La Zingara ischitana, o semplicemente Zingara di Ischia, è un panino molto famoso sull'isola d'Ischia. Questo delizioso sandwich è nato negli anni '70 in un bar di Ischia Porto, in un'epoca in cui la moda hippie e lo stile gitano erano in voga. Il nome "Zingara" evoca leggerezza, spensieratezza e libertà.
La Zingara è diventata un classico moderno di Ischia, un panino composto da due fette di pane, mozzarella, pomodoro, prosciutto crudo e lattuga, grigliato fino a diventare croccante. Questo non è un cibo da ristorante, ma un'autentica espressione dello street food locale.
Oggi prepariamo insieme la zingara che è piaciuta tantissimo soprattutto a Simone anche se lui dice che ci starebbe bene anche un’acciuga sott’olio…chissà, forse ha ragione ma la ricetta tipica del panino più famoso di Ischia è solo mozzarella fiordilatte, pomodoro a fette, insalata, maionese e pane grigliato.
Volete provare a prepararla insieme a me? Iniziamo subito e fatemi sapere se la conoscevate e se vi è piaciuta.
Nasce negli anni 70 in un bar di Ischia Porto, questo non è cibo da ristorante, e visto che sono gli anni degli hippie gli viene dato un nome intrigante che sappia di viaggio, di leggerezza, di libertà. Nasce la Zingara, gipsy nell'anima, e da lì comincia ad essere preparato anche in altri locali, nella versione originale o in altre diverse da bar a bar.
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ZINGARA ISCHITANA
La Ricetta Originale della Zingara Ischitana
La ricetta tradizionale prevede ingredienti semplici ma di alta qualità:
- Due fette spesse di pane del panificio Boccia (di Ischia, fatto con lievito madre)
- Prosciutto crudo
- Fette di mozzarella fiordilatte
- Fette di pomodoro
- Lattuga
- Maionese
Preparazione
Per preparare una Zingara perfetta, segui questi passaggi:
- Spalma la maionese su entrambe le fette di pane.
- Disponi il prosciutto crudo, il fiordilatte, le fette di pomodoro e la lattuga su una delle fette di pane.
- Chiudi il panino con l'altra fetta di pane.
- Griglia il panino su una piastra o in una padella fino a quando il pane diventa croccante e dorato.
A questo punto chiudere le fette e poi piastrarle, badando a che il pane diventi croccante, giammai bruciato.
Una comune padella o piastra, alimentata a fiamma bassa, va più che bene, basta che sia abbastanza grande da potervi adagiare comodamente le Zingare. Questo affinchè risulti meno arduo girarle di tanto in tanto.
Consigli per una Zingara Perfetta
Si fa presto a dire di aver mangiato la vera “Zingara”. La prima - probabilmente la più importante di tutte -, è non utilizzare il pane appena sfornato. Se avete intenzione di preparare le zingare per cena, va bene il pane cafone comprato al mattino, o anche quello del giorno prima. L'”optimus” è chiaramente il pane di Boccia, lo storico panificio di Ischia Ponte con cui è nata la ricetta alla fine degli anni ’70; però, va da sé, questa è un’esclusiva riservata ai soli ischitani e perciò da prendere in considerazione fino a un certo punto.
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Altra accortenza è lo spessore delle fette di pane che deve essere di 1,5 massimo 2 centimetri. La terza regola - o meglio, deroga -, riguarda la lattuga. Quarta regola, la mozzarella non deve essere acquosa, sennò meglio il fior di latte; quinta e ultima, per favorire la diffusione del calore, coprire la padella con un coperchio al momento di cuocere la zingara, fermo restando che le fette di pane vanno girate e piastrate di tanto in tanto.
Zingara ischitana una ricetta buonissima ma soprattutto velocissima! Si tratta di un crostone di pane abbrustolito farcito con tanti ingredienti buoni e semplici come fior di latte, prosciutto crudo dolce, pomodoro, insalata iceberg e maionese.
