Giusto cento anni fa, il 27 ottobre del 1921, Albert Einstein giunse a Padova per rendere omaggio al matematico Tullio Levi-Civita. In quell'occasione, Einstein illustrò i primi fondamenti della teoria della relatività nell'Aula magna dell'Università di Padova.
L'Incontro tra Einstein e Levi-Civita
Il fisico tedesco era venuto al Bo per rendere omaggio ai due matematici che gli avevano permesso di elaborare la teoria della relatività: Gregorio Ricci-Curbastro e Tullio Levi-Civita, entrambi docenti nell'ateneo patavino. Senza di loro, non ci sarebbe stata nessuna teoria della relatività generale.
Einstein e il matematico svizzero Marcel Grossmann avevano compiuto alcuni errori, rilevati da Levi-Civita, che intrattenne con Einstein una fitta corrispondenza: una quindicina di lettere tra marzo e maggio 1915. Lo scambio di missive si interruppe con l'entrata in guerra dell'Italia, ma fu sufficiente per rimediare agli errori.
Nell'ottobre di cento anni fa, l'Aula magna era gremita. Einstein era un personaggio famoso e gli studenti volevano ascoltare la teoria della relatività generale spiegata da chi l'aveva elaborata. Lo introduce Ricci-Curbastro, mentre Levi-Civita non c'è: da due anni è stato chiamato a insegnare nell'università di Roma.
Einstein parlò un'ora lentamente, accuratamente, in lingua italiana, con una precisione scientifica che pareva quasi acquistasse risalto e perfezione dalla precisione linguistica dell'oratore, «buon padrone assoluto e dovizioso della nostra favella».
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«La formalizzazione della teoria della relatività generale richiedeva il contemporaneo sviluppo di una nuova e complessa matematica, assolutamente non facile e per familiarizzare con la quale lo stesso Einstein aveva bisogno di aiuto. La sua nuova e rivoluzionaria descrizione del mondo richiedeva strumenti per nulla semplici», spiega Piero Martin, professore di Fisica della materia all'Università di Padova.
Nel 1900 Gregorio Ricci-Curbastro e il suo allievo Tullio Levi-Civita avevano firmato un articolo nella rivista Mathematische Annalen che introduceva e spiegava il concetto di calcolo differenziale assoluto. «Questo articolo sarebbe risultato fondamentale per la formulazione della teoria della relatività generale.
La teoria della relatività di Einstein spiegata in 2 minuti
La Corrispondenza Scienza-Matematica
Einstein e Levi-Civita si scrivono quindici lettere nei tre mesi che precedono lo scoppio della Prima guerra mondiale. Il matematico padovano contesta al fisico tedesco un passaggio sulla relatività. Einstein il 5 marzo gli scrive da Berlino: «Quando ho visto che lei rivolge la sua attenzione contro la dimostrazione più importante della teoria che mi è costata fiumi di sudore, mi sono spaventato perché vedo che lei in certe cose matematiche è molto più preparato di me» e poi ancora: «Ammiro il suo metodo di calcolo, dev'essere bello cavalcare sul cavallo della vera matematica attraverso questi campi, mentre uno come me si deve accontentare di andare a piedi».
E sempre Einstein, il 2 aprile: «Una corrispondenza così interessante non mi era ancora capitata. Dovrebbe vedere con quale ansia aspetto sempre le sue lettere». Il 5 maggio: «La mia dimostrazione è incompleta». Dopodiché la corrispondenza si interrompe, ma la teoria della relatività si completa.
Così il fisico polacco Leopold Infeld, collaboratore di Einstein, racconta l'incontro: «A un certo momento la nostra conversazione fu interrotta da qualcuno che bussava alla porta. Entrò un uomo sulla sessantina, piccolo, magro, che sorrideva e gesticolava, facendo con le mani il gesto di scusarsi, senza decidersi in quale lingua parlare. Era Levi-Civita il famoso matematico italiano. A questo punto fu deciso che avremmo conversato in inglese. Io guardavo Einstein, calmo e maestoso, e Levi-Civita, basso e minuto, che compiva ampi gesti, mentre indicavano formule sulla lavagna e parlavano una lingua che ritenevano fosse inglese.
