La nostra casa, per quanto ritenuto il posto più sicuro per far trascorrere la giornata al nostro amico cane o gatto, può nascondere alcune insidie che bisogna assolutamente conoscere per evitare il peggio. Chi è che non ha mai ceduto allo sguardo implorante del proprio cane facendogli assaggiare qualche dolcetto? Ma quando si tratta di cioccolata bisogna davvero stare attenti: il cioccolato è velenoso per i cani.

23 - Se il cane mangia la cioccolata? Il cioccolato non va dato agli animali, ecco il perchè.

Il cioccolato contiene due alcaloidi metilxantinici, la teobromina e la caffeina, che messi insieme sono estremamente tossici per l'apparato gastroenterico, i reni, il cuore e il sistema nervoso dei cani (e anche dei gatti) i quali metabolizzano queste sostanze molto più lentamente rispetto all'uomo. Più il cioccolato è puro, maggiore è il pericolo: per un animale di 5 kg possono essere letali meno di 50 grammi di cioccolato fondente, mentre la dose letale del cioccolato al latte è di circa 250 gr. Certamente nessuno di voi darebbe da mangiare al proprio cane tutto quel cioccolato, ma tenete presente che anche dosi minori sono comunque tossiche. Il pericolo maggiore consiste però nel fatto che il cane è un animale che tende ad ingerire velocemente grandi quantità di cibo, quindi è soprattutto la possibilità di poter rubare tale delizia che mette a rischio la sua vita.

Se vi accorgete che il vostro cane ha mangiato del cioccolato, non aspettate a vedere se compaiono sintomi, rivolgetevi subito al veterinario che valuterà per prima cosa se e come indurre il vomito.

A quanti di voi è capitato di mangiare cibi scaduti involontariamente e sopravvivere? A ciascuno di voi, ovviamente. Premettendo che è sempre meglio consumare gli alimenti entro la data di scadenza indicata sull’etichetta, è anche vero che quando si tratta di scadenza dei generi alimentari bisogna fare le dovute differenze: i prodotti non degradano tutti allo stesso modo.

Gli alimenti che indicano sulla confezione la dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro”, significa che possono essere consumati anche alcuni mesi dopo quella data. Resistono di più all’invecchiamento e mantengono la loro commestibilità oltre il termine previsto, a discapito però di un progressivo decadimento delle caratteristiche organolettiche (sapore, aroma, colore, friabilità, profumo) e di quelle nutrizionali (contenuto di vitamine, antiossidanti e sali minerali). Gli alimenti in questione sono: pasta, riso, biscotti secchi, conserve, alimenti in scatola, bibite, olio. Per fare un esempio, l’olio extravergine di oliva andrebbe consumato entro 12-18 mesi. Con il passare del tempo va incontro a processi di ossidazione, che determinano l’aumento dell’acidità e l’irrancidimento dei grassi.

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Indipendentemente dalla data di scadenza, qualsiasi alimento che presenti variazioni di colore, consistenza, odore, sapore non deve essere assolutamente consumato. Medesimo discorso per confezioni arrugginite, bombate o rigonfie.

Il discorso differisce per tutti gli alimenti molto deperibili come latte fresco, yogurt, latticini, pasta fresca, cibi preconfezionati, carne, uova e pesce. In questi casi superare il termine di scadenza, indicato con la dicitura “Consumare entro”, seguito dal giorno e dal mese, può anche comportare seri rischi per la salute, dovuti alla crescita e moltiplicazione di batteri e muffe, alcune volte innocui, responsabili in particolare del cattivo odore dei prodotti. In altri casi si possono sviluppare delle tossine altamente pericolose.

Le alterazioni a cui va incontro un alimento dopo la scadenza sono dovute allo sviluppo di microorganismi come salmonella, staphylococcus aureus e clostridium perfrigens. Possono determinare intossicazioni o tossinfezioni alimentari, a seconda che producano o meno una tossina. I sintomi sono quasi sempre gastrointestinali, come dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, disidratazione e in alcuni casi febbre. Con la cura adatta si risolvono nel giro di alcuni giorni, ma nelle persone più deboli come gli anziani o i bambini molto piccoli possono creare seri problemi.

