Le coliche infantili, anche dette coliche gassose, rappresentano uno dei disturbi più frequenti nei primi tre mesi di vita. A caratterizzarle è un pianto intenso e inconsolabile, apparentemente privo di una ragione: non c’è (spesso) una malattia a giustificarle né tanto meno è (sempre) «colpa» della fame. E rappresentano un motivo di allarme e preoccupazione per molti genitori che, di fronte al pianto inconsolabile di un bambino, non sanno come comportarsi.

Al momento non è ancora chiaro cosa le scateni, ma tra i falsi miti più duri da scalfire c’è quello che vede la dieta della mamma in grado di condizionare (o meno) la comparsa delle coliche. Cosa c’è di vero, a riguardo? Le evidenze scientifiche sono poco solide per poter raccomandare alcune variazioni nelle scelte alimentari della puerpera.

Per riconoscerle, si utilizzano i criteri di Wessel, nello specifico la «regola del 3». Si può parlare di colica quando un neonato piange più di tre ore al giorno, più di tre giorni alla settimana, per oltre tre settimane. Il pianto che accompagna la colica si riferisce a un dolore addominale acuto e improvviso, prevalentemente serale: accompagnato da agitazione, arrossamento del volto, tensione addominale, flessione degli arti inferiori sull’addome e meteorismo.

Come noto, le coliche infantili costituiscono uno dei disturbi più comuni nei primi mesi di vita, con una prevalenza variabile dal 3 al 40 per cento. Anche perché, benché la ricerca sia attiva, le cause del disturbo sono ancora sconosciute. Tante ipotesi e poche certezze. La più ovvia è che le coliche siano dovute all’eccesso di gas prodotti dai batteri intestinali o ingeriti fino all’ultima parte dell’apparato digerente. I riscontri scientifici, però, sono deboli per trasformare questa congettura in una certezza. Da qui il proliferare di altre ipotesi, che vanno dalla presenza di disturbi della motilità intestinale a un particolare assetto del microbiota. Fino alla possibilità che il neonato abbia un’allergia alle proteine del latte. Soprattutto le ultime due supposizioni, spesso portano la mamma a sentirsi in «colpa».

Le coliche generalmente compaiono già nelle prime settimane di vita e nel 90 per cento dei casi si risolvono spontaneamente entro i tre mesi di vita del neonato.

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Dieta della Mamma e Coliche del Neonato: Cosa C'è di Vero?

«La scienza dà pochi riscontri a riguardo», conferma Francesco Savino, responsabile dell’unità subintensiva allargata della prima infanzia dell'ospedale Regina Margherita di Torino, tra gli autori di una revisione Cochrane che ha fatto chiarezza sul tema. «Sebbene queste siano tra le domande più frequenti che riceviamo dai genitori alle prese con le coliche dei neonati, le evidenze attuali non suggeriscono alcuna modificazione della dieta della mamma durante l'allattamento al seno». I dati disponibili derivano da studi piccoli, con diverse limitazioni e risultati non sempre concordanti.

«Una donna che allatta può mangiare tutto, con moderazione. Non è necessario che escluda alcun alimento in maniera preventiva. Una dieta di esclusione, in accordo con il pediatra, può al massimo essere intrapresa nel momento in cui si manifestano sintomi riconducibili alle coliche. In questo modo, dopo un paio di settimane, si può valutare l'eventuale beneficio determinato dalla rinuncia ad alcuni alimenti».

Latte, Formaggi e Legumi: Sì o No?

Tra le categorie di alimenti che più spesso risultano temuti dalle donne, ci sono soprattutto il latte, i formaggi e i legumi. I prodotti di origine animale possono essere causa delle coliche soltanto nel caso in cui il mal di pancia del neonato derivi da un'allergia alle proteine del latte. In questa situazione, riconducibile all'incirca a 1 caso su 4 di colica del neonato, il passaggio di proteine alimentari intatte attraverso il latte materno (in particolare della b-lattoglobulina) può innescare il malessere.

L'esclusione di latte e formaggi può rappresentare la soluzione per quelle donne allergiche o che annoverano casi di questo tipo all'interno della propria famiglia. La rinuncia deve riguardare il latte, i latticini, lo yogurt e i formaggi stagionati. L'unica eccezione può riguardare il parmigiano, al cui interno le proteine risultano già digerite.

