I Panini napoletani, detti anche “pagnottielli”, sono dei panini rustici ripieni di salumi e formaggi, tipici dello street food partenopeo. Questi soffici bocconcini d’impasto lievitato, ripieni di salumi e formaggi, cotti al forno, rappresentano una ricetta tradizionale Campana, molto facile e gustosa, da preparare con e senza Bimby.

Il ruolo del pane nella storia sociale e alimentare di Napoli meriterebbe di essere raccontato, con la necessaria attenzione per le “parti” drammatiche e per quelle “comiche”.

PANINI NAPOLETANI - RICETTA PERFETTA per un RISULTATO DA SOGNO✨🤤

Ingredienti e Preparazione

Ingredienti:

  • gr. 400 di farina
  • ml.100 di acqua
  • ml. 100 di latte
  • gr. 5 di lievito di birra
  • gr. 70 di strutto
  • gr. 150 di provolone del Monaco
  • gr. 100 di pancetta
  • gr. 70 di prosciutto cotto
  • gr. 20 di grana
  • 2 uova sode
  • sale

Per preparare i PANINI NAPOLETANI iniziate dalla preparazione dell’impasto. Far sciogliere il lievito nel latte e l’acqua appena tiepidi. In un’ampia ciotola disporre la farina, fare un buco al centro ed iniziare a versare man mano l’acqua, il latte e il lievito. Ora aggiungiamo la farina, l'uovo, l'olio ed il sale. Ottenete un'impasto liscio e omogeneo.

Quando la pasta inizia ad addensarsi, aggiungere sale, e 2 cucchiai di sugna, e continuare a lavorare fino ad avere un panetto liscio ed elastico.

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Trasferite l’impasto in una terrina oliata, coprite con della pellicola alimentare e fate lievitare in luogo tiepido fino a quando triplica di volume. Per aiutare la lievitazione, mettete l’impasto nel forno spento preriscaldato a 50°C, ci vorranno circa 2 ore. Lasciar riposare il panetto due ore al coperto.

Riprendete il panetto e stendetelo con le mani fino a formare una sfoglia rettangolare di 3 mm circa. Riprendete il panetto e stendetelo su di un piano leggermente infarinato formando un rettangolo di circa 4 mm di spessore.

Ricoprire con prosciutto cotto, pancetta e provolone a pezzetti, e le due uova sode sbriciolate. Ricoprite con i salumi e provolone tagliati a cubetti, una spolverata di pepe a piacere e se vi piacciono anche le uova sode a pezzetti.

Premere con le mani affinché i pezzetti penetrino parzialmente nell’impasto e poi cospargere il tutto con del grana grattugiato. Premete leggermente sul ripieno in i modo che i pezzetti penetrano un po' nell'impasto, cospargete con il parmigiano grattugiato.

Arrotolare la sfoglia formando un rotolo non troppo stretto e tagliarlo in pezzi di circa 3 dita di larghezza. Arrotolate il rettangolo delicatamente su se stesso dal lato lungo formando un rotolo. Tagliatelo in pezzi regolari di circa 4 cm.

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Adagiare i panini napoletani su una teglia unta di olio e lasciarli lievitare coperti da un telo per 2 ore. Trasferite i panini su una teglia ricoperta con carta forno e lasciateli lievitare coperti da un telo per circa 1 ora/1 ora e 30 minuti, fino a quando sono ben gonfi. Lasciateli lievitare ancora un'ora a temperatura ambiente.

Una volta lievitati, spennellare i panini napoletani con il cucchiaio di strutto rimanente e far riposare ancora per 30 minuti. Una volta lievitati, spennellate i panini napoletani con il tuorlo mescolato con circa 2 cucchiai di latte.

Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 20 minuti circa. Accendete il forno statico a 180° e cuocete per circa 30 minuti o fino a quando non saranno belli dorati in superficie. Infornate in forno preriscaldato a 180° statico per circa 25 minuti.

Sfornateli, lasciateli raffreddare coperti da un panno di cotone. Lasciar intiepidire prima di servirli. Servite i vostri panini napoletani.

Spennellate la superficie dei PANINI NAPOLETANI con l’uovo sbattuto e infornateli, in forno caldo, a 180°-190° per circa 20 minuti.