Esiste un batterio che più di altri sta causando molti morti negli Stati Uniti, ed è il clostridium botulinum responsabile del botulismo, un’intossicazione alimentare provocata dall’ingestione di alimenti nei quali è presente la tossina prodotta dal batterio. I cibi in questione sono soprattutto la carne e il pesce in scatola, i salumi, le conserve (soprattutto quelle casalinghe) e i vegetali conservati sott’olio. La sua presenza nell’alimento viene sospettata se al supermercato notate un rigonfiamento del coperchio. Il batterio può anche moltiplicarsi mantenendo quasi inalterate le caratteristiche esterne.

Fondamentale è evitare gli sprechi cambiando qualche piccola abitudine, come comprare con criterio e quanto basta, cucinare con attenzione, acquistare dai produttori locali e imparare a consumare gli avanzi senza storcere il naso.

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Non è chiaro il motivo per cui alcuni soggetti sviluppino una o più allergie, ma è possibile individuare alcuni fattori di rischio che possono aumentare il rischio di svilupparle:

  • Precedenti famigliari.
  • Precedenti personali.
  • Altre allergie. Se siete già allergici a un alimento, il rischio di diventare allergici a un altro alimento aumenta.
  • Età. Le allergie alimentari sono frequenti soprattutto tra i bambini, specie tra i neonati e i bambini piccoli. Crescendo, l’apparato digerente si sviluppa e diminuisce la capacità dell’organismo di assorbire alimenti o ingredienti che scatenano le allergie. Per fortuna i bambini guariscono spontaneamente dalle allergie al latte, alla soia, al grano e alle uova.

L’intervento medico tempestivo è fondamentale nel caso di shock anafilattico. Rivolgetevi sempre al medico in presenza di dubbi su una possibile allergia alimentare ed evitate qualsiasi test casalingo o erogato in strutture di dubbia affidabilità.

Il prick test cutaneo è in grado di evidenziare reazioni allergiche a determinati alimenti. Durante questo test, piccole quantità degli alimenti sospetti sono collocate sulla pelle dell’avambraccio o della schiena. Poi si gratta la pelle con un ago, per far sì che una minuscola quantità della sostanza penetri sottopelle.

Gli esami del sangue specifici sono in grado di misurare la risposta immunitaria nei confronti di determinati alimenti, controllando la quantità di anticorpi specifici dell’allergia (immunoglobuline E, o IgE) presenti nel sangue.

Vi potrebbe essere richiesto di eliminare gli alimenti sospetti per un periodo che va da due a sei settimane, per poi di reintrodurli di nuovo nella dieta, uno alla volta. Questo processo può contribuire a collegare i sintomi agli alimenti specifici, tuttavia non è immune da errori, perché possono entrare in gioco sia fattori psicologici sia fattori fisici. Ad esempio, se si pensa di essere sensibili a un alimento, si potrebbe scatenare una risposta che però non ha nulla a che vedere con una reazione allergica.

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L’unico modo certo per evitare le reazioni allergiche è evitare gli alimenti che provocano i sintomi ma, nonostante tutte le precauzioni, potreste comunque entrare in contatto con l’alimento che provoca una reazione. Per le reazioni di lieve intensità gli antistaminici disponibili in farmacia con o senza ricetta possono aiutare ad alleviare i sintomi. Portatene sempre uno con voi.

Non date nulla per scontato, leggete sempre le etichette degli alimenti, per accertarvi che non contengano un ingrediente a cui siete allergici o anche solo una possibile contaminazione. Anche se pensate di sapere di che cosa è fatto un determinato alimento, controllate sempre l’etichetta. In alcuni casi gli ingredienti possono variare.

Quando uscite a cena, c’è sempre il rischio di poter mangiare qualcosa a cui siete allergici. Informate lo staff del ristorante delle vostre allergie, ma tenete conto che qualcuno potrebbe non comprendere pienamente la gravità delle reazioni allergiche e potrebbe non capire che anche una minuscola quantità di alimento è in grado di causare una reazione grave in alcune persone.