Nel caso in cui le coliche siano frequenti e intense, un'altra indicazione rimanda alla rinuncia ad altri alimenti che spesso causano allergia: è il caso della soia, delle uova, della farina, delle nocciole, dei pinoli e del pesce. Cautela viene raccomandata anche nei consumi di cioccolato (in tutte le forme).

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Quanto ai legumi, «non è vero che la donna deve rinunciarci per tutti i mesi in cui allatta al seno - chiarisce Savino -. Il documento pubblicato nel 2018 sulla Cochrane Library evidenzia che l'incidenza delle coliche gassose non varia tra i bambini allattati al seno e quelli nutriti con il latte artificiale. Motivo per cui, se si ha un figlio che ne soffre e che riceve il nutrimento dalla mamma, non è il caso di correre in farmacia per modificare la dieta del neonato. Né, in caso di ricorso alla formula, è indicata la ricerca di prodotti diversi da quelli fino a quel momento assunti. Per la stessa ragione, non è il caso di virare sulle bevande di origine vegetale. Nessuna maggiore utilità deriverebbe dal ricorso agli idrolisati spinti (di origine animale e vegetale), utilizzati (su indicazione medica) nei bambini allergici alle proteine del latte. Né ai latti in formula a basso (o nullo) contenuto di lattosio.

«Non ci sono dati che evidenzino un effetto peggiorativo delle coliche determinato dall'allattamento al seno - aggiunge Savino -. Motivo per cui le mamme che nutrono il proprio bambino devono essere incoraggiate a farlo per non perdere una corretta abitudine, immaginando di poter così risolvere il malessere del neonato».

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Come Curare le Coliche Gassose?

Le manifestazioni tendono a regredire e a scomparire una volta raggiunta i tre mesi (se persistono, è il caso di interpellare il pediatra per valutare la presenza di altre problematiche). Come comportarsi, nel frattempo? Nessuno dei farmaci utilizzati (a partire dal simeticone) si è finora dimostrato efficace negli studi finora condotti. Ragion per cui «l’utilizzo della terapia farmacologica deve essere limitato e riservato a casi individuati dal pediatra come necessari e per brevi periodi», aggiunge lo specialista.

Probiotici e Fitoterapia

Tra questi, può tornare utile la supplementazione con alcuni probiotici (a base di Lactobacillus reuteri) e l’utilizzo di alcuni fitoterapici a base di finocchio, camomilla e melissa.

Coliche neonatali

Consigli Utili per l'Alimentazione Durante l'Allattamento

Durante l’allattamento il fabbisogno calorico e idrico della donna aumentano in proporzione alla produzione di latte. L’aumento del fabbisogno energetico è garantito in parte dalle scorte accumulate durante la gravidanza, mentre la restante quota calorica va reintegrata con l’alimentazione. Niente rinunce, basta un’alimentazione varia ed equilibrata, basata su cibi leggeri e di qualità. È solo raccomandata una limitazione nell’assunzione di caffè e alcolici. L’attenzione va quindi posta principalmente sulla qualità e varietà degli alimenti scelti, per favorire l’assunzione dei nutrienti richiesti in questa fase.

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Infatti, c’è una maggior richiesta di proteine, calcio, iodio, zinco, rame, selenio, vitamina A, vitamine del gruppo B, vitamina C, oltre che di acqua. Mettersi a dieta non è consigliato: se rispetterete una alimentazione equilibrata, con l’allattamento riuscirete a perdere i chili accumulati in gravidanza.

Durante l'allattamento è fondamentale seguire un'alimentazione varia ed equilibrata, simile alla dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura e cereali integrali, che sono ottime fonti di fibra alimentare. È preferibile optare per frutta e verdura di stagione e di produzione locale. Non dimenticare di includere 4-5 porzioni settimanali di legumi, che forniscono proteine vegetali e fibre, alternandoli con carne, pesce, uova e formaggi.

Il pesce, grazie al suo contenuto di DHA, è particolarmente importante nell'alimentazione della donna che allatta. Si consiglia di consumare almeno 2 porzioni di pesce a settimana, preferibilmente 3-4, scegliendo pesce azzurro di piccola taglia come sarde, alici e sgombro, che presentano un minor rischio di contenere contaminanti ambientali rispetto a pesci di grossa taglia come tonno e pesce spada.

