla. Una cosa sembra ormai chiara, però: la storia secondo cui sarebbe stato Marco Polo a portare in Italia gli spaghetti, al rientro da un viaggio in Cina nel 1295, è un falso mito. Si tratta di una leggenda piuttosto famosa che sembra nascere da un’interpretazione sbagliata degli scritti dell’esploratore, in cui si parla di un “albero del pane”.

Ma allora, se gli spaghetti hanno un’origine diversa, da chi sono stati inventati? Scopriamo insieme le origini di questo piatto iconico, esplorando le diverse teorie e scoperte che ne hanno segnato la storia.

Spaghetti

La Scoperta Archeologica in Cina

Nel 2005, gli appassionati di tutto il pianeta si entusiasmarono quando alcuni scienziati cinesi portarono alla luce una ciotola di spaghetti antica 4000 anni in un sito archeologico di Lajia, in Cina. Un gruppo di ricercatori dell'Istituto di geologia e geofisica dell'Accademia delle scienze cinese insieme a quelli dell'Istituto di archeologia, hanno portato alla luce quelli che sembrano essere i più antichi spaghetti del mondo. L'annuncio è stato affidato ad un articolo pubblicato sulla rivista "Nature".

La scoperta sembra spazzare via le polemiche in merito a chi avesse per primo scoperto questo particolare alimento diventato molto popolare in diverse aree del mondo. Da sempre cinesi, arabi, ma soprattutto italiani si disputavano il primato di aver scoperto per primi gli spaghetti. La disputa si basava soprattutto su prove letterarie, mancando quasi del tutto i rinvenimenti di reperti archeologici.

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Gli spaghetti sono stati scoperti nel corso di un'operazione di scavo di un sito risalente al tardo neolitico che si trova a nord-ovest del fiume Giallo nei pressi della cittadina di Lajia. Gli spaghetti erano all'interno di uno dei tanti vasi portati alla luce dai ricercatori. Perfettamente conservati, avevano ancora il caratteristico colore giallo paglierino.

Gli scienziati ritennero che i noodles ritrovati potessero essere stati fatti con due tipi di miglio. Dalla scoperta ebbero origine varie discussioni su cosa fosse veramente questo piatto, perché il miglio, essendo senza glutine, non è adatto a farli come li conosciamo noi.

Le immagini che illustrano l'articolo di "Nature" presentano quello che molto probabilmente fu una vera e propria forchettata (anche se i cinesi non conoscevano la forchetta, ma le bacchette) perché gli spaghetti erano avvolti su loro stessi. Più che spaghetti veri e propri del tipo di quelli che siamo abituati a consumare oggi sulle nostre tavole si tratta di pasta piuttosto grossa lavorata a mano, del tipo dei tonnarelli. Non sembra infatti che questi spaghetti preistorici fossero stati sottoposti ad essiccazione. Invece che usare farina di grano duro, come facciamo oggi, gli antichi cuochi cinesi usavano farina di miglio.

Era il primo esempio di spaghetti della storia? Ormai non c'è più nessun dubbio: gli spaghetti più antichi del mondo sono cinesi e risalgono ad almeno 4000 anni fa.

Le Prime Testimonianze in Italia

Secondo testimonianze precedenti al viaggio di Marco Polo, questa preparazione in Italia sarebbe esistita già un secolo prima. Per la precisione, è nell’assolata Sicilia che troviamo quelli che potrebbero essere i primi spaghetti. In tutto questo avrebbe avuto un ruolo significativo l’influenza araba. Secondo gli storici, dunque, in Italia la pasta secca arriva tramite la Sicilia grazie agli arabi.

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In Italia invece la prima attestazione di questo tipo di pasta essiccata risale alla Sicilia dei tempi di Ruggero I: nel 1154 nel suo libro il geografo parla di un piccolo paesino vicino a Palermo, Trabia, nel quale viene fabbricato un tipo di pasta chiamata ‘itrya’ (dall’arabo itryah che significa "focaccia fine tagliata a strisce), esportata in grandi quantità per tutto il Mediterraneo.

La prima testimonianza ufficiale di questo nuovo cibo la ritroviamo in Sicilia grazie al lavoro del geografo arabo Muhammad al-Idrisi al tempo di Ruggero II, nel XII secolo. Nel "Libro di Ruggero" del 1154 c'è la descrizione di un paesino a pochi chilometri da Palermo che ha tantissimi mulini in cui si fabbrica una pasta a forma di fili modellata manualmente, evoluzione del lagănum di epoca romana. Questo formato così sottile è molto simile agli attuali vermicelli e infatti è così che li chiamavano a quei tempi.

Nonostante la diffusione della produzione in varie regioni come Sicilia, Liguria e Campania, dove il clima favorisce l’essiccazione della pasta (altre parti del Paese, avendo un clima diverso, rimarranno invece più legate alla pasta fresca), fino alla fine del Cinquecento il consumo di questo alimento non è ancora molto comune tra le persone meno abbienti, anche per via del costo elevato.