In passato le diete a rotazione, in cui si evitava un determinato alimento solo in certi periodi, sono state usate per curare le allergie alimentari. Non c’è alcuna prova scientifica che dimostri l’efficacia di queste o di altre diete simili contro le allergie alimentari.

Sintomi dell’intossicazione alimentare

I sintomi sono chiari: dalla diarrea al vomito, dai dolori addominali al mal di testa: l’intossicazione da cibo non va sottovalutata, anche se nella grande maggioranza dei casi si tratta di un problema transitorio.

Cause di intossicazione alimentare:

  • Intossicazione alimentare dovuta a tossine vegetali e animali.
  • Intossicazione di origine chimica.
  • Intossicazione da microrganismi: batteri, muffe, parassiti e virus.
  • Intossicazione per alimenti contaminati.

Durata dell’intossicazione alimentare

Con le precauzioni che abbiamo visto, un’intossicazione da cibo dura pochi giorni. La durata dell’intossicazione alimentare può variare da soggetto a soggetto, soprattutto in vista dei quantitativi e dal tipo di tossine ingeriti. Solitamente i sintomi compaiono poco dopo la consumazione del pasto contaminato e durano poche ore o giorni, raramente durano settimane. Per migliorare il decorso della patologia e velocizzare la guarigione è importante adottare delle regole dietetiche ben precise.

Cosa mangiare in caso di intossicazione?

In caso di intossicazione alimentare è importante evitare di sovraccaricare di lavoro il nostro apparato digerente. Nei bambini, negli anziani e nei casi di intossicazione alimentare in gravidanza infatti, la reidratazione risulta essere di vitale importanza.

Prevenzione delle intossicazioni alimentari: 5 consigli

Vedremo ora dei semplici consigli e rimedi contro l’intossicazione alimentare:

  1. Assicurarsi di aver cotto per bene i cibi
  2. Lavare correttamente gli alimenti, soprattutto frutta e verdura che spesso vengono consumate crude
  3. Fare attenzione alla conservazione dei cibi per garantire la maggiore sterilità possibile
  4. Seguire le norme igieniche prima di preparare i pasti, lavando dunque sia le mani che il piano di lavoro con tutti gli utensili da utilizzare
  5. Separare i cibi crudi da tutti gli altri per prevenirne la contaminazione

I primi sintomi dell’intossicazione da cibo sono i più chiari, e non lasciano dubbi: nausea, vomito e diarrea. Aggiungete anche un senso di debolezza e qualche crampo allo stomaco.

Bevete molti liquidi o vi disidraterete. L’acqua è il miglior liquido di sostituzione, seguita da altri fluidi limpidi come il succo di mela, il brodo di carne o il brodo di verdure. Anche le bibite gassate vanno bene purché le beviate senza bollicine. Le bollicine irriterebbero ulteriormente lo stomaco. E la Coca-Cola sgasata, per ragioni ancora non chiare, ha un vantaggio in più, vi fa passare la nausea.

Vomito e diarrea possono farvi perdere importanti elettroliti come potassio, sodio e glucosio. Potete sostituirli bevendo soluzioni saline reidratanti già pronte, facilmente reperibili (come il Gatorade).

Avete bisogno di riposo. Il vostro corpo sta cercando di liberarsi dei germi tossici. In certi casi, prendere farmaci antidiarroici può interferire con le risorse di cui l’organismo dispone per battere l’infezione. Per cui tenetevi alla larga dai medicinali e lasciate che la natura faccia il suo corso. Se siete convinti che sia necessario prendere qualcosa, consultate prima il vostro medico.

In genere, qualche ora dopo che vomito e diarrea si sono calmati siete pronti per un po’ di ‘buon’ cibo. Ma andateci piano. Lo stomaco è stato attaccato, è debole e irritato. Cominciate con alimenti facili da digerire. Provate con fette biscottate, brodo, cracker, riso bollito o semolino. Evitate i cibi ricchi di fibra, i cibi molto speziati, gli alimenti acidi, molto grassi o troppo dolci e i latticini, che possono irritare lo stomaco ancora di più.

Un’intossicazione grave, che sfocia nell’avvelenamento vero e proprio, si riconosce innanzitutto da alcuni indicatori. Difficoltà a inghiottire, a parlare e perfino a respirare.