Una ricetta veloce che è stata inventata alla fine degli anni 70 nell’isola di Ischia ed oggi è una vera e propria istituzione locale, non potete andare ad Ischia e non assaggiarla, io ci sono andata la scorsa estate in vacanza ed è stata la prima cosa che ho mangiato, ero arrivata stanca, accaldata e affamata dopo 3 ore di macchina e 1 ora di traghetto e ci credete se vi dico che appena ho dato un morso mi sono passati tutti i malumori?
q.b. L’avete già provata? no?
Il Segreto del Nome e la Storia
Due grandi fette di pane (rigorosamente cotto a legna o pellet) che si racchiudono, una volta maionesizzate all’interno, su un ripieno stratificato orizzontale di prosciutto crudo, fiordilatte, pomodoro insalatoso (della grandezza di quelle verdi fritti... alla fermata del treno, banale citazione per cinefili) e, poi… Poi? Non tutti sanno che la Zingara è un’ischitana verace, ha un background d’ispirazione anglosassone, è nata a Ischia Ponte nella seconda metà degli Anni Settanta e il suo creatore è un personaggio poliedrico, versatile e creativo al top: Nello Massa.
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Originalissimo come designer e scultore, artista ipersensibile e riflessivo; imprenditore moderno e di forte inventiva, sub provetto, globetrotter e poi marito e padre stanziale, Nello è un isolano talentuoso che ha una qualità rara, l’understatement, che io traduco con «la consapevolezza del sorriso relazionale». Ed ecco, allora, più avanti leggete il racconto essenziale di Nello Massa.
Simbolicamente epocale, mi riporta all’età della spensieratezza quasi feroce del liceo, divertente, in qualche modo emozionante per alcuni dettagli. Anche perché comincia da Londra e mi permette di associare due immagini belle forti che ho scattato lì qualche tempo fa: all’esterno dello Shakespeare's Globe Theatre e all’interno della Tate Modern. Posti mitici, vicini tra loro… Per vari motivi - mi affido all’acume di chi le osserva e ci pensa su - le due foto sono legate alla «Zingara»… Ah, ah.
«Era agosto, stavamo a Londra. Sì, eravamo andati a Londra, allora lo si faceva. Venice House si chiamava - ricorda Nello - la casa dove avevamo fittato la stanza. Con un po’ di ritardo, mi accorsi che sotto casa c’era un pub e la cosa mi incuriosì. Un pomeriggio ci andai a bere una birra: rimasi sbalordito dall’enorme quantità di cose tipiche che c’erano lì dentro. Non avevo mai visto da vicino un vero pub inglese, e di tutti quegli oggetti e arredi tipici ero veramente un po’ invidioso!
Venivo da Ischia, dove le tipicità e le tradizioni dai giovani non erano affatto apprezzate, specialmente in quel periodo. Parliamo del 1974, ci sentivamo inferiori a quelli del continente e perciò cercavamo di imitarli in tutto.
«Nel 1977 decisi di mettermi in proprio e in società con un amico, Giovanni T. anch’egli novizio marittimo. Affittai - continua la narrazione - un vano terraneo di tre ambienti, dove, fino a poco prima, vi era stata una bottega di vino piena di botti. Il ricordo dell’impressione che mi aveva lasciato il pub di Londra non mi aveva affatto abbandonato. Decisi allora che anch'io dovevo fare qualcosa di veramente tipico, ma tipico ischitano.
Trasformai quei tre piccoli ambienti amorfi in uno spazio aggraziato: due ampi archi leggeri a sesto ribassato in sequenza crearono armonia e continuità. L’intonaco ad arriccio grosso a calce bianca era fantastico e le sedute in muratura a semicerchio con lunghi cuscini marcavano ancora di più l’idea dell’isola mediterranea.
Le travi del soffitto furono tinte a noce e i tavoli e le panche in legno doppio, anche, e poi verniciate. Il retrobanco fu ricavato da un fianco di una enorme botte, e lo schienale a muro di una lunghissima panca fu realizzato da due basti di crine verde per muli (“stora ‘e ciuccio”). Il lavoro fu lungo e durò quattro mesi. Una lezione di stile che vale ancora oggi.