L'Influenza Araba e la Diffusione nel Mediterraneo

Non è neanche detto che venissero proprio dalla Cina questi "spaghetti": secondo molti storici gli spaghetti di riso sarebbero stati importati dal Pakistan e realizzati lì dagli scarti di una pasta essiccata che veniva preparata per il sultano reggente. Questo formato si sarebbe poi diffuso in tutta l'India e successivamente nel mondo degli Arabi grazie agli scambi commerciali. Questi ultimi avrebbero messo a punto la tecnica dell'essiccazione della farina di grano duro, utilizzata in quelle zone per fare il cous cous, e l'avrebbero esportata in tutto il Mediterraneo.

L’esploratore veneziano Marco Polo fu colpito dal sapore degli spaghetti con i gamberi, ne rimase affascinato e provò a diffonderli a Venezia. Da “spahi”, termine originale, si è passati all’italiano “spaghi” e al definitivo vezzeggiativo spaghetti.

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Probabile dunque che l’esplosione della fama degli spaghetti in Italia risalga al Medioevo, periodo in cui venivano cotti molto a lungo e venivano conditi con ingredienti totalmente diversi dagli attuali. Oltre al solo formaggio, che era uno degli ingredienti più comuni, si utilizzavano pepe, uovo, spezie e condimenti agrodolci.

L'Evoluzione degli Spaghetti a Napoli

È proprio a Napoli che gli spaghetti assumono il ruolo di uno dei piatti più amati dagli aristocratici e dal popolo. In quel periodo infatti, proprio nel Regno di Napoli il grano viveva un momento di buon mercato. La pasta divenne improvvisamente un prodotto accessibile per tutti soprattutto quando, per motivi religiosi, non si poteva consumare carne.

Nell'800 e non solo perché nel 1819 c'è per la prima volta l'ufficializzazione del termine "spaghetti" in un dizionario. Ai Borbone questa filosofia piace tantissimo e invitano i proprietari terrieri del regno a investire tutto ciò che hanno. Questa scelta, in realtà, avrebbe contribuito a causare la caduta della corona a favore di Garibaldi ma questa è un'altra storia. Il cambio di rotta porta un'enorme afflusso di grano relativamente a buon mercato per produrre pasta.

I Borbone aiutano anche gli industriali nell'acquistare, perfezionare e migliorare le macchine per produrre pasta. In parole povere, li sovvenziona: è un'idea futuristica e geniale perché così gli spaghetti arrivano ovunque.

Dobbiamo capire comunque che a questa diffusione della pasta contribuiscono anche degli agenti esterni assolutamente imponderabili: su tutti la posizione geografica di Gragnano, la città della pasta.

Gragnano

La città è al centro della "valle dei mulini", una vallata con 30 mulini ad acqua, alcuni dei quali ancora funzionanti. I gragnanesi si adeguano e trasformano le proprie "fabbriche" dedicandosi alla manifattura della pasta. Sono proprio i gragnanesi i primi a capire che la pasta può essere utilizzata per alimentare le classe più deboli. Perfezionano al massimo la tecnica dell'essiccazione e "regalano" scorte alimentari per tutto l'anno ai cittadini di Gragnano e dintorni.

Tutte queste commistioni di eventi, unite a un sempre più rigido regime alimentare imposto dalla chiesa che vieta per "motivi religiosi" il consumo di carne, porta uno sviluppo incredibile degli spaghetti a Napoli. In questo periodo di vera e propria rivoluzione alimentare gli spaghetti salvano la città da una tremenda carestia e portano in tutto il Regno delle Due Sicilie un progresso tecnologico incredibile per l'epoca.

L'Abbinamento con il Pomodoro

E gli spaghetti al pomodoro quando appaiono sulla scena? Quando si immagina un piatto di spaghetti, infatti, di solito si pensa alla versione più classica, quella con sugo al pomodoro, una vera icona della cucina italiana! Non tutti forse sanno, però, che si è dovuto attendere un po’ per questo matrimonio felice. Giunto dall’America, infatti, inizialmente il pomodoro è stato colto con una certa diffidenza e ci è voluto tempo per comprenderne appieno le potenzialità gastronomiche.

Quindi, come venivano conditi gli spaghetti prima di usare questa prelibatezza? Oltre al solo formaggio, che era uno degli ingredienti più comuni, si utilizzavano pepe, uovo, spezie e condimenti agrodolci.

Il connubio con il pomodoro avviene solo in tempi molto recenti. La prima testimonianza in questo senso la si trova in un presepe napoletano conservato nella Reggia di Caserta, in cui si vedono due contadini arrotolare alla forchetta gli spaghetti colorati di rosso.

Con i flussi migratori arrivano anche negli Stati Uniti diventando parte integrante della cucina italo-americana. Il formato di pasta inventato (probabilmente) dai cinesi travalica le nazioni grazie all'inventiva degli italiani. Gli spaghetti al pomodoro diventano il piatto italiano per eccellenza.