Ha una naturale azione antinausea, e antinfiammatoria per le vie digestive. Favorisce in tempi molto brevi il riequilibrio della flora batterica intestinale, e così elimina la nausea e inibisce lo sviluppo di numerosi microbi patogeni.

E’ composto da minuscole particelle capaci di intrappolare le tossine presenti nel nostro organismo.

Covano nella frutta e nella verdura contaminate da liquami o non lavate bene.

E’ un batterio micidiale, che può provocare anche la morte e ha un’incubazione velocissima, da 24 a 36 ore.

Premesso che l’intossicazione da cibo è sempre legata al deterioramento di un alimento, o alla sua cattiva conservazione, esistono alcuni prodotti che sono più pericolosi. E dunque vanno mangiati sempre con la sicurezza della provenienza e in buone condizioni igieniche.

Quali alimenti sarebbe meglio evitare?

I cibi da evitare sia a scopo preventivo, sia in caso di intossicazione alimentare in atto, sono rappresentati da:

  • Carne cruda
  • Pesce crudo non trattato con abbattitore professionale che porta la temperatura a -20°C per almeno 24 ore
  • Uova crude
  • Latte e latticini non pastorizzati
  • Salumi crudi

Al mondo esistono più di 250 tra intossicazioni e tossinfezioni alimentari, e il nostro Paese secondo le statistiche europee è al secondo posto nella classifica del numero di intossicazioni alimentari registrate. La maggior parte tra queste dà sintomi come diarrea, febbre e vomito ed è ovviamente più insidiosa nei bambini.

Tra le cause più comuni delle tossinfezioni c’è il Campylobacter, che si stima sia responsabile del 5-14% dei casi di diarrea in Paesi come Usa, Inghilterra, Svezia. Serbatoi naturali di questi germi sono animali come pollame, suini, bovini. Le modalità di trasmissione prevedono, oltre all'ingestione di alimenti contaminati (latte, carne), anche il contatto con animali domestici.

Altro patogeno tra i più insidiosi è l’Escrerichia coli, che ha in genere un’incubazione di 2-5 giorni. In questo caso gli alimenti a rischio sono latte e formaggi non pastorizzati, carne bovina mal cotta e vari alimenti freschi come l'insalata.

E poi c’è il Clostridium botulinum, volgarmente detto botulino, ovvero il veleno dei cibi inscatolati o conservati che hanno ricevuto un trattamento termico inadeguato. Si tratta infatti di un’intossicazione che si stabilisce nell'uomo in seguito all'ingestione di alimenti contaminati in cui il batterio ha prodotto l'esotossina. Questa intossicazione insorge in genere dopo 12 -36 ore dal consumo di cibo contaminato e i segni clinici sono a carico prevalentemente del sistema nervoso: disturbi visivi, difficoltà della parola, fino ad arrivare alla paralisi respiratoria o al collasso cardiocircolatorio. Gli alimenti a rischi sono in questo caso i cibi inscatolati.

Come non citare infine la Salmonella, che causa diversi tipi di infezione, si trova soprattutto nella carne non cotta, pollame, uova e prodotti caseari e muore negli alimenti pastorizzati.

Primo: è bene ricordarsi che la temperatura ideale dei batteri è tra i 5 e i 65 gradi: la prima regola è dunque evitare dunque di tenere i cibi a queste temperature. Occhio poi alle cotture incomplete e, ovviamente, a consumare cibo scaduto. Ed è utile sapere che l’utilizzo di elementi protettivi come coperchi o pellicola trasparente riduce il rischio di contaminazione.

Esistono poi alimenti che per definizione sono più a rischio di altri: creme e salse contenenti uova (maionese), carne e derivati, frutti di mare crudi, formaggi, verdure non lavate bene e consumate crude e uova. Attenti dunque a questi cibi che necessitano di maggior cura nella conservazione e nella fruizione.