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L’impasto una volta pronto, viene steso e poi farcito con un mix di salumi (prosciutto cotto e salame) e formaggi misti saporiti. Infine, viene arrotolato e tagliato a pezzi. Il risultato saranno dei gustosi panini, perfetti come piatto unico, antipasto o merenda. Si possono conservare e mangiare anche il giorno dopo.

Per preparare l’impasto dei PANINI NAPOLETANI CON IL BIMBY versate nel Boccale l’acqua, il latte e il lievito di birra e riscaldate il tutto a 37° per 30 sec. Dopo, unite metà della farina e impastate 1 minuto, vel. Al termine unite la rimanente farina, lo strutto, il sale e il pepe nero. Impastate 3 minuti, vel. Formate un panetto con l’impasto ottenuto e fatelo lievitare fino al raddoppio.

I panini napoletani sono caratterizzati da un impasto molto morbido e saporito, farcito con salumi e formaggi. Aggiungete: la rimanente farina, lo strutto, il sale e il pepe nero. Formate un panetto e fatelo lievitare fino al raddoppio.

In realtà ho fatto un paio di panini farciti anche in versione vegetariana, con all'interno delle striscioline di pomodorini e formaggio. Vi assicuro che potete farcirli come meglio credete, con il salame, speck e fontina, zucchine a striscioline e formaggio spalmabile, con un'acciuga...

“ ‘A marenna” è certamente la “merenda” della lingua italiana, ma a Napoli indica tutta un’altra cosa. “’O cuzzetiello classico”. Sarebbe bello spiegare che “marenna” è la traduzione in lingua napoletana dell’italiano “merenda”, ma per i cibi il suono dei nomi ha un significato essenziale, è musica, e come la musica evoca immagini e mondi: dici “merenda”, e si disegna davanti agli occhi la serena atmosfera di un salotto borghese, con dame e cavalieri intenti a sorbire tè e caffè, e a contemplare con un desiderio contenuto, talvolta con incredibile distacco, il vassoio colmo di dolcetti e di biscotti. Vedi, insomma, scene che trovi nei quadri di Berthe Morisot, di Mary Cassat, di Eva Gonzalès. Dici “marenna” e “vedi” i contadini protagonisti dei quadri di De Gregorio, di Migliaro e di Caprile. Vedi la fame “interpretata” da Ferdinando Russo, da Viviani, da Scarpetta, da Eduardo, da Totò. Vedi i cortili del tempo che fu, in cui ogni sera le mogli chiedevano ai mariti e le madri ai figli: “Domani, ‘a marenna comm’’a vuò”, illudendosi e illudendoli che la dispensa offrisse un’ampia possibilità di scelta. E la risposta era sempre la stessa, “fa’ tu”, perché il giorno dopo nei campi e sulle oscillanti impalcature e sulle strade che venivano aperte o basolate il lavoro duro e pericoloso avrebbe reso comunque gradita la “marenna”, indipendentemente dal contenuto: era importante il pane. E al momento opportuno il ritorno della fame veniva contenuto e controllato da qualche “’mpustarella”, da un pezzo di pane bagnato nell’olio.

“’O cuzzetiello” era, e ancora è, un personaggio importante. Il “corno” di una “palata” di “pane cafone” veniva svuotato, e poi riempito con il sugo del ragù e con le polpette, anche se molti esperti della cucina popolare ritengono che anche fette di parmigiana di melanzane siano da sempre un companatico classico del “cuzzetiello”.

Non ci sono incisioni sul “pane cafone”: e forse proprio per questo è stato battezzato “cafone”. Senza dimenticare che ancora nei primi anni del ‘900 la scalata sociale di un plebeo veniva “comunicata” al vicinato dal fatto che la sua famiglia mangiava non più il “pane bruno”, ma il “pane bianco” dei signori.

Lo meritano il “pane di Padula”, il “pane di saragolla”, il “panuozzo”, la “panella”. Lo merita il “pane cafone” che può allungarsi in “cocchia”, arrotondarsi in “pagnotta”, ingrandirsi in “palatone”, rimpicciolirsi in “palatella”.

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