«Fatto il locale, si doveva fare il menù. Avevo assunto una donna di Ischia capace di fare cucina ischitana e un ragazzo, Massimo Acunto, alla piastra. La sera tardi con il locale ancora aperto facevamo esperimenti per arricchire il menù, con prove in continuazione, e in una di quelle sere - tra il 10 e il 20 agosto del ’77 - fra un cozzetto e una piccola fetta di panello di Boccia, piastrammo, con l'aiuto di un coperchio ammaccato, del prosciutto crudo e del fiordilatte di Agerola.
Il risultato? Niente male, e allora seduta stante aggiungemmo della maionese, una fetta di pomodoro da insalata e lo ripassammo sulla piastra. Fu un’esplosione di sapori, e così nacque lo “zingaro”, poi corretto in la “zingara”.
La Disputa con Procida
Ugo De Rosa | Scandalo nel golfo di Napoli: Procida ruba “La Zingara” all’isola d’Ischia ed è subito tensione tra le due isole sorelle. Il ristorante il Gazebo, situato nel porto di Procida annuncia sui social di aver registrato il marchio “laZingara”.
Due fette di pane a legna, prosciutto crudo, fiordilatte (meglio se di Agerola), pomodoro e insalata, il tutto arricchito da una pennellata di maionese e coeso dal calore di una piastra arroventata. Un panino semplice, croccante e gustoso, protagonista assoluto dei menù dell’isola d’Ischia e non solo.
Il sapore del panino made in Ischia, dopo le felici sperimentazioni isolane, ha travalicato i confini ischitani raggiungendo anche le isole sorelle e la terraferma. Non è difficile, infatti, trovare nei menù di tutta la Campania, trionfante tra gli hamburger a stelle e strisce e i kebab mediorientali, il panino nato nelle leggendarie notti della movida ischitana degli anni 70. E naturalmente anche a Procida.
D’altronde il potere e la bellezza della cucina è proprio questo. E uno dei luoghi dell’isola di Procida dove il panino viene maggiormente apprezzato è uno dei tanti locali situati sul porto di Procida che ieri ha deciso di dare una notizia che ha sorpreso non pochi ischitani: “Dopo trent’anni, abbiamo deciso di registrare il marchio: “laZingara”. E per celebrarla in tutto e per tutto, stiamo lavorando anche a delle nuove tipologie del nostro iconico panino!”
Paura e sgomento! La notizia fa subito il giro di Ischia e il tam tam raggiunge anche i puristi della tradizione. Una dichiarazione che fa trasalire gli isolani che si elevano a difensori delle nostre specialità.
Ma a far arrabbiare gli internauti ischitani era stata una dichiarazione, sempre pubblicata ieri sui social, poi cancellata, che era sembrata davvero poco lusinghiera per gli effettivi natali del panino: Il ristorante che ha avuto l’ardire (peccato nessuna ci abbia mai pensato prima) di registrare il marchio “laZingara” aveva scritto: “Dal 1992 offriamo il meglio della cucina tradizionale e gourmet, con le materie prime migliori e fresche.
Apriti cielo. La dichiarazione di paternità viene subito subissata di proteste, tant’è che viene rimossa per dare spazio a una nuova pubblicazione, stavolta di scuse: “Lo staff del Gazebo, per evitare spiacevoli equivoci, ha rimosso la frase “la zingara nasce qui”, precisando che la registrazione del marchio, avvenuta tramite studio legale, è stata pensata per tutelare un prodotto che produciamo ormai da trent’anni. Lungi da noi la volontà di attribuirci la paternità della Zingara e creare attriti non solo con il popolo ischitano, tra i quali annoveriamo stimati colleghi, clienti e amici.
Questione finita? Tutt’altro. Gli amici procidani sono stati bravi a esaltare un panino eccezionale, apprezzato tanto per la sua semplicità quanto per il suo gusto, con un marchio registrato e un logo accattivante.
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