Dunque è consigliabile rinunciare a qualche piacere in nome della sicurezza e magari aspettare la stagione più fredda per togliersi qualche voglia gastronomica. E poi se siete fuori casa tenete sempre a mente che i piatti freddi devono essere in banco refrigerato e protetto, non esposto all’aria né alla temperatura dell’ambiente, mentre i piatti caldi devono essere fumanti.

Gli altri consigli sono di normale buon senso: lavare spesso le mani, evitare che il cibo entri in contatto con mosche e insetti, separare la carne e il pesce dagli altri alimenti, usare attrezzature diverse per i cibi cotti o crudi, cuocere completamente i cibi evitando di lasciarli a temperatura ambiente e non scongelare il cibo a temperatura ambiente. E’ poi preferibile optare per alimenti che sono stati sottoposti a trattamenti per renderli sicuri, come la pastorizzazione del latte, usare acqua sicura, lavare sempre la frutta e la verdura prima di consumarla (magari aggiungere un po' di bicarbonato).

Le intossicazioni alimentari sono comuni e più frequenti di quanto si creda: la maggior parte delle intossicazioni è dovuta al consumo di carne e pesce crudo non freschissimi o conservati male. Ma non solo, gli agenti causa di intossicazione sono molto numerosi. L'intossicazione alimentare consiste proprio nell'ingestione di cibo contaminato da agenti patogeni: dalla salmonella all'Escherichia coli. Compresi tutti quei ceppi virali che possono essere trasmessi dagli alimenti.

Sintomi dell'intossicazione alimentare

I sintomi dell'intossicazione alimentare possono essere diversi e anche manifestarsi in modo differente, a seconda della causa dello stato di intossicazione e del livello di quest'ultima. I primi sintomi a fare capolino sono normalmente nausea (anche molto forte) e mal di stomaco, associati spesso a dolore addominale crampiforme e a dissenteria (con conseguente pericolo di disidratazione soprattutto per i bambini, per gli anziani e per i soggetti immunodepressi). Al disturbo gastrointestinale, si somma un altro tipo di sintomatologia che interessa anche il livello di energia dell'organismo. Infatti, in caso di intossicazione alimentare, si può avere mal di testa associato a vertigini (emicranie dolorose e anomale) così come sentirsi estremamente spossati. A volte, compaiono anche febbre e brividi di freddo o tremori e non è raro che si percepiscano dolori muscolari abbastanza simili a quelli causati dalle diverse forme influenzali. Il tutto associato quasi sempre a inappetenza.

Per fortuna, la maggior parte delle intossicazioni alimentari non dura molto a lungo e si risolve spontaneamente e senza l'uso di farmaci. Bensì facendo attenzione alla dieta e avendo un po' di pazienza, soprattutto per quanto riguarda l'impatto dei sintomi correlati allo stato di irritazione di stomaco e intestino.

Cause dell'intossicazione alimentare

Ma perché alcuni alimenti arrivano a causare tali intossicazioni alimentari? I motivi possono essere diversi, c'è da sottolineare che la maggior parte delle intossicazioni di tipo alimentare è causata dall'ingestione di cibi di origine animale crudi o conservati male. Non è necessario che un alimento sia scaduto, infatti, perché possa sviluppare una carica batterica o virale anche molto pericolosa.

La cottura tende a diminuire notevolmente il rischio di intossicazione alimentare. Così come è necessario conoscere bene i modi di conservazione dei diversi cibi (compresi quelli precotti e surgelati) per non incorrere in errori e pericoli di contaminazione.

Uno dei maggiori rischi di contaminazione riguarda anche la preparazione casalinga di conserve, confetture e marmellate. Infatti, non sempre "fatto in casa" è sinonimo di sano. La produzione industriale può risultare meno appetibile dal punto di vista del gusto e della scelta delle materie prime ma deve rispondere a normative ben precise e rigide riguardo la sicurezza e l'igiene dell'alimento in ogni sua fase di preparazione.

In casa, invece, si possono commettere errori in grado di generare contaminazioni anche tra diversi alimenti o sviluppo di batteri molto pericolosi (pensiamo, per esempio, alla salmonella). Dunque, quando si ha voglia di preparare una conserva è necessario seguire step by step tutte le indicazioni in merito alla corretta sterilizzazione e conservazione di cibi e contenitori.

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