Alimentazione durante l'allattamento

Esempi di Menù Giornaliero

  • Colazione: Un caffè abbinato a una spremuta (due arance fresche), due fette di pane tostato con un velo di burro (o crema di frutta secca) e uno di marmellata.
  • Spuntino: Uno yogurt bianco intero con frutta fresca e una manciata di noci o mandorle.
  • Pranzo: Una tisana accompagnata da qualche fetta biscottata con un velo di miele e un po’ di frutta fresca.
  • Cena: Seguire le posizioni ufficiali dell’Academy of Nutrition and Dietetics che affermano che un’alimentazione veg in allattamento è in grado di soddisfare pienamente i fabbisogni della donna e del lattante tanto quanto un’alimentazione onnivora.

Alimenti e Comportamenti Sconsigliati

Come altri aromi, anche l’alcol e il fumo di sigarette sono percepiti nel latte materno, seppure non sia stato dimostrato che la trasmissione di tali aromi al latte possa creare propensione al consumo di alcol o di sigarette.

Infatti, l’alcol durante l’allattamento passa totalmente dal sangue della madre al latte. La raccomandazione è invece quella di astenersi completamente nelle prime settimane di vita del bambino (almeno sei-otto settimane), data l’immaturità epatica del piccolo.

Quindi nell’alimentazione in allattamento è possibile tutti i cibi, prestando attenzione, però, ai liquidi contenenti caffeina, da consumare con moderazione come in gravidanza, e nel consumo di alcolici.

Il Ruolo della Fibra

La dieta della mamma può però aiutare il bimbo ad avere un microbiota intestinale più sano. Come? Tramite la qualità di ciò che mangia! Più che pensare alle cose da non mangiare durante l’allattamento, concentrati su ciò che invece puoi e devi mangiare quando allatti! Ricorda che la qualità della dieta può influenzare positivamente la composizione del latte. Per esempio il neonato trae beneficio da una dieta ricca di DHA, che favorisce lo sviluppo del suo sistema nervoso e di colina. Assicuragli tutti i nutrienti di cui ha bisogno per crescere!

In sintesi, le prime esperienze sensoriali con composti aromatici dal liquido amniotico e dal latte materno durante i cosiddetti periodi “sensibili” di apprendimento dei sapori, sono fattori determinanti all’origine delle preferenze di gusto, e possono condizionare il comportamento nel passaggio ad alimenti solidi, creando propensioni e avversioni che a loro volta incidono sulla salute e sul benessere del neonato, del bambino e quindi dell’adulto.

La lattuga, che è costituita principalmente da acqua (circa il 95%) e contiene molti elementi nutrienti come il potassio, il calcio, il magnesio, il fosforo, il beta-carotene, la vitamina B e l’acido folico. Ha, inoltre, diversi benefici: contrasta la ritenzione idrica, regola il livello degli zuccheri nel sangue, allevia i disturbi gastrici come la gastrite e la colite. Diversamente non vi è alcuna controindicazione per l’insalata e la scarola. Particolarmente consigliati durante l’allattamento sono anche la rucola (attenzione: non la rucola selvatica, quella è da evitare!) e gli spinaci.

Gli spinaci, invece, contengono molte proprietà nutritive come sali minerali, potassio e fosforo. Come già specificato, non vi sono verdure particolari che potrebbero recare danni all’organismo della donna o al bambino e che sono quindi da evitare durante l’allattamento. Tuttavia, ce ne sono alcune che, se assunte in grandi quantità, potrebbero provocargli dei fastidi.

Tabella: Alimenti Ricchi di Fibre

Alimento Fibre per 100g
Fagioli secchi 17,5 grammi
Lenticchie secche 13,8 grammi
Mandorle secche 12,7 grammi
Fichi secchi 13 grammi
Orzo perlato 9,2 grammi
Lamponi 7,4 grammi
Pasta integrale 6,4 grammi
Pane integrale 6,5 grammi
Farro 6,8 grammi
Carciofi 5,5 grammi

(tutti i dati sono tratti dalla tabella di composizione degli alimenti dell'Inran)

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