Nella seconda metà dell’800 viene pubblicata la prima ricetta di pasta abbinata al pomodoro.

Spaghetti: un piatto da mangiare con le mani?

Lo spaghetto che abbiamo raccontato fino ad ora è quasi uguale a quello che mangiamo oggi. Lo spessore può variare leggermente da un produttore all'altro e cambia anche l'aspetto a seconda del tipo di trafilatura. Uno spaghetto di qualità (come qualsiasi altro formato di pasta) è tale se risulta rugoso.

Per tantissimi anni li abbiamo infatti mangiati con le mani, come fa Totò in alcuni suoi film. Possiamo dire senza ombra di dubbio che fino al XIX secolo gli spaghetti si mangiano con le mani: abbiamo documentazioni fotografiche e letterarie oltre a tanti dipinti che illustrano garzoni nei vicoli di Napoli fino alla fine dell'800 intenti a mangiare gli spaghetti con le mani.

Eppure la forchetta si usa da secoli, perché non sfruttano le posate? Per una stupida tradizione acquisita nel basso Medioevo, un retaggio secolare che porta il popolo a mangiare la pasta con le mani. C'è anche una motivazione tecnica: le forchette dell'800 hanno tre rebbi molto appuntiti e questo rende molto complicato arrotolare la pasta sulla posata.

Spaghetti con le mani

Ferdinando II chiede al ciambellano di corte, Gennaro Spadaccini, di risolvere il problema e questo mancato ingegnere capisce che ridurre le dimensioni dei forchettoni e aggiungere un altro spuntone rende gli spaghetti più maneggiabili. La forchetta moderna resta un mistero per il popolo e lo sarebbe stato ancora per diversi decenni ma, tra epidemie e semplice volontà di emulare l'aristocrazia, anche tra le persone comuni la tradizione degli spaghetti con le mani si perde e cominciano tutti a mangiarli con la forchetta.

La Vera Storia degli Spaghetti: Un Viaggio Tra Mitologia e Realtà!

Gli Spaghetti Oggi

Nonostante la storia contesa tra più popoli, nonostante la contaminazione di varie culture, gli spaghetti restano oggi uno dei simboli dell'italianità nel mondo, il piatto iconico della tradizione mediterranea. Quella che genericamente veniva definita pasta lunga, oggi può essere catalogata in diverse tipologie di formati che ricordano proprio gli spaghetti nella forma ma che si differiscono da questi per ingredienti e formato. Tutti questi formati hanno contribuito negli anni a perfezionare quella che in tutto il mondo è conosciuta come l'alimentazione italiana. Se si parla infatti di un piatto con gli spaghetti al pomodoro, non si può ormai non far riferimento alla Campania e in generale allo stile italiano che contraddistingue il mangiar sano.

Gli spaghetti sono uno dei formati di pasta più iconici della cucina italiana e sono amati in tutto il mondo. Abbiamo una varietà ricchissima di piatti regionali a base di spaghetti, ciascuno con le proprie tradizioni e ingredienti distintivi. Parliamo di una forma di pasta lunga e sottile che può essere accompagnata da una vasta gamma di salse: dal sugo di pomodoro alla carbonara, dall'aglio e olio alla puttanesca.

Le origini degli spaghetti sono davvero interessanti e ricche di storia e leggenda. Una cosa è certa, gli spaghetti biologici sono perfetti in tutte le occasioni: per una cena a casa con gli amici, per un pranzo formale, per un appuntamento romantico. Sono tante le tradizioni e le storie che circondano questo piatto: cuocere gli spaghetti in un modo piuttosto che nell’altro, impiattarli al meglio.

Ci sono molti modi per dire Made in Italy: attraverso l’arte, la cultura, la moda. Ma l’Italia è famosa nel mondo anche per la buona tavola. La cucina italiana è conosciuta e apprezzata in tutto il globo: non esiste Paese al mondo che non abbia provato a riprodurre o imitare le ricette tradizionali italiane. Se siete appena arrivati in Italia o avete intenzione di soggiornare nel Belpaese, c’è un piatto che dovete senz’altro assaggiare: gli spaghetti, diventati simbolo del nostro patrimonio nazionale.

Chi ha inventato gli spaghetti? La storia degli spaghetti è un’altra dimostrazione di come, dietro ai piatti che mangiamo tutti i giorni, spesso si nascondono storie curiose e complesse.

Tabella Riassuntiva delle Origini degli Spaghetti

Origine Data Luogo Caratteristiche
Cinese 4000 anni fa Lajia, Cina Spaghetti di miglio, lavorati a mano
Araba-Siciliana XII secolo Sicilia, Italia Pasta di grano duro, essiccata e prodotta a Trabia
Napoletana XIX secolo Napoli, Italia Spaghetti al pomodoro, simbolo della cucina italiana

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