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L'Eredità di Levi-Civita
Levi-Civita, come detto, viene allontanato dall'Università di Roma a causa delle leggi razziali del 1938. Pio IX lo nomina membro della Pontificia accademia delle scienze, in modo da garantirgli uno stipendio. Muore dimenticato dai colleghi a Roma nel dicembre 1941. Peccato che il matematico padovano, epurato dalle leggi razziali del 1938 e morto suicida tre anni più tardi, fosse ormai del tutto dimenticato.
Al padre di Tullio, Giacomo Levi-Civita, dobbiamo la sopravvivenza della cappella degli Scrovegni, affrescata da Giotto. Nel 1819 il proprietario di allora, Pietro Gradenigo, fece abbattere il fatiscente palazzo Scrovegni, vendendone le macerie come materiale da costruzione. Una sorte analoga rischiava la vicina cappella, dalla quale era già crollato parte del portale cinquecentesco.
Giacomo Levi-Civita, avvocato e consigliere comunale, si battè assieme ad altri concittadini per evitare che la cappella degli Scrovegni sparisse per sempre. Diventa sindaco di Padova dal 1904 al 1910 , quindi senatore, molto amato e stimato, tanto che nel 1924 il consiglio comunale gli dedica un busto, che si trova ancora oggi nei giardini dell'Arena.
Avrebbe voluto che il figlio seguisse le sue orme diventando pure lui avvocato, ma Tullio, prende la maturità classica al Tito Livio appena diciassettenne, si laurea in matematica nel 1894 con Gregorio Ricci-Curbastro, dopo aver meritato trenta e lode in tutti gli esami, salvo un trenta in chimica.
Tullio Levi-Civita si laureò all’Università degli Studi di Padova nel 1894 e dove insegnò Meccanica razionale dal 1897 al 1919, anno in cui fu chiamato all’Università di Roma. Insegnò a Roma fino alla promulgazione delle leggi razziali nel 1938 e morì nella capitale il 29 dicembre 1941, ignorato dal suo paese e dalle sue istituzioni.
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Il suo importante contributo all’evoluzione della matematica è riconosciuto a livello mondiale, tanto che Tullio Levi-Civita è considerato uno dei maggiori matematici dell’ultimo secolo.
Cronologia degli eventi chiave
| Anno | Evento |
|---|---|
| 1894 | Tullio Levi-Civita si laurea in matematica all'Università di Padova |
| 1900 | Levi-Civita e Ricci-Curbastro pubblicano "Méthodes de Calcul Differentiel Absolu et leurs Application" |
| 1912 | Einstein si rivolge a Levi-Civita per un consulto sulla teoria della relatività |
| 1915 | Einstein riconosce il contributo di Levi-Civita alla teoria della relatività generale |
| 1938 | Levi-Civita viene allontanato dall'Università di Roma a causa delle leggi razziali |
| 1941 | Tullio Levi-Civita muore a Roma |
Nel 1912 Albert Einstein si rivolse a Tullio Levi Civita per un consulto tra colleghi e inizia tra loro un rapporto epistolare molto intenso. Tullio Levi Civita comincia col segnalare al noto fisico errori in una dimostrazione fondamentale di Einstein e Grossman del 1913 per la teoria della relatività generale che sta elaborando .
Einstein e Grossman accettano la correzione di Levi-Civita che sarà fondamentale per il lavoro di Einstein che nel 1915 riconosce il valore del matematico italiano riconoscendo che «Le equazioni gravitazionali rappresentano un vero trionfo dei metodi del calcolo differenziale assoluto».
Un ritratto teatrale sulla vicenda umana e professionale di Tullio Levi-Civita, il matematico padovano a cui il regime fascista tolse la cattedra in quanto ebreo e che formulò insieme al suo maestro Gregorio Ricci-Curbastro il calcolo differenziale assoluto, una teoria matematica la cui portata non fu inizialmente capita dalla comunità accademica del tempo ma che divenne poi la base della struttura matematica della famosa teoria della relatività generale di Einstein.
Grazie alle sue correzioni sulle bozze di Einstein fu salva la Relatività Generale, ed è per questo che Tullio Levi-Civita viene ancora oggi raccontato come esempio di genialità e creatività matematica.
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